Secondo incontro per modificare il DDL sulla scuola

Ieri 7 maggio, in via Uffici del Vicario 21 a Roma, si è svolto il secondo incontro tra i soggetti firmatari dell’appello “La Scuola che cambia il Paese” e alcuni parlamentari membri della VII Commissione della Camera. Il confronto si è incentrato sugli interventi emendativi agli articoli del ddl governativo, attualmente in corso. Un ulteriore incontro è previsto nella stessa sede il 12 maggio. Al termine, è stato redatto il seguente comunicato stampa:

LA SCUOLA CHE CAMBIA IL PAESE: BENE APERTURE, MA NON BASTA. IL PARLAMENTO MODIFICHI I PUNTI FONDAMENTALI

Si è svolto alla Camera dei deputati il secondo incontro tra le 32 associazioni dell’appello “La Scuola che cambia il Paese” e i parlamentari della VII commissione. Sono intervenute i deputati Milena Santerini (Per l’Italia), Titti di Salvo, Teresa Piccione, Filippo Fossati e Anna Ascani (PD).

Dopo settimane di sollevazione unanime, totale e trasversale del mondo della scuola, il 5 maggio lo sciopero generale unitario della scuola ha visto un’adesione larghissima di docenti e personale ATA ma anche la grande partecipazione di studenti e genitori: tutto il mondo della scuola, unito, il 5 maggio ha chiesto di cambiare davvero questa riforma. È una richiesta fortissima che non si può ignorare: infatti ha prodotto già delle aperture al confronto e prime parziali e insufficienti modifiche al testo del DdL.

Ma non bastano, infatti, incontri tardivi e piccole modifiche per raccogliere la forte spinta al cambiamento lanciata dalle piazze del 5 maggio. Perché per cambiare davvero la riforma è necessario modificare radicalmente i punti fondamentali del DdL:

1. riequilibrio del ruolo del preside nella scuola della cooperazione, eliminando anche il meccanismo di chiamata diretta dei docenti;
2. assunzioni e organico funzionale in tempi utili per il regolare avvio dell’anno scolastico, anche ricorrendo allo stralcio;
3. approvazione e finanziamento della legge nazionale sul diritto allo studio;
4. finanziamenti privati aggiuntivi, non strutturali, finalizzati al contrasto alle diseguaglianze;
5. promozione dell’apprendimento permanente, anche attraverso un adeguato investimento di organico funzionale;
6. valorizzazione del lavoro della scuola nel rispetto della funzione contrattuale;
7. deleghe non lasciate in bianco e senza un reale confronto con le rappresentanze della scuola.

Le aperture al confronto del Parlamento sono un passo avanti ma devono concretizzarsi in cambiamenti radicali, concreti e incisivi, altrimenti ne uscirà una riforma confusa e contraddittoria oltreché ancora sbagliata nell’impianto di fondo.
I parlamentari e il Governo abbiano il coraggio e la lungimiranza di ascoltare davvero il popolo della scuola, che ha manifestato il 5 maggio, perché non è buona una riforma senza il consenso di chi in essa vive.

I 32 firmatari dell’appello “La scuola che cambia il paese”

Scarica il comunicato

Il testo del documento

Leggete anche:

http://www.mce-fimem.it/conferenza-stampa-per-lappello-al-parlamento/

http://www.mce-fimem.it/un-appello-al-governo-per-cambiare-il-ddl-sulla-buona-scuola/

http://www.mce-fimem.it/la-scuola-che-cambia-il-paese/

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