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SCUOLA PUBBLICA:LIQUIDAZIONE… DI FINE STAGIONECifre, dati, commentiSui tagli operati dal Governo ai danni della scuola pubblica scuola e formazione
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E’ questa la quarta edizione del dossier “Scuola pubblica: liquidazione di fine stagione” che documenta i tagli avvenuti negli ultimi cinque anni ai danni della scuola pubblica, determinati dagli interventi del governo attraverso le finanziarie e la gestione delle voci di spesa (circolari, direttive..). Il quadro che si è venuto progressivamente creando è quello di una riduzione continua e complessiva di risorse in termini di strutture, di personale e di investimenti a tutto campo. Non c’è una voce in crescita nel bilancio del MIUR, fino al paradosso che la stessa riforma non trova i finanziamenti per poter camminare. Anzi una ce n’è, sono le risorse per le scuole paritarie. Il dossier che presentiamo, pur parlando di cifre e non di riforma, in realtà descrive nei dettagli un processo di cambiamento ormai palese, che ha come obiettivo strategico la riduzione, se non lo smantellamento progressivo, della scuola pubblica. Le difficoltà in cui le scuole italiane sono state gettate sono ben rappresentate da un dato. A fronte di un aumento di alunni di 107.000 unità, determinato esclusivamente dall’ingresso a scuola di alunni stranieri (che con il loro incremento hanno compensato il calo demografico di studenti di lingua italiana), che significa diffusione a macchia d’olio della presenza di alunni di lingua diversa da quella italiana, i finanziamenti sono rimasti identici a quelli del 2000, determinando così un calo pro capite del 14,20%. Le cinque finanziarie del governo di centro destra, quindi, hanno inciso pesantemente sulla scuola apportandovi modifiche organizzative, didattiche, culturali, segnando in modo evidente la qualità del sistema. Come abbiamo sempre denunciato, si è trattato di un disegno organico che ha attuato punto per punto i contenuti dello scambio epistolare Moratti – Tremonti del luglio 2001, il cui obiettivo dichiarato era il risparmio economico, funzionale a determinare l’arretramento della scuola pubblica. Il risultato? Una scuola pubblica gettata nella confusione, nell’incertezza, nello sconforto e nella rabbia. In un clima in cui è sempre più difficile lavorare bene e di cui le prime vittime sono le fasce più deboli della società, quelle che dovrebbero avere nella scuola la principale occasione di crescita personale e culturale. |
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INDICE
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1. CINQUE ANNI SONO TRASCORSI
Cinque anni sono trascorsi da quando il Ministro Moratti presentava al Parlamento le sue dichiarazioni programmatiche il 18 luglio 2001. “Il nostro progetto sarà ispirato dalla convinzione che l’istruzione italiana necessita di interventi rapidi e precisi… Per realizzare questi obiettivi abbiamo ottenuto nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, politiche di investimento che favoriscano un aumento della scolarizzazione, che migliorino la qualificazione professionale di giovani ed adulti, che valorizzino le risorse umane impegnate, che sostengano la ricerca”. Solo pochi giorni dopo però (2 agosto 2001) il Ministro Moratti avvia con il collega Tremonti una corrispondenza epistolare che rappresenta la chiave migliore per leggere le scelte di politica scolastica attuate nei cinque anni di governo. In essa il Ministro di Viale Trastevere individua l’elevamento dell’obbligo scolastico (L. 9/99), l’aumento di iscrizioni alla scuola materna e la generalizzazione delle lingue straniere nella scuola elementare come cause della mancata contrazione degli organici. Individua anche possibili aree di intervento di risparmio quali ridefinizione dei criteri di dimensionamento delle scuole, mobilità professionale per le graduatorie con docenti in esubero, razionalizzazione delle classi di concorso, riduzione del numero di insegnanti specialisti per l’insegnamento delle lingue straniere nelle elementari, ridefinizione dei compiti e dei ruoli del personale ATA e l’esternalizzazione delle funzioni. Solo nel rispetto di questi impegni, il Ministro Tremonti comunica alla collega il 9 novembre 2001 di aver firmato il decreto relativo alla determinazione degli organici. Sono queste le vere linee programmatiche che guideranno il governo negli anni successivi negli interventi sulla scuola e che si ritrovano puntualmente nelle leggi finanziarie, nella legge 53/03 di riforma e nei decreti attuativi. La L. 53/03 nell’ultimo articolo abolisce la L. 9/99 sull’elevamento dell’obbligo scolastico, dirottando parte degli alunni alla formazione professionale. Tempi duri anche per l’insegnamento dell’inglese, individuato come fonte di spesa eccessiva. La C.M. 16 del 2002, applicativa della finanziaria di quell’anno, lascia l’insegnamento della lingua inglese nella scuola elementare solo alle classi del 2° ciclo, organico permettendo. Solo dopo l’ennesima protesta del popolo della scuola il Ministro fa marcia indietro e il D.L. 59/04 riporta l’inglese a partire dalla prima classe elementare ma con un numero di ore inferiore rispetto a prima. Poi la finanziaria 2005 afferma che “l’insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria è impartito dai docenti delle classi”. L’applicazione di questo comma obbligherà non meno di 14.200 docenti specialisti e specializzati nei prossimi due anni scolastici a tornare a insegnare tutte le discipline. 