Giuliana Manfredi

Compagna infaticabile di grande professionalità e profonda sensibilità.

Il 12 giugno 2026 la nostra Giuliana Manfredi, dopo lunga malattia, ci ha lasciato.

Giuliana ci lascia un grande vuoto, coltiveremo il ricordo di lei insieme, facendo le cose che con lei facevamo. Ho incontrato Giuliana nel Mce nel 2014 durante la preparazione della XXX RIDEF (Rencontre internationale de l’ècole moderne) a Reggio Emilia. La foto qui sotto è la testimonianza del gran lavoro fatto insieme al Centro internazionale Loris Malaguzzi per ospitare e organizzare ateliers e dibattiti con oltre 500 insegnanti provenienti dai Movimenti della pedagogia Freinet  di ogni parte del mondo: nella foto in basso, con le ginocchia sull’erba, la seconda da destra è lei, Giuliana.

Giuliana ha instancabilmente lavorato nella redazione di Cooperazione Educativa, la rivista pedagogica e culturale  del Mce curando rubriche, interviste, sempre molto attenta alla parte delle immagini.  Analogo impegno aveva nella cura delle pubblicazioni del Mce sia on line che cartacee: voleva che la grafica fosse bella, agile, elegante per poter comunicare ai lettori un’idea di cura e attenzione, per diffondere  pensieri e pratiche di una scuola inclusiva e aperta  al mondo …

Ci ha lasciato troppo presto, tante cose avevamo in programma insieme, “le parole del dolore sono pietre aguzze che affondano pungendo senza tregua”.

Ora, il pensiero di Giuliana, ci tiene legate/i in un cerchio mesto, ma che al tempo stesso ci sostiene.

A lei e ai suoi familiari esprimiamo la gratitudine dell’intero Mce per quanto ha fatto per la nostra associazione, per la scuola e la società, per i bambini e le bambine.

Per il Mce  Domenico Canciani

Alcuni pensieri sparsi tra i tanti arriviati per ricordare Giuliana:

Ho avuto il privilegio di fare per alcuni anni un pezzo di strada insieme a Giuliana Manfredi all’interno del gruppo della Redazione Quaderni e Libri del Movimento di Cooperazione Educativa e l’esperienza di quell’incontro resta impressa dentro di me. Di che cosa era fatta questa esperienza? Abbiamo intrecciato pensieri, discusso, dato vita insieme a progetti editoriali avvincenti. 

Giuliana è stata sempre per me una straordinaria compagna di viaggio. Lavorare insieme ai libri MCE ha significato vivere l’esperienza di fidarsi dei pensieri dell’altro, reciprocamente. Colta, sensibile, con un interesse profondo per l’arte, professionalmente competente: Giuliana era per me una donna mossa da una passione civile e pedagogica profonda. Una persona che credeva che la cultura, la parola e l’educazione fossero gli strumenti per costruire un mondo più giusto, libero e umano.

 Ho conosciuto una donna che credeva in una scuola laboratorio di democrazia e di vita e che anche attraverso i libri MCE si potevano accendere menti e liberare cuori. Ascoltare e confrontarsi con Giuliana nelle tante e lunghe riunioni di Redazione era cogliere una tensione determinata a seminare futuro, per una scuola che fosse spazio di libertà e di accoglienza. 

Il lavoro di Redazione mi ha fatto sentire coinvolto in uno straordinario progetto collettivo: ho visto Giuliana scegliere sempre di “stare” nel gruppo nonostante tutto, non da idealista ingenua, ma da donna coraggiosa e determinata che credeva che l’unico modo per cambiare le cose fosse restare “dentro”, abitare il conflitto, fare squadra. 

Nel gruppo Giuliana aveva la capacità di apprezzare le differenze, di continuare a seminare con una forza rara, con una resistenza gentile e incrollabile che mi colpiva tutte le volte. 

Giuliana pazientava, mediava, ricuciva, rilanciava, mostrava una via. Accettando la fatica del gruppo Giuliana sceglieva ogni volta la via più difficile e generosa: quella di accettare la sfida di “sortirne tutti insieme”. 

Custodire la memoria di Giuliana per me significa anche ereditare un po’ di quella sua forza. 

