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Associazione pedagogico-professionale  qualificata  per la formazione docente dal MIUR (D.M. 177/2000)

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L’Associazione pedagogico professionale docente del M.C.E. sardo esprime il proprio apprezzamento per le modalità aperte con le quali è stato elaborato e viene presentato il progetto formativo integrato della Giunta Regionale relativo al Disegno di legge reg. “Principi e norme per l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale”.  Ne condivide il taglio generale teso ad intrecciare l’educazione e la formazione, valorizzando l’autonomia delle istituzioni scolastiche inserite all’interno di un sistema e “ambito territoriale di Piano Locale Unitario dei Servizi alla persona e funzionali al miglioramento dell’offerta formativa”, riservando particolare attenzione all’infanzia ed estendendola a tutto l’arco della vita.

 

Il M.C.E. manifesta però la propria preoccupazione su un versante più spiccatamente didattico, pedagogico e culturale.

Rileva che all’art. 5, destinato alla “Valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” al punto 2.f) relativo alla “formazione e aggiornamento del personale in servizio” manca qualsiasi riferimento alla promozione e al sostegno dell’azione dell’Associazionismo professionale della scuola, quale riteniamo essere soggetto qualificante e vivificante il libero confronto pedagogico e stimolante la ricerca-azione didattica ed educativa.

La formulazione dell’art. 6, dedicato alla “Valorizzazione del patrimonio culturale e plurilinguistico della Sardegna”, appare - a nostro avviso - generico ed inadeguato rispetto a quanto garantiscono e richiedono le stesse convenzioni internazionali ed europee nonché la legge nazionale 482/1999 di tutela delle lingue e culture minoritarie storiche. La scuola pubblica del XXI secolo è chiamata non solo a valorizzare ma a tutelare le diversità del patrimonio culturale e linguistico, quale fondamento della vitalità democratica e sociale. La Regione ha il compito perciò nell’ambito di una Repubblica delle Autonomie di definire gli “obiettivi formativi regionali specifici” ad integrazione di quelli stabiliti dallo Stato con il PECUP e con le Indicazioni Generali relative ai curricola dei vari gradi di scuola.

La lingua è l’asse portante di una identità. La storia e le specificità culturali ne costituiscono l’integrazione essenziale per una formazione democratica integrale e rispettosa della persona nel suo peculiare contesto antropologico, storico, sociale e geografico.

Alla Regione Sardegna spetta pertanto il dovere di predisporre assieme agli “obiettivi formativi regionali specifici” un intervento conseguente di formazione docente, che non può essere coperto dal MIUR né lasciato solo alla spontaneità delle singole autonomie scolastiche e dell’Università.

Preoccupa infine all’art. 10, destinato agli “Interventi per il diritto allo studio”, che si parti solo di “fornitura gratuita o semi gratuita dei libri di testo” nonché di loro comodato senza prevedere l’opportunità di “scelte alternative al libro di testo” (come ne dava già la possibilità la legge naz. 517 del 1977) con la messa a disposizione generalizzata di materiali didattici sostitutivi e la formazione di biblioteche di classe. Ciò appare tanto più attuale in una scuola moderna che abbia come fondamento nell’ambito dell’autonomia la flessibilità organizzativa e formativa, l’articolazione dell’attività didattica per laboratori e che perciò risponda alla necessità di fornire materiali e attrezzi didattici connessi alle specificità di una scuola insieme legata al proprio territorio e aperta alla complessità. Appare difficile in prospettiva parlare di “scuola di autonomia”, di specificità culturale, di formazione democratica continuando a centrarla solo sul libro di testo.

Sono dunque problemi che riteniamo debbano essere aperti e sui quali sia urgente discuterne.

 

Cagliari, dicembre 2005.