La scuola, la lingua e la cultura sardedi Rinaldo Rizzi |
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La legge del 20.12.1999 n. 482 nell’ambito dell’azione di valorizzazione delle lingue parlate dalle minoranze, ha riconosciuto e inserito anche il sardo e il catalano fra le “lingue” usate dalle minoranze storiche, da valorizzare. Il D.P.R. del 8.03.1999 n. 275, ha introdotto nella Scuola la normativa dell’Autonomia, didattica, organizzativa, amministrativa. La Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha dato dignità costituzionale all’autonomia funzionale della scuola, al pari delle altre istituzioni autonome della Repubblica. Il D. Ministeriale del 26.06.2000 n. 234 (art. 3 punto 2) ha affidato il 15% dell’orario scolastico annuale all’autonomia della scuola, quale spazio per una progettazione curricolare indipendente dai dettami nazionali. La Legge del 28.03.2003 n. 53 (art. 2, lett. l) e il D. Leg. del 19.02.2004 n. 59 (art.7, punto1 e 10, punto1) hanno riservato alle Regioni una quota “relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali” nei P.S.P. (Piani di Studio Personalizzati).
Il Parlamento nazionale ha quindi attribuito alle Regioni, alla Scuola dell’Autonomia e agli Enti Locali (Comuni e Province) uno spazio di propria responsabilità per il recupero e la valorizzazione della cultura e della storia regionale e locale nonché per azioni di inserimento, recupero e sostegno maggiormente coerenti con le problematiche locali. Questo significa per la Sardegna il compito ed il dovere delle istituzioni locali (Regione, Scuola ed EE.LL.) di riconoscere e valorizzare, oltre alla cultura e alla storia, la dignità della lingua sarda (e del catalano ad Alghero) all’interno del “curricolo scolastico obbligatorio”.
A questo punto si impongono alcune considerazioni e vengono ovvie alcune domande.
1) Quanto di questo spazio di libertà e di responsabilità politica, istituzionale e sociale è stato finora accolto ed assunto dalle Scuole, dalle forze politiche e dalle Amministrazioni locali?
2) Nel Friuli Venezia Giulia, la Regione, la Direzione dell’Ufficio Scolastico Regionale e l’Università di Udine hanno, dall’anno scolastico 2002/3, concordato e posto in essere un programma di intervento nelle scuole (monitoraggio della domanda, aggiornamento dei docenti, finanziamento e attivazione didattica) per lo sviluppo della rispettiva lingua, friulana o slovena, nelle zone definite dagli EE.LL. (data la complessità della articolazione etno-linguistica). In Sardegna finora tutto è stato lasciato alla libera iniziativa delle istituzioni scolastiche. Non pare sia urgente l’esigenza di recuperare il tempo già perduto?
3) Nel dibattito nazionale si vocifera di accorpare/sostituire la quota del 15% riconosciuta all’autonomia scolastica con la futura quota regionale, peraltro da definire. Non parrebbe questo un nuovo arretramento centralistico? Semmai va discussa e concordata in tempi brevi la percentuale, oltre a quella riconosciuta alla Scuola Autonoma, che deve essere riservata alla Regione.
4) Il problema comunque non è solo politico e culturale generale ma è anche più specificatamente professionale e quindi di fondamentale interesse per la scuola. a) la Scuola deve aspettare dalla Regione le direttive per la tutela della lingua e della cultura sarde o non può invece avviare pratiche diffuse partendo dal suo 15% dell’orario annuale che a lei è totalmente riservato? b) Non spetta innanzitutto alla Scuola avviare un confronto diffuso sui contenuti da inserire negli “obiettivi formativi” del “curricolo regionale” e in quale rapporto sia opportuno questo si ponga con la quota curricolare autonoma della Scuola? Ciò al fine di evitare che la Regione imponga dall’alto, senza un coinvolgimento della scuola attiva, un curricolo regionale. c) L’introduzione della storia e della cultura della Sardegna deve essere svolta come una appendice (un opuscolo da aggiungere al libro di testo nazionale) o deve diventare parte integrante di un modo nuovo, interattivo e globale, di approccio al curricolo storico-culturale? d) Il problema della utilizzazione della lingua sarda va assunto come nuova imposizione dall’alto o è opportuno faccia parte di un progetto democratico e organico di riconoscimento della lingua materna a partire dal quale, fin dalla Scuola dell’Infanzia, ci si proponga, insieme al recupero del sardo, una prospettiva plurilinguistica ed interculturale?
5) Rispetto all’attuazione della legge 482/1999, che attribuisce molta responsabilità dell’iniziativa sull’insegnamento della lingua materna a Scuola, alle Province, c’è comunque urgenza di una nuova legislazione regionale, essendo la normativa di “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua nella Sardegna” antecedente (L. reg. del 15.10.1997 n. 26) e quindi superata e inadeguata. Può la discussione esser lasciata solo ai componenti il Consiglio regionale?
6) Si aprono dunque una serie di problemi: - L’introduzione della lingua sarda deve essere una scelta opzionale, facoltativa o una inclusione obbligatoria e generalizzata nel curricolo? - Come impostare l’aggiornamento/formazione linguistica, storica e didattica degli insegnanti e riconoscerne la competenza professionale? - Come e a chi deputare in Sardegna la predisposizione dei materiali e dei sussidi per l’avvio di questa nuova “era pluralistica e democratica” della istruzione e formazione nel nostro Paese in un nuovo rapporto fra Stato, Regioni e territorio? - Come predisporre la sperimentazione e la valutazione/validazione degli obiettivi e delle proposte di curricoli ad hoc?
Su tutto questo ed altro ancora, è fondamentale che cresca nelle scuole e, attraverso la loro azione, si allarghi ed affermi un confronto pubblico perché questa nuova opportunità di “diritto alla cittadinanza” e di “formazione democratica”, che non può che partire dal pieno riconoscimento della lingua materna e delle specificità ambientali e socio-culturali, si affermi e non venga dispersa in un’azione politica, cultura e professionale gattopardesche. Al fine di alimentare ed approfondire un confronto e una riflessione diffusa s’avanza l’invito ad intervenire. Con i contributi è aperta una apposita rubrica nel sito regionale dell’associazione pedagogico professionale M.C.E. (Movimento di Cooperazione Educativa) della Sardegna www.mce-fimem.it/sardegna. I contributi vanno inviati a rinrizz@tin.it o via fax al n. 070.6848726.
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