Trasformare le criticità in opportunità

Anna D’Auria 

Con la circolare n° 643 del 27 aprile 2021 il Ministero ha comunicato che per le scuole si rendono disponibili “risorse economiche e strumenti che consentano di rinforzare e potenziare le competenze disciplinari e relazionali degli studenti, gettando con il Piano scuola per l’estate 2021 una sorta di ‘ponte’ che introduca al nuovo anno scolastico 2021/2022“.

La proposta di mantenere le scuole aperte durante il periodo estivo sta occupando in questi giorni il dibattito pubblico. La misura, decisamente eccezionale, interroga tutti, in particolare il personale della scuola e i genitori, e prevede un investimento di 510 milioni di euro (1). Tanti. 

Al punto che molti si sono chiesti perché una cifra così alta non venga usata per interventi strutturali per la scuola, a partire dall’edilizia scolastica. Anche perché per molti la proposta: arriva per il personale della scuola dopo due anni scolastici tormentati e faticosi, prevede procedure di accesso farraginose anche per la presenza di ben tre fonti di finanziamento e i tempi per la presentazione dei progetti PON (entro il 21 maggio) sono stretti. A ciò si aggiungono altri elementi critici, tra questi i contratti del personale precario che terminano a giugno. 

C’è poi l’indignazione di fronte alle insufficienze di una politica e di un governo che non sono riusciti da marzo 2020 a presidiare l’emergenza sanitaria con interventi appropriati per la scuola, al fine di garantire le aperture. 

Da sempre la scuola soffre le inadempienze della politica e dell’amministrazione pubblica. Tuttavia, da sempre questo non ha mai rappresentato per gli insegnanti progressisti, per i “costruttori di democrazia” e per quanti lottano per una scuola democratica un motivo di rinuncia all’esserci, ad esprimere l’impegno, pur tra tante difficoltà, nel dare qualità e continuità all’impresa educativa e risposte ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 

Oggi le ragioni di una seppur difficile presenza della scuola in estate ci sono. 

Bambini e bambine, ragazze e ragazzi hanno vissuto un anno scolastico “amputato”, e non solo per la mancata presenza a scuola. Le quarantene, la scuola in DAD, in DDI, le condizioni limitate nello stare e fare scuola, aggiunte a tutte le altre misure restrittive dell’extra scuola, hanno fortemente limitato o compresso «l’esercizio dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza».  

Non sappiamo quanto questo abbia inciso sulla loro crescita, quali i danni prodotti nello sviluppo non solo dei loro apprendimenti, ma nella costruzione del loro modo di sentirsi e stare al mondo.  Molti/e ragazzi/e hanno reagito con determinazione a usare al meglio le loro capacità pur in una dura emergenza, sostenuti in questo da scuole e famiglie ugualmente determinate a far fronte alle difficoltà.

Sappiamo però di certo che c’è stata sofferenza psicologica, educativa, relazionale, demotivazione allo studio, aumento dell’abbandono scolastico. Sappiamo anche che ad essere maggiormente colpiti sono i minori che abitano in famiglie e territori che già prima dell’emergenza sanitaria erano in sofferenza e che la pandemia ha ulteriormente e gravemente fragilizzato. 

A marzo 2020, durante il primo lockdown, nel documento “Allargare lo sguardo per una resilienza creativa” avevamo scritto: 

“A tanti minori sta venendo a mancare il tempo e lo spazio della socialità, dell’educazione, dell’apprendimento, ma anche la possibilità di essere sottratti, anche se per un tempo limitato, alla precarietà, all’abbandono educativo, al disagio familiare, fino a carenze nutrizionali ai quali li hanno destinati le condizioni e/o la geografia della loro nascita. Per questi soggetti la chiusura delle scuole, le difficoltà di accesso alla didattica a distanza, senza interventi mirati, aumenterà l’isolamento, l’esclusione, la discriminazione. E, in alcuni casi, nella convivenza forzosa, potrebbero accentuarsi dinamiche domestiche conflittuali. Saranno questi soggetti a pagare un prezzo altissimo della crisi sociale conseguente all’emergenza coronavirus, se non si interverrà con misure adeguate e molto mirate a livello locale e anche individuale”. 

Una previsione da più parti confermata. 

Un’indagine  IPSOS, “I giovani ai tempi del Coronavirus”, condotta tra studenti tra i 14 e i 18 anni sui pensieri e le aspettative degli adolescenti, ha evidenziato un quadro estremamente critico. 

Il 28% degli intervistati afferma che dal lockdown di primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni. Il 7% afferma che i compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre.”

