Valutare o svalorizzare?

Il Consiglio dei ministri ha approvato i testi di otto deleghe previste dal comma 181 della legge 107/2015.

Particolarmente deludente il testo della delega sulla valutazione  degli apprendimenti, specialmente se confrontato con la bozza circolata la scorsa estate.

Bozza che era stata salutata con entusiasmo da molte  associazioni perché

  • sostituiva i voti numerici con un codice a lettere (con i relativi indicatori che sarebbero stati emanati successivamente) ripristinando così alcune condizioni per una didattica attiva e sociocostruttiva e per una valutazione formativa, attenta sia ai processi individuali che ai processi di gruppo  sostenendo  forme di auto valutazione da parte degli alunni e stimolando forme di autointerrogazione sugli esiti e sul proprio apporto  da parte dei docenti
  • eliminava le bocciature nel primo ciclo di istruzione (salvo casi eccezionali adeguatamente documentati nella scuola secondaria di primo grado) attenuando o evitando forme di competizione, gerarchie di merito, svalorizzazione e  insistenza sull’insuccesso senza intervenire sulle cause

Si sostiene da parte dei fautori del voto che la scuola deve selezionare. Noi riteniamo viceversa che la scuola debba costruire cooperazione, partecipazione, senso del bene comune, cittadinanza, e che queste competenze per la vita non possano essere frutto o fonte di selezione: quando si esercitano i diritti di cittadinanza, ad es. il votare, non si seleziona fra chi è titolare del diritto e chi non lo é. Vanno dati invece a tutti strumenti e capacità di scelta e competenze per capire e orientarsi.

Maestri ritenuti fondatori di un’idea di scuola pubblica e inclusiva come Mario Lodi e Alberto Manzi non davano voti e non selezionavano. Hanno costruito una scuola di tutti e per tutti di cui oggi è pressoché unanimemente riconosciuto l’alto valore educativo. Da loro dobbiamo imparare l’arte del relazionarsi, del costruire identità resilienti, del sentirsi parte di un progetto di vita comune.

In relazione a tali considerazioni il MCE ha proposto, due anni or sono, a seguito della constatazione dei guasti prodotti dal decreto  Gelmini del 2008, che ha reintrodotto voti, pagelle, bocciature, la campagna ‘Voti a perdere’ per il ripristino di condizioni di valutazione formativa, intersoggettiva, come azione di attribuzione di valore. Alla campagna hanno aderito oltre venti associazioni ed enti di insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, educatori e oltre mille personalità del mondo dell’educazione e della ricerca hanno sottoscritto e condiviso.

Le ragioni suddette sono state esposte molteplici volte in occasione di convocazioni presso il MIUR, delle giornate di ‘ascolto del mondo della scuola’ (!) organizzate dal PD, delle audizioni presso le commissioni cultura e istruzione della Camera e del Senato, dei tavoli istituiti dal MIUR sulle deleghe ( mai più convocati dopo il loro decollo).

Ci chiediamo quale ‘ascolto’ sia stato posto in atto dal momento che, sia rispetto alla valutazione che all’inclusione, non ritroviamo nelle deleghe traccia delle molte proposte formulate da associazioni professionali, organizzazioni sindacali, esperti e ricercatori.

Ci chiediamo altresì le ragioni dell’elisione dei punti succitati dal testo della delega e quindi della retromarcia del governo, che hanno prodotto un testo riduttivo e impoverito in cui si parla solo di cambiamenti – di non grande rilievo- nell’organizzazione degli esami di licenza e di maturità e si introduce la prova Invalsi di inglese nella primaria.

Giancarlo Cavinato segretario nazionale Movimento di cooperazione educativa

17 gennaio 2016

Ascolta l’intervento su “Tutta la città ne parla” estratto da quello di “Prima pagina”

 

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