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Un saluto ed un ricordo per Tina Anselmi

Un saluto ed un ricordo per Tina Anselmi

Qui da noi era una presenza anche quando era a Roma.

Allora la rappresentanza era tale e chi andava a Roma i contatti con il territorio li manteneva davvero e conosceva palmo a palmo la sua terra, le fabbriche che chiudevano, i problemi… le prime ristrutturazioni … quando la San Remo, colosso del tessile abbigliamento, si trasformò e licenziò.

Allora ero nel Pdup e ci si sedeva a ragionare su queste violente trasformazioni del territorio che fino a poco prima era contadino. La Cisl trevigiana era cassa di risonanza di lotte spesso radicali e radicate. In noi giovani c’era l’ovvio dubbio che, seppur in veste di mediatrice, lei rappresentasse comunque il potere democristiano che sempre aveva il suo lato oscuro e comunque c’era interlocuzione.

E via via ..l’intervista per Cooperazione educativa, e poi Pechino e la sua posizione chiara a favore di una lotta per i diritti delle donne; venne a scuola a Nervesa della Battaglia, passò per casa, le regalai delle rose, guardò ammirata il cortile con le camelie coltivate da mio padre e l’accompagnai a Castelfranco chiacchierando e ripensando alla mia idea di antagonismo.

…come si cambia, ciao Tina

Maria Teresa Roda

 

Ricordando Tina Anselmi.
LA POLITICA COME SERVIZIO

Nel 1988, con Maria Teresa Roda, ebbi la fortuna di parlare a lungo con Tina Anselmi. Le avevamo chiesto un’intervista per Cooperazione Educativa, per un numero su “Il ‘900 e la memoria”.

La Redazione aveva ritenuto che sarebbe stato utile un confronto con questa donna, non solo testimone, ma anche attrice significativa nella storia del ‘900, dalla Resistenza ai lunghi percorsi della politica italiana per tutelare, nella legislazione, i diritti e la giustizia.

La incontrammo nella sua casa di Castelfranco, ci disse che era molto contenta di parlare con delle insegnanti, di parlare di educazione, di poter dire qualcosa per una Rivista che sarebbe stata letta da insegnanti.

A volte, aggiunse,  la invitavano nelle scuole, a parlare della sua esperienza di giovanissima staffetta partigiana e poi di parlamentare e di ministra, ci andava sempre volentieri e trovava ascolto, curiosità, desiderio di sapere da parte dei giovani.

Aveva fiducia nei giovani, ci disse, nel loro instancabile volere e chiedere una società più giusta.  “Prima di condannarli per come ci chiedono, -disse- domandiamoci quale risposta abbiamo dato alla loro domanda di cambiamento”.

Aveva fiducia nella scuola e nel suo paziente lavoro teso a costruire una cultura della convivenza che impedisse di ricadere nei conflitti sanguinosi che avevano  caratterizzato il ‘900. Aveva fiducia nella possibilità di costruire, attraverso l’educazione, una cultura diversa: “E’ molto più difficile cambiare la cultura che fare le leggi” ci disse.

Lo diceva lei che aveva accompagnato, per percorsi non certo facili,  fino al varo,  leggi fondamentali per la giustizia e i diritti: da ministra del lavoro la 903 del 1976, che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro; da ministra della sanità, nel 1978, la legge che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale , conquiste epocali per l’uguaglianza e i diritti, pietre miliari per la tutela dei più deboli.

Aveva fiducia nella politica intesa come servizio. “Hanno dato molto alla politica del Paese quelli che hanno interpretato il potere come servizio”. Citava come esempi uomini politici (donne non ce n’erano quasi, all’epoca), di grande integrità morale, immuni da qualsiasi vanità e ricerca di un tornaconto personale. Con sguardo lungimirante insisteva sulla necessità della partecipazione, del coinvolgimento della società civile, del rivendicare “spazi di partecipazione da  parte dei  gruppi sociali… per recuperare un rapporto vero tra politica e società”.

Un rapporto vero tra politica, società, educazione, scuola, il sogno di una società più giusta da realizzare un po’ alla volta ogni giorno: le siamo grati per aver condiviso questa nostra utopia.

Nerina Vretenar

HO FIDUCIA IN TE – INTERVISTA A TINA ANSELMI  a cura di Maria Teresa Roda e Nerina Vretenar in Cooperazione Educativa n. 4/1998

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