RICERCA DIDATTICA MCE

INTRODUZIONE A CURA DI SIMONETTA FASOLI

«Voi avete seminato dei semi che sono nati e sono cresciuti»

Quando ho preparato il mio intervento al Convegno promosso dal Centro Manzi di Bologna, L’eredità dei grandi maestri, che si è svolto in aprile, ho avuto modo di rivisitare (e in qualche caso scoprire) una notevole mole di materiali riguardanti le esperienze e le testimonianze dei “maestri” e delle “maestre” Mce: un lavoro appassionante, che devo ai testi messi a mia disposizione, in particolare, da Giancarlo Cavinato e Nicoletta Lanciano. Nella varietà delle esperienze, nella ricchezza delle figure di riferimento che sono emerse dai vari documenti, una sorta di “filo rosso” mi è sembrato emergere con evidenza: il valore emblematico di quelle storie e al tempo stesso la loro sorprendente attualità. E’ per questo che ho pensato di utilizzare, come titolo di questa breve introduzione alla sezione del sito dedicata alla didattica, la frase che ho tratto dal canto di accoglienza degli ex alunni di Emma Castelnuovo, quando a Nyamei, nel maggio del 2004, hanno partecipato alla cerimonia del dono dei libri di Emma. Mi è sembrata molto significativa, nel preparare il mio intervento al laboratorio del Convegno di Bologna, e altrettanto mi sembra adesso densa di significato, per introdurre la sezione del sito.

In sostanza, infatti, come immaginiamo possa essere uno spazio dedicato alla “ricerca didattica Mce”? Come una buona semina, che prosegue idealmente quella, ininterrotta, dei maestri e delle maestre Mce. Il seme è fatto per dare frutti: così il lavoro quotidiano, spesso silenzioso, spesso non del tutto riconosciuto, di chi “fa scuola”. In educazione, i “frutti” nascono, per definizione, anche molto lontano nel tempo e nello spazio. E’ un investimento immateriale che ha come posta in gioco la crescita di bambine e bambini che presto (prima di quanto immaginiamo) diventeranno donne e uomini; che sono già cittadine e cittadini. Per questo suo tratto, impalpabile e forte al tempo stesso, richiama la testimonianza di altre e altri come noi, impegnat* nell’impresa educativa (sottratta per sua natura a tutte le regole del mercato).

Ecco: lo spazio della ricerca didattica Mce sul nostro sito è pensato anzitutto come terreno di incontro, come passaggio di testimonianza, come luogo in cui generazioni di insegnanti possono dialogare; in cui l’eredità delle maestre e dei maestri (senza alcun ordine di grandezza…) non sia un materiale inerte e museale, ma uno stimolo vivo; in cui non c’è chi si lascia interrogare e chi interroga un passato una volta per tutte definito, ma ci sono esperienze di ieri e di oggi che si raccontano e si interrogano a vicenda.

Il Mce è stato impegnato, e continua ad esserlo, sul fronte degli aspetti strutturali, delle cornici politico-culturali che sempre caratterizzano un sistema di educazione e istruzione. Non ci sottraiamo alla consapevolezza della complessità ed all’analisi delle interconnessioni che una visione di insieme richiede. Tuttavia, pensiamo che una “parola” risolutiva, anche se non esaustiva, spetti alla frontiera della didattica e della ricerca che la sostiene. Del resto, è su questa frontiera che si è innestata la pedagogia di Freinet; su questa sono state messe alla prova le “tecniche” come “tecniche di vita”. Riteniamo inoltre, con uno sguardo puntato alla realtà presente, che la didattica (come espressione riflettente del “fare scuola”) sia troppo spesso il rimosso di interventi innovativi (o pseudo tali) che privilegiano le cornici organizzativo-gestionali, pur importanti, rispetto alle concrete condizioni dell’essere/fare gli insegnanti. In questa operazione, il rischio di perdita di identità, l’isolamento nel quotidiano, la frammentazione delle esperienze fino alla loro incomunicabilità, possono determinare una deriva che la scuola, il Paese, non si possono permettere. A rendere più concreto questo rischio, vediamo emergere con grande preoccupazione un processo politico-culturale e un insieme di provvedimenti legislativi (da ultimo la legge 107/2015, cosiddetta Buona scuola) che sembrano veicolare l’idea di un professionista solitario, protagonista di un lavoro fortemente individualistico, impegnato in un percorso di autoaffermazione segnato dalla competizione e da un’idea distorta di merito.

