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A ita serbit sa lìngua sarda in sa scola pùblica

 

di Oreste PILI

 

                                                             

   

1 Innantis de comentzai a fueddai de lìngua sarda, tocat a ponni in craru ita boleus nai cun s’espressada lìngua sarda/ Prima di iniziare a parlare di lingua sarda è necessario chiarire cosa intendiamo con l’espressione lingua sarda.

 

2 A parrimentu nostu sa lìngua sarda est una lìngua a duas (macro) bariedadis literàrias chi tenint – e depint tenni – sa matessi dinnidadi: su Campidanesu e su Logudoresu/ A nostro avviso la lingua sarda è una lingua con due (macro)varianti letterarie che hanno  – e devono avere –  la stessa dignità: il Campidanese e il Logudorese.

 

3 Po ponni ancora de prus in craru sa chistioni, po bariedadi campidanesa, o Campidanesu, boleus nai su Campidanesu generali (o comunu) imperau in poesia prus che totu de is cantadoris campidanesus/Per variante Campidanese, o Campidanese, intendiamo  il Campidanese generale (o comune) usato in poesia soprattutto dai cantadoris campidanesi. Po bariedadi Logudoresa boleus nai su Logudoresu generali (o comunu) imperau in poesia, prus che totu de is cantadoris logudoresus/ Per variante Logudorese intendiamo il Logudorese generale (o comune) usato in poesia soprattutto dai cantadoris logudoresi.

Duncas de imoi innantis espressadas che lìngua sarda o sardu inditant ambaduas is bariedadis o chistionis chi ddas pertocant/ Dunque di seguito termini quali lingua sarda o sardo indicano entrambe le varianti o argomenti comuni alle stesse.

 

4 A intrai sa lìngua sardu in sa scola pùblica bolit nai a ferri a  medas chistionis de importàntzia manna, chi sunt didàticas, culturalis, sotzialis, polìticas, stóricas e de lei. In prus una chistioni podit essi a  sa própiu ora didàtica e culturali o, po nai, sotziali e polìtica, comenti eus a biri. /Introdurre la lingua sarda nella scuola pubblica significa toccare argomenti di grande importanza, che sono di natura didattica, culturale, sociale, politica, storica e legale. Inoltre un dato argomento può essere, al contempo, di natura didattica e culturale, o, per dire, sociale e politica, come avremo modo di vedere.

 

5 A intrai sa lìngua sarda in sa scola pùblica serbit/ Introdurre la lingua sarda nella scuola pubblica serve:

a) a ponni a menti a sa lei / ad applicare la legge a sa Costitutzioni, po cumentzai (art. 6 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche); / la Costituzione, per cominciare (art. 6 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche); sa lei 482/99 de su Stadu (Art. 4 c.1 Nelle scuole materne dei comuni di cui all'articolo 3, l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado é previsto l'uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento);/La legge 482/99 dello Stato (Art. 4 c.1 Nelle scuole materne dei comuni di cui all'articolo 3, l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado é previsto l'uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento);/ sa Lei 26/97 de sa Regioni (art. 2 c. 1 Ai sensi della presente legge la Regione assume come beni fondamentali da valorizzare la lingua sarda – riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua italiana – );/ La Legge 26/97 della Regione sarda (art. 2 c. 1 Ai sensi della presente legge la Regione assume come beni fondamentali da valorizzare la lingua sarda – riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua italiana – );/ Risolutzioni del su Parlamentu Europeu apitzus de/ Risoluzione del Parlamento Europeo su una Carta comunitaria delle lingue e culture regionali e una Carta dei diritti delle minoranze etniche; adottata dal Parlamento Europeo il 16 ottobre 1981):Il Parlamento europeo,

1. si rivolge ai governi nazionali e ai poteri regionali e locali perchè, pur nella grande diversità delle situazioni e nel rispetto delle rispettive autonomie, pongano in opera una politica in questo campo che abbia una comune ispirazione e tenda agli stessi fini, e li invita:

a) nel campo dell' istruzione

- a consentire e a promuovere l'insegnamento delle lingue e culture regionali nell'ambito dei programmi ufficiali, dalla scuola materna fino all'Università;

 

- a consentire e a tener presente, per rispondere alle esigenze espresse dalla popolazione, l'insegnamento nelle lingue regionali nelle scuole di ogni ordine e grado con una particolare attenzione alla scuola materna, affinché il bambino possa parlare la sua lingua materna;

 

- a consentire dovunque nell’ambito dei programmi l’insegnamento della letteratura e della storia delle comunità interessate;

 

 

La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, che rappresenta il testo guida cui conformare le diverse leggi nazionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche. Adottato a Strasburgo il 5 novembre 1992 (Art. 8 Insegnamento

1) In materia di insegnamento le Parti si impegnano, per ciò che concerne il territorio nel quale queste lingue sono praticate, secondo la situazione di ciascuna di queste lingue e senza pregiudizio dell’insegnamento della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato, a:

a1) prevedere un’istruzione prescolare assicurata nelle lingue regionali o minoritarie;

