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Alcuni dati allarmanti relativi agli interventi del
Governo sulla Scuola
Decreto tagli devasta la qualità della scuola
pubblica
Ecco i tagli complessivi per l'anno
scolastico 2009/2010
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Posti in organico di diritto
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Autonomie
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Posti II lingua comunitaria
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Posti organico di fatto
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Totale a.s. 2009/10
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- 31.485
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-245
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-5.616
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-5.001
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-42.102
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Riepilogo delle riduzioni di posti da
operare in organico di diritto e di fatto con interventi
strutturali sulla formazione delle classi e sulle dotazioni
organiche (escluso il sostegno):

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Schema di decreto interministeriale "Disposizioni sulla
determinazione degli organici del personale docente per
l'anno scolastico 2009/2010"
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Circolare iscrizioni
I numeri aggregati – pur spaventosi nella loro enormità –
non sono sufficienti per rappresentare gli effetti
devastanti di questi tagli. È stato per me illuminante
ascoltare in incontri con genitori e personale della scuola
gli effetti concreti derivanti dai tagli:
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i dirigenti delle scuole superiori devono costituire
le classi dividendo il numero degli iscritti per 27
invece che per 25; si può giungere a classi con 29
alunni se ci sono dei resti; si
aggiunge, inoltre, la possibilità di incrementare
del 10% i sopracitati parametri, giungendo
fino a 31/32 alunni per classe. Questi
numeri dovranno essere applicati anche qualora gli
spazi delle aule siano inadeguati per accogliere
tanti ragazzi, sulla base degli standard di
igienicità e sicurezza previsti dalla legge;
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con gli organici dati , nonostante le ripetute
conferme del Ministro,
sembra che le autonomie scolastiche non abbiano un
organico sufficiente per rispettare la norma che
riduce a 20 il numero massimo di alunni per
classe, laddove sono presenti uno o più
ragazzi disabili;
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nelle Province dove aumenta il numero dei bambini
mancano decine di sezioni di scuola
dell’infanzia;
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per le classi prime elementari vengono assegnati gli
organici sulla base delle 27 ore, mentre la
larghissima maggioranza delle famiglie ha chiesto il
modulo a 30 ore; non si comprende il
"miracolo" del 30 che sta nel 27, data
anche la fortissima riduzione degli
insegnanti specialisti di inglese.
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si riduce di 3 ore il tempo "normale" della scuola
media, togliendo 1 ora di italiano, 1 ora
(l'unica) di informatica e 1 ora di lingua straniera;
il tempo prolungato (36 ore) viene ridotto
drasticamente e non vengono accolte le richieste
delle famiglie;
-
alcuni genitori sono stati contattati per scegliere
la sezione nuova per i propri figli, perché la
classe che frequentano verrà cancellata
e i ragazzi “distribuiti” in altre classi.
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in questo generale “movimento”, in cui un grande
peso ha l’abolizione delle compresenze in tutta la
scuola elementare e media, la continuità
didattica è messa fortemente in
discussione; anche gli insegnanti in ruolo
rischiano la perdita del posto e il
traferimento in altra scuola;
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i docenti precari perdono il posto di lavoro,
senza alcun ammortizzatore sociale e indennità di
disoccupazione;
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le piccole scuole di montagna e delle isole
minori vengono chiuse.
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Le scuole non hanno risorse per il funzionamento
ordinario
Le scuole sono senza risorse
per supplenze, pulizie, funzionamento corrente, materiali
didattici, pagamento degli esami di Stato.
Riprendendo una “tradizione” che ha caratterizzato il
precedente Governo Berlusconi (che dal 2002 al 2006 ha
ridotto del 72,6% il fondo per gli esami di maturità, del
46,6% quello per le supplenze brevi e del 53% i fondi per il
funzionamento ordinario, producendo un debito complessivo di
quasi un miliardo di euro), il Ministro Gelmini ha
tagliato fortemente per il 2008/2009 i due
capitoli di bilancio che trasferiscono risorse alle
scuole (uno per il personale e uno per il funzionamento), in
particolare ha azzerato quello per il funzionamento,
incrementando nuovamente i debiti delle scuole, che nei due
anni di Governo Prodi si erano iniziati a sanare.
