![]() |
|||
![]() |
|||
|
Che caos! In tanti anni di servizio a scuola non mi era mai capitato di assistere all’attuale stato di confusione e disaffezione. Il famoso anno ’68, l’anno della contestazione, a confronto della situazione odierna poteva dirsi l’anno dell’ordine e della legalità generalizzata. La normativa che riconosce alla scuola l’autonomia funzionale al successo formativo (DPR 275/1999 e Legge costituzionale 3/2001) quando è richiamata (a sproposito!) viene usata per accentuare gli interessi corporativi, ma nei casi più comuni rimane bellamente ignorata, disattesa: come interpretare il fatto che ci si richiama ancora ai da anni decaduti Programmi ministeriali e alla vecchia Scheda di valutazione? Come motivare il fatto che il confronto/scontro nei Collegi la scorsa primavera è stato centrato sul decidere se adottare i vecchi o i nuovi libri di testo (in base ai Programmi o alle Indicazioni ministeriali), invece che affidarsi all’autonomia della programmazione didattica ed educativa e, dunque, all’uso plurimo di materiali di documentazione in alternativa al libro “ministeriale”? La formazione in servizio ora è compito dei singoli Istituti scolastici e non più dell’IRRE (ex IRRSAE). Ma i Collegi possono decidere di non fare aggiornamento o, quando lo deliberano e l’Istituto lo finanzia, gli stessi insegnanti possono impunemente non parteciparvi, perché il Contratto di lavoro dice che l’aggiornamento è “un diritto” e non “un dovere” professionale. Il Governo Berlusconi-Moratti emana Leggi, decreti e Circolari e non si cura di predisporre la formazione e l’informazione professionale, né tanto meno provvede a verificare se le Istituzioni scolastiche e i loro organismi applicano la normativa emanata, come se fossimo (e in parte lo stiamo diventando) una repubblica delle banane: ognuno fa quello che vuole. Si ha l’impressione che si sia di fronte al “tanto peggio, tanto meglio”. Che questo sia l’obiettivo della destra berlusconiana non c’è tanto da dubitare. È così che si continuano a promuovere i soliti fortunati, che insieme si scredita socialmente il ruolo della scuola pubblica e che si aprono di fatto nuovi spazi alla scuola privata. C’è però da chiedersi se l’unanimismo della protesta nei Collegi e la diffusa copertura alle posizioni lassiste anche da parte sindacale prepari un’uscita e un’alternativa alla attuale situazione di pratica dell’illegalità, di deprofessionalità e di frustrazione della responsabilità o se non faccia il gioco di chi nel “ruolo di promozione sociale” della scuola di tutti non crede. Un Moscerino |
|
|
|
|
|
Un ramo rimane tale finché non arriva natale. Strappato dall’albero che lo ha generato, coperto di fiochi, di luci e palle argentate macabro trofeo nelle scuole e nelle case simbolo di consumo per chi può consumare. E poi lezioni di ecologia e di rispetto dell’ambiente. Non è vero niente.
Nico natale 2005 |
|
|
|
|
|
|
Qualcosa non va...è da un po' che lo penso. Mi pare che da diversi giorni Luigino sia distratto, sì lo vedo distratto. Subito mi pento di questa superficiale osservazione e cerco di capire meglio, di vedere oltre, di andare in profondità. Ecco che mi appare un bambino fragile, solo e insicuro. Non è che Luigino non sappia fare, tutt'altro. Lui non ha la testa fra le nuvole, ha soltanto troppa testa. Sì, è distratto perchè vorrebbe scoprire l'archè dell'universo, invece è piccolo e questo problema per lui forse è troppo grande. Il problema vero però è che lui una spiegazione se la dà , ma a casa non sono contenti e così lo invogliano a studiare, leggere, studiare, leggere, studiare, leggere, studiare, leggere, BASTAAAA. Arriva a scuola e non ce la fa più! A guardar bene, Luigino ha proprio ragione di non volere fare quelle stupidaggini che io tutti giorni gli propino: giochini con le parole (uffa!), rime, (uffa!) , lettere (uffa!), disegnini (uffa!), giornalini (uffa!) e tutte quelle cose che le maestre fanno fare a scuola. Ah! la scuola! Finiti i tempi in cui la maestra era il "pozzo di scienza", finiti? Ma cosa dico? Io non ho mai vissuto quei tempi, insegno solo da vent'anni, ho vissuto appena due riforme, bè quasi tre... e non ho mai fatto un dettato! La scuola attiva è il mio vessillo. A parte gli scherzi , sto soffrendo perchè Luigino se ne andato, sì proprio così mi ha lasciato e io non saprò mai nulla delle sue scoperte e lui non saprà mai se la palla sospesa tra i rami dell' albero (sembra che i rami la tengano abbracciata) di fronte alla finestra della nostra aula un bel giorno si ritroverà per terra, giù nel cortile. Se ne è andato perchè non sono riuscita a dirgli che io non avevo fretta, che lo avrei aspettato, che il "sapere" non è solo quello dei libri. Ma quello che più mi fa soffrire è non aver fatto capire ai grandi, ai genitori di Luigino che a scuola si studia, si insegna, si impara, ma soprattutto si sta con gli altri e le altre. Si cresce insieme in un continuo scambio, è vero che ciascuno perde un pezzo, ma quanti altri ne trova! Non sono riuscita a far capire che volevo soltanto costruire situazioni educative in luoghi accoglienti per ogni bambino, ogni bambina, che volevo rispettare tempi e stili di apprendimento, che volevo promuovere esperienze concrete del mondo e delle cose , che volevo educare alla convivenza democratica, alla solidarietà, al pensiero critico. Volevo superare ogni spinta individualistica facendo attenzione alle relazioni fra i soggetti per lavorare e costruire contesti di pace. Non ci sono riuscita. Auguri a te Luigino che inizi un altro viaggio, in un'altra scuola. Io ce la farò ad andare avanti anche senza di te, perchè da adulta ho qualche strumento in più per elaborare il dolore, che ora è tanto grande, di averti perso. Ma io ce la farò. Buon viaggio nella vita tua Lorenzavenerdì, 18 novembre 2005 |
|
|
|
|
|
Sveglia alle ore 6: preparare la colazione, controllare la cartella di Federico, stirare il grembiulino di Elisabetta.. Uscire alle ore 7: accompagnare Federico a scuola, accompagnare Elisabetta all'asilo, immettermi nella 131 e via. A scuola ore 8,20, caffé veloce, brevi parole con le colleghe, sbirciata al giornale in bidelleria, in classe. E poi: POF, OSA, PSP, UA. PECUP, e 23 bambini che si alzano tutti insieme. A fine mese le prove INVALSI. Quindi, ritirare Federico, preparare il pranzo, lavare i piatti, ritirare Elisabetta, andare alla riunione. Ancora a casa, controllare i compiti di Federico, preparare la cena. Tutti a letto. Uno sguardo alla TV ed a qualche rivista ed è subito sonno. Domani è un altro giorno. Anche questa è la vita di una maestra. Lucia 1956
|