Scuola Elementare "Arcobaleno"
VIII Circolo - Padova
Anno Scolastico 2002/2003

Philosophy for children

..imparare a pensare..

"il pensiero ha le ali e nessuno può impedire il suo volo"
(didascalia finale del film di Youssef Chahine: "Il destino")

Il progetto pedagogico che va sotto il nome di Philosophy for Children nasce negli anni '70 ad opera di Matthew Lipman fondatore dell'institute for the Advancement of Philosophy for children, Montclair State University, New Jersey, USA. Il programma prospetta un curricolo di otto racconti, affiancati da altrettante guide per gli insegnanti, strutturati in base all'età di riferimento e destinati a bambini dai cinque ai quindici anni. Le storie propongono situazioni problematiche emergenti dall'esperienza di tutti i giorni, che i protagonisti - bambini, adolescenti, adulti, animali - tentano di interpretare attraverso la riflessione e la discussione in comune, partendo, dunque, dall'episodio circostanziato fino a raggiungere questioni di natura filosofica.
Prerogative del programma sono la lettura collettiva dei racconti e il confronto che ne consegue, entrambi realizzati in una "comunità di ricerca" che, attraverso un dialogo autocorrettivo, paritario e orientato da interessi condivisi, intraprende un percorso di costruzione sociale della conoscenza.
Il dialogo, così come scaturisce nella "comunità di ricerca", assomma, pertanto, ad un'indubbia valenza democratica la possibilità di sviluppare competenze cognitive complesse, per mezzo della negoziazione continua e mai definitiva di significati, teorie, prospettive e visioni del mondo.
Di conseguenza la Philosophy for children non si prefigge l'insegnamento della filosofia, ma pone come suo obiettivo dichiarato l'apprendere a filosofare quale metodologia per lo sviluppo di abilità di ragionamento concernenti, in particolare, la dimensione metacognitiva e le competenze metalinguistiche. Il curricolo della "Philosophy for children" non è una filosofia adattata ai bambini. Questa espressione denota, piuttosto, la possibilità di filosofare prima e,anche, a prescindere dalla conoscenza delle filosofie.
"La filosofia è il mezzo che ci permette di esporre in maniera chiara ciò che si pensa in relazione a tutti gli argomenti che riguardano la nostra vita ed il nostro mondo. Dunque ci abitua a riflettere sulle cose della vita ed a interpretarle in maniera diversa dal solito: a volte in maniera addirittura fantasiosa".
Lipman ritiene che i bambini, con la meraviglia di cui sono capaci, rinnovino quella curiosità originaria nei confronti dell'essere che è propria del filosofare e considera pertanto, l'esercizio della filosofia sin dai primi anni di vita non solo lecito, ma anche auspicabile.
Il curriculum di Lipman ha una fondamentale ispirazione filosofica, ma non è quindi un programma per insegnare per insegnare filosofia: Rappresenta soltanto un prototipo, una forma ed una metodologia applicabile a tutte le discipline e in tutti i cicli scolastici, il cui principio ispiratore di fondo è la metafora della "comunità di ricerca".
L'assunto fondamentale in base al quale l'interrogarsi sulla realtà non ha senso se non in quanto si svolge all'interno di una comunità mette in gioco, sin dall'inizio, la dimensione socio-affettiva dell'educazione, connettendosi con il tema e con la problematicità di un'educazione morale in una società in cui vale, innanzitutto, il pluralismo dei valori, il rispetto delle differenze e una formazione collocata nell'ottica della multiculturalità.
La posta in gioco è l'educazione di individui capaci di pensare con la propria testa e di assumere decisioni consapevoli e responsabili come membri di una comunità, secondo lo spirito  proprio della democrazia
Il curricolo rappresenta, pertanto un modello didattico di educazione al pensiero; ma nello stesso tempo, per le sue caratteristiche è in grado di migliorare anche le abilità emotive, affettive e sociali in genere.
Scrive Lipman:
"L'educazione morale non consiste soltanto nell'aiutare gli studenti a sapere quello che si deve fare; bisogna anche mostrare loro come fare, e bisogna farli esercitare nella pratica a fare le cose che possono scegliere di fare in una situazione moralmente significativa". Del resto un educazione morale non può sottovalutare il ruolo che in questo ambito in particolare è chiamata a svolgere l'affettività. Così continua Lipman:
"Non è sufficiente criticare la dicotomia tra pensare e fare per affermare la necessità di tenere in conto entrambi in un efficace programma di educazione morale. Appare ugualmente necessario insistere sull’ indissolubile legame tra pensare e sentire".(da METODOLOGIE)

La nostra scuola (...) è nata grazie a coloro che hanno creduto possibile affrontare insieme un'esperienza di una scuola aperta alla differenza. Fu una scommessa impegnativa e, per quei tempi, fortemente innovativa, un'esperienza che è continuata in questi anni in cui la scuola si è confrontata con famiglie, agenzie educative del territorio, servizi socio-sanitari per l'infanzia. Tutto ciò ha arricchito la scuola di stimoli ed aperture. Le esperienze con il mondo dell'handicap si sono allargate nel corso degli anni a tutte le altre forme di diversità. Attraverso questi incontri con l' "altro" la scuola Arcobaleno ha messo in gioco e costruito la propria identità. Uno dei principi guida della scuola è stato il credere che la costruzione dell'identità dell'individuo non può non passare che attraverso un percorso, avolte nche difficile e tortuoso, di confronto con l'altro.
Tutte le classi della scuola condividono alcune scelte educative e didattiche:

Il riconoscimento e la valorizzazione delle diverse forme di intelligenza con attenzione anche all'alfabetizzazione emotiva.

Il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze: le insegnanti della scuola attivano percorsi educativi volti a promuovere atteggiamenti di cooperazione, basati non semplicemente sulla tolleranza, ma sul riconoscimento del valore delle differenze (di genere, personali, culturali, sociali, religiose...) occasione di crescita e arricchimento reciproco.

Realizzazione nella scuola di un clima sereno affinchè ogni alunno/a viva la scuola come ambiente educativo, di apprendimento e di relazioni significative, in cui ognuno soddisfi sia il proprio bisogno di appartenenza che di individualità.
La scelta alternativa al libro di lettura e al sussidiario.

Il laboratorio come spazio/tempo/organizzazione che permette di soddisfare i bisogni dei bambini e delle bambine di relazione, autonomia, conoscenza, divergenza, fantasia, movimento e come uso di spazi didattici appositamente attrezzati.

L'ambiente familiare e sociale come risorsa per il curricolo.

La valenza formativa dei momenti di mensa e gioco.

Il riconoscimento e la valorizzazione di tutte le professionalità presenti nella scuola: docenti, bidelle, operatrici sanitarie, cuoche. Ruoli diversi ma tutti indispensabili per fare della scuola una comunità educante.

Gruppo Territoriale di

PADOVA

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