<< indietro

 

 

 

 

 

LA         SOLIDITÀ    SI     COSTRUISCE     CON      LA  SOLIDARIETÀ

 

A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vi­ta della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigo­

li delle case, bianchi o neri o grigi ò bianco-e-neri a se­

conda se segnano relazioni di parentela, scambio, au­

torità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via:

le case vengono smontate; restano solo i fili e i sostegni dei fili.

Dalla costa d'un monte, accampati con le masseri­

zie, i profughi di Ersilia guardano l'intrico di fili tesi e pali che s'innalza nella pianura.

È quello ancora la città di Ersilia, e loro sono niente.

Riedifìcano Ersilia altrove. Tessono con i fili una fi­

gura simile che vorrebbero più complicata e insieme più regolare dell'altra. Poi l'abbandonano e trasporta­

no ancora più lontano sé e le case.

Cosi viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotola­

re: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.

Italo Calvino. Le città invisibili

 

 

 

La Natura sa essere potente, ma è l’imprevidenza umana a renderla tragica .

Così al dolore per le vittime, i morti , i dispersi e i feriti,  segue, purtroppo la rabbia per quelle costruzioni, recenti, crollate.

Segno di incuria, forse anche di colpevole disattenzione, o, peggio ancora  di brama di lucro indebito a discapito  delle norme sulla sicurezza sismica delle costruzioni.

E’ un’Italia distrutta, piangente e offesa quella che emerge dalle cronache televisive, alla quale vogliamo offrire  il nostro abbraccio solidale

Ma , non appena gli occhi si saranno asciugati, ci vorremmo chiedere: dove sono scomparse le Istituzioni?

Perché non abbiamo visto i presidenti delle province e della regione, i sindaci, i  dirigenti locali?

Perché abbiamo visto solo Un Unico Presidente capace di assorbire ogni occhio su di sè?

 

Lo Stato che intendiamo noi è un Patto diffuso, fra cittadini, fra enti, fra uguali.

Responsabilità e doveri, così come diritti e onori si spartiscono, si condividono.

Per questo siamo preoccupati  di queste prime ore del dopo-terremoto.

Si parla di ricostruire molto, di ricostruire le case.

E’ giusto, ma vorremmo invitare tutti a pensare che  cosa sia un Paese:

senza le sue istituzioni pubbliche , senza piazze e ospedali, senza scuole e  luoghi di culto,  senza mercati e artigiani; senza fabbriche né musei, né teatri… può dirsi ancora Paese?

Crediamo che un paese sia un insieme di relazioni, private e pubbliche: una comunità composta da  ruoli e aspettative reciproche , liberamente esercitate e accettate…

 

Così semplicemente, ricordando quello che altrove è accaduto (In Sicilia come in Friuli), invitiamo  a pensare di  ricostruire non solo le case per le famiglie, ma anche , e subito, i luoghi, gli edifici  pubblici.

Sarebbe un grande contributo alla ricostruzione di quel tessuto sociale, fatto di persone e  istituzioni pubbliche, che,solo, può ridare vita e speranza di futuro ai Paesi colpiti.

Perché non diventino cimiteri di case nuove, vuote e senza vita.

Con la beffa di essere, finalmente, perfettamente anti sismiche

 

Per questo il Movimento di cooperazione educativa intende impegnarsi per promuovere l’adozione delle scuole da ricostruire gemellandole con altre scuole  al fine di  creare legami, scambi solidali, corrispondenza,  attività formative in collaborazione.

 

Aprile 2009