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Azioni del Dirigente scolastico

 

  Intervento del Dr. Enrico Tocco

al Seminario regionale MCE, Macomer 26 ottobre 2007


 

I processi di innovazione in genere, al di là  del maggior o minor  grado di accettazione esplicitamente  manifestata,  non vengono  in realtà facilmente assimilati e spesso tardano a produrre i loro effetti. E questo perché in qualsiasi organizzazione , anche se in modo non visibile, vi è una forte presenza di automatismi, abitudini, routine, aspetti culturali che al di là della volontà, delle consapevoli scelte  verso il cambiamento, producono nella sostanza  un effetto frenante. In particolare  nella scuola da qualche tempo si registrano  espressioni di scarsa motivazione.

Questo è  dovuto al basso riconoscimento anche economico della funzione docente, alle effettive difficoltà che i rapidi cambiamenti di un mondo sempre più globale, tecnologico, plurietnico determinano nel fare scuola quotidiano.

E’ vero  che il docente  vive una  sempre maggiore sensazione di solitudine sopraffatto dalle responsabilità nel momento in cui gli vengono assegnati nuovi e più gravosi  compiti  nel campo educativo.

Di fatto fare scuola diventa ogni giorno più difficile, e spesso  sembra altrettanto più difficile  ottenere  buoni risultati. 

Allora da una parte  la voglia del nuovo che possa aiutare a cambiare, dall’altro la paura del nuovo che richiede un rinnovato e pressante impegno   per il quale ci si può sentire non completamente preparati ed adeguati.

D’altra parte quando si parla di docenti,  sembra  dato  quasi per scontato che si tratti di una categoria omogenea, mentre invece questo non è.

Una prima differenza la si può    notare tra  i diversi ordini di scuola. I docenti della scuola dell’infanzia e della   scuola primaria sembrano più pronti al cambiamento, alla ricerca didattica , alla mentalità progettuale perché hanno già sperimentato processi di rilevante innovazione sul piano didattico, mentre maggiori difficoltà si riscontrano nelle scuole  secondarie ed in particolare nella secondaria di secondo grado.

 Altri elementi di distinzione sono  rappresentati dall’età;  dal livello culturale personale; dalle diverse esperienze professionali e formative che ogni docente si porta dietro.  

Ed allora  in questo contesto,  a questo importante processo innovativo ,  nonostante il grado di accettazione e condivisione manifestato, non sempre  fa seguito una effettiva  azione di   ricerca , una  reale esplorazione verso il cambiamento ed il miglioramento.

Esiste il rischio, ed il riscontro lo abbiamo avuto proprio con l’autonomia, del cambiamo le cose  e tutto rimane come è , oppure  si porta avanti  un  mero adempimento , ritagliando ad esempio  dalle indicazioni alcuni elementi  senza però affondare nel cuore del fare scuola  quotidiano , banalizzando in tal modo riforme e indicazioni.

Sono convinto che il tempo sia una risorsa da  non sprecare   , sia un elemento che a seconda della sua utilizzazione , possa giocare a favore o a sfavore dei nuovi processi.

 Mi spiego meglio; in nome della  sperimentazione non si può aspettare a fare;   applicazione graduale non significa non fare, non iniziare a porre le prime basi di un lavoro, di un opera, le fondamenta  per un lavoro più completo.

   E quindi  ritengo necessario muoversi subito, in modo che alla norma, alle disposizioni facciano  seguito la riflessione, la discussione, e poi ancora, impostazioni ed azioni. 

Se ci spostiamo  sul piano del chi e del cosa, individuiamo subito  nella scuola il ruolo del dirigente scolastico.

Dobbiamo partire dall’assunto che nessuna attività possa  avere speranza di successo in una scuola senza l’attiva partecipazione  del capo di istituto.

Di un capo di istituto  attento, preparato, e motivato. Non c’è niente di più penoso di  vedere un dirigente scolastico privo di motivazione. 

 

Il dirigente scolastico oberato da  compiti amministrativi e di gestione sempre più gravosi ed invadenti; il dirigente  spesso assediato dai più vari problemi, Il dirigente che deve rapportarsi anche all’esterno della scuola  con gli Enti locali , col territorio in senso lato,con la stessa Amministrazione, che a sua volta deve garantire uniformità, contenimento delle spese, riduzione delle risorse umane.

 Ma anche  costretto a rapportarsi con un corpo docente a volte  demotivato e frustrato, con il  Collegio docenti, il  Consiglio di Istituto, il Consigli di classe, comitati genitori, RSU, DSGA.

 

    Il ruolo del Dirigente scolastico  non  può basarsi su una posizione  gerarchica., che non esiste.  Si parla  molto della   governance, modello con  il quale diversi organi od organizzazioni  non  correlati da rapporti di  gerarchici devono trovare  la giusta armonia per poter progettare, programmare, operare etc.

