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I genitori bocciano la riforma Moratti.
Alla scuola media (ora secondaria di primo grado) e all'elementare (ora
scuola primaria) le famiglie che hanno scelto solo il tempo obbligatorio, di
27 ore settimanali, sono pochissime. Insomma, mamme e papà non se la sono
sentita di fare frequentare ai figli una scuola dove si studia meno di
quanto hanno fatto, probabilmente, loro stessi. Il dato è stato reso noto
dallo stesso ministero dell'Istruzione che nei giorni scorsi ha fornito i
numeri ai sindacati di categoria. Nel monitoraggio effettuato da viale
Trastevere su 41.554 classi prime e seconde classi di scuola media, quest'anno
funzionano con l'orario minimo obbligatorio morattiano appena 555 classi:
l'1,33 per cento. Il 21 per cento delle classi in questione adotta un orario
di 30 ore settimanali (come nella vecchia organizzazione oraria) e il 78 per
cento un orario che varia dalle 33 ore alle 40 settimanali.
Se una delle cartine di tornasole del livello di gradimento delle famiglie
poteva essere la scelta del cosiddetto tempo scuola, la riforma Moratti è
bocciata senza appello. "La scuola 'minima' delle 27 ore e la scuola
'spezzatino' modello Moratti - dicono dalla Flc Cgil - non ha dunque
convinto nessuno, le famiglie hanno confermato la fiducia e l'aspettativa
riposta nella scuola e hanno dimostrato che è diffusa la richiesta di più
scuola. Gli esiti di tale rilevazione confermano abbondantemente che è
vincente, sulla retorica familistica di Moratti, un modello inclusivo di
scuola tendente a riprodurre quei modelli di scuola distesa che vanno dalle
33 alle 40 ore settimanali".
Stesso risultato dalla rilevazione alla scuola elementare. Meno ore di
lezione e meno insegnanti, ma per quest'anno è andata male: così mamme e
papà bocciano la Moratti. Nel primo anno di applicazione "a regime" della
riforma della scuola primaria, la scelta del solo tempo obbligatorio (27 ore
settimanali), auspicato da viale Trastevere per tagliare qualche migliaio di
posti in organico, è miseramente fallita. La maggior parte delle famiglie ha
optato per le ore obbligatorie più quelle opzionali (3 settimanali).
Su 126.576 classi di scuola elementare monitorate quelle che funzionano con
27 ore settimanali sono soltanto 2.951, pari al 2,33 per cento. Il 72,9 per
cento delle classi italiane svolgono da 30 a 34 ore di lezione settimanali e
il 24,8 per cento addirittura 40 ore.
Le opzioni. Da quest'anno i genitori italiani, secondo la nuova mappa
disegnata dal ministro Letizia Moratti, per quanto riguarda gli orari di
lezione settimanali avevano a disposizione diverse opzioni. Niente più,
quindi, orari rigidi come accadeva prima. In base al decreto legislativo
numero 59 del 2004, il monte ore settimanale viene suddiviso in tre parti:
una quota obbligatoria, una facoltativa e la terza per la mensa. Nella
scuola primaria l'orario obbligatorio è di 27 ore settimanali, 3 le ore
facoltative che le scuole organizzano in piena autonomia e 10 quelle
destinate alla mensa. Alla media, restano 27 le ore obbligatorie, diventano
6 quelle opzionali e 7 le ore destinate alla refezione.
Gli Anticipi. Ma le brutte notizie non arrivano mai da sole, e per il
ministro Moratti se ne aggiunge un'altra. In Lombardia e in tutto il nord
Italia "l'anticipo" alla scuola elementare ha riscosso pochissimo successo.
"Nemo propheta in patria", recita un antico proverbio latino quanto mai
adatto al caso. Infatti proprio nella terra del ministro dell'Istruzione,
Letizia Moratti, - prossimo candidato ufficiale per la Casa delle Libertà
alla poltrona di primo cittadino a Milano - uno dei punti qualificanti della
riforma del sistema scolastico italiano è stato letteralmente snobbato da
mamme e papà. Secondo i dati forniti dai tecnici del ministero, nel corrente
anno scolastico, in Lombardia gli anticipatari che frequentano le scuole
pubbliche sono "appena" 3.213: meno dell'1 per cento (0,82 per cento, per
l'esattezza). Un numero davvero esiguo se confrontato con i quasi 389 mila
scolari della scuola primaria delle province lombarde. Differenza che salta
all'occhio se si confrontano i dati della Lombardia (la regione italiana con
la maggiore popolazione scolastica) con quelli delle altre due regioni per
numero di alunni. In Campania, piccoli che hanno fatto ingresso in prima
elementare a 5 anni e mezzo se ne contano quasi 10 mila e in Sicilia poco
meno di 8 mila. Da sole, le due regioni del Sud contano il 40 per cento del
totale degli anticipatari: 45 mila in tutto.
Tra le possibili cause della disaffezione sul cosiddetto anticipo al Nord la
maggiore consapevolezza, da parte delle famiglie, che non se la sentono di
"togliere un anno di gioco" ai propri figli, o la paura che - come
sostengono diversi esperti - l'anticipo possa complicare la vita scolastica
futura agli alunni "meno pronti".
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