 

a2) prevedere che una parte sostanziale dell’istruzione prescolare sia assicurata nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

a3) applicare una delle misure previste sotto i punti a1) e a2) di cui sopra almeno agli allievi le cui famiglie lo desiderino ed il cui numero è reputato sufficiente; o

 

a4) se i poteri pubblici non hanno competenza diretta nel campo dell’istruzione prescolare, favorire e/o incoraggiare l’applicazione delle misure previste dal punto a1) e a3) di cui sopra;

 

b1) prevedere un insegnamento primario assicurato nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

b2) prevedere che una parte sostanziale dell’insegnamento primario sia assicurato nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

b3) prevedere, nel quadro dell’istruzione primaria, che l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie faccia parte integrante del curricolo; o

 

b4) applicare una delle misure previste dal punto b1) al punto b3) di cui sopra almeno agli alunni le cui famiglie lo desiderino ed il cui numero sia reputato sufficiente;

 

c1) prevedere un insegnamento secondario che sia assicurato totalmente nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

c2) prevedere che una parte sostanziale dell’insegnamento secondario sia assicurata nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

c3) prevedere, nel quadro dell’istruzione secondaria, l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie come parte integrante del curricolo; o

 

c4) applicare una delle misure previste dal punto c1) al punto c3) di cuisopra almeno agli alunni che lo desiderino - o all’occorrenza, le cui famiglie lo desiderino - in numero reputato sufficiente;

 

d1) prevedere un insegnamento tecnico e professionale che sia assicurato nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

d2) prevedere che una parte sostanziale dell’insegnamento tecnico e professionale sia assicurata nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

d3) prevedere, nel quadro dell’istruzione tecnica e professionale, l’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie come parte integrante del curricolo; o

 

d4) applicare una delle misure previste dal punto d1) al punto d3) di cui sopra almeno agli alunni che lo desiderino - o all’occorrenza, le cui famiglie lo desiderino - in numero reputato sufficiente

 

e1) prevedere un insegnamento universitario ed altre forme di insegnamento superiore nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

e2) prevedere lo studio di queste lingue, come discipline di insegnamento universitario superiore; o

 

e3) se, a causa del ruolo dello Stato, riguardo agli stabilimenti di insegnamento superiore, i punti e1) e e2) non possono essere applicati, incoraggiare e/o autorizzare l’istruzione di un insegnamento universitario o di altre forme di insegnamento superiore nelle lingue regionali o minoritarie, o di mezzi che permettano di studiare queste lingue all’università od in altri stabilimenti di insegnamento superiore;

 

f1) prevedere disposizioni perché siano svolti corsi di istruzione degli adulti o di istruzione permanente assicurati principalmente o totalmente nelle lingue regionali o minoritarie; o

 

f2) proporre queste lingue come discipline dell’istruzione degli adulti e dell’istruzione permanente;

 

f3) se i poteri pubblici non hanno competenza diretta nel campo dell’istruzione degli adulti, favorire e/o incoraggiare l’insegnamento di queste lingue nel quadro dell’istruzione degli adulti e dell’istruzione permanente;

 

g) prendere disposizioni per assicurare l’insegnamento della storia e della cultura delle quali la lingua regionale o minoritaria è l’espressione;

 

h) assicurare la formazione iniziale e permanente degli insegnanti necessaria alla messa in opera dei paragrafi da a) a g) accettati dalla Parte;

 

i) creare uno o più organi di controllo incaricati di seguire le misure pres ed i progressi realizzati nell’istituzione o nello sviluppo dell’insegnamento delle lingue regionali o minoritarie e di redigere su questi punti rapporti periodici che saranno resi pubblici.

 

2) In materia di insegnamento e per ciò che concerne altri territori da quelli sui quali le lingue regionali o minoritarie sono tradizionalmente praticate, le Parti si impegnano ad autorizzare, incoraggiare o istituire, se il numero dei locutori di una lingua regionale o minoritaria lo giustifica, un insegnamento nella o della lingua regionale o minoritaria agli stadi appropriati dell’insegnamento.

 

b) a no lassai sa scola tropu atesu de su fitianu/ A non tenere la scuola lontana dalla realtà quotidiana; tocat chi acabit su dannu chi eus sèmpiri connotu: totu su chi imparaus foras de scola (su sardu, sa geografia, sa stòria, sa mùsica, s’arti, is sciéntzias naturalis e sotzialis de su logu, sa manera de bii sa cosa, sa manera de s’atobiai a pari etz.. ) no balli nudda ca est foras de sa scola / deve finire la sciagura che tutto ciò che si apprende fuori dalla scuola (il sardo, la geografia, la storia, la musica, l’arte, le scienze naturali e sociali locali, la filosofia della vita, i rapporti umani ecc.) non ha nessun valore in quanto fuori dalla scuola

 

c) a essi sa scola prus pagu bìrdia e prus meda mamai / a fare in modo che la scuola sia meno matrigna e molto più mamma; sa scola depit callentai diaderus su pipiu e su studianti amostendiddis ca su chi intendint, bint, tocant, fragant in  domu insoru e in sa bia, ddu intendint, bint, tocant, fragant in  scola puru. / La scuola deve scaldare davvero il cuore del bambino e dello studente mostrando loro che ciò che sentono, vedono, toccano, odorano in casa loro e nella strada, sentono, vedono, toccano, odorano anche a scuola.

