Campagna VOTI A PERDERE

VALUTAZIONE E DEMOCRAZIA A SCUOLA

“Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. 

Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose. (…) 

Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. 

Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. 

E’ più facile che i dispettosi siate voi.” 

da Lettera a una professoressa

don Lorenzo Milani 

Il sistema scolastico per farsi garante dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione (artt.3/33) ha l’obbligo fondamentale di promuovere lo sviluppo della personalità degli alunni, eliminando gli ostacoli che si frappongono al pieno sviluppo della personalità di tutti, cioè di ciascuno.

Se questa è la finalità del lavoro di ogni insegnante, allora compito della scuola non può essere dividere la classe tra bravi e non bravi, limitarsi a registrare le differenze iniziali e in itinere dei risultati dell’apprendimento, ma interpretare i risultati, il processo e in relazione a esso ricercare e mettere in campo adeguati tecniche, approcci, dispositivi, facilitazioni affinché l’insuccesso possa trasformarsi in successo scolastico. 

In questa direzione, operare per la rimozione degli ostacoli richiede una prassi della valutazione, pensata non come momento esclusivamente finale del processo di insegnamento-apprendimento, ma come una pratica di controllo, riflessione, ridefinizione costante dei processi, individuali e di gruppo, per poterne orientare lo sviluppo successivo in modo consapevole sia per l’insegnante che per l’alunna/alunno. 

Invece troppo spesso la valutazione si limita a registrare le differenze iniziali tra alunni, a confermarle in itinere e a usarle per orientare in uscita. Le pratiche di orientamento scolastico a fine scuola media,  testimoniano come le condizioni sociali, culturali, economiche di provenienza determinano ancora fortemente il destino scolastico della maggioranza delle alunne e degli alunni della Scuola italiana. 

L’Italia è  in coda tra i Paesi industrializzati per mobilità sociale: “da una generazione all’altra, i figli ereditano non solo gli (eventuali) beni di famiglia, ma anche l’istruzione, il tipo di occupazione e di reddito. Nel corso della vita gli spostamenti sulla scala sociale restano scarsi, soprattutto per chi sta ai gradini più bassi”. Scuola24 – Sole 24ore – Italia fanalino di coda per mobilità sociale, 18 giugno 2018.

La perdita del 15% dei ragazzi per strada e l’insuccesso formativo per molti, la scelta del tipo di prosecuzione negli studi ci dicono che la scuola, che dovrebbe essere anche dei capaci e dei meritevoli privi di mezzi, la maggior parte delle volte, piuttosto che metterle in crisi, sembra invece confermare le strutture di classe. 

La scuola può produrre emancipazione dei soggetti, riuscendo a garantire a ciascuno, accanto all’esperienza della dignità, del valore personale, sociale, l’esperienza del successo formativo e il sentimento di auto efficacia. Oppure normalizzazione che, in una società non egualitaria, si traduce nel mantenere, (se non nell’amplificare) le differenze di ingresso economiche, sociali, culturali degli alunni a scuola.  Ed è proprio attraverso le pratiche valutative che si consolida la dialettica tra normalizzazione ed emancipazione dei soggetti. La scelta dei mezzi attraverso cui si valuta non è indifferente rispetto al raggiungimento degli scopi che la stessa valutazione si pone.

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