Arrivano i
regolamenti per la riforma della scuola secondaria di II grado
Il Consiglio dei Ministri
ha approvato in prima lettura, nella seduta del 28 maggio scorso, lo
schema di regolamento sul riordino degli istituti tecnici e
professionali e a breve approverà anche quello relativo ai
licei, presentati il 4 giugno dal MIUR al Forum
nazionale delle associazioni professionali della scuola e alle
organizzazioni sindacali. Dopo dovranno essere acquisiti i pareri
previsti (commissioni parlamentari, CNPI, Conferenza unificata
Stato-Regioni, Consiglio di Stato) prima della loro approvazione
definitiva.
Anche se l'avvio operativo della riforma della scuola superiore è
stato rinviato all'a.s. 2010/11, il Ministero sta procedendo
molto velocemente, sia per rispettare i tempi di attuazione
dei regolamenti previsti dal Piano programmatico,
collegato alla Finanziaria (art.64 L.133/08), sia perché il nuovo
quadro curricolare ed organizzativo dovrà essere definito
prima delle iscrizioni per l’a.s. 2010/11.
Questo significa, però, che l'aspettativa del mondo della scuola di
utilizzare il rinvio della riforma per aprire un’ampia
riflessione a più voci nel Paese sul futuro della scuola secondaria,
difficilmente troverà accoglienza, mancando i tempi tecnici per un
reale percorso di confronto.
La futura scuola superiore sarà composta da
6 Licei, con delle opzioni ed articolazioni interne, quasi
tutti a 27-30 ore settimanali. Gli Istituti tecnici
saranno divisi in due macro-settori (Economico e Tecnologico), per
un totale di 11 indirizzi (attualmente sono 44
senza contare le sperimentazioni) e a 32 ore (cioè con un orario e
un organico ridotto di più del 10%) e un professionale,
anch’esso a 32 ore (più del 20% di riduzione di orario e di
organico) e suddiviso in 6 indirizzi, di cui cinque
inseriti nel settore dei Servizi ed uno nel settore Industria e
artigianato.
Se da una parte era necessaria una riduzione e razionalizzazione
degli indirizzi, dall’altra va segnalato che non troveranno
più posto in questo quadro alcune tipologie di corsi dell’Istruzione
tecnica che godevano di un grande credito presso le
famiglie. Gli stessi indirizzi sperimentali dei Licei Tecnologici
funzionanti presso gli istituti tecnici, nel nuovo ordinamento sono
ricondotti al sistema dei licei, dove avremo un liceo
scientifico-tecnologico, come opzione del liceo
scientifico; positivo, invece, il parziale recupero dell’esperienza
del Liceo delle scienze sociali, con la previsione di un
liceo economico-sociale, inteso a sua volta come opzione
del liceo delle scienze umane. Come associazione attenta alla
promozione dell'educazione scientifica, dobbiamo poi evidenziare la
cancellazione delle Scienze Naturali dal curricolo del
biennio dei Licei Classico ed Artistico, anni nei quali
però viene effettuata la rilevazione OCSE-Pisa anche per le
competenze scientifiche.
Nell’ottica dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e del
raggiungimento da parte di tutti gli studenti delle competenze
chiave di cittadinanza, ci sembra positiva la presenza di una
significativa area di insegnamenti comuni nel biennio degli
istituti tecnici e professionali, che però viene
sostanzialmente meno tra i bienni dei diversi licei e tra il sistema
dei licei e quello dell’istruzione tecnico-professionale. Un passo
in avanti è rappresentato anche dalla declinazione dei
risultati di apprendimento, in tutte le tipologie di scuola
secondaria, in termini di competenze, abilità e conoscenze, secondo
la Raccomandazione europea sulla costituzione del Quadro Europeo
delle qualifiche per l'apprendimento permanente (EQF)
Vi sono però altri elementi in questo progetto che rischiano di
differenziare ulteriormente i percorsi ed i destini
scolastici dei ragazzi, legandoli al contesto
socio-economico familiare o alla qualità della rete scolastica
territoriale, mettendo così a rischio un sistema nazionale
di istruzione unitario e la dichiarata equivalenza dei
diversi percorsi formativi.
Ci riferiamo, da una parte, alle ampie fasce di flessibilità
curricolare previste nei tecnici e nei professionali (con
un'autonomia progettuale fino al 35-40% che andrà ad aggiungersi
all'attuale quota del 20%) e dall'altra alla previsione di un
sistema di istruzione professionale a geometria variabile
che prevede la possibilità nelle regioni che non hanno ancora un
sistema di formazione professionale regionale adeguato (e sono la
maggioranza), un ruolo integrativo e complementare del sistema
statale di istruzione professionale.
Un altro punto critico segnalato dalle associazioni professionali è
stata l'introduzione obbligatoria per via regolamentare di
nuovi organi collegiali come i Dipartimenti disciplinari ed i
Comitati tecnico-scientifici (con composizione paritetica
di docenti ed esperti esterni del mondo del lavoro e delle
professioni), tra l'altro “senza nuovi e maggiori oneri per la
finanza pubblica”.
Sulla riuscita di questa complessa operazione grava però l'obbligo
imposto dal Ministero Economia e Finanze di recuperare il tempo
perso nell'attuazione dei tagli previsti dalla Finanziaria e la
mancata riduzione delle ore di laboratorio nei tecnici,
estendendo nel 2010/11 l'applicazione del nuovo ordinamento non solo
alle classi prime ma anche alle seconde (nei licei e nei
tecnici), e prevedendo nei tecnici la riduzione dell'orario
settimanale da 36 a 32 ore anche nelle classi terze e quarte,
che invece continueranno a seguire i vecchi ordinamenti. Questo
significherà imporre a studenti e famiglie che quest'anno
sceglieranno la vecchia organizzazione curricolare di cambiare in
corso d'opera modelli organizzativi e programmi di studio, generando
non poche difficoltà organizzative alle scuole che dovranno gestire
la fase di confluenza dei vecchi indirizzi nei nuovi e saranno
interessate da un intensivo piano di aggiornamento del
personale docente, posto che vi siano le risorse finanziare
sufficienti.
In questo scenario con alcuni spunti positivi (anche se da
approfondire) ma anche con tante ombre, ci auguriamo che nonostante
i tempi strettissimi, ci siano altre occasioni di confronto
con il MIUR e di ascolto degli operatori della scuola, per
cercare di costruire una riforma quanto più possibile condivisa,
superando la ferrea logica dei tagli alle risorse che al momento
sembra non lasciare spazi ad una riapertura della discussione. |