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Per un Invalsi tutto da rifare! |
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Molti insegnanti lamentano che le prove Invalsi non riflettono ciò che effettivamente si fa nelle classi, per cui tali prove o sono sottodimensionate o sovradimensionate rispetto agli obiettivi concreti che nelle singole classi si perseguono. Per non dire, poi, di quelle prove che presentano quegli errori marchiani che da tante parti sono denunciati. Il che non deve sorprendere per la semplice ragione che, in termini di finalità e di obiettivi, nelle scuole regna una gran confusione! Nel grado primario vi sono scuole che seguono le Indicazioni nazionali della Moratti (dlgs 59/04), altre che seguono le Indicazioni per il curricolo di Fioroni (dm 31/07/07), altre che ne hanno fatto un mix ed altre ancora che guardano ancora ai programmi dell’85! Nel grado della secondaria di primo grado vale ancora il mix Moratti-Fioroni nonché uno sguardo retrospettivo ai programmi del ’79! Nel biennio secondario superiore obbligatorio l’occhio va un po’ ai vecchi programmi, un po’ alle suggestioni – si fa per dire – del riordino gelminiano, un po’ alle indicazioni di cui ai decreti 139/07 e 9/10 che sollecitano la certificazione delle competenze relative a quattro assi culturali pluridisciplinari. In questa situazione di assoluta non chiarezza in merito sia a contenuti che a obiettivi di apprendimento, è ovvio che l’insegnante x si adoperi per raggiungere certi obiettivi e l’insegnante y per altri! Poi interviene l’esperto Invalsi che propone la prova ispirandosi a chissà quali obiettivi terminali: la confusione a monte vale anche per lui! In tale situazione, finché il Miur, in ordine alla sua precipua competenza costituzionale di dettare le “norme generali sull’istruzione” non indica, definisce e descrive con estrema chiarezza quali sono le competenze da raggiungere dalle classi da testare da parte dell’Invalsi, andremo sempre incontro ai pasticci che da alcuni anni già andiamo denunciando! E che nella giornata di ieri si sono ulteriormente ingigantiti! Per tutto questo insieme di ragioni, occorre evitare sia la politica dello struzzo, per cui non sarebbe accaduto nulla di grave, che quella del pannicello caldo, per cui domani sarebbe pur sempre un altro giorno. Assolutamente no! Anche e soprattutto perché gli stessi lavoratori dell’Invalsi denunciano la situazione di estrema precarietà in cui opera l’istituto. E allora provo a lanciare una proposta draconiana: non si parli più di prove Invalsi finché: a) il Miur non abbia indicato chiaramente gli obiettivi e le competenze che occorre testare; b) l’Invalsi non venga riordinato in modo tale che possa adempiere con successo ai suoi compiti. Su quest’ultimo punto, due sono le strade da seguire: a) conferire all’Invalsi uno statuto che lo veda come agenzia indipendente dal Miur (era la proposta di Visalberghi, mai considerata!); b) dotarlo di fondi adeguati ai suoi compiti e dare risposte concrete alle richieste del personale, quali emergono dalla mozione dello scorso 15 giugno. Potrei anche proporre una minibozza di decreto, così… un po’ per celia ma… non troppo: “Le attività dell’Invalsi relative alla valutazione degli apprendimenti degli alunni delle istituzioni scolastiche, come prescritto dalla legge delega 53/03 e successivi decreti e direttive, sono sospese fino a che non siano stati definiti dal Miur gli obiettivi e le competenze da testare e non sia stato riordinato l’istituto affinché possa svolgere in piena autonomia e con un alto tasso di scientificità il compito della valutazione di sistema”.
Roma, 22 giugno 2011 Maurizio Tiriticco
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