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L’ora di
Costituzione promessa è sparita.
E’ stata consumata una truffa,
l’ora c’era ma è scomparsa. Il testo del decreto Gelmini è
chiaro: contiene un generico invito a studiare convivenza
civile, Costituzione e… gli statuti regionali. Il clima
alimentato dalla Lega Nord contro la Costituzione sta diventando
inquietante. Le Poste non possono regalare la Costituzione ai
ragazzi perché la Lega non gradisce! La Lega fa votare in
Parlamento lo schieramento di Centro Destra contro l’ODG che
propone di distribuire la Costituzione agli studenti. Si
tagliano i fondi per la commemorazione del 17 marzo, data di
promulgazione dell’Unità d’Italia. Sull’ora della Costituzione
condividiamo il primo testo Gelmini, quello che la Lega ha
sterilizzato, chiediamo che venga ripresentato in Parlamento e
ci aspettiamo, su quel testo, un’ampia convergenza.
Il merito
rinviato…. mentre viene ribadito
Il 22 Settembre il Ministro
propose a Porta a Porta di retribuire con 7.000 euro gli
insegnanti professionalmente meritevoli ma… dopo il
2011. Speravamo, assieme alla stragrande maggioranza degli
insegnanti che, in tempi ragionevolmente brevi, i docenti
avrebbero avuto finalmente una carriera professionale. Si
chiude, invece, il ragionamento rimandando il tutto di almeno
altri 3 anni. La domanda di riconoscimento del merito rimane
inevasa e l’art 24 del CCNL che la prevedeva resta
colpevolmente inapplicato. Siamo davanti al paradosso per cui i
docenti chiedono il riconoscimento della loro professionalità,
anche oltre il dettato dell’art. 24 del CCNL, ed il Ministro
riconosce, a parole, i loro diritti ma, in pratica, fa
esattamente il contrario. Noi il merito professionale lo
vogliamo adesso.
Se la
scuola è malata, va curata o uccisa?
Questa “vituperata” Scuola ha dato
molto a questo Paese ed ha innescato processi positivi, quindi è
un organismo sostanzialmente sano. Ci sono inadeguatezze, cose
da cambiare ma crediamo che il Ministro Gelmini non le abbia
neppure individuate, sospinta da un’ideologia da Mulino
Bianco. Ci sono sprechi, inefficienze e necessità di
cambiamenti, tutta la scuola militante ha denunciato gli uni e
richiesto gli altri. In quel Ministero ci sono stati, negli
ultimi 8 anni: Moratti (cinque anni), Fioroni (due) ed infine
Gelmini. Grandi responsabilità sono da imputare, dunque, alla
sua parte politica compreso lo scandalo delle Università
Telematiche (prevalentemente private); sarebbe interessante
indagare quali politici hanno voluto l’Università nel proprio
Borgo. Potremmo anche scoprire che molte delle baronie
parentali, da noi denunciate, sono soggetti attivi nei partiti
dell’attuale governo. Invece di imputare ai docenti, alla
Scuola ed all’Università la responsabilità dell’inadeguatezza
culturale della propria parte politica, il Ministro farebbe bene
a cambiare atteggiamento, dovrebbe lasciare da parte gli
approcci ideologici per entrare nel merito dei problemi.
Le decisioni sulla Conoscenza sono
strategiche, hanno bisogno di consenso e dovrebbero essere
condivise. C’è urgente bisogno di politiche lunghe e capaci di
traguardare una legislatura. Servono, tavoli di confronto e una
grande capacità d’ascolto, serve un patto ampio, condiviso e
concertato tra tutti i soggetti interessati, invece siamo
all’autismo politico, al ritornello propagandistico, all’uso
lieve di dati spesso manipolati.
L’onda
giovanile chiede : “ridateci il futuro!”
Una novità: I giovani si rifiutano
di essere invisibili, sottopagati, privi della possibilità di
fare mutui cioè di mettere su famiglia, trasformati in una
generazione di ‘bamboccioni’. Con il blocco del turn over
e col licenziamento di 40 mila ricercatori hanno ricevuto
l’ultimo messaggio: “non c’è neppure un posto come ricercatore
ad 800 euro mensili. Potete tutti emigrare!”
