INSEGNANTI MCE SUPERVISORI ALLA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE

 Siamo approdati alla facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze nel ruolo di supervisori del tirocinio e ci siamo chiesti subito quale poteva essere il senso della nostra presenza, della nostra storia nella formazione professionale di giovani insegnanti.

E allora quali sono gli aspetti della dimensione educativa che riteniamo importante cogliere, approfondire con le nuove generazioni? Come è possibile riproporre esperienze e pratiche didattiche che fanno parte di noi e del nostro cammino a giovani insegnanti del mondo globalizzato?

Ci vengono in mente parole che aprono mondi possibili:

ascolto  narrazione  memoria  relazione  identità  cultura  diversità  cittadinanza  saperi  contesti  spazi  tempi  cooperazione  co-costruzione delle conoscenze…

Ognuna di queste parole apre una molteplicità di significati, fonti inesauribili di idee e di esperienze che hanno costituito la storia del movimento.

Rappresentano un paradigma di complessità in cui ci troviamo ancora una volta a “collegare”a “integrare” per cogliere ciò che è il tessuto d’insieme. Una trama fitta di connotazioni della realtà educativa di oggi, sempre più critica e problematica.

E allora quel profilo di docente “esperto” tra competenza, metodologia e relazione, ha bisogno di ricomporre la scissione tra teoria e pratica, tra soggetto e oggetto della conoscenza, tra corpo e mente.

Ha bisogno di operare la sintesi tra cognitivo e affettivo, per mettere in moto una circolarità che renda appassionante il lavoro dell’insegnante.

 Per dirla con Freinet “Bisogna stare sempre affacciati alla finestra…” cioè essere capaci di leggere il “nuovo”per ricondurlo a uno stimolo di riflessione e cambiamento.

Questo richiede: decentramento/adultità/cura del sé professionale per dirla con D.Demetrio.

Dalla Pedagogia dell’ascolto di A. Ginsborg, alla costruzione del sapere, “discutendo e imparando” per dirla con Pontecorvo….

 Ascoltare le domande dei bambini e volgerle in preziose opportunità per stimolare il pensiero e l’apprendimento così come ci suggerisce Sternberg; lavorare sul “come”(cioè sui processi) e non solo sul “cosa” si insegna, utilizzando la metodologia della ricerca-azione come prassi quotidiana del proprio lavoro…tutto questo lo consideriamo la sfida dell’insegnante MCE nel ruolo di formatore.

 Anche gli “attesi imprevisti” possono essere occasioni da esplorare insieme come ci suggerisce :Perticari, in grado di far scaturire una dinamica complessa di domande e risposte, all’interno di una struttura di relazioni tra persone che si confrontano, condividono, “si appartengono” e che stanno percorrendo un tratto di cammino insieme, in un “tatonnement” continuo che alimenta la passione e la curiosità del conoscere.

 E’ importante per noi tutor riuscire a trasmettere e far radicare nei futuri insegnanti, il legame tra le tecniche didattiche e i valori che esse stesse veicolano in modo intrinseco perché questo costituisce il nucleo di senso dell’azione educativa.

Noi insegnanti supervisori appartenenti al MCE intendiamo promuovere la conoscenza di epistemologie e didattiche caratterizzate dai principi della Pedagogia Popolare di Freinet che non è statica ma aperta al “cambiamento”; un modello pedagogico che riteniamo in grado di interpretare e capire il ruolo della scuola in una società complessa e in continua trasformazione.

  Laura Lemmi e Lia Martini

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