
LA SCUOLA DEL SECOLO SCORSO
E’ tramontata… o no?
Il
decreto 137 del 1 set. 08 scrive nero
su bianco alcune delle promesse minacciose che hanno attraversato le
vacanze della scuola italiana. Colpisce la velocità con cui il
provvedimento è stato preso centralmente, a nostro parere non tenendo
in considerazione l’autonomia scolastica e senza alcun motivo reale di
una decretazione d’urgenza.
Il nostro
dissenso è forte e condiviso da tanti educatori, scuole e associazioni
professionali che hanno a cuore una scuola inclusiva e di qualità.
- Il
ritorno alla valutazione in decimi cancella l’idea di valutazione
formativa. I giudizi sintetici (sufficiente-buono…) e il giudizio
globale avevano trovato una loro stabilità nelle pratiche quotidiane
degli insegnanti. Scuola, alunni e genitori stavano imparando a
dialogare sulla base di parole espresse per una valutazione che mai è
definitiva, sempre deve intendersi come in itinere. Crediamo che questo
ritorno nostalgico ad un passato edulcorato miri a seppellire l’idea di
una valutazione formativa, capace di orientare il processo di
apprendimento, di modificare l’azione educativa quando necessario.
Notiamo che nel decreto non si parla neppure di apprendimento ma di
rendimento, e i numeri, in sintonia con le leggi dell’economia,
c’illudono di poter spiegare e risolvere ogni questione. Molti studi
ed esperienze hanno dimostrato i limiti dei sistemi docimologici, in
campo formativo e socio-educativo.. Ma davvero si può dire di un testo
libero, di una prova pittorica, di un intuizione matematica… che vale 5
o 7 ?
Si tratta di
una semplificazione che sembra piacere a chi ha dimenticato gli
effetti di esclusione e selezione che ne derivano.
- Il decreto
insiste sulla valutazione in decimi anche per il comportamento,
messo in relazione con atti che si vorrebbero preventivi (contro il
bullismo). Nel 5 in comportamento vediamo solo il tentativo di
ripristinare il voto in condotta in funzione di intimidazione e
controllo. Non ci si vuole interrogare, né avvicinarsi e comprendere
gli allievi, farsene carico e puntare a cambiare le modalità
relazionali e di apprendimento vigenti nella scuola; non si chiede agli
insegnanti di ricercare il rispetto degli alunni attraverso la
competenza e le buone pratiche didattiche. No, si vuole solo seguire un
disegno neo-autoritario, per espellere chi non si adegua. E crediamo
che non basti la “foglia di fico” di ribadire che l’acquisizione di
conoscenze e competenze relative a Cittadinanza e Costituzione possano
essere riassorbite dentro le “tradizionali” aree storica, geografica e
sociale. La cenerentola Educazione civica rientra dalla finestra, dopo
essere stata messa alla porta.
- Tuttavia
ciò che maggiormente ci turba è l’art 4 che
riduce il tempo della scuola e consegna la classe all’insegnante unico.
La scuola
elementare- oggi primaria- ha un ordinamento collaudato da vent’anni:
ogni tipo di indagine l’ha definita una buona scuola sia per i livelli
di competenze raggiunti che per il “gradimento” di alunni e genitori. E
allora, perché accanirsi contro di essa?
In
campo educativo l’efficacia non si misura in termini di risparmi
immediati: si tratta di processi a medio e lungo termine e una verifica
continua è fatta comunque dagli stessi operatori. Crediamo che di
fronte alle sfide del presente, si voglia rispondere con idee
semplificatorie, incapaci di affrontare la complessità. E allora
sull’onda di maggioranze nostalgiche si pensa a rimettere in cattedra un
maestro tuttologo.
Ma la
scuola di oggi non è più solo leggere scrivere e far di conto, è
un laboratorio di apprendimento sociale e di nuovi linguaggi sui quali
a volte gli alunni si dimostrano perfino “più competenti” del prof. E
gli allievi… non sono gli stessi di due generazioni fa, hanno bisogno
che la scuola proponga loro altri apprendimenti -a cooperare apprendendo
insieme ad esempio- e altre modalità relazionali -non basate
sull’autoritarismo, la minaccia, la paura… che spengono la curiosità e
introducono selezione- . Non è così che muore la passione infantile per
logica, forme e numeri?
I
ragazzi (e le loro famiglie) oggi hanno anche bisogno di un tempo
scuola che non sia solo somma di proposte, arricchimento di varietà
mutuate dai modelli correnti (fast-food, self-service, zapping), ma un
tempo formativo di qualità capace di proporsi come esperienza organica
e sensata, da portare a termine.
E
allora? Perchè decurtare il tempo scuola (ridotto, forse a 24 ore
settimanali), e permettere poi di richiedere altre ore aggiuntive e
frammentate ?
Non
possiamo infine tacere che Il ritorno all’unico insegnante per classe ha
anche risvolti pesantissimi sul piano occupazionale: per realizzarlo in
cinque anni si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro, non
assumendo i precari (ai quali era stato promesso l’esaurimento delle
graduatorie) e bloccando il turn over.
Oltre
al danno la beffa: avremo insegnanti unici e sempre più distanti (per
età anagrafica) dagli allievi dei quali si dovrebbero pendere cura
educativa.
Avremmo,
forse ingenuamente, pensato che il modello del team della scuola
primaria, con il suo lavorare in parallelo, con il suo coordinamento
settimanale, avrebbe potuto essere esteso anche alla scuola secondaria…
Magari fino a quel biennio diventato obbligo d’istruzione per tutti
.
Dell’estensione dell’obbligo a 16 anni, che avrebbe potuto essere una
vera riforma, non si fa cenno alcuno. Esso viene svilito, annullato:
concedendo la possibilità di espletarlo nella formazione
professionale, senza standard e programmi nazionali , di fatto si
reintroduce il doppio canale.
La
scuola e l’autonomia sono servite.
Ci
restano le Indicazioni nazionali, che non sono state abrogate e sulle
quali continueremo a lavorare per restituire ai ragazzi una scuola fatta
di buone pratiche, di buone relazione, una scuola per imparare a
cooperare, per crescere apprendendo insieme.
Resta la
scuola reale, un bene comune da tutelare e rilanciare con modelli e
pratiche capaci di guardare senza paura al futuro, di formare
competenze valide per la vita, di mirare all’integrazione dei nuovi
soggetti portatori di altre culture.
Ci
resta un anno di scolastico nel quale impegnarci , territorio per
territorio , per contrastare la disinformazione sulla scuola reale e
sugli insegnanti, per ricostruire attraverso il dialogo alleanze di
soggetti che puntano ad una scuola-Laboratorio sociale di apprendimento
, avvero inclusiva, solidale, di qualità; per fermare il disegno
distruttivo e passatista del Governo sulla scuola.
Il
Movimento di Cooperazione educativa, nei prossimi giorni e nel prossimo
incontro nazionale di domenica 14 settembre metterà a punto iniziative
di contrasto e dissenso .
Il
secolo scorso è tramontato. Guardiamo avanti
4 settembre
2008 |