Con la creazione delle fondazioni
universitarie, cioè l’abbandono delle Università a se stesse, il
cerchio si è chiuso. Gli universitari hanno così utilizzato la
scadenza del 17 ottobre, del 30 ottobre, ed utilizzeranno pure
quella del 14 novembre (sciopero del personale dell’Università
Ricerca ed accademie) per dire che ci sono, per chiedere un
progetto di vita, per riaffermare una speranza ed un futuro. Gli
studenti medi hanno immediatamente colto l’onda. I docenti
seguono, poiché, tra chi si muove, ci sono i loro studenti
migliori: quelli che amano la cultura e la conoscenza. Fare
lezione nelle piazze è un inedito che dice che l’era della
conoscenza è iniziata per davvero.
Che fare?
molte cose, compresi i referendum abrogativi. Se siamo riusciti a fermare l'ex ministro Moratti abbiamo energia e intelligenza per fermare anche l'attuale ministro Gelmini. Da oggi comincia di nuovo la Resistenza, giorno dopo giorno, ogni azione sarà usata per bloccare il decreto, per salvare il tempo pieno, per l’integrazione degli alunni diversamente abili, per “gli altri”: gli stranieri, gli extracomunitari,… per impedire la trasformazione in licei banali gli Istituti tecnici e Professionali, per bloccare la svendita dell’Università e salvare la Ricerca. Il Ministro dovrà ascoltarci, riconoscere le nostre idee e siglare con tutti i soggetti coinvolti un patto per la scuola, per la conoscenza e per il paese. Il primo fronte su cui si applicherà il Ministero sarà quello della chiusura delle piccole scuole di montagna che interessano circa 1.300 piccoli comuni; siamo alla scadenza di una tornata elettorale per il rinnovo delle amministrazioni locali, siamo curiosi di vedere come si comporteranno i sindaci leghisti della Val Brembana. Tatticamente il ministro Gelmini rischia con i suoi decreti, che diventeranno operativi a ridosso delle elezioni comunali, di fornire un formidabile strumento alle opposizioni per la loro campagna elettorale. I regolamenti attuativi, non saranno, a nostro avviso, tecnicamente applicabili; saranno occasioni per rimarcare l’assurda azione del Ministro che si trova di fronte a ineludibili blocchi sindacali e politici.
Sui referendum infine, non ci
piace, la contrapposizione tra l’ azione degli enti locali, la
lotta sui singoli regolamenti e il referendum come se una cosa
escludesse l’altra. Non è così. I referendum (contro il maestro
unico, le università trasformate in fondazioni, la norma che
caccia i ricercatori precari, il blocco delle assunzioni
all’Università) al di là della loro formulazione sono lo sbocco
politico più immediato e possibile poiché si voterà tra un anno
e mezzo e non dovremo aspettare la fine della legislatura per
stabilire che la conoscenza è un bene pubblico e che i giovani
hanno diritto al loro futuro. Questi referendum toccano corde
profonde della società. I cittadini dovranno scegliere tra la
propaganda televisiva, che pretende di gestire il sapere, e le
maestre che collaborano, con passione, all’educazione dei loro
figli; dovranno scegliere tra la possibilità d’accesso
all’Università per tutti, compresi i loro nipoti, e le
farneticazioni dei giovani di destra contro presunti baroni che
sarebbero alla testa dell’onda per garantire se stessi. I grembiulini, il voto di condotta, i voti numerici non c’entrano col referendum: questo lo pensa solo Pannella. Qui si tratta del diritto allo studio, del diritto di avere una scuola di qualità, un'università che funziona e di dare una speranza ai nostri giovani. Con questi referendum infine si manda a dire all’onorevole Berlusconi che lui governa ma non comanda e che non è padrone dell’Italia. Col nostro impegno possono davvero perdere, come hanno perduto col referendum Costituzionale. Omer Bonezzi, Presidente Nazionale di Proteo Fare Sapere |