<  indietro

Pera e l’autonomia…  non solo della magistratura

 

Confesso che non mi ha sorpreso più di tanto l’attacco del Presidente del Senato al Consiglio Superiore della Magistratura: è l’ulteriore conferma della vocazione politica della attuale maggioranza, assolutamente sprezzante delle regole della democrazia e sempre orientata per vocazione al regime.

La spia di questo atteggiamento è ravvisabile nelle parole del Presidente soprattutto quando accusa il CSM di agire fuori della Costituzione e di voler dar vita ad una terza camera legislativa. Il che significa che per Pera, quando un organismo, una istituzione, un singolo cittadino esprime un suo parere su una iniziativa riformatrice della maggioranza, vorrebbe in effetti sostituirsi al Parlamento che, com’è noto, è l’unica istituzione a cui spetta il potere legislativo. Ed ovviamente tale sostituzione sarebbe da respingere! Il retropensiero di Pera è chiarissimo: non disturbate il manovratore!

Che questo sia il retropensiero di tutta l’attuale maggioranza ci è chiaro da sempre, ma la cosa gravissima è che un Presidente del Senato si faccia uomo di parte e paladino esplicito di un tale atteggiamento. Il CSM non ha operato nessuna invasione di campo, ha espresso tutte le sue perplessità – ed è suo dovere farlo – a proposito di una riforma della giustizia. D’altra parte, tale riforma può procedere comunque, perché la maggioranza la può realizzare con il voto parlamentare. Per tali ragioni il discorso di Pera non solo è assolutamente gratuito e non richiesto sotto il profilo costituzionale, ma sotto il profilo politico assume il peso di un macigno!

Emerge con estrema chiarezza la linea politica dell’attuale maggioranza, che è quella di procedere in tutti suoi disegni riformatori anche e sempre contro i rilievi, le critiche, i dissensi di quelle istituzioni e di quei soggetti che delle riforme sono i primi destinatari! Così è accaduto ed accade per tutte le riforme intraprese dall’attuale maggioranza, quali quella del lavoro, della giustizia, della scuola.

La cosa spaventa soprattutto quando pensiamo che dalla Costituzione del ’47 ad oggi la nostra Repubblica ha fatto passi da gigante sul terreno del rinnovamento di tutta la nostra organizzazione statuale, improntato al progressivo sviluppo di una sempre più diffusa iniziativa democratica, che in larga parte si concretizza nell’istituto della autonomia.

Con l’attuale maggioranza questo sviluppo è stato bloccato, e per di più con tutta una serie di sottesi equivoci di fondo: da un lato la vocazione neocentralizzatrice e autoritaria di Forza Italia e di AN, dall’altra la deriva secessionista della Lega. Ed in questo impasse uno sviluppo “normale” della prospettiva regionalista e delle autonomie risulta fortemente pregiudicato.

In questo scenario, ciò che può veramente contrastare il disegno conservatore ed antidemocratico dell’attuale maggioranza è una forte iniziativa delle autonomie, a tutti i livelli, della magistratura, delle Regioni, degli Enti locali, delle comunità territoriali nonché delle istituzioni scolastiche e formative.

La scuola e la formazione professionale non sono pezzi isolati di un insieme eterogeneo, sono parti attive di un sistema complesso che, in forza della Costituzione del ’47 e del 2001, si struttura e si configura come un sistema di autonomie. L’attacco continuo e forsennato contro il CSM non è diverso dalla arrogante invadenza di una riforma della scuola condotta contro il parere della stragrande maggioranza dei suoi operatori.

L’autonomia delle istituzioni che attendono all’istruzione e alla formazione dei nostri giovani è un fattore indispensabile per un rinnovamento reale dei curricoli all’interno di un sistema in cui poteri dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali e delle stesse istituzioni scolastiche e formative siano in un bilanciato equilibrio. A tutt’oggi questo equilibrio non c’è! La legge 53 e i decreti applicativi vanno oltre le competenze che la Costituzione affida allo Stato ed invadono competenze che sono delle istituzioni del territorio e delle scuole.

A questo proposito, si vedano le recenti posizioni assunte dalle Regioni nelle loro sedi istituzionali il 7 ed il 14 luglio scorso riguardo allo schema di decreto legislativo sul secondo ciclo. Si vedano le perplessità espresse da tanti parti delle associazioni sia sullo schema di decreto che su un possibile anticipo della riforma del secondo ciclo a partire dal prossimo settembre, contrabbandato come sperimentazione.

Insomma, esiste una reale sintonia tra l’autonomia della magistratura e l’autonomia dell’istruzione. Come la magistratura fa sentire la sua voce contro l’invadenza di un ministro della giustizia, la scuola fa sentire costantemente la sua contro l’invadenza di un ministro dell’istruzione.

E’ per tutto questo insieme di ragioni che andrebbe ribadito il concetto dell’Educazione come “quarto potere” di uno Stato moderno, accanto ai tre poteri disegnati dagli Illuministi, dell’Esecutivo, del Legislativo e del Giudiziario. E non è un’utopia, è una necessità derivante dal fatto che l’educazione oggi – a differenza di quanto accadeva nel Settecento – come la giustizia, interessa tutti i cittadini, come si suol dire, dalla culla alla tomba!

 

Roma, 19 luglio 2005

 Maurizio Tiriticco

 

stampa questa pagina  Stampa questa pagina