Giuliana mi ha offerto una relazione che esisteva oltre il lavoro, oltre i libri; disponibile a confidare in modo discreto anche le sue fragilità, malinconie, preoccupazioni. 

Lei da Parma e io da Padova ci telefonavamo, ci scrivevamo e i suoi messaggi non erano mai formali ma pieni di calore, di cura cercata nelle piccole cose: uno scatto rubato a un sentiero di montagna nella sua Val di Fiemme, l’azzurro del mare di Sardegna, la fioritura di un angolo della sua casa, la copertina di un nuovo libro, il quadro di un artista emergente, la locandina di un evento culturale. Non mi mandava solo un messaggio ma un pezzo della bellezza che i suoi occhi coglievano. 

Giuliana era capace di farsi sentire, di preoccuparsi per te, di incoraggiarti senza usare frasi fatte e arrivando dritta al cuore. 

Nelle sue parole, nella sua voce aveva un modo caloroso tutto suo di salutare, di esserti vicino. 

Anche di questo le sono grato.                  

Senofonte Nicolli

Ho conosciuto Giuliana negli anni precedenti alla Ridef che nel 2014 abbiamo organizzato a Reggio Emilia. Giuliana, Giovanna Cagliari ed io eravamo le più vicine al luogo in cui si sarebbe tenuto l’evento, e in quel periodo abbiamo lavorato tanto insieme. Ricordo le preoccupazioni, le perplessità, i momenti di scoraggiamento, ma anche l’entusiasmo e il divertimento. Abbiamo riso tanto preparando la Ridef: riso di noi, riso delle nostre stesse aspettative, riso e sorriso degli inciampi che inevitabilmente incontravamo lungo il cammino.

In quegli stessi anni Giuliana è entrata nella redazione di Cooperazione Educativa e, poco dopo, io ho assunto la direzione della rivista. Nei miei otto anni di direzione ho lavorato con lei quasi quotidianamente, gomito a gomito. Giuliana si occupava delle immagini e della correzione delle bozze, lavoro che ha continuato a fare fino a poche settimane fa. Eravamo molto diverse io e lei, quasi agli antipodi nel metodo: io sintetica e globale, vedevo il tutto ed ero sempre tesa a chiudere il lavoro per spedire i materiali all’editore; Giuliana, invece, estremamente analitica, non era mai del tutto soddisfatta. Per lei c’era sempre una nota da aggiustare, un corsivo che non andava bene, una maiuscola di meno. Sulle maiuscole discutevamo spesso: “Sei una maiuscolista!”, le dicevo punzecchiandola, “Io invece sono una minuscolista”. E da lì partiva una risata o una discussione accesa, a seconda dell’umore del momento, ma sempre con una profonda stima reciproca.

Durante le riunioni di redazione Giuliana la ricordo attenta e silenziosa. Ascoltava tantissimo e quando interveniva, lo faceva con estrema determinazione. Quella sua fermezza, mescolata a una grande riservatezza, probabilmente ha fatto sì che alcune persone la giudicassero, a un primo sguardo, poco simpatica. No, non stava simpatica a tutti Giuliana, forse perché la sua rigorosa competenza nel campo dell’editoria cozzava a volte con l’inevitabile dilettantismo che caratterizza il Movimento di Cooperazione Educativa. Eppure, sia lei che noi abbiamo saputo resistere, e da questo incontro sono nati frutti bellissimi e duraturi.

Con Giuliana se ne va una compagna insostituibile e un’amica. Ci mancherà tanto, tantissimo. A noi ora la responsabilità e il privilegio di portare la sua memoria nelle nostre giornate, nel nostro lavoro quotidiano e in tutte le pagine che, anche nel suo nome, continueremo a scrivere.

Ciao Giuli, ti immagino nella grande tavola rotonda del paradiso, con qualche vecchio amico, a discutere delle ultime letture o forse delle pagine domenicali del Sole 24 ore, che non mancavi mai di sfogliare e leggere!               Cristina Contri

Molte compagne e compagni MCE sono grati al lavoro prezioso di Giuliana e conservano per lei un pensiero speciale.

GRAZIE GIULIANA