Con la governance si costruisce attraverso la comunicazione, la condivisione, la corresponsabilità. Ma alla base deve esserci  la consapevolezza di  un’identità comune, la  condivisione degli obiettivi,  il riconoscimento collettivo delle esigenze. Per i docenti in particolare la scoperta del senso di appartenenza ad una comunità professionale  cui competono, seppur all’interno di   peculiari garanzie (libertà di insegnamento)specifiche responsabilità per la crescita , la formazione e l’educazione dei ragazzi.

Il dirigente  spesso è portato a scegliere la linea del compromesso invece di quella della mediazione qualificata.

Compromesso presuppone  cedere qualcosa per ottenerne altre.

 Mediazione significa  riuscire  a trovare rotte  condivise che  consentano  alla nave di navigare, di mantenere i suoi assetti , senza buttare a mare neanche in parte il suo carico.

La strada della mediazione non  è facile e  richiede  determinati presupposti

L’art.25 del D.Lvo 165 ci dice che  il Dirigente ha  la direzione  e il coordinamento dell’attività formativa , organizzativa e amministrativa .  Il dirigente deve valorizzare le risorse umane.

Il coordinare l’attività formativa e  creare il giusto clima organizzativo, insieme all’attivare e gestire relazioni interne ed  esterne     sono gli elementi peculiari della dirigenza scolastica. La valorizzazione delle risorse umane rappresenta  nel contempo compito del dirigente  e  strumento essenziale per iì raggiungimento degli obiettivi.

     Valorizzare le risorse umane significa  adoperarsi  perché i docenti ed il personale della scuola possano sviluppare pienamente le loro competenze.

         Questo significa anche fare in modo che la competenza astratta sia sempre coerente alle specifiche esigenze che la scuola in quel  determinato momento  concretamente richiede, richiede a  quella  determinata figura professionale.

Ma significa anche adoperarsi perché le persone, in relazione  a quello che effettivamente sono, possano essere messe nelle condizioni di fare al meglio quello che l’ordinamento  richiede  loro.

Il dirigente scolastico   deve lavorare sul  miglioramento  degli assetti organizzativi,  sui sistemi di valori condivisi; la scuola è un sistema organizzativo  che è centrato sui comportamenti delle persone che a loro volta producono i risultati.

 Se si vogliono  persone motivate  occorre progettare perché tutti si trovino bene , si identifichino con i loro compiti, siano fieri di essere in quell’organizzazione. 

E’  motivato chi ha il senso di produrre qualcosa che serve   e che alla fine vede.

     Tutto questo, che spesso viene dato per scontato, rappresenta un primo  presupposto per qualunque proficua azione del  Dirigente per poter  avviare efficaci  processi di innovazione.

      Le indicazioni mirano alla costruzione del curricolo, la costruzione di un percorso didattico, di un percorso di apprendimento.

Quindi  la progettazione di un percorso che, pur avendo   determinate caratteristiche che ne assicurino l’unitarietà a livello nazionale, sia  studiato, elaborato  e realizzato a misura delle reali esigenze di determinati alunni, di una determinata scuola, di un determinato territorio.

E’  necessario quindi ricordarci che stiamo parlando di progettazione, di progetto, del  progetto con la P maiuscola della scuola.

Il progetto attraverso il quale principalmente si può capire la vera identità della scuola.

      Una proposta particolareggiata per raggiungere il risultato del successo formativo dei ragazzi;  una proposta  che rappresenta il  raccordo, il punto di incontro  tra gli obiettivi  nazionali e gli obiettivi locali, tra le strategie  nazionali e le strategie  della singola istituzione scolastica. Istituzione scolastica che, nel quadro di riferimento delineato dalle indicazioni, elabora  specifiche  scelte  relative a contenuti , tempi, mezzi, metodi, organizzazione e valutazione.

Ed allora una delle prime azioni   del dirigente scolastico consiste nel far riaffiorare nella sua scuola la logica del progetto, il senso della progettazione, gli elementi che caratterizzano un processo progettuale. E questo anche attraverso opportune azioni di formazione. 

Una  progettazione  che tenda a soddisfare la specificità di un preciso contesto sociale e culturale

Ho già detto  che  il Dirigente spesso è compresso dal peso degli adempimenti  e delle   responsabilità amministrative, contabili  e gestionali.

      Tutte cose importanti che il più delle volte non può delegare e che assorbono gran parte del suo tempo.

  Deve perciò  puntare sul piano di una  organizzazione agile in grado di articolare e distribuire gli impegni  a singoli docenti o a gruppi di essi.

Deve utilizzare al meglio le figure strumentali.

Queste figure possono dare, all’interno di gruppi di lavoro o team il  necessario apporto professionale, nelle specifiche tematiche.

