Il Movimento di Cooperazione Educativa, nel corso del tempo, ha visto impegnate figure storiche della didattica del nostro paese: Giuseppe Tamagnini, Giovanna Legatti, Mario Lodi, Bruno Ciari, Nora Giacobini... ed altri ed altri ancora.

La loro opera ispira ancora le pratiche del Movimento.

Mario Lodi

Achille e Chirone

Ecco il futuro!

Caro Domenico e Care Amiche e Amici,
il convegno del 27 e 28 marzo (Una scuola capace di futuro) è bellissimo e penso che sia di grande interesse per tutti.
Cercherò di venire anch'io ma non sono sicuro di poterlo fare.
Una domanda però la vorrei porre, in via preliminare, a tutti voi che siete sulla breccia (mentre io ormai sono in disuso e vado per la rottamazione): Che futuro avrà questa nostra scuola se non ha memoria del suo passato? Se voi stessi dite che è "squalificata" (ha bisogno di "riqualificazione"), come può non dico proiettarsi nel futuro, ma semplicemente vivere nel presente?
La riflessione sul cellulare che un amico mi gira (e che io qui trascrivo solo in parte) mi suggerisce l'idea blasfema che forse dovremmo ritornare al passato - voglio dire alle cose buone che come scuola pubblica abbiamo fatto e che ora cercano di farci vergognare di aver fatto - piuttosto che inseguire un futuro che è sempre più ingrato verso i poveri e tende ad escludere i marginali e i soggetti in difficoltà.
Eccc l'inizio (solo l'inizio) della storia che ognuno può completare a suoi piacimento:

Alberto Alberti


Il cellulare di Hansel e Gretel

Hernàn Casciari, trad. Rita B.

Una sera raccontavo a Nina una fiaba per bambini molto famosa,
quella di Hansel e Gretel, dei fratelli Grimm. Nel momento più
tenebroso dell'avventura i bambini scoprono che degli uccellini hanno mangiato le strategiche briciole di pane, il semplice trucco che i due fratellini avevano ideato per ritrovare la via di casa. Hansel e Gretel si ritrovano soli nel bosco, sperduti e comincia a scendere il buio. Mia figlia mi dice, a questo punto del climax narrativo: "Che importa, possono chiamare papà col cellulare".
Così ho pensato per la prima volta che mia figlia non ha una
concezione della vita priva della telefonia senza fili. Nello stesso
tempo ho scoperto come risulterebbe atroce la letteratura (tutta, in generale) se il cellulare fosse sempre esistito, come crede mia figlia di quattro anni. Quanti classici avrebbero perso forza drammatica,
quante trame sarebbero morte sul nascere e soprattutto come si
sarebbero risolti facilmente gli intrighi più celebri delle grandi
storie inventate.
Il lettore pensi adesso ad una storia classica, la prima che gli
viene in mente. Da l'Odissea a Pinocchio, passando da Il vecchio e il mare, Macbeth, Uomo dell'angolo rosa, La famiglia di Pascual Duarte. Non importa che l'argomento sia alto o popolare, non importa l'epoca o il luogo.
.... .. metta un telefono in tasca al protagonista. Non
un vecchio apparecchio nero a muro, ma un telefono di quelli di oggi: con copertura, connessione alla internet, chat, possibilità di inviare messaggi e fare chiamate internazionali, gps.
Cosa succede alla storia che avete scelto?
......
-.....
(Commento di A. A. : Ecco il "futuro"!)

Carissimo Alberto
non sei certo in disuso, sei molto attivo, abbiamo ricevuto e divulgato il tuo SOS Archimede: ecco un'altra storia di degrado, di idee , fatiche, persone, che rischiano di essere mandate al macero: Non sarà che hanno paura di chiunque possa far loro un po' d'ombra? Così, arrogantemente, cercano di far passare per nuovo le loro autoritarie idee di scuola, di valutazione, di società!
La tua idea non mi sembra per nulla blasfema, tuttavia penso che noi, più che tornare alle vecchie e care elaborazioni, le più alte, degli anni settanta-ottanta... dobbiamo provare a ritradurle, attualizzarle per maestri e genitori di oggi (che è gente impaurita, demotivata, anche un po' viziata e ignorante... forse).
Questa fatica è improba in certi momenti, ma è la speranza del futuro... cioè che ci sia qualcuno DOPO di noi.
Il buon vecchio Rodari forse una storia col cellulare in tasca a Biancaneve l'avrebbe saputa inventare.... ma il Pathos drammatico, quello che aiuta a crescere, probabilmente sarebbe scomparso .
Anche per me le vecchie storie hanno una marcia in più...
un caro abbraccio
Domenico C.

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