Il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) sul progetto di pace a Modena
7 giugno 2026 – In merito alle polemiche e agli attacchi riferiti all’incontro del 3 giugno a Modena, tra i bambini e le bambine delle scuole coinvolte nel progetto “La Flotilla dei bambini del mondo: lettere ai politici per la Pace” e il Sindaco di Modena, la Segreteria Nazionale del MCE, nonché il Gruppo Nazionale Educazione alla Pace e alla Nonviolenza, ritengono che l’iniziativa sia stata riportata -su alcuni organi di stampa- in maniera distorta, e strumentalizzata per colpire la scuola nel suo ruolo costituzionale. L’incontro con il primo cittadino di Modena è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale in risposta alle tante lettere indirizzate al Sindaco in seguito all’iniziativa promossa dal MCE, associazione che fa parte del Fonadds (Forum Nazionale delle Associazioni Professionali dei Docenti e dei Dirigenti della Scuola) presso il MIM. Si tratta di un progetto di respiro internazionale, ispirato a una pedagogia dell’ascolto che ha radici profonde. In Italia è stato promosso dal Movimento di Cooperazione Educativa e, nel mondo, dalla FIMEM (Federazione Internazionale dei Movimenti di Scuola Moderna – Pedagogia Freinet).
L’attività prevedeva, per le classi delle scuole, la scrittura collettiva di lettere per esprimere idee di pace e uscire dalle pareti scolastiche per incalzare i decisori politici a livello locale e internazionale. Alle oltre 200 classi di tutt’Italia che hanno aderito all’iniziativa hanno risposto Sindaci, Assessori comunali e provinciali, Presidenti di Regione, alcuni Consigli comunali, il Presidente della Camera Fontana, il segretario dell’ONU Gutierrez. Hanno altresì espresso vicinanza e condivisione il Presidente della Repubblica Mattarella, il presidente della CEI Zuppi e Papa Leone XIV. Il progetto, diffuso all’inizio dell’anno scolastico, non nasce dal nulla. Nel 1973, la classe quinta elementare di Vho di Piadena, con il maestro Mario Lodi, uno degli iniziatori del MCE, scrisse lettere collettive ai potenti della terra per chiedere la fine della guerra del Vietnam. Tra questi, l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, non si sottrasse al confronto e rispose formalmente ai bambini.
Quanto accade nel mondo, oggi come ieri, si riversa sui bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, che, esposti quotidianamente a notizie e immagini di guerra, ne sono inevitabilmente colpiti e profondamente impressionati, come molte delle loro famiglie. Compito della scuola è ascoltare le paure di alunne e alunni, dare loro la parola, accompagnarli a riconoscere ed esprimere sentimenti e opinioni, aiutarli ad avere fiducia nel futuro, sostenendo i loro pensieri e progetti diretti alla pace. Tutto ciò coerentemente con il dettato costituzionale, che ripudia la guerra e richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà, in sintonia con il preambolo dell’UNESCO che recita: “Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. In questo sta il senso profondo dell’educare, che Don Milani ha riassunto nel suo celebre I Care.
Ci sorprende infine il fatto che un’associazione professionale di insegnanti e educatori quale è la nostra, si trovi a dovere tanto spesso richiamare e ribadire dei fondamentali educativi e culturali che davamo per acquisiti. Il MCE continuerà a sostenere gli insegnanti che ogni giorno allestiscono contesti educativi cooperativi, critici, aperti e coraggiosi. Continuare a parlare di pace, dare la parola a chi non ha voce e chiedere conto della violenza ai potenti della Terra non è un’opzione partitica: è l’essenza stessa della scuola democratica.
Segreteria Nazionale MCE e Gruppo nazionale Educazione alla Pace e alla Nonviolenza