| Lettera di Mario Lodi all'assemblea Nazionale del MCE | |
UN’ ALTRA SCUOLA E’ POSSIBILE
La scuola della mia generazione ha avuto una forte motivazione per noi giovani maestri che avevamo vissuto sulla nostra pelle la scuola fascista, la guerra e la liberazione. Avevamo un obiettivo chiaro ma difficile: attuare nella scuola i valori della nuova società da realizzare, contenuti nella Costituzione. Non sapevamo come fare perché nessuno ci aveva insegnato la pratica della libertà, e la soluzione del problema fu la nascita di un movimento che verificasse, nel fare, se era possibile. Era nata l’idea della collaborazione che diventò il Movimento di Cooperazione Educativa. Iniziò così la trasformazione delle nostre classiin piccole società democratiche, in cui il bambino diventava cittadino libero che anteponeva il bene comune all’interesse personale. Questo era il nostro bisogno di scuola e credo che siamo riusciti, col nostro impegno, a donare alla scuola italiana un patrimonio di esperienze ancora valide.
Quale forte motivazione possono avere oggi i docenti? La situazione è questa: la televisione ha reintrodotto nella vita dei bambini il metodo della scuola trasmissiva che noi avevamo sostituito con il diritto di parlare, di comunicare, di lavorare insieme. Il bambino che sta tante ore davanti al televisore è diventato passivo, guarda ma non parla, senza pensare, senza giocare, senza muoversi. Questo dovrebbe essere uno dei punti qualificanti del programma degli educatori: restituire ai bambini quello che la televisione gli ha rubato, cioè il modo naturale di vivere e di crescere nella scuola-città a sua misura.
Un altro obiettivo è la conoscenza della civiltà europea che è stata creata nei secoli nonostante che sul suo territorio si combattessero guerre atroci, attraverso l’arte, la scienza, la non violenza. E nello stesso tempo il rispetto degli altri, cioè il sentirsi cittadini del mondo. Diceva Rodari: “La scuola è grande perché comprende tutto: una scuola grande come il mondo non può avere un programma piccolo.
Mi pare che queste poche osservazioni siano sufficienti a pensare al nostro lavoro di educatori come a un impegno per realizzare gli obiettivi di un grande progetto di pace.
A voi il perseguirli e realizzarli. Buon lavoro. MARIO LODI
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