Si comunica in sardo anche dalla RAIdi Mariella Marras |
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Finalmente la lingua sarda può avere il giusto spazio nelle trasmissioni
televisive e radiofoniche della RAI. Prevista dalla legge nazionale n°
103 del 1975 questa possibilità era finora applicata solo per il ladino
e per le lingue transfrontaliere forti, il la tedesco, il francese, lo
sloveno. Importante risultato per la Sardegna quello ottenuto dal
deputato Antonio Satta, vice segretario dei Popolari Udeur e segretario
della presidenza della Commissione di Vigilanza. L’onorevole ha fatto
passare un fondamentale emendamento al secondo paragrafo del contratto
triennale di servizio pubblico tra la RAI e il Ministero delle
Comunicazioni, inserendo la lingua sarda fra quelle delle minoranze
linguistiche alle quali garantire l’accesso. Il contratto, con validità
triennale, dal primo gennaio 2007 e fino al 31 dicembre 2009 norma le
iniziative del Ministero delle Comunicazioni e della RAI per la
valorizzazione delle istituzioni e delle culture locali. In particolare
prevede che, in stretta collaborazione con le Regioni, le Province
autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni, le Università e gli
Enti culturali, la Rai valorizzi e promuova nel piano delle sue
trasmissioni le culture regionali e locali. La questione del rispetto
delle minoranze linguistiche attraverso i servizi di comunicazione si è
posta da tempo ed è stata recepita già trent’anni fa dalla legge n° 103
il cui art 6 stabiliva una riserva nelle trasmissioni per gruppi
portatori di specifici interessi compresi quelli delle minoranze
linguistiche. Per la mancata inclusione nel contratto nazionale di
servizio con la RAI della lingua sarda, la nostra isola era stta finora
esclusa. Restava così inoperante l’art 14 della legge regionale n° 26
”La Regione, nell'ambito di apposita legge di settore, contribuisce
finanziariamente, anche attraverso convenzioni e partecipazioni
societarie, alla produzione ed alla diffusione di programmi radiofonici
e televisivi, nonché a pubblicazioni su testate giornalistiche in lingua
sarda.” Nel dibattito culturale sulla tutela della lingua sarda da
sempre si è espressa l’esigenza fondamentale della diffusione attraverso
i media, infatti, se la lingua non viene diffusa nelle modalità potenti
e ampie consentite dalla emissioni radiofoniche e televisive, non appare
sufficiente alla sua tutela nessuna delle altre azioni previste dalla
normativa. La vera tutela alla lingua viene dal suo reale utilizzo nei
contesti significativi della comunicazione. Così come avveniva per le
lingue minoritarie delle regioni finora meglio tutelate della nostra, ci
riferiamo alle zone dei confini internazionali e al ladino, l’articolo
11 del Contratto nazionale di servizio fra Ministero della Comunicazione
e RAI, grazie all’emendamento dell’On. Antonio Satta, consente anche
alla Sardegna l’attivazione di convenzioni per la diffusione della
lingua sarda. Lo stesso articolo prevede un’ azione di promozione da
parte della RAI, e le convenzioni potranno riguardare sia l’ ambito
regionale, che provinciale o comunale, mentre gli oneri potranno essere
in tutto o in parte a carico degli Enti interessati. Non ci sono quindi
più giustificazioni per nessuno ed evidente che, a questo punto, la
responsabilità delle azioni per la realizzazione di programmazioni
radiofoniche e televisive in lingua sarda è in capo soprattutto alla
Regione Sardegna. Che quella delle comunicazioni televisive e
radiofoniche in limba fosse una delle questioni centrali per le
minoranze linguistiche era stato di recente recepito dalla legge
nazionale 482 del 1999 che appunto prevedeva la possibilità di
stipulare convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e la società
concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, per trasmissioni
giornalistiche o programmi nelle lingue ammesse a tutela; la stessa
legge per le stesse finalità prevedeva che le regioni possano stipulare
appositi accordi anche con emittenti locali. |
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