 

d) a donai a totu is pipus e studiantis sa matessi possibilidadi /a dare a tutti i bambini e studenti le stesse possibilità (Su Presidenti Soru at nau in s’atóbiu de Paulilatino de su 5 de maju de ocannu ca is cuncursus regionalis ant a essi in sardu puru. Duncas poita no donai a totu is pipus e studiantis sa matessi possibilidadi?/ Il Presidente Soru ha affermato nel Convegno sulla lingua sarda tenutosi il 5 maggio di quest’anno a Paulilatino che i prossimi concorsi regionali prevederanno anche la prova di sardo. Dunque perchè non dare la stessa possibilità a tutti?)

 

e) a fai sa scola praxìbili/ a creare una scuola divertente.  A su chi apu pótziu biri is studiantis funt meda prexaus candu nc’est s’ora de sardu me scola. Sa scola praxit de prus. Duncas su sardu serbit fintzas contras de su sperditziamentu de is studiantis/ A ciò che ho potuto appurare gli studenti gradiscono l’ora di sardo. La scuola piace di più. Il sardo ha una funzione di tutto rispetto contro la dispersione scolastica.

 

f) a fai unu pòpulu arricu e a  unu/creare un popolo linguisticamente ricco e unito. ca duas lìnguas arricant prus de una /poiché conoscere due lingue arricchisce più che conoscerne una;

 

g) a imparai mellus s’italianu /apprendere meglio l’italiano. Ita cosa candu fueddaus in italianu nci poneus, faddendi, s’acusativu prepositzionali a? es.: Ho visto a Maria. De seguru ca in sardu naraus apu biu a Maria e duncas sena de si nd’acatai, ndi intraus in s’italianu arrogus de sintassi sarda. Difatis in sardu schetu tocat a nai apu biu a Maria = ho visto a... Maria. Sa scola, duncas, at a arrennesci a fai imparai mellus s’italianu a su piciocu, e, su chi prus contat, farendisiddu a cumprendi, feti si s’italianu e su sardu, ant essi seberaus e postus faci a pari. Si po contras su sardu ddu aguantaus cuau, comenti chi fessit bregùngia, intzandus fatu fatu nd’at a essiri a pillu e si nci at a stichiri aìntùru de sa prupa de s’italianu strupiendiddu, comenti est acontéssia finas a imoi. Custa manera de ponni faci a pari  su sardu e s’italianu, dda cuntzillant a is studiantis de su master Approcci interdisciplinari nella didattica del sardo, chi fait prof. Eduardo Blasco Ferrer  e chi at scritu, pagu in s’ora, unu libureddu intitulau, labai labai, sardo e italiano a confronto (ed. CUEC 2007) / Come mai quando parliamo in italiano usiamo, sbagliando, l’accusativo preposizionale a  Ho visto a Maria? < Perchè trasportiamo dal sardo all’italiano, senza rendercene conto, una fetta di sintassi sarda. Infatti in sardo corretto bisogna dire apu biu a = ho visto a... (se l’oggetto che abbiamo visto è una persona). La scuola, quindi, riuscirà a far apprendere meglio, e con cognizione di causa, l’italiano se l’italiano e il sardo, verranno separati e confrontati. Se invece il sardo continuerà a essere tenuto nascosto, come qualcosa di cui vergognarsi,  allora affiorerà di tanto in tanto nei discorsi dei parlanti sardi ma solo per intromettersi dentro la struttura dell’italiano in funzione eversiva e non costruttiva, come finora è avvenuto.

Questo metodo confrontativo, tra l’altro, viene consigliato agli studenti frequentanti il master universitario Approcci interdisciplinari nella didattica del sardo, tenuto dal prof Eduardo Blasco Ferrer, autore, di un recentissimo libriccino, intitolato, guarda caso, sardo e italiano a confronto (ed. CUEC 2007)

 

h) ca sa scola no at a permiti chi su sardu si sperdat de s’ora chi totus dd’ant a studiai/ serve in quanto la scuola non permetterà che il sardo si estingua, dal momento che tutti lo studieranno.

 

i) ca at a acabai ònnia forma de aborrescidura, chi ancora oi in su 2007 s’agatat, contras a chini fueddat in sardu / Cesserà ogni forma di discriminazione e intolleranza, registrata ancora oggi nel 2007, nei confronti di chi si serve del sardo.

 

 

15 OTTOBRE 2007