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Si fa presto a dire formazione

 

 

Nella scuola non si getta niente.

Se si traccia in breve un itinerario degli ultimi 50 anni della scuola elementare ci si rende conto che l’operazione più frequente è stata quella di aggiungere contenuti ed attività ad un impianto sostanzialmente statico[1].  Caratteristica che si accompagna ad una prassi che affida, troppo spesso, unicamente al volontariato ed al “senso del dovere” degli  insegnanti ogni forma di innovazione.

Nella storia della nostra scuola, insomma, piuttosto che rimodulare il percorso di studi si rimanda ad una consuetudine che consiste, da un lato, nell’ “inserire” nel curricolo tradizionale nuove  attività senza modificarne l’impianto originario e senza prefigurare, dall’altro, la formazione di adeguate competenze.

Negli anni 70 sono arrivate le attività integrative e gli insegnamenti speciali, quindi . via via nel tempo - una miriade di ulteriori “suggestoni”: dall’educazione alimentare all’educazione alla salute, dall’educazione stradale all’intercultura, ecc.

Negli anni 80, con i nuovi programmi della scuola elementare, viene rimarcato l’aspetto epistemologico delle varie discipline e vengono aggiunti nuovi saperi a quelli tradizionali. Appare l’informatica, l’educazione all’immagine e la musica assumono una dimensione disciplinare nuova e si configurano come educazioni non più relegabili nei ritagli del tempo scolastico.

A questa riscoperta delle strutture concettuali delle diverse discipline non corrisponde  una ri-formazione degli insegnanti, ma, come è prassi consolidata, si affida alle istituzioni ed ai singoli ogni sua attuazione pratica.

Più recentemente ed in clima di autonomia, che sempre più si manifesta come un ombrello sotto il quale si nasconde il disimpegno istituzionale, al “curricolo” tradizionale che sostanzialmente si tramanda da oltre 100 anni vengono aggiunte le educazioni alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute, alimentare e all’affettività.

Prevediamo di aggiungere a questo un 15% di curricolo regionale ed il gioco è fatto.

E tutto questo, nell’ottica della riforma, dovrebbe essere svolto da un insegnante semi-tuttologo.

Ancora una volta si lascia alla “sensibilità” dei singoli ogni forma di aggiornamento affidato a tutor disorientati ed a piattaforme informatiche spesso troppo lontane da una pratica quotidiana.

 

Una categoria paziente

Categoria quella magistrale che ha dimostrato nel tempo un grande spirito di adattamento garantendo la più alta partecipazione in assoluto a momenti di formazione organizzati dentro e fuori le istituzioni e spesso a proprie spese.

Insegnanti che in molti casi hanno raggiunto nelle diverse discipline, con mezzi personali, competenze  specifiche (pur non riconosciute) di considerevole livello che spendono gratuitamente nella scuola.

Basti pensare alla miriade di siti scolastici presenti in INTERNET gratuitamente curati e mantenuti.

Categoria infine che in questi ultimi anni manifesta segni di disorientamento.  

 

Un sapere di alto profilo per i docenti della scuola elementare

È convinzione tanto erronea quanto diffusa che nella scuola elementare si diano i rudimenti delle discipline e pertanto che non occorra una preparazione di alto livello. Convinzione questa confermata dallo stesso corso di studi che fino a pochi anni fa si concludeva in quattro anni.  Opinione che ha giustificato per lungo tempo la presenza dell’insegnante unico in questo segmento scolastico. Nella scuola elementare non era infatti ritenuta necessaria una preparazione disciplinare specifica quanto piuttosto una infarinatura generale ed alcune nozioni di pedagogia e di psicologia.

In maniera completamente opposta nella scuola media ci si trovava di fronte ad una preparazione disciplinare di livello superiore e nessuna conoscenza di carattere pedagogico  e psicologico.

Il dibattito sulla formazione degli insegnanti avviato recentemente ed ancora non concluso sottolinea la necessità di una formazione universitaria per tutti coloro che intraprendono la carriera di educatori, ammettendo pur tardivamente, la necessità di competenze di livello superiore per tutti.

Ma gli stessi programmi del 1985 con il loro forte richiamo agli aspetti concettuali delle discipline presupponevano una conoscenza profonda delle stesse. Infatti soltanto chi possiede ad un livello alto la struttura di un sapere specifico è capace di “semplificarla ed esemplificarla” per i bambini. Attività questa sempre meno indispensabile man mano che si va avanti negli studi.     

 

La babele dei progetti

Il risultato di questo modo di procedere ci consegna oggi una scuola che sostanzialmente si rifà al curricolo tradizionale inteso come ossatura portante al quale aggiungere man mano le news entry disciplinari. Così possiamo leggere la suddivisione dei compiti nel modulo dove ai tre docenti si sono fatte corrispondere le discipline ritenute portanti – italiano, matematica, storia  geografia e scienze – alle quale aggiungere, spesso a seguito di sofferti compromessi,  i restanti saperi.

È sintomatico che con l’ingresso dei “progetti” sia emersa nella scuola una grande quantità di proposte, spesso colorate con terminologie fantasiose, che a loro volta rappresentano “aggiunte” in orario scolastico – in troppi casi gestite da formatori esterni che il mercato dei non garantiti offre a piene mani – .

Ancora una volta non si intacca il curricolo ma si attaccano dei “pezzi” intorno.

Ciò che si  perde di vista è la necessità di mirare a processi innovativi che investano l’insieme del fare scuola.

 

Una necessaria riconversione degli insegnanti elementari

Ma se è prevista una nuova formazione per coloro che negli anni futuri entreranno nei ruoli della scuola elementare è pur vero che fin da ora è necessario avviare una formazione per quel circa 70% dei docenti in servizio che ne sono ancora sprovvisti. Questo è doveroso se si vuole evitare un degrado in questo segmento della scuola che si pone alla base di ogni successo scolastico futuro.

I venti della riforma peraltro adombrano nelle presenze esterne, magari private, quelle offerte formative integrative ancora una volta al di fuori di una visione unitaria.

Forse in questa fase sono maturi i tempi per attivare convenzioni con le università della Sardegna  affinché possano garantire concordati piani di formazione per gli insegnanti elementari in servizio che siano interessati al cambiamento ed all’innovazione dell’insegnamento.

In questo senso si ritiene indispensabile il ruolo della Regione Autonoma della Sardegna che dovrebbe garantire alla preparazione delle nuove generazioni il suo maggiore  investimento. 


f.m.


[1]I programmi del 1988 prevedevano: 1- lingua italiana, 2- scrittura e calligrafia, 3- geografia. 4- storia. 5- fisica e scienze naturali, 6- aritmetica e geometria. 7- nozioni sui doveri dell’uomo e del cittadino. (La religione viene introdotta nel 1923 con i programmi Gentile)