234 milioni di euro risparmiati, secondo il Ministro Siniscalco, subentrato nel frattempo a Tremonti. Che dire poi dell’insegnamento delle lingue straniere nella scuola media! Nel triennio gli alunni perdono 281 ore, il 33,3% in meno delle ore impartite nella scuola pre-Moratti! Bisogna aspettare il decreto di riforma del 2°ciclo (approvato il 17 ottobre 2005) per riportare l’inglese nella scuola media; dal prossimo anno scolastico, a tre ore settimanali. Ma il Ministro è pronto a tagliare sulla seconda lingua comunitaria che passa le sue ore all’inglese nella fascia d’orario obbligatoria e relegata, su richiesta delle famiglie, nella parte facoltativa. Nuova protesta e nuova retromarcia. Per il prossimo anno scolastico il comma è sospeso, la decisione finale spetterà al nuovo governo. Il personale Collaboratore Scolastico, individuato come fonte eccessiva di spesa, con la finanziaria 2003, si vede ampliare il profilo professionale: accoglienza degli alunni, sorveglianza e vigilanza sugli stessi durante la mensa, queste le nuove funzioni introdotte per legge, senza un corrispettivo riconoscimento economico. La stessa finanziaria ne prevede la riduzione del numero del 6% nel triennio 2003-05. Una filiera di finanziamento in controtendenza è quella per le scuole paritarie che vedono i finanziamenti a loro riservati aumentare del 194,32% rispetto a quanto previsto dalla L. 62/2000 sulla parità scolastica. E a partire dalla finanziaria 2003 viene introdotto un bonus per le famiglie che iscrivono i figli a queste scuole. Nel corso di questi cinque anni l’azione congiunta del Ministro e delle Finanziarie ha disegnato una scuola molto diversa, (e lontana) dalla tradizione della scuola italiana, diversa, paradossalmente, anche dalla scuola delle tre “i” promessa in campagna elettorale dalla Casa delle Libertà. Ha invece disegnato una scuola molto vicina alle richieste del WTO: una scuola con meno ore di insegnamento obbligatorio per tutti, con meno insegnanti, che costi meno. Ci sembra del tutto lecito chiedersi, a questo punto, quale scuola pubblica si stia configurando in Italia L’obiettivo esplicito è smontare la scuola pubblica italiana. Un patrimonio ed una risorsa di tutto il Paese. Non si tratta solo di regali alle scuole private, questo è solo un aspetto. C’è un disegno strategico che mira a trasformare la natura del sistema scolastico italiano. Si punta a far funzionare sempre peggio la scuola pubblica così che il Paese si convinca che la scuola pubblica non va, per aprire lo spazio alla privatizzazione promossa e voluta dal WTO tramite i GATS, gli accordi internazionali che rispondono alle pressioni di alcune multinazionali per trasformare una parte dell’istruzione (e gli altri servizi) in una merce appetibile per il mercato. Per raggiungere questo obiettivo, nei Paesi del primo mondo, c’è bisogno che si consumino alcuni passaggi. Bisogna che si delineino i settori dove l’istruzione possa essere più facilmente standardizzabile in modo che la tecnologia possa impossessarsene per produrre pacchetti vendibili (è il caso delle lingue straniere, dell’informatica, della valutazione, della formazione...). Bisogna che la scuola pubblica si ritiri o si dimostri del tutto incapace a coprire questi settori dell’istruzione. Bisogna che il lavoro dell’insegnante venga trasformato in un’attività trasmissiva, sempre più assimilabile alla funzione di una macchina, piuttosto che in un conduttore di contesti di apprendimento e ricerca mai standardizzabili. A questo mira la metodica opera di “smontaggio” della scuola pubblica portata avanti dal Governo. Quello che si vuole smontare è la scuola pubblica come luogo collettivo in cui si apprende insieme agli altri e trasformare il servizio scolastico in un servizio a domanda individuale. Il centro destra in questi anni ha lavorato nel campo della conoscenza, dell’istruzione (e anche della ricerca) con la sola logica del risparmio: meno insegnanti e sempre più precari ma più alunni, meno sostegno all’handicap, nessuna politica per l’integrazione dei sempre più numerosi alunni di cittadinanza non italiana, tagli drastici nei finanziamenti per la qualità dell’offerta formativa. Ha messo in discussione il valore sociale della scuola pubblica, ha mortificato la funzione degli insegnanti (vedi il docente tutor e la proposta di legge sullo stato giuridico dei docenti), ha messo in discussione la qualità del sistema. Di questo parlano i dati che presentiamo.
Se confrontiamo i dati relativi all’anno scolastico in corso con quelli del 2001/02 (l’ultimo che ha utilizzato le risorse stanziate dalla finanziaria del centro sinistra) emerge il profilo di una scuola impoverita, precaria, privata di risorse professionali e finanziarie. Una scuola pubblica sempre più in liquidazione! |
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TUTTO IL DOSSIER SCUOLA PUBBLICA: LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE Edizione 2006 è scaricabile dal sito: scuola e formazione |
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