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Lingua-cultura sarda : Competenze delle  Scuole autonome, delle Regioni e dello Stato nella costruzione del curricolo scolastico

 

 

Ad esaltazione del ruolo territoriale nell’organizzazione del servizio scolastico, importanti competenze sono state trasferite alle Regioni, agli EE.LL. e alle Scuole. Solo decentramento gestionale o  esigenza di raggiungere gli standard formativi europei  a partire dal contesto e dai  reali bisogni? Finita l’era dei programmi nazionali,  le scuole autonome gestiscono anche il 15% del curricolo. Per l’insegnamento della lingua sarda, che  qui si vuole affrontare, la L.R. n° 26, dal 1997, finanzia progetti a richiesta con risorse limitate. E’andata oltre la L.N.n° 482/’99 che riconosce la “lingua” sarda fra le lingue delle minoranze storiche “da tutelare”. L’applicazione della normativa di tutela parte dalla Provincia. L’art. 4, recita “nelle scuole materne… l’educazione linguistica prevede, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado è previsto anche l’uso della lingua della minoranza come strumento di insegnamento.” Sono le istituzioni scolastiche, anche sulla base delle richieste dei genitori, a deliberare le modalità di svolgimento delle attività di insegnamento della lingua e delle tradizioni culturali delle comunità locali, stabilendone i tempi e le metodologie, nonché le modalità di valutazione degli alunni. La L.N. 53/2003 all’art.2 lett.l, stabilisce che “i piani di studio personalizzati, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale, e prevedono una quota, riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali.” Il riconoscimento di uno spazio per l’espressione di interessi legati alle realtà locali, significativo per le regioni autonome che così vedono ampliarsi il concetto di autonomia, lo è tanto più per quelle con minoranze linguistiche che trovano, insieme alle possibilità date dalla legge 482/99, la giusta collocazione curricolare ai contenuti culturali di interesse locale.

Dunque, nel rispetto dell’autonomia metodologica, didattica e organizzativa delle singole istituzioni scolastiche, il curricolo va costruito nell’ambito di una progettualità rispettosa dell’identità linguistico-culturale regionale. In Sardegna, la proposta di legge della G.R. sul’istruzione e la formazione professionale, attualmente in aula, all’art 16 prevede infatti ” La Regione… tutela, valorizza e sostiene, a partire dalla scuola dell’infanzia, la conoscenza del patrimonio culturale,storico, artistico, ambientale e linguistico della Sardegna, nel rispetto delle capacità linguistiche iniziali di ciascuno, operando per un loro graduale ampliamento.

A tal fine la Regione definisce con proprie indicazioni  gli obiettivi formativi coerenti con gli aspetti culturali  e linguistici della Sardegna ad integrazione di quelli  stabiliti con legge statale  e sostiene i seguenti interventi: -formazione e aggiornamento degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, sia su  iniziativa delle scuole che in relazione  a specifici progetti regionali, da svolgersi in collaborazione con le due Università della Sardegna, la direzione scolastica regionale, l’IRRE, e l’associazionismo professionale docente - ricerca, studio, sperimentazione didattica e progettazione curricolare  relativa alla quota regionale nel quadro di una gestione  unitaria e integrata della formazione-produzione di specifici materiali e sussidi didattici- raccolta, catalogazione, diffusione  in rete di quanto realizzato  dalle istituzioni scolastiche, dai centri  regionali di formazione professionale, e dalle agenzie formative accreditate in riferimento alla cultura materiale e immateriale e alla lingua del popolo sardo.”

Se prioritaria è la definizione della quota spettante alle Regioni bisognerebbe iniziare ad elaborare, anche sulla base di esperienze qualificate, le indicazioni regionali. A partire dall’influenza che la “lingua-cultura negata”può avere, non solo sulla motivazione ma sull’istruzione e sul senso civico dei giovani, sulla loro capacità di leggere i dati socio-economici e i fenomeni culturali del contesto sia rispetto allo specifico che alla dimensione globale. L’obiettivo è un sistema scolastico di formazione in continuità,  dove apprendere riflettendo su ciò che appartiene all’ambiente e all’immaginario, tradizione e modernità, umanesimo e scienza, luogo formativo e motivante di relazioni vitali col contesto. Rispetto all’età e alle situazioni cognitive e culturali vanno costruiti i curricoli, coerentemente con gli obiettivi regionali.

Le azioni delle scuole autonome dovranno integrarsi in un’elaborazione condivisa e coerente che, a partire dalla rete culturale sul territorio,  costruisca gli strumenti per una comunicazione senza barriere. Con l’impegno di tutti, può essere questa l’occasione di una nuova stagione per il  diritto allo studio e alla formazione. Consapevoli delle nostre specificità, potremo anche meglio accogliere le culture altre che costituiscono l’universo plurilingue dell’immigrazione, anch’esso, com’è accaduto a quello sardo, spesso accanto, ma senza parola.

 

Mariella Marras