Uno spiraglio di speranza

No alla sperimentazione di Educazione civica

Cominciamo l’anno scolastico con spirito di maggior fiducia. 

Lo scenario politico è cambiato e con esso l’aspettativa di nuove prospettive per il Paese capaci di contrastare il clima sociale che ha caratterizzato l’anno precedente, dove le  tensioni, i conflitti e la deriva sul piano dell’affermazione dei diritti di tutti hanno coinvolto pesantemente anche la scuola. 

E’ cambiato il Ministro dell’Istruzione. Conforta poter condividere la prima  decisione di Lorenzo Fioramonti: accogliere il parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) (cfr. nota 1) e fermare l’avvio della sperimentazione di Educazione civica, che avrebbe introdotto, con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto dalla L. 92/2019, questa disciplina  nelle scuole già da quest’anno. 

Nella seduta dell’11 settembre, il CSPI, nell’espressione del parere (cfr. nota 2) al Decreto sulla sperimentazione, pur prendendo atto che la Legge 92/2019, approvata quasi all’unanimità da parte del Parlamento, risponde a un’esigenza molto sentita nell’opinione pubblica, ne segnala le numerose difficoltà tecniche di applicazione, e non solo. Innanzitutto, il carattere prescrittivo della sperimentazione, non compatibile con le prerogative della Scuola dell’autonomia; il fatto che il decreto non fornisca indicazioni in merito a: durata, obiettivi, valutazione dei risultati della sperimentazione; l’impossibilità di inserire la sperimentazione nel curricolo e a piano di attività scolastiche già predisposto per l’a.s. in corso; la coesistenza, sino all’entrata a regime della legge 92/2019 (prevista per il 2020/2021), dell’Educazione civica con Cittadinanza e costituzione. Cosa quest’ultima che pone il problema anche della valutazione degli apprendimenti che mentre per l’Educazione civica è in decimi, per Cittadinanza e Costituzione nella scuola primaria è espressa dal giudizio sintetico sul comportamento. 

Per il CSPI occorre dare alle scuole il tempo per una progettazione organica e coerente per l’applicazione della Legge, prevedendo un’adeguata formazione degli insegnanti e il coinvolgimento del territorio e degli enti locali. 

Il parere negativo del CSPI è stato recepito dal nuovo Ministro  Fioramonti che oltre a rinviare l’introduzione dell’Educazione civica all’anno scolastico prossimo, ha comunicato che intende rimodulare questa nuova disciplina come “un percorso di formazione dove l’ambiente sarà il filo rosso che collega tutte le iniziative”. Progetto questo che ritroviamo anche nella proposta fatta alle scuole dal Tavolo interassociativo SaltaMuri per la campagna sul trentennale della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 

Vogliamo una scuola migliore della società che la circonda, capace di costruire giorno per giorno un futuro vivibile per tutti. 

Le ragazze e ragazzi che sono scesi in piazza negli ultimi mesi ci ricordano con determinazione che non c’è futuro senza coscienza e conoscenza del pianeta che abitiamo, senza responsabilità condivise e collettive, senza un sapere che permetta di ribellarsi alla dittatura del presente e alla cecità di chi nega prospettive alle future generazioni. (cfr. nota 3)

Porre al centro dell’educazione civica la questione della sostenibilità ambientale è un tema improrogabile che riguarda il futuro del pianeta, ma anche il riconoscimento della dignità di tutti i suoi abitanti e il diritto a una cittadinanza globale. 

Il Ministro in una nota (cfr. nota 4) ha poi annunciato di voler ascoltare il mondo della scuola, costituire un Comitato tecnico scientifico per la redazione di nuove Linee guida, avviare attività di accompagnamento e formazione per le scuole.
Un buon passo. Contare sulla partecipazione attiva del mondo della scuola su questa importante riforma non è indifferente rispetto alle stesse finalità che la Legge n° 92/2019 si pone. 

La costruzione del processo democratico è infatti il primo elemento per l’insegnamento/apprendimento della Costituzione e per l’educazione civica.  

Una delle invarianti pedagogiche di Freinet dice “Si prepara la democrazia di domani con la democrazia a scuola”.

Nessuna educazione civica potrà produrre i risultati voluti se a quanti lavorano nel mondo della Scuola non viene riconosciuto il diritto di esserci, esprimersi, partecipare ai processi decisionali che li riguardano in prima persona. Se non vedono valorizzata la loro esperienza e il loro sapere professionale. 

Ricostruire il legame e il necessario dialogo tra politica, mondo della scuola e società civile è il primo vero passo per educare alla democrazia e costruire una coscienza di etica pubblica. A partire dal riconoscere la  Scuola come luogo del bene comune. 

Note

1 Il CSPI esprime parere obbligatorio sulle sperimentazioni nazionali in quanto organo  di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione (articolo 1, comma 3, lettera q, della legge N°59 del 15 marzo 1997).

2 https://www.tecnicadellascuola.it/wp-content/uploads/2019/09/Parere-su-Educazione-civica-11-09-2019.pdf

3 Lettera di SaltaMuri al mondo della scuola, dell’educazione e all’associazionismo http://www.saltamuri.it/2019/09/05/lettera-al-mondo-della-scuola-delleducazione-allassociazionismo/

4 Nota  MIUR n° 1830 del 12 settembre 2019 https://www.miur.gov.it/documents/20182/2159038/Insegnamento+dell%27educazione+civica+nelle+scuole.pdf/3a60436e-11f5-ddc6-916a-32fae3de6bc8?version=1.0&t=1568364135210

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