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Cooperazione educativa, reti e autonomia
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La pratica della cooperazione educativa è condizione della crescita psico-cognitiva individuale, è modalità relazionale per una condivisione progettuale collegiale ed infine è condizione dello sviluppo sociale e manifestazione di un valore etico universale. La costruzione di reti interscolastiche, formative territoriali, di scambio europeo e internazionale sono presupposto pedagogico e culturale per una scuola che eviti l’autocentrismo e voglia rimanere al passo con lo sviluppo e con la globalizzazione. La qualificazione dell’autonomia di un servizio funzionale alla formazione del diritto alla cittadinanza richiede una scuola fondata sulla pratica, docente e discente, della valorizzazione delle potenzialità ed identità singole e collettive; Questi tre riferimenti costituiscono gli assi storici non solo di una pedagogia popolare e di una cooperazione educativa ma oggi rispondono ad esigenze ineludibili di una regione, la Sardegna, di un paese, l’Italia, e di un continente, l’Europa, che intendano perseguire in una logica ecosistemica uno sviluppo compatibile con i mutevoli equilibri socio-economici mediterranei, europei e planetari, con i valori ecumenici della pace e dell’intercultura e con gli equilibri ed i limiti imposti dalla natura.
La scuola pubblica, sia a livello regionale che nazionale, appare oggi in grande ritardo rispetto ai compiti fissati con il DPR 275/1999 e la Legge Costituzionale 3 del 2001 (Titolo V, art. 117). Essa si presenta tuttora ancorata ad un tradizionale modello sostanzialmente statalista, cioè rigido nella struttura organizzativa, chiuso entro modelli disciplinaristici e per lo più uniforme nei contenuti. C’è un grande lavoro da fare a partire dalle competenze e dalle responsabilità individuali. L’autonomia non può esser ridotta ad un fatto burocratico o di mercato ma implica pratiche di responsabilità sociale e professionale per una scuola che sia all’altezza di una società più democratica. Essa richiede un più alto livello di deontologia professionale di docenti e dirigenti scolastici, capaci di leggere bisogni e risorse personali e collettive, di rispondevi in modo flessibile, di promuovere idonei e generalizzati livelli di istruzione e di autonomia personale nonché di consapevolezza culturale e sociale rispetto al proprio territorio.
La corrispondenza interscolastica è il primo livello di una didattica fondata fin dalla Scuola dell’Infanzia su una prassi di ascolto, di incontro, di scambio e di apertura, essa riguarda però il singolo e la classe, occorre andare oltre. Il gemellaggio educativo con scuole lontane, del Mediterraneo ed oltre, sostenuto da progetti comuni d’Istituto per l’interscambio culturale ed umano costituiscono oggi una pratica fattibile attraverso la utilizzazione delle nuove tecnologie telematiche e le odierne possibili opportunità d’incontro. La scuola dell’autonomia per uscire dal suo guscio chiuso e povero ha necessità di far parte di una rete a dimensione territoriale, come avviene per gli altri servizi sociali (socio-sanitario, culturale ecc.), deve stabilire inoltre rapporti inter-istituzionalizzati di collaborazione progettuale e gestionale con gli altri servizi sociali che la rendano ad essi integrata e omogenea, limitando sprechi di risorse e vuoti d’intervento. La proposta dei Distretti formanti appare dunque un traguardo, pur difficile, al quale comunque guardare. Occorre che la scuola pubblica dell’autonomia ponga al centro di un POF praticato e di un PECUP reale (e non velleitario quale quello ministeriale) la cooperazione e l’identità, che si costruiscono attraverso una nuova responsabilità sociale della scuola nel territorio e professionale rispetto ai singoli utenti, quali cittadini fin dall’infanzia partecipi a scuola di una comunità democratica. r.r.
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