Devono altresì assicurare l’importante raccordo tra le decisioni del collegio e l’operatività.

A sua volta il dirigente deve cercare un continuo  rapporto con le funzioni strumentali, verificando in tal modo la realizzazione di una  linea unitaria dell’istituzione scolastica.

     Deve incoraggiare il funzionamento dei dipartimenti disciplinari.

     Deve  costituire commissioni di lavoro, di studio, team di docenti, che  a loro volta siano in grado di portare nei collegi  le analisi delle situazioni, di evidenziare le problematiche, di  formulare  proposte .

   

Dalla previsione all’azione, all’attribuzione di compiti precisi , all’assegnazione di tempi,  all’esplorazione, alla ricerca,  alla produzione di materiali , alla condivisione nei collegi, alla concreta operatività e responsabilizzazione.

Si tratta di creare un sistema tra organi, tra gruppi di studio e di lavoro,tra team, attraverso la suddivisione dei compiti.

Un’articolazione organizzativa che parte dal collegio dei docenti, per poi ritornare per le considerazioni unitarie e per le delibere al Collegio stesso.

E’ importante che il lavoro di un gruppo, di un team   diventi  patrimonio culturale e professionale di tutti i docenti della scuola, che le azioni, seppur nei diversi livelli, diventino condivise da tutti e fin dove possibile  compartecipate.

E’ soprattutto attraverso questi comportamenti   che un insieme di insegnanti, da  somma degli insegnanti di una scuola possono diventare una   comunità professionale.

Per diventare  comunità professionale è necessario parlare lo stesso linguaggio, che poi significa  avere tutti la consapevolezza e la coscienza delle situazioni e del contesto, avere un’univoca rappresentazione degli obiettivi che si vogliono raggiungere, avere la convinzione della necessità della realizzazione  attraverso azioni concertate e condivise.  

La visione unitaria del sistema può averla soltanto il Dirigente scolastico.

Al dirigente il compito di trovare le giuste mediazioni perché tutto ciò possa avvenire, perché nei collegi dei docenti si assumano le decisioni,  le delibere diventino patti, i patti diventino veri impegni dei docenti.

 Che negli stessi collegi vengano stabilite le regole per verificare  se questi patti siano stati mantenuti, per verificare gli esiti dei processi e delle azioni, attraverso una partecipata  autovalutazione.

 

Relazione con le famiglie; non funziona più il modello del colloquio; occorre sentire i genitori,  nelle indicazioni si parla di corresponsabilità educativa.

Accade troppo spesso che  i rapporti con le famiglie si creino solo nelle situazioni eccezionali, per gestire le emergenze.

E’ invece proprio per gestire la quotidianità che occorre rapportarsi con le famiglie o meglio dialogare con le famiglie, comunicare con le famiglie, ascoltare dalle famiglie .

      Creare in sostanza una alleanza  educativa con i genitori attraverso relazioni costanti.

Ma per comunicare , per  intessere relazioni occorre parlare linguaggi comuni.        Ed allora prima di tutto aiutare la famiglia ad entrare nel mondo della scuola, capire il suo lessico, condividere le finalità generali e le regole, ma nel contempo capire quali atteggiamenti, quali  dinamiche, quali  aspettative caratterizzano le famiglie, quelle determinate famiglie degli  alunni di quella determinata scuola, degli alunni di quella determinata classe.

      Il dirigente potrebbe costituire un gruppo di lavoro composto da docenti, genitori, rappresentanti dei servizi sociali, cui affidare il compito di elaborare  proposte di modelli di relazioni.

      Ma  più a monte  siffatti modelli di relazione possono essere studiati anche a livello territoriale. 

Non dimentichiamo che nelle indicazioni si sente molto questa logica della apertura al gruppo, del lavorare in gruppo , lavoro di gruppo  di docenti ,  lavoro di gruppo di  insegnanti di diverse  scuole  collegate da sistemi di reti, lavoro di gruppo di studenti.

In verità non si sente molto  parlare di lavoro di gruppo di ragazzi.

Possiamo immaginare gruppi di ragazzi della scuola media  che all’inizio dell’anno scolastico,  studino  lo statuto, ne discutano  i contenuti,  provino   a suggerire modifiche, integrazioni sulla base delle loro esigenze.  E  in tal modo possano sentirsi coinvolti, diventando   parte attiva della scuola,     più partecipi alla determinazione delle regole che riguardano la loro vita scolastica.

In questo senso i ragazzi possono costituirsi in gruppi per formulare proposte per il  POF, possono costruire mappe per il loro orientamento.

Inoltre, ai ragazzi possono essere proposte esperienze di apprendimenti collaborativi. 