Noi continuiamo a pensare convintamente che il tratto distintivo del mestiere dell’insegnante sia la cooperazione e che a fare scuola si impari gli uni dagli altri, in uno scambio che permette di arricchire l’orizzonte delle diverse esperienze, di rendere significativi i diversi racconti.

Di qui, l’idea di mettere a disposizione degli educatori e delle educatrici, dei maestri e delle maestre e di tutt* coloro che si occupano di scuola, uno spazio articolato per tornare a parlare di didattica: insomma, far riemergere il rimosso. Come si vedrà, abbiamo immaginato un’articolazione dei temi che, a nostro avviso, delimitano il campo della ricerca: alcune sono dimensioni a carattere, diremmo, “trasversale”; altre, invece, più specifiche e settoriali. Trasversali, ad esempio, sono i temi che riguardano le condizioni del fare scuola oggi, dell’essere insegnanti in un contesto segnato da nuove soggettività che richiedono nuove forme di educazione, nuovi approcci ai saperi. La didattica trasmissiva, che sempre ha manifestato i suoi limiti, sembra più che mai inefficace di fronte alle sfide che pone la società “liquida” di cui parla Zygmunt Bauman, la rapida deperibilità di contenuti e metodi di approccio. Sul piano delle condizioni reali dell’insegnamento, registriamo con perplessità l’emergere di una crescente “burocratizzazione” nel lavoro degli insegnanti, l’enfasi sul “prodotto” che fa agio sulla valorizzazione dei “processi”, la progressiva perdita del valore del tempo come categoria prettamente pedagogica, la perdita del significato della “lentezza” come formidabile incubatrice di crescita e di conoscenza.

Uno spazio trasversale è pure costituito dalle Biblioteche (Centro di documentazione e Biblioteca di Emma Castelnuovo): patrimonio prezioso che intendiamo valorizzare, implementare, proporre come luogo vivo di ricerca per chi si accosta al “mestiere” e per chi vuole continuare ad imparare attingendo al deposito culturale di esperienze e documenti.

Più settoriali i temi che riguardano i percorsi curricolari, per i quali abbiamo previsto spazi appositi per declinare le specificità dei modelli pedagogici e dei dispositivi didattici (dai campi di esperienza agli ambiti ed alle aree disciplinari

Altrettanto stimolante ci sembra possa essere il settore delle Metodologie, che, sul filo conduttore del Manifesto pedagogico Mce del 2014, si dipana spaziando dalle tecniche, di grande attualità, alle nuove tecnologie, nel comune denominatore di una didattica laboratoriale finalmente liberata dai luoghi comuni e dalle versioni banalizzanti. Non a caso, abbiamo inserito in questo filone il tema per noi fondamentale dell’inclusione, convinti come siamo che una didattica inclusiva passi attraverso specifiche scelte metodologiche.

Tutti gli aspetti appena richiamati costituiscono i fili di una trama di “racconto” che si può leggere nel suo insieme e che al tempo stesso permette di approfondire ed implementare singole parti, nell’ottica del work in progress: ci piacerebbe che questa sezione del sito diventasse, insomma, un’impresa cooperativa, assumendo le forme che i contributi di tante e tanti potranno dare, a partire dalla loro concreta, quotidiana esperienza. In questi filoni narrativi noi poniamo, come stimoli, materiali e documenti che ci sembrano significativi, sia per lo spessore di testimonianza “storica” che il tempo ha loro assegnato, sia per la capacità generativa che mantengono, sia per la palese attualità delle questioni che sollevano. Ma vorremmo, al tempo stesso, che in ogni itinerario suggerito siano collocate e crescano via via le testimonianze vive del fare scuola, in quel corto circuito tra il pensare ed il fare che da sempre caratterizza la ricerca e la pratica Mce.

Uno spazio, dunque, che si anima e si dilata attraverso i contributi di tutte e tutti: per continuare l’incessante lavoro dell’interrogare/interrogarsi che è la sostanza del fare scuola e fare educazione, per scoprire nuovi percorsi, per continuare a praticare l’arte dell’errare.

Buon viaggio!

Simonetta Fasoli

Roma, 10 maggio 2016