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in Sardegna è aumentato del 6,1% negli ultimi due anni |
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Anche negli anni scorsi, però, a fronte della contrazione complessiva del numero di classi, quelle a tempo pieno sono sempre aumentate, a spese delle classi a tempo normale. Quest’anno complessivamente nella scuola primaria il numero classi si è ridotto di 2.053 unità; mentre quelle a tempo pieno sono aumentate di 2.191 unità, le classi a tempo normale sono diminuite di 4.244 unità. Dove sta, allora, la sorpresa? La novità di questo aumento, costante nell’ultimo decennio, quest’anno sta nella quantità, in valore assoluto e percentuale: 2.191 classi a tempo pieno più dell’anno scorso (da 34.317 del 2008 a 36.508 del 2009) che hanno portato la percentuale dal 25% al 27% delle classi di primaria funzionanti. L’anno scorso l’aumento era stato di 611 classi, pari ad una percentuale in positivo dello 0,60%. Cinque regioni hanno una quantità di classi a tempo pieno sopra il 40% del totale: Lombardia 45,70%, Piemonte 44,80%, Emilia-Romagna 43,80%, Lazio 43,30% e Toscana 41,80%. Le sorprese sono venute dalla Sardegna (aumento del 6,1% negli ultimi due anni) che ha raggiunto il 24% di classi a tempo pieno; dalla Basilicata (aumento del 4% nell’ultimo biennio) che ha raggiunto il 34,6%, il primato in tutta l’area meridionale; dal Veneto (aumento del 4% negli ultimi due anni) che ha raggiunto il 16,90% (nel Nord Est l’Emilia e il Friuli fanno però molto meglio del Veneto). La Sardegna, nonostante l'aumento di questi ultimi due anni, resta comunque fra le regioni con la più bassa percentuale di classi e scuole primarie a tempo pieno. Oltre alla forte domanda delle famiglie, indubbiamente ha giocato a favore di questo notevole e imprevisto aumento la trasformazione di classi già funzionanti a 30 ore per sollecitazione/pressione dei docenti a rischio di perdere posto. Manca ancora quel piano programmatico tra Comuni e Miur (risorse strumentali e logistiche da una parte, e risorse umana dall’altra) che potrà assicurare l’obiettivo dichiarato un anno fa dalla Gelmini di incrementare del 50% nell’arco del quinquennio le classi a tempo pieno (portando l’incidenza delle classi a tempo pieno sul totale dal 25 al 37%). L’avvio è stato positivo, almeno dal punto di vista quantitativo, ora si tratta di proseguire…
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Il “Tempo Pieno” è possibile! Viene ripristinata la norma abrogata dalla Moratti |
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Durante un incontro con insegnanti e genitori alle porte di Bologna Romano Prodi ha dichiarato che è pronto un decreto legge per il ripristino della norma abrogata dal governo Berlusconi che cancellava il tempo pieno alla scuola elementare. A motivazione di tale scelta politica ha affermato: “Ritengo che la lunga presenza a scuola, oltre che un fatto di qualità sia un’occasione in più che deve essere data alle famiglie, ma anche e soprattutto un modello educativo indispensabile per non rischiare di essere educati soltanto dalla TV-babysitter”. Come non essere d’accordo con il Presidente. Finalmente una parola chiara, fondata su una scelta di valori, dopo anni di decadenza morale. Ad accompagnare Prodi c’era anche la V. Ministro Mariangela Bastico che ha aggiunto “La scolarizzazione prolungata nella scuola dell’infanzia e alla primaria permette di dare a tutti i cittadini italiani pari opportunità e di combattere la dispersione scolastica”. E a sostegno di tale scelta ha dichiarato: “I mille posti in più che assegneremo a settembre costituiscono una misura eccezionale per tamponare tutte le richieste che arrivano dai territori e consentono un sereno avvio dell’anno scolastico. (…) Occorrerà che i Comuni , con precedenza quelli del Sud, mettano a disposizione le