A causa dello "scaricabarile" dei tagli del Ministero sulle
autonomie scolastiche, i dirigenti scolastici si trovano
costretti a scegliere se non nominare supplenti,
mandando a casa prima gli studenti o suddividendoli nelle
già molto numerose classi, oppure nominare, senza
risorse, producendo nuovi debiti ed enormi
ritardi nei pagamenti dei docenti.
La proposta avanzata dal Partito
Democratico attraverso la
petizione e una
interpellanza parlamentare è quella di sanare la
situazione determinatasi, attraverso un piano
straordinario di risanamento dei debiti, e
l'assegnazione di risorse adeguate per l'anno in corso;
proponiamo poi di attribuire tutte le spese
"vincolate ed obbligatorie" (pagamento degli esami
di maturità, supplenze lunghe, pulizie...) - non derivanti
da un'autonoma decisione della scuola - al pagamento
diretto da parte del Ministero della
pubblica istruzione e dell'economia, così come ha
fatto il Governo Prodi con le spese per il pagamento della
Tarsu e delle supplenze per maternità. I fondi di
istituto devono assumere la funzione loro propria
di realizzazione del POF, di progettualità innovativa,
devono essere a sostegno dell'autonomia organizzativa e
didattica della scuola. |
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Incertezza nelle norme e nella vita della scuola
La scelta politica del Governo di lasciare la scuola in una
condizione di sospensione, in cui nulla è
giuridicamente certo, dove tutto può essere dichiarato e
smentito immediatamente, trova una corrispondenza anche
nell'incerto quadro giuridico e normativo che il Governo sta
progressivamente delineando.
Il piano programmatico, di cui all'art.
64 Legge n. 133/08, presentato alle Camere, su cui le
Commissioni competenti hanno espresso un parere critico e
contente
numerose prescrizioni, non è mai stato formalizzato in
nessun atto, né del Governo, né del Ministro. In sostanza
non si sa qual’è e se siano state accolte le indicazioni
parlamentari.
I regolamenti attuativi della
legge 133/08 e del piano programmatico - approvati dal
Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2009, relativi
alla
scuola dell'infanzia, elementare e media e alla
riorganizzazione della rete scolastica - non sono mai
stati pubblicati sul sito del Governo e del Ministero, nè
nella Gazzetta Ufficiale, quindi sono privi di efficacia
giuridica.
Particolarmente rilevanti sono il parere negativo
espresso dal
Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e dalla
Conferenza unificata (Stato-Regioni-Autonomie locali)
sul regolamento relativo al primo ciclo.
Su questi atti - piano programmatico e regolamenti - privi
di efficacia giuridica sono fondate e applicate la
circolare sulle iscrizioni e il
decreto interministeriale sugli organici, che
risultano, quindi, privi dei presupposti imprescindibili.
Una situazione senza precedenti, di inusitata
gravità, contro la quale sono stati avanzati da
associazioni di genitori e docenti e da sindacati alcuni
ricorsi al TAR. Su alcuni di questi il TAR
si è già pronunciato favorevolmente: quello riguardante la
possibilità di scegliere l’inglese "potenziato"
nella scuola media e quello relativo all'immodificabilità
della scelta dei
testi scolastici per l'intero corso
degli studi.
Queste sentenze ed altre che seguiranno potranno determinare
una situazione di caos totale nella scuola,
di cui il Governo porterà piena responsabilità.
Si tratta di sciatteria o di un comportamento voluto dal
Governo? Forse la scelta di non pubblicare i regolamenti e
il piano programmatico è volta a ritardare la possibilità di
ricorsi?
Altri esempi di totale incertezza sono dati dalle norme
sulla valutazione degli alunni e sull'ammissione
agli esami di Stato, decise, poi smentite, per
rinviare tutto al prossimo anno scolastico. Anche qui il
"regolamento base", adottato dal Consiglio dei Ministri
il 13 marzo, non è ancora stato pubblicato e, quindi, tutte
le norme applicative sull'esame di Stato, sul voto in
condotta sono prive di riferimento giuridico.
Sul
voto in condotta (il cinque... il fare
media...) è stato un continuo "stop and go".
La riforma della scuola superiore,
annunciata con grandi proclami, è stata rinviata
di un anno (ma non sono stati rinviati gli oltre 15.000
tagli di personale docente!). Stessa sorte per la
preannunciata riforma dell’università.
