| Quando si rinuncia all’istruzione | |
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Ha fatto e fa molto discutere in questi giorni la questione dell’obbligo formativo. In tre anni si sono moltiplicati i numeri di quei giovani che “preferiscono” la formazione professionale, alla quale si iscrivono anche quelli che non potrebbero essendo privi della licenza media. Sono quest’anno 5720 a chiedere l’iscrizione al primo anno: cosa significa ciò? Chi sono questi ragazzi e perché non vogliono più stare a scuola? Il numero è troppo alto perché non possa anche chiamare in causa la Scuola pubblica, quella dove a volte si ripete la stessa classe per tre anni senza conseguire la licenza. Tale scelta dice anche che la scuola non ha saputo sollecitare e coltivare la facoltà naturale della curiosità e dunque del conoscere e dell’intelligenza insite in ogni persona. Anche in quelli che per particolari vicissitudini sembrano rifiutare la scuola e necessitano anzi di più cura. La percentuale di ragazzi sardi che non conseguono la licenza media è abnorme. Come mai? E soprattutto chi si deve seriamente preoccupare di questo fenomeno? Un tale anomalo dato di rinuncia all’istruzione da parte di tanti ragazzi sardi e con essi delle loro famiglie che cos’altro significa se non l’inadeguatezza della scuola rispetto ai nuovi problemi e condizioni della società odierna, in forte evoluzione tecnologica e sempre più globalizzata? Sappiamo tutti che la risposta a questi bisogni di prospettiva, che richiedono sapere, intelligenza flessibile e professionalità duttili non si acquisiscono rinunciando all’istruzione per una prematura specifica formazione di addestramento e avviamento professionale. Forze politiche, sindacali, amministratori comunali, servizi socio-assistenziale e scuola (al di là delle specifiche soluzioni contingenti che per quest’anno vanno trovate) dovrebbero insieme interrogarsi sulla precoce e diffusa rinuncia dei giovani sardi all’istruzione. Su questo limitato orizzonte bisogna aprire un confronto critico e autocritico. La soluzione potrà essere trovata a scuola, perché questa sarebbe la sede giusta almeno fino a sedici anni, se la qualità dell’istruzione diventerà veramente “il problema” di tutti e tutti si impegneranno a cooperare perché il non facile compito di elevare i livelli di istruzione in Sardegna abbia successo. In gioco con il futuro di questi giovani è la stessa capacità di tenuta economica e di sviluppo sociale dell’isola. Rinaldo Rizzi MCE (Movimento di Cooperazione educativa) |
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