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Gli spettri di Simone |
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(…Se a scuola internet rende stupidi) Con quali mezzi Raffaele Simone avrà scritto il suo articolo apparso su “la Repubblica” del 12 gennaio? Con la penna d’oca? O con la stilografica? O con l’Olivetti Lettera 22? Quella diabolica macchina che Montanelli portava sempre con sé? No! Non ha utilizzato questi strumenti! Ma il suo PC! E il pezzo poi non l’avrà affidato al fedele servo o alla diligenza postale e neppure alla buca delle lettere! Ma alla posta elettronica! Con un semplice click! Ne consegue che Raffaele Simone è… uno stupido! E’ il titolo del suo pezzo: Se a scuola internet rende stupidi. Già ho avuto modo di avanzare rilievi alla sua Terza fase, forme del sapere che stiamo perdendo, del 2006: un testo per molti versi splendido per analisi e documentazione, ma inaccettabile per le posizioni assunte! I saperi sono sempre soggetti a una sorta di progressiva entropia, e questo è notorio, ma non ne sono responsabili i mezzi del leggere/scrivere: le ragioni sono altre e vanno ricercate nel sociale, nelle scelte politiche, negli alti e bassi che la cultura – anzi le culture – che determinati contesti producono e/o subiscono. Inutile ricordare che la carta o i caratteri mobili di Gutenberg permisero una diffusione della lingua scritta e un accesso alla cultura molto più rapidi di quanto avveniva con i codici e con gli amanuensi. Inutile ricordare che la lingua scritta nelle civiltà antiche era privilegio di pochi e aveva un qualcosa di sacrale! Del resto è la stessa Bibbia che ci ricorda che all’inizio fu il Verbo! La potenza della parola, della lingua orale per migliaia di anni, poi scritta, per altre centinaia di anni, fu solo per pochi fortunati. La lingua è stata per secoli strumento di potere! Le leggi e i testi religiosi dettavano comportamenti e imponevano vincoli! La sacralità della scrittura! E delle Scritture! E la diffusione del leggere/scrivere è segno di un potere prima eroso, poi di un potere partecipato, poi ancora della diffusione della democrazia! Ma oggi che cosa significa dire che internet rende stupidi? Non credo che Simone sia diventato tale perché usa il PC e non credo che non acceda a Internet! Il suo pezzo non sarebbe mai giunto a “la Repubblica”! E i suoi libri non avrebbero mai visto la luce! Il discorso è un altro: che uso facciamo di internet e che uso ne facciamo fare ai nostri alunni? E’ ovvio che, se internet funziona solo come rapido accesso a un testo di Cicerone bellamente – o malamente – tradotto, il nostro alunno prenderà tutti dieci ma non imparerà mai il latino! Ma ciò non significa che il web non ci consenta un accesso rapido e ragionato a mille fonti in tempi ristretti! Ovviamente si tratta di fonti da sottoporre a mille controlli, ma ciò non comporta la delegittimazione del web. Del resto anche le ricerche su fonti solamente cartacee presentavano, e presentano, mille insidie! Ma Simone punta il dito esplicitamente sulle lavagne interattive e sull’iPad! Mah! E ne spiega anche le ragioni: le prime sono un gadget inutile e fragilissimo; il secondo ha un appeal a cui è difficile resistere! E – guarda caso – si tratta proprio del valore aggiunto che queste strumentazioni ci offrono. Come dire che tra la penna con il pennino e la biro non c’è alcuna differenza, perché ambedue permettono di scrivere! Ma chi tornerebbe al pennino e alla boccetta di inchiostro? Tanto più che non sono tascabili! D’altra parte nessuno di noi potrebbe pensare che una semplice strumentazione, per quanto avanzata sia, garantisca di per sé un apprendimento significativo! Allora anche la lavagna di ardesia può lasciare il tempo che trova! E il nostro piccolo Cicerone chissà quante tavolette di cera avrà consumato prima di diventare Cicerone! Se avesse avuto una Lim chissà che cosa sarebbe diventato! E se avesse avuto un PC, sai quante orazioni avrebbe tenuto, per la disperazione dei nostri studenti liceali! E’ retrivo non avvertire i vantaggi che le nuove strumentazioni offrono, purché vengano convenientemente usate! Anche perché i nostri bambini smanettano fin dalla più tenera età e insistere in aula con il gessetto e il pennino li renderebbe soltanto nevrastenici! Ma c’è un secondo aspetto che vorrei segnalare nell’articolo di Simone: il volere associare le nuove tecnologie con le riforme degli anni Settanta! Una deriva gelminiana? La Gelmini vedeva nel Sessantotto tutte le disgrazie della nostra scuola! Dice esplicitamente Simone: no ai test, no alle misurazioni oggettive, no agli obiettivi didattici; no all’istruzione programmata! Forse voleva dire no alla programmazione didattica, perché l’istruzione programmata ha a che fare con le macchine per insegnare di Presse e Skinner: che sono un’altra cosa e non hanno mai avuto nulla a che vedere con la nostra scuola! E ora non so a cos’altro Simone direbbe di no! Insomma, è un gran peccato! Un insigne linguista qual è, potrebbe darci indicazioni su come lavorare oggi in aula con ragazzi che hanno i loro slang, che usano i cellulari e tante altre diavolerie dando luogo anche a nuove forme di linguaggio, che noi adulti a volte stentiamo a capire, ma con cui ci dobbiamo misurare. Il mezzo è il messaggio, diceva qualcuno – e Simone lo sa bene – e questi nuovi mezzi sollecitano e veicolano nuove forme di saperi, ma sono forme di saperi che stiano acquistando! E’ anche certo che certi saperi li stiamo perdendo, e oggi forse con una velocità maggiore rispetto a qualche decennio fa! E allora? Galileo ha mandato in soffitta Tolomeo! Einstein Newton! Per quanto riguarda la lingua, nessuno di noi può scrivere e pensare secondo i moduli manzoniani! Eppure Manzoni da sempre è stato assunto come una sorta di padre del corretto italiano! E ancora è vivo e vegeto nella nostra scuola! Comunque oggi nessuno dei nostri più quotati scrittori ha modelli a cui rifarsi! La lingua è in costante evoluzione e, se si perde qualcosa, è segno che stiamo acquistando qualcosa di nuovo! La lezione che ci viene dalle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Tic) è troppo importante, e vedere in queste una minaccia è solo cosa retriva! Del resto lo stesso Dante, quando volle promuovere il volgare, dovette ricorrere al latino! Altrimenti, chi l’avrebbe capito? E in effetti lo capirono in pochi e per tanti secoli fu considerato un verseggiatore fumoso e noioso! I viaggi nell’aldilà? Roba da medioevo! Solo con il Romanticismo abbiamo cominciato a capirne la grandezza! Le nuove forme di linguaggio che i nuovi media provocano sono funzionali alle ricerche che procedono con successo in tutti i campi della scienza! E la cultura digitale può promuovere anche forme più avanzate dell’insegnare/apprendere! Insomma non è internet che rende stupidi! Solo la stupidità alimenta se stessa!
Roma, 13 gennaio 2012 Maurizio Tiriticco
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