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Proposta per il laboratorio “Linguaggi tecnologici e cooperazione”di Enrica Ena
“Io penso che la scuola si fondi sul modello di una linea di produzione in cui si mettono delle conoscenze nella testa delle persone. Si comincia con la prima fase e poi si passa alla seconda fase e si distribuisce un poco di conoscenza alla volta. Si passa dalla prima alla seconda alla terza, e tutto questo è necessario perché si pensa che gli insegnanti debbano insegnare un po' per volta. Adesso i ragazzi non hanno più bisogno di acquisire nozioni in questo modo, e con la moderna tecnologia dell'informazione possono imparare molto di più facendo, possono imparare facendo ricerca da soli, scoprendo da soli. Il ruolo dell'insegnante non è quello di fornire tutte le parti della conoscenza ma di fare da guida, di gestire le situazioni molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli…… E io penso che il miglior modo per farlo è quello di creare, all'interno delle scuole, delle situazioni in cui i ragazzi seguono le loro passioni col cuore, portano avanti progetti a cui sono veramente interessati, fanno scoperte prendendo da Internet le informazioni di cui hanno bisogno, lavorano insieme, realizzano cose difficili. L'insegnante li consiglia, li guida. E, quindi, l'insegnante deve abituarsi all'idea di rispettare gli alunni in quanto persone che imparano, di riconoscere che essi producono le loro stesse conoscenze, che la vecchia aspirazione che molti pedagoghi avevano avuto che i ragazzi possano imparare sperimentalmente facendo cose che per loro sono veramente importanti, alla fine, possiamo immaginare di realizzarla in questo modo” (da Come sarà la scuola del prossimo millennio: intervista, Seymour Papert, New York 1998)
Alle nostre scuole è sfuggito il ruolo che le tecnologie possono rivestire nella promozione di significativi percorsi di insegnamento-apprendimento. Le nostre aule si sono riempite di macchine ma questo, nella maggior parte dei casi, non ha portato a nessun cambiamento; quasi ovunque il linguaggio tecnologico è diventato un nuovo contenuto di apprendimento.
La convinzione da cui muove il laboratorio, è che le tecnologie possano avere un ruolo significativo a supporto di strategie didattiche centrate sullo studente in apprendimento, orientate a conoscenze rielaborative e costruttive (pensare, fare, creare) per l’acquisizione di contenuti trasversali, interdisciplinari, complessi, da tradurre in competenze.
Il laboratorio promuove percorsi atti a ripensare il ruolo assunto dalle tecnologie per orientare verso la costruzione di ambienti di apprendimento, nei quali gli alunni possano collaborare tra loro e con i loro insegnanti per procedere alla costruzione delle loro conoscenze, alla formazione delle loco capacità e alla maturazione dei loro atteggiamenti, per una scuola che più che sui contenuti delle discipline, scelga di operare sui loro linguaggi, sui loro congegni metacognitivi, sulla loro vocazione generativa[1]. |