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Martedì 27 marzo alle ore 17.00 - Via Thouar, 8 - Torino

Nella nuova sede del Movimento di Cooperazione Educativa di Torino

 

Il MCE di Torino invita alla presentazione del libro

LA GRANDE DISADATTATA

di Bruno Ciari

 

L’opera, pubblicata dalle Edizioni Junior nella Collana dei Quaderni di Cooperazione Educativa, è stata curata da Alberto Alberti con la collaborazione del Centro studi Bruno Ciari, dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Bologna, delle riviste Cooperazione Educativa e Riforma della Scuola.

Organizzata per nodi problematici l’edizione raccoglie una ricca selezione di scritti corredata da riflessioni, commenti e note bibliografiche che evidenziano l’attualità del pensiero di Ciari.

 

All’iniziativa sarà presente il curatore Alberto Alberti e porteranno il loro contributo:

 

Fiorenzo   Alfieri              Assessore alla Cultura Comune di Torino

Marcella   Ciari                Docente

Silvana     Mosca             Ispettrice Tecnica USR Piemonte

Luigi         Saragnese       Assessore al Sistema Educativo Comune di Torino

Aldo          Volpi                CEMEA Piemonte

 

 

 

Descrizione

 

Nei turbinosi anni a cavallo fra i 60 e i 70, si trova raramente nella scuola una sensibilità attenta alle differenze culturali, ai dislivelli di partenza, alla deprivazione socio-culturale, allo svantaggio. I casi di disagio, di gap culturale, di sottorendimento, venivano codificati come ‘disadattamento’ e, spesso, relegati in classi differenziali. Don Milani e Bruno Ciari furono tra i pochi che denunciarono la condizione di sradicamento che, per i figli di contadini, operai, artigiani, spesso provenienti dal sud, comportava l’immissione in una scuola ancora vincolata a modelli aulici.

Gli scritti con cui Ciari (su ‘Riforma della scuola’ e ‘Cooperazione Educativa’ e in convegni del M.C.E.) denunciava con forza tale situazione di ingiustizia, furono raccolti, dopo la sua prematura scomparsa, da Alberto Alberti nel libro ‘La grande disadattata’, che, fin dal titolo, enuncia un ribaltamento di punto di vista, gettando sulla scuola una luce inquietante in quanto fonte di disadattamento essa stessa per molti ragazzi.

Le soluzioni che Ciari propose, l’intervento precoce con l’istituzione di asili nido e scuole dell’infanzia di alto livello didattico e pedagogico, il tempo pieno per compensare svantaggi e consentire l’esercizio della socialità, le tecniche Freinet, un saldo apprendistato scientifico, una continuità e una unitarietà fra i diversi gradi di scuola, hanno fatto la storia della scuola italiana di questi decenni.

Ripubblichiamo questo lavoro oggi, mossi dalla preoccupazione che la scuola si trasformi nuovamente in fonte di privilegio per pochi e di emarginazione per molti, e con la speranza che possa costituire elemento di riflessione per una progettualità educativa come patrimonio della scuola di tutti/e: per una scuola del “non uno di meno”.

 


 

Dalle pagine de                LA GRANDE DISADATTATA di Bruno Ciari

a cura di Alberto Alberti prefazione di Enzo Catarsi

 

La grande anormale o disadattata, a parer nostro, è dunque l'istituzione, sia familiare che scolastica. La famiglia, che va riducendosi sempre più a struttura nucleare, che sempre meno è un campo di relazioni e di esperienze sociali, riverbera sul figlio le proprie frustrazioni (subite a livello di competizione sociale), esigendo da lui una maggiore ricchezza di strumenti competitivi, di affermazioni.

Anche la famiglia più avanzata politicamente e ideologicamente chiede in genere al proprio ragazzo di "far bene a scuola", di aver buoni voti, promozione; se il genitore va a parlare col professore si preoccupa del "proprio caso", e non si pone mai il problema della scuola nella sua totalità, o il problema dei ragazzi di quella scuola.

 

La scuola, che avrebbe il compito... di offrire spazi e tempi più ampi e articolati per la soddisfazione di motivazioni motorie, manipolative e costruttive, di esigenze di esplorazione, avventura e conquista; che dovrebbe predisporre condizioni e stimoli per la più ampia liberazione delle potenzialità espressive e creative in tutte le loro gamme; che dovrebbe costituire un centro attrezzato di autentica esperienza scientifica, un luogo di fruizione e di filtrazione critica delle comunicazioni audiovisive (e anche di produzione di quest'ultime); che dovrebbe costituire una palestra di socialità e di autogestione, è raggrinzita e immeschinita nelle scatole chiuse, asfittiche e grigie, costringendo i bambini a una vita da banco...

 

Tempo pieno: pieno di che?

E' possibile la generalizzazione di un nuovo modello di scuola "completa" a tutti i livelli, della scuola dell'obbligo? Tutto quel che si è fatto finora ci rafforza nella convinzione che il fattore decisivo è costituito da un profondo rinnovamento della preparazione politico-pedagogica e culturale degli insegnanti...

La crisi della scuola media impone che s'intervenga subito, per eliminare i difetti strutturali più evidenti e darle il carattere di scuola veramente "democratica" e formativa per tutti. Questo si può ottenere con una "riforma della riforma", cioè con alcune modifiche di fondo che abbiano per oggetto la realizzazione del tempo pieno, la totale e definitiva eliminazione del latino, la riforma dei programmi di tutta la scuola ottennale, e altri provvedimenti che diano un diverso ordinamento alle cattedre, una struttura più democratica...

Senza la realizzazione del tempo pieno non si può avere una scuola effettivamente democratica, che non solo metta ciascun ragazzo nelle medesime condizioni, ma aiuti ciascuno a superare i ritardi e i difetti attribuibili alla sua provenienza familiare e sociale, e promuova la più ampia e originale formazione delle personalità.

 

Nessuno escluso

La scuola limitata è caratterizzata dal dominio di certi valori: la capacità verbale (secondo certi parametri), la capacità di astrazione e memorizzazione, valori prevalentemente o esclusivamente mentali.

 

Senza una scuola a tempo pieno non può esistere nel nostro paese una piena democrazia. La funzione della scuola a tempo pieno dev'essere prima di tutto democratizzatrice, uguagliatrice... Una scuola a tempo pieno deve tendere a promuovere tutti, non solo nel senso fiscale del termine, ma soprattutto nel senso di dare valore alla peculiare esperienza di ciascuno e di svilupparla al massimo, in un contesto di valori sociali. Una scuola di questo tipo non può codificare i dislivelli esistenti all'ingresso dei ragazzi nella scuola mediante uno strumento valutativo fiscale; deve tendere a conoscere profondamente la cultura, l'ambiente, la personalità di ciascuno, in modo da trovare per tutti la via della promozione e della valorizzazione.

E' chiaro che nella scuola a tempo pieno i valori si riferiranno a una gamma molto più completa delle capacità infantili, dalle possibilità espressive a quelle organizzative (attitudine alla vita collettiva o di gruppo, abiti alla programmazione e all'organizzazione del lavoro, spirito cooperativo, ecc....), dalle capacità costruttive a quelle ludiche, in modo che tutti, nessuno escluso, si sentano valorizzati per qualche aspetto e ne traggano fiducia per progredire complessivamente. Alla pedagogia della selezione si sostituisce così la pedagogia della "valorizzazione"e della "promozione". All'individualismo competitivo si sostituisce lo stimolo dell'approvazione e del sostegno sociale.

 

Torino, 7 marzo 2007