infrastrutture per rendere fattibile il tempo pieno”. I Comuni e la Regione Sardegna sono dunque chiamati a concorrere per rendere possibile tale opportunità. È così che si combattono le inadeguatezze nei livelli di formazione e la dispersione scolastica, tanto scarsi i primi e tanto elevata la seconda nell’isola. In provincia di Milano nove classi su dieci sono hanno il tempo pomeridiano. Altrettanto succede a Torino, in Emilia, in Trentino e in genere dall’Umbria in su. Non così in provincia di Napoli (dove si contano 126 a TP su un totale di 8.590 classi elementari), idem a Reggio Calabria, a Palermo e in Sardegna. Più la società è arretrata e depressa, socialmente e culturalmente, maggiore è l’assenza della scuola a tempo pieno. È assurdo ma vero. A Bologna abbiamo visto nelle settimane scorse mobilitarsi migliaia di genitori e insegnanti insieme per rivendicare la salvaguardia del tempo pieno. E in Sardegna? Gli esiti della scuola sarda ci pongono allo stesso livello di Sicilia, Campania e Calabria, e talora più indietro di loro. Certo la carenza di lavoro fa sì che non ci sia una domanda femminile di una scuola a tempo pieno. Ma a rimetterci sono i figli, destinati ad avere meno scuola di quelli del centro-nord del nostro Paese. E così a quale futuro potranno aspirare? |
Continuerà la marginalità, la corsa e la lotta per avare un posto “in miniera”, per cercare una occupazione precaria, dequalificata e sottopagata rispetto alle aree sviluppate del resto del Paese. E la classe degli “educatori di professione” che dice? E la “classe dei politici sardi” locali e regionali che fa? Certo da questo sito, espressione di un’associazione professionale della scuola, il richiamo va rivolto in primo luogo a insegnanti e dirigenti scolastici. Forse che basta sederci in cattedra per trasmettere una materia o in ufficio per amministrare l’esistente? Una vera deontologia professionale esige da ognuno di noi l’assunzione di una responsabilità insieme sociale e culturale (i due aspetti sono strettamente legati), richiede un impegno profuso sul doppio fronte: quello didattico e quello socio-culturale (cioè “politico” in senso nobile, valoriale, da cittadini responsabili). Occorre portare la discussione nei Collegi docenti, nei Consigli d’Istituto, promuovere assemblee di genitori, sollecitare e richiamare gli amministratori locali alle loro responsabilità sociali rispetto al futuro della comunità che amministrano. Se non c’è questa doppia consapevolezza e azione professionale sul terreno della qualità dell’azione didattica e della sensibilizzazione e promozione sociale scade il ruolo ed il riconoscimento da parte della comunità, dagli studenti alle famiglie, verso l’insegnante e la scuola. Ed è quello che sta diffusamente accadendo. Non rilevare in Sardegna questo ritardo, non cogliere oggi questa opportunità significa accettare e inconsciamente concorrere al degrado del ruolo della scuola e alla permanente marginalità sociale dell’isola. Come MCE, pioniere nel Nord Italia del tempo pieno ancora negli anni 60 prima che la legge lo prevedesse come sperimentazione possibile, siamo dunque a rivolgere un invito e un richiamo a sviluppare ovunque una iniziativa possibile. La nostra Associazione è disponibile per motivare le ragioni, dare senso e significato alla qualità dell’offerta e delle pratiche didattico educative a partire dall’esperienza maturata da molti di noi sul doppio terreno delle pratiche didattiche e dell’azione sociale. Ad ognuno spetta non nascondersi dietro le difficoltà, che certo qui da noi esistono più che altrove, ma che proprio per questo richiedono maggiore consapevolezza sociale e impegno culturale e professionale.
Rinaldo Rizzi
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Tempo Pieno garantito per legge?
Prodi promette, accompagnamolo fino al risultato con una grande
mobilitazione!
