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Ragioni di una didattica  plurilingue e multiculturale

di Mariella Marras

 

                                                             

Il problema dei saperi scolastici in relazione ai modi di vita.

 

La quantità degli apprendimenti scolastici, le cose  e i modi in cui apprendono i ragazzi oggi,  sono da interpretare anche in ragione del cambiamento dei modi di intendere la cultura da parte dei giovani in relazione ai mutati modi di vivere nella nostra società.

Un dato influente sono gli spostamenti e i flussi di popolazione fra continenti, fra zone marginali e zone centrali, fra paesi e città che sono spesso  espressione di tentativi di compensazioni fra sviluppo e sottosviluppo, fra zone della miseria e zone della ricchezza.

Altro dato rilevante sono i cambiamenti dei modi di comunicare, intesi non solo nella loro dimensione di continua evoluzione tecnologica ma anche nelle trasformazioni di lingue e linguaggi che esse inducono.

Come influiscono gli incontri, i viaggi, gli spostamenti, i trasferimenti, le messaggerie di posta elettronica, internet, in genere gli effetti della globalizzazione e del nuovo contesto europeo, sui modi di apprendere le lingue?

I contenuti poi aumentano in maniera esponenziale dando la consapevolezza dell’impossibilità di padroneggiarli tutti.

La quasi-cultura, il quasi-alfabetismo, la quasi istruzione che sembrano connotare oggi gli assetti culturali di tanti giovani possono  essere interpretati come punti di non ritorno dell’alfabetizzazione impossibile se si rimane ancorati ai parametri tradizionali del sapere o possono evolvere ed essere funzionali ai bisogni del mondo odierno se l’approccio al sapere nella scuola di base riesce a tener conto dei cambiamenti in atto. La scuola, soprattutto quella obbligatoria ,di base, che deve garantire la costruzione dei diritti di cittadinanza, si trova di fronte al grande problema di come orientare e governare la sua azione per ottenere esiti spendibili nella vita di tutti i giorni, da tutti.  L’aumento smisurato dei contenuti di sapere pone oggi  soprattutto la scuola primaria  di fronte alla scelta importante fra quantità e qualità, fra tanto e forse un po’ superficiale o poco ma raffinatamente approfondito. Consapevoli del rischio di posizioni di retroguardia, si può osservare che anche il concetto di qualità si evolve col tempo, e ci si domanda anche se esso non possa cambiare da un campo disciplinare all’altro.

Bisognerebbe capire cosa sia oggi la qualità e se una componente di pragmatismo, di saper fare, di saper interpretare e gestire l’integrazione a scuola ad esempio, aggiunga o tolga qualità. Qualità a cosa, qualità di cosa?

Raffaele Simone in una intervista  sostiene che forse il mondo dell’educazione linguistica potrebbe un poco abbassare la bandiera  a vantaggio di altre forme culturali.

Potremmo aggiungere che il mondo del monolinguismo potrebbe cedere spazi al plurilinguismo, che una grammatica non è più sufficiente per interpretare il mondo sempre più sfaccettato in regioni e sempre più interconnesso da flussi di comunicazione, (eppure ancora sconquassato dalla guerra).

 

 

Il mondo colorato

Relativamente alle lingue, nella scuola italiana, a partire dalla scuola dell’infanzia il problema è radicalmente cambiato in questo ultimo ventennio da quando i flussi dell’immigrazione hanno aggiunto altre presenze linguistiche alle tradizionali forma di bilinguismo storicamente presenti nel territorio nazionale. I dati di Caritas dicono di 827.416 cittadini extracomunitari presenti in Italia; i dati relativi alle scuola dicono che oltre il 60% delle scuole elementari ha una percentuale di bambini stranieri superiore al 10%.    

Il nostro mondo è un mondo colorato che esige la ricontestualizzazione dello slogan “ dalla lingua ai linguaggi”anche sulla base degli assetti linguistici attuali e dei repertori linguistici possibili e funzionali alla comunicazione oggi.

 

L’evoluzione delle lingue

Recenti esperienze riportate dal Giscel ci dicono di evoluzioni linguistiche legate al contatto fra lingue, segni di cambiamenti di consuetudini legate a contiguità linguistiche fra lingue/dialetti/altre lingue;

- la varietà linguistica più usata, quella centrale, si arricchisce di forme e parole provenienti dai registri informali o di altre lingue o dialetti

- varietà più formali e staccate dall’uso e dalla comprensione comune  

vengono sostituite da varietà medio-alte o più consone all’uso medio.

-si affermano insiemi sempre più evidenti di produzioni miste, caratterizzate dalla mescolanza di codice, dal cambio, dalla sostituzione di parti all’interno dell’enunciato, del sintagma, della parola (in sostanza l’affermazione del mistilinguismo)

- si incrementano i prestiti in particolare dalla lingua inglese

-l’uso didattico parallelo di due lingue consente di utilizzare strategie ad alto potenziale di apprendimento

- si acquisisce una dimensione pragmatica con un ampio ventaglio di possibilità operative

- si afferma la centralità del linguaggio verbale

 

 

E l’azione didattica?

Dalle osservazioni precedenti nasce l’esigenza di nuove consapevolezze sui bisogni di formazione linguistica dei giovani d’oggi e quindi di azioni didattiche coerenti con gli assunti culturali attuali e adeguate a

- favorire la comunicazione e l’integrazione

- ad approfondire la conoscenza delle lingue attraverso l’uso

- a favorire tutte le situazioni in cui lo scambio consenta un apprendimento naturale delle lingue

- a creare climi scolastici attivi e cooperativi dove l’uso della lingua o i prestiti e gli scambi siano funzionali al raggiungimento degli obiettivi comuni  

- a  favorire una apprendimento non distaccato dal senso della conquista dello strumento rispetto alle esigenze individuali e sociali

- a dare la consapevolezza che la variazione linguistica serve anche ad esprimere meglio e a capire meglio (es. gli inserti linguistici regionali o dialettali o in altre lingue) 

- aumentare la creatività linguistica; ciò è reso possibile dagli spazi misti (nuove connessioni che permettono di combinare in modo infinito pezzi finiti).