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CONVEGNO INTERNAZIONALE

sulla

Cultura e pratica della mediazione

tra Sardegna, Africa, area Mediterranea”

Palazzo Regio, Cagliari    -    11/12 Novembre 2005

 

 

Abbiamo l’opportunità di beneficiare del “5xmille” dall’imminente denuncia dei redditi. E’ sufficiente fornire al commercialista i seguenti dati:

 

Nome associazione di volontariato – ONLUS (Azalai: iscritta al Reg. Generale del Volontariato Regione Sardegna n° 1502):

 

 AZALAI    Cod. Fisc. 9 2 1 4 0 4 9 0 9 2 8

 

 
 

RELAZIONE di Claudia Zuncheddu (presidente Associazione Azalai)

Sulla Situazione dei Tuareg oggi e presentazione progetto

Una scuola per i piccoli Tuareg

 

 

 

Sono molto onorata di essere presente a questo incontro internazionale di pace e solidarietà fra il popolo sardo, i popoli del Mediterraneo e dell’Africa.

 

Beni beniusu a qustu attobiu internazionali de pasci e solidariedadi.

 

Vi ho dato il benvenuto con la mia lingua sarda perché essa è lo strumento di comunicazione all’interno del mio popolo. Ma la lingua è per tutti i popoli lo strumento fondamentale della consapevolezza della propria identità.

La propria cultura e tradizione è alla base di un percorso virtuoso che a partire dalla specificità di un popolo, riesce a scoprire e a comprendere le ragioni e le diversità di tutti i popoli del mondo.

 

Porto a questo convegno il saluto e le ragioni del popolo Tuareg del Mali. Un saluto particolare a tutti i presenti, specialmente agli ospiti africani, da parte di Monsieur Aboubacrine Mohamed, Amenokal, capo dei Tuareg del Mali e presidente de l’”Assotiation pour la Promotion et le Developpement des Zone Arides”.

 

Tuareg in arabo significa “uomini abbandonati da Dio”. Il nome Kel Tamasheq significa il popolo che parla la lingua tamasheq, che è la lingua Tuareg. Essi preferiscono chiamarsi Imajhiren, che vuol dire nobile, indipendente, libero.

I Tuareg, i mitici “uomini blu”, sono i più conosciuti dell’epopea dei grandi nomadi del Sahara. Forse figli dei Garamanti della protostoria, hanno esteso il loro dominio lungo tutta la fascia desertica esercitando, sin dai tempi dell’Impero Romano, il controllo sui fiorenti flussi commerciali lungo le vie transahariane.

 

I carovanieri dei grandi spazi, gelosi della loro cultura e delle loro tradizioni, oggi lottano per la propria indipendenza e per la salvaguardia della propria diversità.

Questo popolo rischia di scomparire, schiacciato dalla siccità, dal dramma delle cavallette e da una politica istituzionale di sterminio.

 

Allo stato attuale il popolo Tuareg è diviso e frammentato tra Sahara dell’Algeria, della Libia, del Mali, della Mauritania, del Niger, sino al Sahel del Burkina Faso.

I confini politici della cosiddetta “decolonizzazione dell’Africa”, ispirati dalle logiche delle vecchie potenze coloniali, e tracciati da bianchi e neri sedentari, non hanno tenuto conto della realtà di questi nomadi. Con ciò ne hanno impedito il libero spostamento con i loro animali, lo scambio delle merci, l’incontro delle culture, la riunificazione del proprio popolo su quel deserto che occupano da millenni.

 

La bramosia per l’accaparramento delle ricchezze e del controllo dei giacimenti di uranio e altri preziosi, ha generato negli ultimi decenni, una persecuzione contro questo popolo da parte di alcuni governi, arrivando persino all’avvelenamento dei pozzi d’acqua. Lo stravolgimento della loro economia, basata sui traffici con il dromedario, si scontra violentemente con i modelli importati dalla cultura occidentale.

Questo cosiddetto “progresso” non ha fatto altro che accelerare ulteriormente l’annientamento culturale, la distruzione economica e fisica di questi nomadi.

 

In questo contesto la povertà e il non accesso alle risorse economiche, con la distruzione delle risorse culturali, sono divenute purtroppo normalità per questa etnia.

La cooperazione e la solidarietà internazionale, che potrebbero essere allo stato attuale fonti di salvezza dallo sterminio per fame, non riescono a calarsi nelle specificità delle differenze etniche dei vari gruppi finendo per essere spesso strumenti della voracità dei singoli governi.

Nel mondo della globalizzazione purtroppo questa tendenza è destinata a crescere. Tuttavia la solidarietà fra gli uomini liberi, nobili e fieri non è destinata a soccombere anzi può crescere con le nostre azioni se noi lo vogliamo.

 

In Mali, nel triangolo di deserto compreso fra Tombuctu, Gao e la regione di Mopti, i Tuareg lottano per sopravvivere. Il 40% dei bimbi che nascono non raggiungono i cinque anni. La mortalità soprattutto fra le donne nel corso del parto, è elevatissima.

In questa regione dove non arrivano aiuti internazionali, né interventi delle istituzioni locali, né di comuni benefattori, l’associazione Azalai (nata per volontà di un gruppo di sardi sensibili a queste tematiche) in collaborazione con il Capo dei Tuareg del Mali e con l’associazione Terra Nuova, promuove il progetto “Una scuola per i piccoli Tuareg”.

 

Azalai in tamasheq significa “la carovana del sale”.

Il sale nel deserto è sinonimo di vita.