31/3/2007 Oggi nell'incontro con i genitori e gli insegnanti il presidente del Consiglio Prodi ha affermato "stiamo per presentare un disegno di legge intitolato 'Norme urgenti in materia di istruzione' che avrà la precedenza nel cammino legislativo per il ripristino della norma abrogata dalla Moratti sul tempo Pieno, come modello educativo, e lo mettiamo in procedura accelerata". Inoltre il viceministro Bastico ha dichiarato che verranno assegnati "1000 posti in più di insegnanti a settembre come misura eccezionale per tamponare tutte le richieste che arrivano dai territori". Come Coordinamento Nazionale Tempo Pieno ricordiamo che: 1) Registriamo questa importante dichiarazione di Prodi cui speriamo seguano i fatti. Poiché nel nostro pluruennale percorso abbiamo appreso a non fidarci dei politici, continueremo - se possibile con maggior forza - a mobilitarci in tutte le occasioni per far si che finalmente si arrivi ad una norma che dia pienezza di diritto a questo modello di scuola. 2) Sottolineamo che ciò che rende possibile il Tempo Pieno è l'assegnazione degli insegnanti necessari per svolgerlo come modello educativo particolare: 40 ore, 2 insegnanti contitolari, 4 ore di compresenza: anche in assenza di una legge non è difficile per un governo che lo voglia assegnare già ora alle scuole gli insegnanti che sono necessari per far partire tutte le sezioni richieste. Quindi nel corso delle iniziative delle prossime settimane verificheremo anche le promesse della Bastico insieme ai genitori che attualmente hanno avuto risposte negative delle scuole. 3) Speriamo già da settembre di doverci tornare a occupare di elementi importanti come la formazione degli insegnanti alle didattiche dai tempi distesi, la progettazione di strutture di edilizia indispensabili, la disponibilità dei comuni ad attivare progetti per le mense e gli spazi scolastici verdi che permettano un positivo soggiorno dei bambini/e a scuola per 8 ore al giorno. Perché il Tempo Pieno vive se tutti e tre questi elementi funzionano: una legge chiara e di garanzia, personale proporzionale alle richieste, un contesto di servizi e spazi che permetta di godersi il Tempo Pieno. Ad oggi abbiamo due dichiarazioni. Continuiamo il nostro percorso di mobilitazioni attendendo i fatti. Gianluca Gabrielli (Coord. Nazionale per la difesa del Tempo Pieno) CoordTempoPieno
Oggi ci siamo ritrovati a Bologna tra insegnanti e genitori provenienti da diverse città: Roma, Firenze, Trieste, Milano, Verona e appunto Bologna e Provincia. Dal primo giro di interventi è emersa una situazione estremamente pesante rispetto al numero di insegnanti assegnati alle diverse province rispetto alle esigenze emerse dalle iscrizioni: dappertutto le iscrizioni sono aumentate in generale e in particolare sono aumentate moltissimo le iscrizioni al Tempo Pieno, ma gli insegnanti calano e i conti tornano solo attraverso l'aumento di alunni per classe, l'intervento sull'organizzazione oraria del tempo pieno e sulla garanzia delle compresenze, la negazione di centinaia di classi di Tempo Pieno. Qualche esempio chiarisce meglio la drammaticità della situazione: in Lombardia mancavano inizialmente 500 classi e attualmente ne mancano ancora 270; a Bologna mancavano 102 classi, a Roma non sono state assegnate 470 classi in meno di Tempo richieste dai genitori (facendo un calcolo approssimativo di 20/25 alunni per classe significa che solo a Roma 10/11 mila famiglie che contavano nella frequenza al tempo pieno in questi giorni ricevono il "no, ci dispiace" dai dirigenti per carenza di insegnanti. Quasi dappertutto la scelta delle dirigenze e dell'amministrazione è di ignorare le richieste o di assegnare finti tempi pieni in cui il modello ddattico-pedagogico non potrà essere attuato per la riduzione di ore (ad esempio 36 o 34) e per la cancellazione delle compresenze utili al recupero e all'individualizzazione. A questa situazione se ne sovrappone un'altra drammatica relativa ai
