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                   M o v i m e n t o       d i       C o o p e r a z i o n e             E d u c a t i v a

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VIETATO L’ACCESSO ai minori stranieri

La  coscienza  degli  educatori  ha  qualcosa  da  obiettare

    In maniera strisciante e palese,  sta avanzando a grandi passi un clima di intolleranze e di esclusione nei confronti degli stranieri nel nostro Paese. E’ un clima ostile che ormai non si limita ad esprimere una paura infantile e immotivata (lo stesso Ministero degli Interni dice che i reati ascritti agli stranieri sono in diminuzione) , ma cerca  operativamente l’espulsione del “corpo estraneo”.

      Vietato l’accesso al sistema sanitario, fuori dai confini municipali, via dai campi, spariscano i clochard e senza fissa dimora...

        Non si vuuole colpire alcuna  infrazione alla legge: si vuole colpire una condizione di vita: basta stabilire un nuovo reato, inesistente, la clandestinità ed  estenderlo a tutti i campi della vita pubblica e sociale, ed ecco che si avvia un  circuito perverso  che va a negare i diritti  primari  dovuti a  ciascun essere umano.

        Lo afferma la nostra Costituzione . Lo afferma l’Onu. Lo vogliamo dire insieme ancora una volta.

       Il diritto alla cura e all’istruzione non possono essere negati a chi non è cittadino .

       Nel 1948 la  Dichiarazione dei diritti dell’Uomo;  20 anni fa la Carta dei diritti del Bambino: in esse vi sono indicati diritti come il nome, la  salute, lo studio che vengono riconosciuti a tutti (non solo ai cittadini).

       Sono questi i diritti che ora, qualcuno, nel nostro Paese intende negare.

       Sono questi i diritti di umanità  sui quali vogliamo che il nostro Paese si fondi.

       Non lasciamoci intimidere da chi  alza la voce: affermiamo  con  la certezza del diritto:

  • che nessun Minore può essere dichiarato clandestino
  •  che, come per gli operatori sanitari, il dovere di insegnanti e dirigenti scolastici è la Cura: cura sanitaria per i primi, cura educativa per coloro che operano nel mondo della  scuola.

     L’idea di cura educativa ha prodotto ventanni di buone esperienze di integrazione: numerose leggi, circolari ministeriali,  protocolli di istituti e scuole,  hanno sedimentato pratiche di accoglienza e inserimento, di  socializzazione e alfabetizzazione, di cui  ogni e docente è fiero:  testimoniano  che realizzare una scuola inclusiva e di qualità è possibile .

   Attraverso la diffusione  di queste buone prassi  la  nostra scuola ha aiutato la nostra società a non imbarbarire: abbiamo contribuito ad educare le  nuove generazioni al rispetto, alla solidarietà, alla cooperazione educativa.

      Ora la pressione si fa crescente:la paura domina i comportamenti di alcuni gruppi sociali e politici e genera mostri (finti) sui quali scaricare ogni responsabilità. Si tratta di  atteggiamenti interessati che approffittano di un corpo sociale docile e infantilizzato dalla disinformazione che impera. Essi cercano di rispondere alle sfide di una sociaetà complessa con ricette  arcaiche, semplificatorie, riduttive, buone solo per ingannare  menti semplici.

Dobbiamo dire  trovare il modo di fermare questa onda anomala:

  • Obiettiamo alla necessità di una  definizione di standard  decretati  d’urgenza e dall’alto (e poi si parla di autonomia e federalismo)
  •  Vogliamo obiettare alla definizione di un tetto di alunni stranieri per classe: è bene che siano le singole scuole autonome a definire  la composizione delle classi, ispirandosi a modelli educativi  condivisi  di eterogeneità. Stranieri è parola generica (come dire  bosco, mare... ogni albero - ogni onda ha una sua storia, una propria storia formativa, ha competenze linguistiche diverse  e non si possono  semplicemente sommare, va pensata la miglior opportunità educativa per ciascuna di esse)
  • vogliamo obiettare all’art. 9 dello schema di regolamento sulla valutazione  che prevede che i minori stranieri  siano valutati con le stesse modalità degli alunni italiani . A un’idea così ingiusta, travestita da eguaglianza,  vogliamo obiettare con le parole di don Milani che non v’è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra disuguali…
  • vogliamo obiettare,  con ragioni pedagogiche, all’istituzione di classi  separate per stranieri, che anzichè  promuovere iontegrazione sociale e apprendimento  linguistico,  si candidano ad essere strumento di esclusione sociale e cognitiva .

     Infine se la legge dovesse passare anche alla Camera e divenire effettiva, noi , pur essendo educatori cittadinanza e di legalità .... dovremo CHIEDERE ALLA NOSTRA COSCIENZA di OBIETTARE, facendo sentire alte e forti le ragioni dell’accoglienza e rifiutando ogni tentazione di segnalazione e/o denuncia .

 

Marzo 2009

uguaglianze e diversità     Coccinella quinquepunctata – Thea vigintipunctata

Nella tradizione popolare romagnola le coccinelle (al vularèini) portano molta fortuna).