Cercasi tempo
pieno disperatamente
In queste settimane in diverse città
italiane, a mano a mano che si diffondono i dati sugli
organici, si stanno svolgendo proteste spontanee di
genitori, insegnanti, dirigenti che si vedono negare non
solo la richiesta di attivazione di nuove classi a tempo pieno per
l’a.s. 2010/11 ma anche la conferma di alcune di
quelle funzionanti quest’anno.
Il Ministro Gelmini ci racconta un altro Paese,
fornendo dati in controtendenza che preannunciano
l’attivazione nella scuola primaria di 782 nuove classi a tempo
pieno nell’a.s. 2010/11, che andrebbero ad aggiungersi alle 2176 in
più attivate quest’anno. I sindacati sono scettici sui dati
ministeriali e chiedono un incontro per chiarire questo apparente
paradosso.
Eppure dai territori le notizie sono preoccupanti:
secondo l’ASAL (Associazione Scuole Autonome del Lazio)
ci saranno l’anno prossimo 216 classi a tempo pieno in meno nella
regione; a Milano per effetto della trasformazione
d’ufficio di 150 classi da tempo pieno a tempo normale, quasi
tremila bambini saranno esclusi dal prolungamento delle lezioni nel
pomeriggio; nella provincia di Firenze sono gli
assessori all’Istruzione di dieci piccoli comuni a mobilitarsi con i
genitori e nel capoluogo 600 bambini non avranno il tempo pieno, a
causa dei tagli agli organici; a Torino si passerà
da 597 a 515 classi e a Trapani, delle 30 prime a
t.p. attivate quest’anno, ne resteranno a settembre solo 3. E in
Sardegna a che punto siamo?
Il M.C.E. esprime preoccupazione per lo
stravolgimento di un modello orario, con l’eliminazione
delle compresenze, che è stato laboratorio di innovazione didattica
e di inclusione sociale e che, pur nella sua versione
ridimensionata, non viene garantito a tutte le famiglie che lo
richiedono. La riduzione del tempo scuola e delle
compresenze, significherà più frammentazione dei docenti e degli
orari, meno laboratori e meno visite culturali, meno uscite sul
territorio, con una riduzione delle occasioni di
cittadinanza per i bambini, dentro e fuori scuola.
L’impoverimento quantitativo e qualitativo della scuola non ci
piace. Per questo sosteniamo le tante iniziative in difesa
della scuola pubblica che si stanno svolgendo nel Paese .
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