Maria Luisa Bigiaretti

a cura di Ilaria Capanna

La maestra Maria Luisa Bigiaretti ci ha lasciati nel febbraio del 2019 a l’età di 93 anni.

Inizia la sua carriera nell’immediato dopo guerra in un paese vicino Roma e proseguirà il suo lavoro in una scuola della borgata del Trullo.

Nel 1951 fonda insieme ad altri educatori ed educatrici la Cooperativa della Tipografia a Scuola (CTS), ispirata alle tecniche di Celestin Freinet.

Un’insegnante innovativa e appassionata, fu lei ad introdurre presso la scuola Carlo Collodi, al Trullo, dove lavorò per circa quarant’anni, un nuovo modo di fare scuola, ponendo l’accento sullo spirito cooperativo, motivo dominante e anima di tutto il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), la nuova denominazione che assumerà nel 1956 la CTS. 

Collabora inoltre al Progetto Ricme con Michele Pellerey per rinnovare l’insegnamento della matematica nella scuola primaria. 

Entra nel 1985 a far parte della Commissione per la riforma dei programmi e al Ministero conoscerà la linguista e studiosa di grammatica e della lingua italiana Maria Luisa Altieri Biagi, con cui condividerà nuovi progetti. Importante fu la collaborazione con l’editore Armando Armando, poi per la collana Nuove Edizioni Romane, nata nel 1977 dalla figlia dello storico editore, Gabriella Armando, che pubblicò molti suoi libri.

Ha scritto su «Cooperazione Educativa», ha collaborato con «Riforma della scuola» e pubblicato con la casa editrice Giunti.

Fu promotrice di una ricerca costante e quotidiana sul campo portata avanti coi suoi alunni attraverso il teatro, la creazione dei burattini, l’invenzione del Collodino (giornalino scolastico che raccontava di esperimenti fatti in classe e avvenimenti del quartiere), il CantaTrullo, il vino “famoso” Moschino del rullo, e molte altre attività. Era instancabile.

La sua didattica era coinvolgente, divertente e rendeva le bambine e i bambini attivi nelle esperienze e, fondamentale, cittadini creativi. Un gioco continuo. È stato un grande esempio, il suo, testimoniato attraverso importanti metodologie didattiche attive.

Quell’educazione creativa però, come scrive lei stessa nel suo libro La scuola anti tran tran, si innesta su un metodo di concretezza, di sistematicità; non basta liberarsi del nozionismo e dell’esercizio meccanico e ripetitivo per ottenere comportamenti originali e innovatori. Le capacità creative devono essere stimolate, emergere e fiorire in un’atmosfera serena e incoraggiante che consenta a tutti, via via, di crescere: «Si era formata in me la forte convinzione dell’importanza di creare le condizioni perché nella mia scuola le capacità creative si manifestassero e si sviluppassero.» 

Il riferimento al ‘tran tran’, a un modo di svolgere il mestiere di maestro rutinario e impiegatizio, sempre lo stesso, da cui lei si è sempre dissociata, non è casuale. Ne Il libro degli errori Gianni Rodari nel racconto “Il tran tran” racconta che il professor Grammaticus si accorge che un operaio ha scritto su un avviso: “Attenti al tran”. Rimprovera l’autore ma viene a sua volta redarguito da un passante che gli fa osservare che ci sono errori peggiori, ‘Il tram è pericoloso, ma il “TRAN TRAN” è più pericoloso ancora. Il tram può spezzare una gamba, ma il ‘trantran’ può uccidere il pensiero.’(pp. 80-81, Einaudi).

Maria Luisa è stata la maestra del quartiere e con le sue classi viveva il quartiere e rendeva i genitori protagonisti attivi nel corso delle riunioni e nelle attività di formazione.

La pedagogia francese di Freinet e la conoscenza di Rodari furono per lei tesoro di continua ricerca a cui poter attingere.

Nel 1964 dall’incontro avvenuto nella scuola Carlo Collodi tra l’autore di Omegna, la maestra e i suoi alunni, nasce un importante romanzo con elementi fantastici,  La torta in cielo.

Anche per Gianni Rodari fu molto significativa l’amicizia con Maria Luisa Bigiaretti, di lei e delle sue capacità rivoluzionarie come insegnante che diventava animatrice, guida che ricerca, scopre, inventa e crea con i ragazzi aveva molto sentito parlare.

Rodari conobbe, in veste di giornalista, nella seconda metà degli anni ’50 i maestri fondatori del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), ma soprattutto come uomo attento ai processi innovativi messi in atto nella Scuola, e di cui sarà partecipe, libero da condizionamenti.

Troverà con loro un dialogo, uno scambio, quel pensiero e quell’attitudine affini alla sua indagine ed esplorazione come educatore.

Con la maestra Bigiaretti rimase sempre in contatto, tutti e due amavano i gatti, i burattini e le filastrocche.

Un importante e meritato riconoscimento che la rese molto felice arriva con l’Atlante 2018 di Save The Children che annovera Maria Luisa Bigiaretti tra i “grandi maestri della scuola italiana”.


Tra i suoi libri

Il gatto nella cartella, Nuove Edizioni Romane, 1981

Asino chi non gioca, Nuove Edizioni Romane, 1992

Petuzzo, edizione Anicia, 2003

Pinco Pallino, edizione Anicia, 2003

La mucca mammellata, edizione Anicia, 2003

La scuola anti tran tran, Nuove Edizioni Romane 2006

A casa per Natale, edizione Anicia, 2005

Libro Numeri, Collana GiocaGiornalino, editore La Scuola, 2006

https://www.unilibro.it/libri/f/autore/bigiaretti_m__luisa

https://www.edizionianicia.it/store/59__bigiaretti-maria-luisa?page=1

Ha scritto su «Riforma della scuola», rivista fondata da Lucio Lombardo Radice e Dina Bertoni Jovine.


Da alunna della scuola C. Collodi devo grazie di quel lascito della maestra Bigiaretti, per aver dato alla mia maestra molti spunti facendo conoscere alle generazioni seguenti l’opera di Gianni Rodari e per avermi aiutata a sviluppare la mia tesi di Laurea su lui.
Ilaria Capanna

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