Per i Tuareg il sale è l’unica ricchezza che gli consente attraverso gli scambi, di approvvigionarsi dei beni di prima necessità come il miglio, i datteri, lo zucchero, il thè, i tessuti, l’indaco etc.

Azalai per noi è il sogno di una carovana di solidarietà che si prenda cura di 400 bambini Tuareg, salvandoli e aiutandoli a formare una classe dirigente propria, in grado di dare un futuro al loro nobile popolo.

Questo progetto urgentissimo, è imprescindibile dal sostegno della società civile, dalle sue articolazioni e istituzioni.

 

Il progetto-scuola, voluto da questo popolo, sorgerà nel loro territorio, sottoforma di accampamento tradizionale, in prossimità di un pozzo già riattivato da una nostra precedente iniziativa di solidarietà. Quaranta tende di pelle di capra, dotate di stuoie-letto e stuoie per la protezione dalle tempeste di sabbia e dall’escursione termica, ospiteranno 400 bambini. Una tenda per ogni 10 bimbi, sotto la tutela di un infermiere professionale e sei insegnanti Tuareg.

 

La scuola franco-araba-tuareg è deputata oltre all’insegnamento di tutte le materie, alla lingua francese e araba, allo studio della propria cultura: del tifinagh come lingua scritta, e del tamasheq come lingua parlata. Ai bambini verrà garantita oltre l’istruzione, l’alimentazione giornaliera per tutto l’anno scolastico e l’assistenza sanitaria.

Medici specialisti a proprie spese, periodicamente si recheranno nel villaggio-scuola sia per le vaccinazioni, che per vigilare sulla salute dei piccoli.

Nelle vacanze scolastiche i bambini potranno raggiungere gli accampamenti delle proprie famiglie.

 

Questo progetto non vuole essere solamente un’esperienza partecipata di solidarietà e di comprensione umanitaria fra popoli diversi, fra gente del Nord e del Sud del mondo. Non vuole essere soltanto una denuncia di violazione continua dei diritti di bambini, di uomini e di donne a continuare a vivere nella propria terra e con una qualità della vita che sia accettabile. Esso è principalmente un’esperienza interna al popolo tuareg nella ricostruzione materiale e culturale della propria identità.

La perdita ogni giorno dell’identità e della cultura di un popolo, della propria etnia, in qualsiasi parte del mondo esso si trovi, è una perdita grave per il patrimonio di tutta l’umanità e un suo progressivo impoverimento che porta alla barbarie, all’inasprimento dei conflitti per il controllo dei beni comuni globali in una logica di soprafazione, di estinzione, di annientamento dei deboli e dei diversi.

 

Le diversità culturali, etniche e religiose nel loro rispetto, la tolleranza e la comprensione dei propri e altrui drammi, sono le uniche ricchezze che possano realmente salvare il genere umano dal baratro delle barbarie e dell’oscurantesimo.

 

Il progetto della scuola per i piccoli Tuareg, vuol essere un piccolo segno di rinascita culturale ed una speranza di emancipazione economica e sociale di questo popolo, che altrimenti rischia di seguire il destino crudele disegnato dai bianchi europei a scapito della Nazione Indiani d’America, anch’esso popolo nomade che viveva in simbiosi, nei tempi e nel rispetto dell’ambiente naturale.

La cultura Tuareg che si è forgiata negli spazi “ostili” del deserto sahariano, ha permesso per millenni al proprio popolo di vivere in armonia con i cicli dell’ambiente e le risorse che esso offriva.

L’uomo occidentale con la sua cultura che si è dissociata dalla natura, con il suo delirio supertecnologico, con il mito della “scienza” come risoluzione praticabile per tutti i problemi, è riuscito soltanto a produrre ricchezza per pochi e a creare per la stragrande maggioranza dei popoli povertà e disuguaglianza.

Le stesse catastrofi naturali che si vanno sempre più ripetendo in questi anni sono la “ribellione” della terra contro chi non ha saputo vivere in armonia con i suoi ritmi.

 

Il progetto “una scuola per i piccoli tuareg” è già partito con le gambe degli iscritti e simpatizzanti e sostenitori dell’associazione Azalai.

Attraverso sottoscrizioni volontarie ad oggi abbiamo raccolto un fondo di circa 11.000€ che è già stato devoluto agli scopi del progetto ed è già pervenuto ai Tuareg del Mali.

Il costo del progetto per l’insediamento dell’accampamento-scuola può essere sinteticamente così riassunto:

 

per l’acquisto di n° 40 tende di pelle                               15.000,00 €

per l’acquisto di stuoie-letto e di protezione tende           7.000,00 €

per l’acquisto di materiale didattico                                    5.000,00 €

 

- Sostegno di una tenda con 10 bimbi      250,00 € mensili

- Sostegno a distanza  di un bimbo             25,00 € mensili

 

Il costo complessivo mensile per il mantenimento odierno del progetto, nella fase essenziale è stimato in circa 10.000€

E’ lo stretto necessario per il sostentamento dei bambini e  il pagamento degli insegnati.

La relazione si è conclusa con un cenno (x limiti di tempo) sul senso “perverso” dell’annullamento del debito pubblico.

 

 

 

   
 

Una scuola per i piccoli Tuareg

segreteria organizzativa: via canelles, 54 - 09124 Cagliari

e-mail: azalai.scuolatuareg@tiscali.it

e-mail: claudia.zuncheddu@tiscali.it

cell.   3284176533 - 328 8291531

C/C postale

n° 6862874

C/C Banca San Paolo IMI (sede di Cagliari

n° 1000/3180

C/C Banco di Sardegna (sede di Cagliari)

n° 70029787