Segnali preoccupanti sono arrivati anche dagli ospedali pediatrici. Il Bambin Gesù di Roma ha segnalato l’aumento “principalmente di disturbi d’ansia, disturbi del sonno e depressione. Aumentano per una serie di fattori: prima di tutto, c’è la paura di ammalarsi che i bambini e i ragazzi ‘respirano’ dentro casa. Poi c’è l’assenza del gruppo dei coetanei che fa da ammortizzatore”. (2)

Oggi c’è bisogno di dare continuità estiva all’esperienza scolastica. C’è bisogno di uno spazio educativo, di socializzazione e in cui i minori possano “sentirsi pensati” dagli adulti di riferimento, in particolare dai loro insegnanti. Di poter vivere esperienze che permettano la rielaborazione di quanto vissuto, di esplorarne la dimensione collettiva facendo leva sulle capacità di ascolto reciproco, sul racconto delle esperienze per superare l’isolamento. C’è bisogno di sollecitare creatività, sentimenti di appartenenza, costruire e ritrovare una più forte motivazione ai percorsi di conoscenza, uscendo dalle aule, esplorando altre opportunità, nuovi percorsi. 

Un progetto su base volontaria da parte degli insegnanti, ma che richiede di trovare nella scuola e nei suoi organi collegiali un protagonismo di progettazione per un tempo estivo di resilienza, in dialogo con il territorio non solo per rispondere ai bisogni dei minori, ma per cominciare a sperimentare quelle alleanze politico-pedagogiche per un progetto collettivo che possa continuare oltre l’estate e oltre l’emergenza sanitaria. 

Si tratta per la scuola di cominciare a sperimentarsi nell’aprirsi al fuori, conoscere meglio il patrimonio di risorse culturali, artistiche, naturali che ogni territorio possiede, trasformandole in opportunità formative, avvicinando l’esperienza della scuola all’esperienza di vita di bambini e ragazzi, gettando le basi per la costruzione di un curricolo integrato interpretato come spazio inedito di dialogo e cooperazione tra scuola ed extra scuola. 

Solo in questo orizzonte di senso si eviterà che le ingenti risorse destinate alle scuole vengano usate semplicemente dentro una “partita di giro”, che vede nell’una tantum le associazioni del terzo settore lavorare d’estate su progetti della scuola. 

Questo investimento in risorse umane e finanziarie deve invece poter essere l’occasione per dare nuovo impulso alle pratiche di convivenza, alle modalità di partecipazione, di espressione di una sussidiarietà per la scuola fondata sulla solidarietà in senso costituzionale, per disegnare un nuovo modello di scuola, di territorio e di sviluppo democratico del Paese. 

Continuando a rivendicare e con forza che altrove, all’impegno estivo della scuola e del territorio, corrisponda un presidio costante della politica e del governo per consentire alle scuole di cominciare il prossimo anno scolastico in condizioni più sicure: riducendo il numero di alunni per classe, garantendo gli insegnanti e in modo stabile dal primo giorno di scuola, lavorando ad un piano di trasporti efficace, a servizi di medicina scolastica, a valide procedure di tracciamento, avendo le idee chiare su come procedere per realizzare quanto previsto dal Piano nazionale per la ripresa e resilienza. 

Noi del MCE continueremo a dare supporto agli insegnanti, alle scuole mettendo a disposizione, attraverso i gruppi territoriali, risorse, idee, materiali. 

“Uscirne insieme è la politica” scrivevano i ragazzi di don Milani: oggi più che mai per uscirne è indispensabile una grande mobilitazione, una leva civile, un afflato generoso di tante e tanti, il senso di quell’impegno che tante volte il nostro Paese ha dimostrato di saper sviluppare nei suoi momenti più critici, con umiltà e coraggio. Noi siamo e siamo stati le famiglie del nord che hanno accolto nel dopoguerra i bambini del sud, gli educatori degli orfani dei partigiani nei Convitti scuola Rinascita, gli angeli del fango nella Firenze dell’alluvione, i volontari del terremoto del Friuli, quelli che accolgono i migranti a Lampedusa, i giovani che vanno per mille vie a svolgere cooperazione e volontariato dall’altra parte del mondo. 

Ci rimboccheremo le maniche anche questa volta. Facciamolo insieme”. (3)

(1) Le risorse disponibili per le scuole ammontano a 510 milioni: 150 milioni provengono dal decreto sostegni, e saranno assegnati alle scuole in relazione al numero di alunni; 320 milioni sono risorse europee destinate alla realizzazione dei PON; 40 milioni invece provengono dai finanziamenti per il contrasto delle povertà educative.

(2) https://www.huffingtonpost.it/entry/i-giovanissimi-si-tagliano-e-tentano-il-suicidio-mai-cosi-tanti-ricoveri-prima-della-pandemia_it_6006f714c5b697df1a09146e

(3) http://www.mce-fimem.it/scuola-oggi-allargare-lo-sguardo-per-una-resilienza-creativa/

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