Solidarietà con la famiglia di Giulio Regeni

UN CESTO DI PAROLE COME FOSSERO FIORI

Cara Paola, vorremmo offrire a te, Claudio ed Irene un cesto di parole “silenziose”, parole che contemplino la profondità; il silenzio, sappiamo, esplora spazi dove il dire non arriva. Vorremmo tuttavia rompere quel silenzio per dire ad alta voce ciò che sentiamo di dover condividere con te, con la tua famiglia, con la Comunità del Movimento di Cooperazione educativa, vorremmo dire con tutt* coloro che si occupano di educazione.

Un racconto non è fatto di verità assolute, è una narrazione di storie in cui depositiamo il senso del vivere. Chi legge ci aggiunge del suo ma attinge ad un lascito originario.

Stiamo sfogliando il libro scritto da Giulio, attraverso la sua testimonianza; queste pagine ci riguardano, ci rispecchiano e sollevano il tema dell’assunzione di responsabilità di ciascun* e di tutt*.

Richiamano i fili ora interrotti, ora spezzati, ora carsici che si tendono tra generazioni; sono legami fatti di proiezioni, di desideri di allontanamenti ed avvicinamenti . Non c’è linearità cronologica in questo scambio di eredità.

E’ il giovane Giulio, oggi, a lasciarci un patrimonio e noi, già più in là nel tempo, a beneficiarne.

La nostra generazione fatta di gente dai capelli ormai bianchi ha visto infrangersi molti sogni. Ha visto i propri ideali spesso piegati, ricondotti ad un orizzonte  circoscritto ed impoverito in cui regnano la pratica dell’anonimato, il dominio di consumi indotti, sempre più pervasivi ed allettanti, la privatizzazione degli affetti, la mortificazione della generosità, la promozione di nuove palesi ed occulte schiavitù.

Nonostante tutto in molt* di noi il desiderio di giustizia si è radicato al punto di diventare un tutt’uno con la visione del mondo, del vivere quotidiano, una spinta costante al cambiamento.  La coerenza con questi principi non è facile e passa per cammini tumultuosi, irregolari e faticosi; un tempo dicevamo, per usare una metafora : “Si deve nuotare controcorrente”.

Paola, tu, con il Movimento di Cooperazione educativa, hai coltivato, attraverso la costante ed instancabile azione e promozione di attività educative e formative, questa dimensione e l’insieme dei valori che l’accompagna, valori fondanti del vivere in modo partecipativo e condiviso la democrazia, per non farla diventare parola rituale e vuota.

Il nostro metodo ha come pratica il seminare più domande che risposte; il non arrenderci mai, la necessità di proseguire nella ricerca per spiegare l’origine dei fenomeni, il non accontentarci della prima risposta perché ai problemi c’è sempre più di una soluzione. Serve cambiare il punto di vista per vedere le situazioni da molte prospettive.

Tuttavia, non abbiamo mai fatto del metodo l’unico perno del nostro agire pedagogico; la costruzione del sapere è sempre stata accompagnata dall’idea che una comunità è veramente libera se ha a cuore i diritti di tutt* , se presta attenzione alla diversità di chi la compone, alle disuguaglianze da colmare.

In un mondo globalizzato in cui tutto interferisce con i delicati equilibri socio politici, questo compito si è fatto complesso;

per questo, condivisione ed assunzione di responsabilità sono pratiche imprescindibili e la formazione alla cittadinanza diventa una via obbligata.

Sentiamo molte affinità con Giulio, sentiamo la sua storia parte viva della nostra storia : per la sua metodologia applicata ad una pratica instancabile, mai appagata, per la voglia continua di indagare la realtà e gli accadimenti, per la coerenza nella conduzione della ricerca che ha voluto condividere assumendosene la responsabilità.

La sua tragica perdita deve suonare, per chi è impegnato per la costruzione di un mondo più libero e democratico, come un alto grido di allarme. La morte di Giulio è una ferita alla comunità scientifica ed accademica mondiale .

Da tempo chi studia è nel mirino di quanti intendono far guerra al sapere ed all’intelligenza,  non importa la variegata appartenenza politica o la collocazione della manovalanza che distribuisce morte in modo brutale; la nostra attenzione va orientata al loro scopo comune: tentare di ridurre al silenzio l’interrogazione originaria: “Possono esseri umani arrogarsi il diritto di calpestare altri esseri umani attraverso l’esercizio di un potere violento e corrotto?” . Salutiamo Giulio e ci stringiamo a voi, Paola, Claudio, Irene, con affetto accompagnati dallo stesso vostro sguardo al futuro… possono ucciderci ma la volontà di sapere e denunciare non si può  eliminare infliggendo una morte fisica. Stiamo vicin* per non lasciare che il dolore faccia tutt’uno con il timore e la rassegnazione.

Il grande abbraccio della Segreteria del

MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA

Che interpreta il sentire di tutt*

e che ha condiviso il testo ed invitato noi a fare da portavoce

Maria Teresa Roda-Tv

Anna Citroni – Ud

Valentina Degano –Ud

Per Giulio a Roma il 25 febbraio

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4 Responses

  1. giannina piras ha detto:

    salve, sono una mamma anch’io, colpita e affondata da quel dolore così grande che solo la perdita di un figlio provoca.da quando è successa la grave tragedia di Giulio Regeni, mi emoziono ogni volta che ne sento parlare. sono vicina alla famiglia e condivido appieno tutto il loro dolore. il tempo non serve a cancellare questa ferita, anche perchè noi non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare i nostri figli. dopo 12 anni di processi vari ,colui che ha causato la morte di mio figlio Pier Paolo, è stato assolto. perchè scrivo questo? per dire a Paola a Claudio ed Irene di non crearsi aspettative con la giustizia italiana .mi sono rassegnata e penso però che un giorno verrà quella divina a cui nessuno potrà sottrarsi.un abbraccio Giannina

  2. L eta’di Giullio Regeni e’piu’ o meno la stessa eta’ di mio figlio. Non ho parole…
    Spero che i magistrati egiziani chiariscano al piu’presto, DEVONO PORTARE A GALLA LA VERITA’.

  3. mauro ha detto:

    un piccolo passo e la verità te la trovavi in tasca. Il problema più grande dell’uomo ha colpito ancora L’IGNORANZA.
    Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno. Quindi la storia di Cristo insegna altro, il perdono , la massima espressione del capire umano. Consegnare Giulio alla storia e alla memoria dei giusti e lasciare i suoi aguzzini al buio e alle loro brutte coscienze che provvederanno a condannarli intanto che vivranno. Eppoi non ci sono analogie tra la vita di Cristo e quella di Giulio ambedue dedicate e sacrificate per gli altri…penso che il suo ultimo desiderio non sia stato odio verso chi lo stava uccidendo. Sono ateo ma penso che Giulio risorgerà in ciascuno di noi.

  4. Ieri sera ho rivisto La passione di Cristo di Mel Gibson. In passato avevo abbastanza disprezzato il film per i suoi eccessi “violenti sulla violenza”. Ieri sera l’ho guardato con altri occhi: nel volto di sua madre quello della madre di Giulio Regeni, Paola. Ma la metafora, solo parzialmente consolatoria, termina nel momento della tragedia, per il dopo non serve la “resurrezione”, serve la chiarezza della verità.

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