finanziamenti che le scuole ricevono quest'anno per le supplenze e per
il funzionamento. Questi soldi sono in media un terzo del fabbisogno
dell'ultimo anno e fin da ora la maggior parte delle scuole li ha
teminati (e il finanziamento doveva bastare fino a dicembre). Tutti i
presenti hanno espresso un grande sdegno per lo stato di abbandono in
cui versa la scuola pubblica, con i continui tagli dei finanziamenti
fino al punto da mettere i Dirigenti Scolastici nell’impossibilità di
nominare supplenti in caso di docenti assenti, bloccando così la
didattica e la vita attiva della scuola. Esistono addirittura lavoratori
precari (docenti) che da vari mesi non hanno ricevuto la retribuzione o
ai quali non sono stati versati i contributi. A queste due emergenze (Tempo Pieno e organici da una parte, finanziamenti per le supplenze e il funzionamento dall'altra) è unanime l'intenzione di contrapporre una mobilitzazione comune e consapevole di genitori e insegnanti. A Bologna la risposta ai tagli d'organico è stata immediata e il movimento ha immediatamente organizzato una manifestazione, un sit-in in occasione della presenza di Fioroni. In risposta sono state fatte alcuune promesse di insegnanti che coprono solo una parte delle richieste, per cui da Bologna è partito un percorso di contatto con le altre città che vedrà il 21 aprile una nuova riunione per organizzare una manifestazione nazionale in maggio. Come CoordTempoPieno saremo impegnati a far crescere questo percorso mobilitandoci su entrambi i temi e ribadendo la richiesta che costituisce la nostra ragione sociale: Tempo Pieno garantito per legge - 40 ore, 2 insegnanti 4 ore di compresenza ovunque genitori e insegnanti lo richiedono. Inoltre insieme a Retescuole raccoglieremo sulle pagine dei siti (Cespbo e Retescuuole) tutte le iniziative che emergeranno in contrasto con i tagli ai finanziamenti delle supplenze, dalle mozioni dei collegi ad ogni raccolta di firma o lettera o iniziativa su questa emergenza gravissima. Proseguirl percorso à inoltre idi riflessione sulla didattica del Tempo Pieno che purtroppo da ormai 15 anni è abbandonata dalle università e riceve nuovi contributi solo dalla ricerca militante degli insegnanti e dalle occasioni di confronto e di studio che nascono dal basso. La prossima tappa si terrà a Trieste il 21 aprile: una mattinata di interventi sulle didattiche a partire dall'esperienza maturata nelle scuole a Tempo Pieno.
Ai sensi dell'art.13 del nuovo codice sulla privacy (D.Lgs 196 del 30 giugno 2003), le e-mail informative e le newsletter possono essere inviate solo con il consenso del destinatario. La informiamo che il suo indirizzo si trova nel database del Cesp Bologna cresciuto durante le iniziative e le mobilitazioni di questi anni e che fino ad oggi Le abbiamo inviato inviti ed informazioni riguardanti la difesa del Tempo Pieno e della scuola pubblica mediante il seguente indirizzo e-mail: cespbo@iperbole.bologna.it Sperando che le nostre comunicazioni siano per Lei interessanti, Le assicuriamo che i Suoi dati saranno trattati dal Cesp Bologna con estrema riservatezza e non verranno divulgati. Le informative hanno carattere periodico e sono comunicate individualmente ai singoli interessati anche se trattate con l'ausilio di spedizioni collettive. In ogni momento sarà possibile chiedere di essere rimossi dall'elenco dei destinatari delle Newsletter informative inviando una e-mail con scritto "CANCELLAMI" nella casella citata. Una non risposta, invece, varrà come consenso agli invii. Nel ringraziarLa per l'attenzione, porgiamo cordiali saluti. Cesp Bo via San Carlo, 42 Bologna - tel-fax 051.241336
