
EDITORIALE
REGRESSIONE CULTURALE
Se il
tasso di democrazia reale di una società si misura anche, per
non dire soprattutto, dal sistema scolastico, dalla sua capacità
di garantire il pieno esercizio dei diritti, di essere fattore
decisivo di inclusione ed emancipazione, di promuovere pensiero
critico e plurale, se tutto questo è vero, allora la lettura
incrociata dei fatti e dei fenomeni che stanno sotto i nostri
occhi non può che preoccuparci.
La
scuola è in sofferenza, da più punti di vista.
Un
sistema stressato da provvedimenti in cui, pur nella variabilità
dei campi di applicazione (assetti ordinamentali, contenuti
curricolari, risorse materiali e professionali, organizzazione e
gestione della didattica, politiche del personale) si può
rintracciare un filo rosso a nostro avviso evidente.
Più
volte, nei nostri documenti di commento ai singoli
provvedimenti, abbiamo sottolineato, negli elementi di
criticità, il rischio che attraverso la scuola e il sistema
formativo si consolidasse una regressione culturale e
prendesse corpo un processo di smantellamento del modello
solidaristico di questo Paese.
La
politica dei tagli è ispirata di certo a criteri economicisti
ben lontani dal considerare la tutela dei diritti soggettivi e
il valore della conoscenza intesa come bene comune, ma è stata
soprattutto a nostro parere il volàno di un preciso progetto
politico. Meno scuola, meno sapere, meno strumenti culturali al
servizio di un progetto di società in cui i cittadini
siano sempre più sospinti verso un rapporto di sudditanza,
facilmente manipolabili dal punto di vista degli strumenti che
assicurano informazione e controllo del corretto governo della
cosa pubblica.
In
questa luce vanno considerati gli interventi che incidono
pesantemente sulle risorse, la sistematica sottrazione di
finanziamenti statali e pubblici alle scuole che hanno stentato
a garantire con l’erogazione dei servizi (supplenze, spese di
ordinario funzionamento…) l’esercizio del fondamentale diritto
all’istruzione e all’apprendimento. Gli organici assegnati in
queste settimane alle singole scuole sono una esemplificazione
evidente del disegno politico-culturale di cui stiamo parlando.
R – ESISTENZE
Ci sono
segnali di fermento e di mobilitazione da più parti: studenti,
genitori, insegnanti con modalità di autoorganizzazione assumono
iniziative anche pubbliche per far conoscere dati, situazioni
circostanziate, punti di particolare criticità. Movimenti dal
basso che testimoniano una scuola che non si limita a
resistere, ma vuole continuare ad esistere, ai quali
un’amministrazione e una politica attente dovrebbero rapportarsi
con atteggiamenti di ascolto e con strategie propositive.
BAVAGLI
Invece
qual è la risposta?
Una Nota
riservata del direttore regionale dell’Emilia Romagna, , datata
27 aprile e indirizzata ai dirigenti degli USP, ampiamente
pubblicizzata in questi giorni sugli organi di stampa, è a dir
poco inquietante. Infatti, nella sostanza stigmatizza ogni
iniziativa assunta da parte dei docenti in chiave di
informazione-mobilitazione, assimilando l’esercizio della libera
manifestazione del pensiero e della critica a impropri
atteggiamenti “denigratori dell’immagine dell’amministrazione”.
Per di più, sollecita i dirigenti scolastici a svolgere una
funzione sostanzialmente di controllo rispetto alle
“indicazioni” (così recita l’oggetto della Nota).
Vogliamo
far sentire tutto il nostro sostegno ai docenti e ai dirigenti
scolastici che, sotto diversi profili, sono destinatari di
queste pesanti “indicazioni”.
Vogliamo
esprimere tutta la nostra preoccupazione per il clima che questi
ed altri fatti evidenziano, sottolineando che la “libertà di
manifestazione del pensiero” (peraltro richiamata nella Nota) è
coessenziale rispetto alla stessa natura dell’educazione, perchè
solo chi è libero fa crescere persone libere.
Gli
insegnanti e tutti coloro che hanno responsabilità educative
nelle istituzioni scolastiche non hanno nessuna volontà di
“denigrare”: con un impegno quotidiano e responsabile mandano
avanti la scuola, come un luogo accogliente e dotato di cornici
educative sensate, attenti ai diritti dei bambin* e dei
ragazzi*, con tenacia, nonostante tutto. E non si lasciano
imbavagliare.
Per la Segreteria nazionale, Simonetta Fasoli