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Drammatica attualità di un’analisi sul rapporto fra scuola e democrazia
“Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito dominante, il quale formalmente vuole rispettare la Costituzione. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per manipoli. Che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo, si dice, sono migliori di quelle dello Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. Gli esami sono facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: rovinare la scuola di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Quest’ultimo è il metodo più pericoloso…”
Da un intervento di Piero Calamandrei ad un convegno dell’Associazione per la difesa della Scuola Nazionale febbraio del 1950. Di Piero Calamandrei senti il primo dei 7 interventi
sulla costituzione, svolto il 26 gennaio 1955, organizzati a
Milano da un gruppo di studenti presso i locali della società
Umanitaria.
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