NO AL CONSENSO INFORMATO A SCUOLA

IL DECRETO VALDITARA È DIVENTATO LEGGE

NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA L’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA È STATA VIETATA, NELLA SCUOLA SECONDARIA SI RICHIEDE IL CONSENSO INFORMATO DELLA FAMIGLIA

Il Movimento di Cooperazione Educativa continua ad esprimere la propria contrarietà

Riteniamo che l’educazione sessuo-affettiva rappresenti a pieno titolo un ambito rientrante nelle finalità educative e formative della scuola. Si tratta di conoscenze e abilità sociali essenziali per la formazione di una cittadinanza consapevole e responsabile, che la scuola ha il dovere di promuovere in tutti e in tutte.

Secondo i sostenitori della legge tale educazione deve essere demandata esclusivamente alla famiglia; al contrario numerose esperienze ed evidenze dimostrano come la cooperazione tra scuola e famiglia possa rafforzare l’azione educativa, senza per questo mettere in discussione né il compito educativo delle famiglie né l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

L’introduzione di un obbligo di consenso informato rischia di produrre una forma di censura indiretta su una pluralità di contenuti educativi già presenti nelle progettazioni curricolari, con conseguenze riduttive e negative sui processi di insegnamento e apprendimento e sulla crescita integrale degli studenti e delle studentesse.

Occorre, inoltre, considerare gli aspetti legati alla sostenibilità operativa del provvedimento. Il disegno di legge prevede l’acquisizione di un consenso scritto preventivo almeno sette giorni prima dell’inizio delle attività.  In un contesto scolastico già fortemente gravato da carichi organizzativi e spesso in difficoltà nella gestione ordinaria della progettualità, simili adempimenti rischiano di tradursi, di fatto, in un disincentivo alla realizzazione di percorsi di educazione sessuo-affettiva, ancor più considerando che l’attuazione delle disposizioni è prevista senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Per tutte queste ragioni, il Movimento di Cooperazione Educativa esprime la propria ferma contrarietà all’introduzione del consenso informato e al divieto di svolgere percorsi di educazione sessuo-affettiva nella scuola del  primo ciclo.

Continuare a considerare questi temi come tabù non fa che alimentare un vuoto educativo che viene colmato, sempre più frequentemente, da fonti distorte, spesso reperite in rete, che veicolano visioni semplificate, stereotipate e, in molti casi, violente. Le conseguenze sono purtroppo sotto gli occhi di tutti: comportamenti aggressivi, fenomeni di bullismo e cyberbullismo, stalking, revenge porn, diffusione di contenuti intimi senza consenso.

Di fronte a quella che molti osservatori definiscono una vera e propria emergenza educativa e sociale, testimoniata dall’aumento della violenza di genere, dell’omofobia e dei femminicidi anche in età adolescenziale, è imprescindibile che la scuola italiana si adegui alle raccomandazioni contenute nei documenti nazionali e internazionali, a partire da quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dall’Unesco  che promuovono un approccio olistico all’educazione sessuale. Un approccio che riconosca la sessualità come componente essenziale dello sviluppo umano, comprendente non solo gli aspetti biologici e riproduttivi, ma anche quelli affettivi, relazionali e sociali.

A scuola si educa a una cultura della non discriminazione, dell’accoglienza della diversità nel rispetto del principio di eguaglianza; essa è il luogo dove si educa alla responsabilità e all’assunzione di comportamenti rispettosi della dignità di ognuno e di tutti/e.  

Le norme per il consenso informato sono discriminanti e ingiuste e rischiano di compromettere il benessere psico-fisico di ragazzi e ragazze. 

    Le misure previste, tra l’altro, non riconoscono l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la loro capacità di trovare le soluzioni più adeguate per garantire il riconoscimento di ognuno/a e il carattere inclusivo dell’intera comunità scolastica.

 Il Movimento di Cooperazione Educativa, recependo anche gli esiti delle numerose ricerche pedagogiche, psico-pedagogiche e neuro-scientifiche, ribadisce che il successo formativo è possibile se ogni soggetto si sente accolto, riconosciu to e sicuro sul piano emotivo, relazionale, cognitivo, nella più importante istituzione della Repubblica, la Scuola.

    Il MCE lotta perché invece vengano compiuti al più presto maggiori sforzi perché aumentino le occasioni di formazione per tutto il personale educativo e che l’educazione sessuo-affettiva diventi organicamente parte del curricolo della scuola dell’obbligo.

NO AL CONSENSO INFORMATO  A SCUOLA

Segreteria Nazionale MCE