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È tempo di una scuola a “tempo pieno” Il modello "Milano" può aiutare a superare l’emergenza tempo pieno. Proviamoci anche in Sardegna Mentre il ministro Fioroni raschia il fondo del barile per cercare nuovi posti per il tempo pieno, i sindacati alzano la voce e minacciano azioni di contrasto. Tagliare posti (come prevede la finanziaria) e aumentare le classi a tempo pieno (come chiedono molte famiglie) sono azioni non facilmente compatibili tra di loro. Ma, in tempi di emergenza, può servire da esempio la soluzione adottata negli ultimi anni da Milano, dove è stato fatto un uso flessibile della compresenza degli insegnanti, ottenendo che le classi organizzate a tempo pieno passassero dal 78,4% del 2001/02 all’89,2% di quest’anno. La crescita ha consentito di soddisfare un numero crescente di domande al punto che gli alunni di scuola primaria frequentanti scuole a tempo pieno sono passati dal 79,5% del 2001 al 90% di questo anno. In cinque anni le classi a tempo pieno sono aumentate di 1.178 unità, consentendo la frequenza di 25.808 alunni in più. Più esattamente, la soluzione adottata (che è piaciuta alle famiglie ma che ha fatto storcere il naso ai sindacati) parte dal fatto che, con la presenza dei docenti di lingua inglese e degli insegnanti di religione cattolica, la compresenza aumenta mediamente per ogni classe di 4-5 ore settimanali che si aggiungono alla compresenza di 4 ore dovute al doppio organico, per un totale di compresenza di 8-9 ore (senza contare l’eventuale apporto dei docenti di sostegno). In un plesso scolastico con dieci classi, riducendo mediamente la compresenza settimanale a circa tre ore in ogni classe, si risparmia l’equivalente di quasi 3 posti di insegnante. Il risparmio di posti consente, quindi, di soddisfare altre domande di tempo pieno. Ovviamente la riduzione della compresenza intacca i livelli alti di qualità del servizio, ma offre pur sempre una soluzione dignitosa. Non espande l’organico, ma soddisfa la domanda. A Bologna, di fronte alle prospettive di una contrazione del tempo pieno è ripartito un forte movimento di genitori e insegnanti che venerdì 16 marzo ha portato in piazza 4000 (quattromila!) persone! Altre iniziative di genitori e insegnanti si stanno sviluppando in altre città e province del Paese pere sostenere e richiedere il tempo pieno.
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In Sardegna la percentuale del tempo pieno è esigua a confronto dei tassi di T.P. presenti al Nord. Come dicono le percentuali su riportate di Milano. E Milano non è un’isola. Percentuali analoghe e talora anche superiori si registrano a Torino, Bologna, Reggio Emilia ecc. Forse che in Sardegna non n’è bisogno di più scuola? Forse che la scuola sarda garantisce livelli formativi di base adeguati e superiori a quelli del Nord? Secondo gli esiti delle indagini OCSE-PISA e INVALSI siamo in coda alla classifica nazionale, più indietro di tante anzi di quasi tutte le regioni meridionali, come abbiamo già annotato in questo sito. Siamo alla inverosimile situazione che i sardi pagano per garantire al Nord la scuola a tempo pieno mentre essi, che ne hanno più bisogno per ragioni geografiche e storiche, finora hanno rinunciato a questo servizio. Prendiamo dunque in mano la situazione. È tempo di denunciare la situazione di arretratezza del servizio scolastico garantito ai nostri bambini. Apriamo come insegnanti democratici un dibattito, informiamo i genitori, incalziamo gli amministratori locali, mobilitiamoci per chiedere il Tempo pieno, spieghiamo che il tempo scuola è una delle condizioni fondamentali per poter realizzare una “relazione educativa” che sia commisurata ai “tempi d’apprendimento” dei bambini. Diamo nuovo slancio e significato al nostro ruolo sociale e professionale e con essi al ruolo formativo e sociale della scuola di base. È partendo dall’innalzamento della qualità del servizio della Scuola Primaria che si può contrastare la dispersione scolastica e la selezione sociale, questa sì troppo alta in Sardegna, che si determina durante e a conclusione della Scuola Media.
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