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Esami di maturità: doverosa marcia indietro del
Governo
Per i 434mila studenti che devono affrontare gli
esami di maturità a luglio rimane in vigore una
norma seria e rigorosa, introdotta dal Ministro Fioroni, che
condiziona l’ammissione ad un giudizio di
sufficienza complessiva in tutte le materie. Dopo
tanti annunci del ministro Gelmini, infatti, di ammettere
agli esami di maturità solo gli studenti con la sufficienza
in tutte le materie, si è realizzata l’ennesima retromarcia
del Governo, che ha rinunciato a una norma illogica e
fintamente rigorista.
Impedire l’ammissione agli esami di maturità agli studenti
che avessero anche una sola insufficienza sarebbe stata una
norma ingiusta, a rischio di alterare la corretta
valutazione degli esaminati, uno spot sul rigorismo del
Ministro non solo inutile, ma dannoso.
Una notizia dell'ultima ora: anche per l'esame di
terza media c'è una marcia indietro
del Governo, che cancella la propria normativa, che
prevedeva la non ammissione anche con un solo 5. |
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Il voto in condotta fa media
Il Ministro Gelmini sulla valutazione in condotta sta dando
un esempio di massima contraddittorietà: da
un lato, il rigorismo della bocciatura per
indisciplina (5) applicato prevalentemente ai ragazzi con
più difficoltà, dall’altro “il 6 politico“,
garantito dal fatto che il voto di condotta fa media per
l’ammissione all’esame di maturità con le valutazioni delle
discipline, consentendo così di colmare anche gravi
insufficienze di merito. Di fatto viene annullata
la sopracitata norma introdotta dal Ministro Fioroni che
prevede per l’ammissione la media del 6 e il recupero dei
debiti scolastici degli anni precedenti.
Questa scelta, contenuta nella
Circolare n. 46 “Valutazione del comportamento ai fini
dell’esame finale di Stato nella scuola secondaria di
secondo grado (anno scolastico 2008/2009)”, contraddice
tutta la normativa vigente che, a partire dalla riforma
Gentile (1923), ha sempre distinto la valutazione sulle
discipline da quella sulla condotta. Presenta elementi di
assoluta incertezza e di illegittimità, dal
momento che è assunta in mancanza del regolamento
che dà i criteri sulla valutazione (adottato dal
Consiglio dei Ministri il 13 marzo e non ancora in vigore) e
costituisce una interpretazione assai estensiva dell’art. 2
comma 3 della Legge 30 ottobre 2008 n. 169 e dell’OM 8
aprile 2009 n. 40.
Perché il voto di condotta fa media solo l’ultimo anno? Può
una circolare ministeriale imporre ciò che la legge non
impone? Temo che si aprirà la strada a tantissimi ricorsi!
Oltre che non essere condivisibile sul piano culturale, la
scelta determina degli effetti boomerang:
un ragazzo molto disciplinato con 10 in condotta potrà
essere ammesso all’esame di maturità anche con quattro
insufficienze, magari su materie fondamentali…
Essere buoni, silenziosi, ossequiosi premia! Non premiano,
studio, competenza, abilità e conoscenza!
Inoltre, il voto incide nella media in modo diverso
a seconda del numero di voti su cui la media stessa è
calcolata: con meno materie la condotta incide di
più, e viceversa. Da ciò deriva una disparità di
trattamento tra studenti, a parità di profitto e di
condotta.
L’unico antidoto alle evidenti ingiustizie saranno
l’intelligenza e la capacità di valutazione dei docenti! |
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La formazione in ingresso dei docenti
Il Ministro Gelmini, che non ha saputo fare alcuna proposta
condivisa sulla formazione in ingresso del personale
docente, si limita a buttare fango in modo indiscriminato
sulle modalità di formazione attraverso le SSIS
(intervista
del Ministro a "Il Giornale" del 12.05.09), cercando di
alimentare conflittualità tra scuola ed università.
L'impianto di riforma della formazione in ingresso, voluto
dal Governo, è delineato nel
documento della Commissione presieduta dal Prof.
Israel, fortemente contrastato da tutte le
associazioni rappresentative dei docenti (Cidi,
ADI,
AIMC,
ANDIS,
ANFIS,
APEF,
DISAL,
MCE,
UCIIM) , dalle organizzazioni sindacali e dal Partito
Democratico.
Nessuna condivisione c'è neppure nei confronti della
proposta di formazione iniziale contenuta nel
PDL Aprea, che sembra non avere neppure il sostegno del
Governo. |
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