Sostenere la LIP

Una parte della scuola appoggia la LIP (n.d.r. Legge di Iniziativa popolare) scuola (ora ddl 1583 al Senato e 2630 alla Camera): un articolato frutto della condivisione di docenti, genitori, studenti, che nel 2006 raccolse 100 mila firme certificate. Alternativa alla Buona Scuola di Renzi – da cui il Governo ha tratto un ddl – e rigorosamente basata sui principi della Costituzione Italiana (mai citata nel pdf governativo), la Lip propone un modello di scuola democratica, laica (il documento di Renzi parla di due gambe della scuola pubblica: quella statale e quella paritaria), inclusiva e pluralista.
Con il 6% del Pil nazionale (in linea con quanto in media molti paesi UE investono sulla scuola; un risultato cui si potrebbe giungere con una patrimoniale che interpreti l’interesse generale e non quello delle aziende e degli imprenditori. Che si appelli al principio di uguaglianza e al raggiungimento di obiettivi di cittadinanza per tutti e non preservi i privilegi di pochi), la Lip scuola si propone l’obbligo scolastico a 18 anni (a fronte della proposta del Governo che non tocca il tema dell’obbligo scolastico, ma che è tesa ad un maggiore avviamento precoce ai percorsi lavorativi, naturalmente per la popolazione scolastica più debole);  con un biennio unitario e un triennio orientativo nella secondaria di II grado (tema completamente trascurato dalla Buona Scuola); ripristino del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola primaria e nella secondaria di I grado; non più di 22 alunni per classe, numero che diminuisce in presenza di portatori di handicap (le “classi pollaio” nella bozza di ddl renziano, verrebbero eliminate attraverso l’”organico funzionale”; che però – se e solo se, ed è abbastanza  improbabile – si dovesse mantenere la promessa di assumere 100mila precari (alcuni dei quali andranno a coprire il turnover, altri i posti disponibili) dovrebbe ammontare a meno di una unità per istituzione scolastica”); una scuola che non transiti attraverso un’idea di valutazione punitiva e ricattatoria (come quella individuata – nelle intenzioni del Governo – che però, nel disegno di legge, affida questa materia ad una delega successiva, dalla centralità di un “merito” non meglio identificato e difficilmente identificabile; egemonizzata dalle politiche ministeriali attraverso l’Invalsi),  ma di una autovalutazione in cui ogni singolo istituto sia messo nelle condizioni di ottimizzare le proprie risorse e intervenire sulle criticità;  una scuola che riservi attenzione ai più disagiati, con un occhio di riguardo all’integrazione dei migranti  e dei diversamente abili, ma anche alla promozione dei “capaci e dei meritevoli”; che tenga in massimo conto la democrazia scolastica (mentre il ddl prevede una straordinaria amplificazione delle prerogative del dirigente manager, che dovrà solo “consultare” collegio dei docenti e consiglio di istituto persino in materia di didattica e di elaborazione ed approvazione del Pof, configurando una visione persino peggiorativa del ddl Aprea Ghizzoni e – di fatto – rottamando gli organi collegiali).
La Lipscuola rifiuta invece modelli verticistici e dirigistici (a fronte del modello di preside manager, reclutatore e responsabile della valutazione dei singoli docenti), che mal si attagliano al mandato costituzionale che la scuola ha; la Lipscuola configura un sistema scolastico che rifletta su didattica e pedagogia (contrariamente all’ “invalsizzazione” straripante) e promuova un’idea di cultura disinteressata (contro la gestione da parte delle aziende del percorso di formazione degli studenti, in particolare nei tecnici e nei professionale); che valorizzi la professionalità dei docenti (assunti da Renzi, ma destinati ad organici cosiddetti “funzionali”, il cui vago  ed eterogeneo mansionario non terrà conto delle loro specifiche competenze, ma anzi – sulla scia del Jobs Act – giustappone una intenzionale dismissione di alcuni diritti, creando un vulnus sensibile per tutto il sistema di reclutamento nel pubblico impiego), il tempo scuola, rispetti il diritto allo studio (anch’esso minacciosamente affidato alla delega al Governo) e all’apprendimento, preservi il valore legale del titolo di studio, rifiutando le diverse scorciatoie che sono state proposte nel tempo relativamente alla durata dei corsi.
Una scuola – quella della Lipscuola – che propone l’abrogazione della “riforma” Gelmini: cavallo di battaglia della campagna elettorale del PD, ma tema completamente dimenticato nel testo del Governo, che – al contrario – ne conferma legittimità e ricalca impostazione. Una scuola finanziata interamente dallo Stato (garanzia del principio di unitarietà del sistema scolastico nazionale), che rifiuti drasticamente l’entrata dei privati, illustrata e caldeggiata dalla Buona Scuola: dove l’ingerenza economica (ma anche sulla libertà di insegnamento) determinata dalla presenza dei privati non farebbe che aumentare a dismisura il gap già esistente tra zone del Paese e, rispetto ai singoli istituti, tra scuole di serie A e di serie B. Con la possibilità di destinare il 5 per mille ad un singolo istituto e non – come sarebbe preferibile – al sistema scolastico nazionale (coerentemente con i principi di uguaglianza e di unitarietà del sistema scolastico nazionale) si configura un’idea individualistica e proprietaria e non dell’interesse generale, destinato ad amplificare – su base socio-economica – la sperequazione tra scuole e – di conseguenza – tra cittadini. Con l’aggiunta – dopo l’appello di un manipolo di 44 parlamentari, di cui 32 di area renziana – di sgravi fiscali per chi frequenti la scuola privata, si amplifica l’anomalia (nonostante la previsione costituzionale per enti e private di istituire scuole, purché “senza oneri per lo Stato”) costituita dai circa 700 milioni che, dalla fiscalità generale, vengono stornati alle paritarie. La delega in bianco su materie strategiche, tra cui – gravissima, oltre quelle citate, del percorso 0-6 – ricalca le modalità ricattatorie che pongono da una parte l’assunzione del precariato e dall’altra la dismissione di principi e diritti. Il testo è inemendabile. E dovrà essere oggetto di una durissima battaglia parlamentare. Meglio la Lip!

Marina Boscaino

Link al blog http://lipscuola.it/blog/

Notizie dell’autrice: Marina Boscaino è la promotrice e principale referente del Comitato per la LIP, insegna in una scuola secondaria di II grado a Roma e fa parte del CIDI.

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1 Response

  1. 29 Giugno 2015

    […] cui elaborazione a suo tempo diversi di noi avevano contribuito, ora rilanciato grazie alla sua riproposizione da parte di un gruppo di parlamentari e sostenuto dai neo costituiti ‘Comitati per la LIP’, partecipando a iniziative e dibattiti […]

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