In definitiva quello che vorrei evidenziare  è che i momenti collegiali costituiscono   elementi di qualità  per la formazione del curricolo.

 

     Certe decisioni, certe azioni non possono essere  lasciate al singolo docente.

E’ la   collegialità nella sua reale  accezione, che va al di là del momento decisionale, ed impregna tutte le fasi del processo, che può dare valore aggiunto alle azioni didattiche.

Ed allora gruppi di studio per cominciare a parlare di:

- standard e i livelli

- valutazione

- discipline e le aree disciplinari

- cittadinanza

- Attuare  interventi adeguati alle diversità

-  Favorire l’esplorazione  e la scoperta

Promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere.

- Realizzare  percorsi in forma di laboratorio.

Nel  processo innovativo è molto forte la cultura della verticalizzazione .

Cultura che purtroppo  non sempre risulta presente nelle nostre scuole.

La verticalizzazione non siamo neanche sicuri che venga sempre attuata neanche negli  Istituti comprensivi che rischiano di diventare mere aggregazioni di scuole perdendo ogni proiezione verso forme di continuità, di progressione didattica  e culturale, di scambio di informazioni  e di comunicazioni, di sistema unitario di apprendimento.

Anche in questo caso  occorre trovare le occasioni perché i docenti di  scuole di diverso ordine e grado  parlino tra loro.

Stabilire  momenti di comunicazione, di riflessione, trovare gli strumenti per favorire la continuità, la conoscenza dei ragazzi, per non dover ogni volta iniziare da capo il  processo educativo e formativo, per valorizzare  le esperienze e le conoscenze  degli alunni così come si legge nelle indicazioni.  
 

Per quanto riguarda l’innalzamento  dell’obbligo scolastico NEL SECONDO CICLO nell’attesa delle preannunciate  linee guida si può già fare qualche cosa.

 

Nei confronti dei docenti :  invitare a leggere , a studiare , a capire  , a ragionare provando a contestualizzare.

 

Per esempio contestualizzare la situazione della singola scuola :  quanti sono i ragazzi  del 1°  e del 2° anno. Quanti non frequentano.  Quanti fanno u n numero troppo elevato di assenze.

Provare a domandarsi i perché di questi fenomeni.

Domandarsi dove sono e cosa fanno.

Se possono essere iscritti in altre scuole

Ma potrebbero iscriversi in altre scuole  senza il  prescritto nulla osta ? Ma se questo accade  perché accade?

Che collegamento esiste tra i Dirigenti delle altre scuole del secondo ciclo?

Talvolta esiste il collegamento, ma non è a vantaggio dell’alunno.

Basta che non ci sia aggravio.

Ma che cosa significa aggravio ? quello formale o quello sostanziale?

Ma se i ragazzi hanno scelto male, non hanno cioè fatto scelte consapevoli li dobbiamo ingabbiare  in un corso che non vogliono fare ? aspettiamo che vengano bocciati per consentir loro di cambiare scuola ?

- Si conoscono nella scuola le situazioni delle frequenze?

- il quadro generale relativo alla situazione degli apprendimenti;

- viene disegnata la mappa delle carenze; dove sono e perché.  Ci sono?

Ragionare, trovare  schemi e strategie

Individuare gruppi

Individuare leadership dei gruppi

Creare  relazioni con le scuole del primo ciclo

Relazionarsi con famiglie

Relazionarsi con  gli alunni, gli alunni, quelli degli ultimi anni possono  dare suggerimenti, raccontare le proprie impressioni nate dalle esperienze vissute nella scuola. Quali erano le loro aspettative, quali sono state soddisfatte etc

Dopo si puo’ lavorare sui metodi, sulle strategie, sull’orientamento.

Il soggetto garante di tutto questo, il soggetto che deve adoperarsi per portare avanti queste strategie nella scuola è il dirigente scolastico.

Questi sono solo dei flash che non hanno l’intento di essere,  né possono essere una esauriente trattazione di un argomento così vasto.

Quello che volevo evidenziare è soltanto l’importanza del ruolo del Dirigente scolastico, ruolo che può riassumersi in una parola , la presenza. Presenza certamente non in senso statico, ma in senso dinamico, quella dinamicità che impregna tutte le indicazioni, quella capacità di muoversi insieme alla società che corre, quella dinamicità che viene espressa nella ricerca e nell’esplorazione, in un curricolo non uguale per tutti ma adeguato al contesto, a quella scuola, agli alunni di quella scuola che sono portatori di esigenze diverse dagli alunni di ieri e da quelli di domani. Presenza del Dirigente scolastico nel consiglio di istituto, nei collegi dei docenti , nei collegi di classe. Presenza significa lasciare la scrivania, la presidenza, essere pronti in qualsiasi momento a prevenire un problema, a portare soluzioni, ascoltare i docenti, alunni e  genitori.