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Come da programma, sembra che la prossima Finanziaria non portera'
fiori per la scuola. "La scuola ha gia' dato", ha ripetuto in questi
mesi piu' volte il ministro Fioroni; "ci opporremo in tutti i modi ai
tagli di posti" hanno minacciato i sindacati della scuola, ma potrebbe
essere proprio la scuola - il settore statale con il maggior numero di
addetti - a sopportare maggiormente il peso degli interventi
finanziari per la manovra del Governo da 30 miliardi di euro.
L'eventuale contrazione del numero di posti non inciderebbe sulla
situazione del personale di ruolo attualmente in servizio (fatta salva
qualche mobilita' d'ufficio per perdita di cattedra), ma graverebbe
pesantemente sul personale precario, che avrebbe meno posti a
disposizione sia per le promesse immissioni in ruolo sia per le nomine
annue. La politica dei tagli operati sugli organici della scuola negli
ultimi 15 anni dai diversi Governi di centro-sinistra o di
centro-destra ha fatto ricorso sostanzialmente a due
meccanismi di riduzione: l'innalzamento del rapporto medio di
alunni per classe oppure la riduzione percentuale del numero di
posti (o del personale di ruolo e non di ruolo in servizio).
Attualmente il numero medio di alunni per classe vede la scuola
dell'infanzia con il rapporto piu' alto (22,9 bambini per sezione, ma
era 23,4 dieci anni fa); questo settore, da anni in espansione, non e'
quasi mai stato toccato da riduzione di organico. lla scuola primaria il
rapporto e' di 18,6 alunni/classe (era 17,4 un decennio fa);
l'innalzamento di un punto, per ipotesi, del rapporto porterebbe alla
chiusura di oltre 7 mila classi e alla riduzione di quasi 13 mila
posti. Nella scuola secondaria di I grado il rapporto e' di 20,9
alunni/classe (era 20,1); l'innalzamento di un punto del rapporto
porterebbe alla chiusura di circa 3.500 classi e alla riduzione
di 7.800 posti. Nel secondo grado il rapporto attuale e' mediamente
di 22 studenti/classe (era 21,7); l'innalzamento di un punto
porterebbe alla chiusura di 5.100 classi e alla riduzione di 10.100
posti docente. Poi c'e' tutta l'area degli Ata.
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I segnali sono indiretti, a volta nascosti tra le righe o bisognosi di
interpretazione, ma sono numerosi e convergenti: sembra proprio che la
"luna di miele" di cui ha potuto beneficiare sul fronte sindacale il
ministro Fioroni nei primi 100 giorni del suo mandato stia per finire.
Significativi appaiono per esempio accenni, come quello contenuto in
una nota della FLC-CGIL sulla nuova Direttiva Invalsi, agli "effetti
perversi che si hanno quando si interviene solo con l'ormai famoso
cacciavite" (www.flcgil.it),
o la minaccia, non tanto larvata, di riservare al ministro
Fioroni lo stesso trattamento rivolto in precedenza alla Moratti
se non verranno mantenute le promesse di assunzione dei precari e
di adeguamento degli stipendi. "Diversamente la risposta della
categoria sara' forte e immediata", dice la CISL Scuola (www.cislscuola.it),
mentre la Gilda si spinge a parlare di "orizzonte oscuro per la
scuola" (www.gildains.it).
E cosa succedera' se i boatos riguardanti l'intenzione del ministro
Padoa Schioppa di modificare in senso europeo il rapporto
docenti-allievi troveranno conferma? Ricordiamo che, malgrado
propositi non dissimili, anche i ministri Berlinguer e Moratti (e un
illustre predecessore di Padoa Schioppa al Ministero del Tesoro,
Beniamino Andreatta) si sono dovuti rassegnare alla sostanziale
conferma dell'anomalia italiana in materia: 10 allievi per docente,
poco piu' o poco meno, contro i circa 14 della media europea. Del resto
dietro quel rapporto si nascondono numeri da capogiro: portarlo ad
esempio a 11 significherebbe ridurre il numero degli insegnanti di
circa 80.000 unita'.
Ad ogni modo Fioroni risponde cosi' ai sindacati nell'intervista che
uscira' nel numero di settembre di "Tuttoscuola": "il contributo delle
organizzazioni sindacali e' fondamentale. Gli stimoli e i pungoli sono
ben accetti, ma le agende dei compiti che spettano al ministro le
stila il ministro". |