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Interveniamo: un invito al confronto dal Movimento di "cooperazione educativa"
I dati emergenti in questi giorni direttamente dal MIUR (70.000 ragazzini bocciati tra la prima e la seconda Media, di cui diecimila con il 5 in condotta, il 6% non ammessi all'esame di terza Media rispetto al 2,5% dell'anno scol. 2004/5, quasi 400.000 studenti respinti nelle classi dalla prima alla quarta Superiore), l'assenza di una consapevolezza diffusa che la "scuola dell'obbligo" comprende anche il Biennio sono l'esito di una "scuola seria, di merito" secondo la Gelmini. E questo messaggio sta passando in molti strati dell'opinione pubblica e della categoria docente e dirigente della scuola. I dati della Sardegna sono sicuramente ancora molto più pesanti di quelli nazionali. Lo erano già prima sia negli esiti della formazione (dati INVALSI e OCSE-PISA) che in quelli della selezione e della dispersione scolastica.
Mentre accade tutto questo e alla Scuola di Stato, cioè
di tutti senza distinzione, si tagliano i fondi la Gelmini preannuncia
un bonus economico per le famiglie che decidono di mandare i propri
figli alle scuole paritarie (che per loro natura si fondano sulla
discriminazione sociale e/o confessionale). In Sardegna poi la nuova
Giunta regionale, mentre stanzia cospicui nuovi fondi per la formazione
professionale privata, appena insediata ha bloccato la seconda tranche
di formazione dei docenti della scuola pubblica, nonostante si fossero
già iscritti ben 1.300 docenti. E' grave che una parte non trascurabile della categoria docente abbia raccolto l'invito della Destra a restaurare una scuola di selezione sociale invece che impegnarsi in un serio confronto sui ritardi, sulle inefficienze nonché sui tagli amministrativi e di qualità del servizio (contrazione degli orari, del personale, della formazione) della scuola pubblica in atto da parte di questo Governo. Mentre un'altra parte della categoria subisca in silenzio l'ondata restauratrice di una meritocrazia tutta pagata e poggiata sulla sofferenza sociale (i figli delle classi meno abbienti, i figli del Meridione, i figli degli immigrati, ...). Manca un esame autocritico della scuola (individualismo docente perdurante, marginalità della formazione in servizio, diffuso autismo istituzionale di una "Scuola dell'Autonomia", ....). E' sostanzialmente assente una mobilitazione contro la restaurazione involutiva della maestra unica e della "penna rossa". Una scuola seria, di formazione alla pratica dei diritti/doveri di cittadinanza, di preparazione culturale al futuro, fatta di impegno alla conoscenza critica e di competenze di vita, richiede ben altri atteggiamenti e interventi dalla politica e dalla coscienza professionale complessiva degli operatori della scuola. Le battaglie e l'impegno professionale della fine degli anni 60 e 70-80 per una scuola di qualità per tutti e per ciascuno sembra un ricordo da dimenticare, anzi per la Gelimini un'esperinza da condannare. Certamente è invalso troppo spesso in questi ultimi vent'anni un atteggiamento di diffuso lassismo, individuabile non solo nelle promozioni formali ma insieme nella disaffezione professionale, coperta putroppo da una politica connivente del sindacato di categoria. C'è dunque assoluta necessità di una riflessione e di un confronto a tutto campo. Noi cosa diciamo? Scegliamo la complicità del silenzio? Pieghiamo come molti, come troppi la testa e la schiena? E' urgente aprire un dibattito diffuso. In Sardegna abbiamo un sito del "volontaria didattico-pedagogico". Usiamolo per dare voce ad un confronto, ad un'attenzione a ciò che sta accadendo, a testimonianza che c'è un'area della scuola sarda che non è disponibile al silenzio e al deperimento della scuola veramente pubblica, pluralista e laica, cioè quella di tutti e di ciascuno. Utilizziamo il sito regionale www.mce-fimem.it/sardegna e interveniamo sul suo BLOG! p. il MCE regionale sardo Rinaldo Rizzi |