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03/02/2009
Regolamento o sentenza del tar?

Luisanna,

 quando l’altra sera alla Galleria coperta di Cagliari ho parlato di resistenza, mi fa piacere che tu riprenda il concetto e lo rilanci, è non solo perché abbiamo consapevolezza del momento politico confuso che può indurre atteggiamenti opposti ( abbandono perché non c’è niente da fare/ faccio finta che non stia accadendo nulla) .

Sono i nostri progetti di scuola che devono resistere, quelli che a partire dagli anni cinquanta hanno portato al

superamento delle 24 ore di cui due di religione.

Qualcosa infatti sta accadendo e il peggio sarebbe se noi  ci arrendessimo e rinunciassimo alla lotta perché abbiamo rinunciato all’ idea di una scuola popolare che proprio per questo suo essere per tutti deve essere forte.

E allora cosa fare?

Primo : che non passi l’idea delle 24 o delle 27 ore. Dobbiamo lottare ( convincere innanzitutto i nostri colleghi nel Collegio e poi i genitori )  perché nelle nostre scuole si affermi chiara l’idea delle trenta ore. Poi si vedrà  di farle con due rientri con o senza mensa.

E dobbiamo leggere fra le righe di questa confusione per evitare di fare scelte riduttive .

Ad esempio  facciamo attenzione al fatto che la bozza di regolamento non abroga  il comma 1 del punto 4  art 7  Capo III del D L .vo 59/2004 che recita  “ Allo scopo di garantire le attività educative e didattiche, di cui ai commi 1 e 2 , nonché l’assistenza educativa da parte del personale  docente nel tempo eventualmente dedicato alla mensa e al dopo mensa fino ad un massimo di 330 ore annue, fermo restando  il limite del numero complessivo dei posti di cui all’art 15 è costituito l’organico di istituto. “

Alternativa ovviamente solo tempo pieno!!!  

Viviamo nell’incertezza perché se arrivasse la sentenza TAR sarebbe impugnata e comunque il problema è politico culturale e mette in gioco il modello di scuola che la gente vuole (o che si vuole far passare)  e se la gente vuole un modello povero, ciò avrà pure un significato!

Scrivo a te e Rinaldo perché facciate  circolare questa mia osservazione fra gli amici MCE .

Ciao

 Mariella

 

 
29/12/2008

Buon anno ai bambini e alle maestre

di Arturo Ghinelli, maestro elementare

Bambini, per il nuovo anno vi auguro tante mitiche sorprese.

  • Una mamma e un papà che vi vogliano tanto bene senza se e senza ma. Di modo che possiate sentirvi sempre sicuri e non vi facciate mai prendere dalla paura, come capita sempre più spesso ai grandi.
  • Una classe unica per tutti a scuola, indipendentemente dal paese di provenienza dei genitori, perché per fare amicizia con il vostro compagno di banco non gli chiedete il passaporto, vi basta che accetti di giocare, le parole verranno dopo…
  • Una scuola aperta tutto il tempo necessario per imparare a stare con gli altri e per assaporare la cultura e la storia degli uomini e delle donne che sono stati bambini prima di voi.
  • Una città che cresca con voi e vi ascolti prima di decidere come e cosa cambiare, perché ha capito che una città a misura di bambino è a misura di tutti.
  • Un paese in cui ci siano più maestre che carabinieri, più bidelle che poliziotti, se non altro perché ci sono più bambini che delinquenti.
  • Un mondo che tolga dalle strade i bambini abbandonati, tolga loro la fame, ne abbia cura e li istruisca utilizzando i soldi che prima spendeva per fare le guerre.

Alle maestre auguro invece di restare nel cuore dei propri ragazzi, così che, una volta diventati grandi, non avranno dubbi sulla necessità di scendere in piazza in difesa delle maestre.

  • Una scuola che metta al centro il bambino e faccia affidamento sulla professionalità delle insegnanti.
  • Una città che si ponga come vero e proprio ambiente d'apprendimento e perciò faciliti il lavoro delle insegnanti.
  • Un paese che scommetta sulla formazione di tutti i suoi cittadini di ogni età e perciò investa capitali sull'aggiornamento delle insegnanti.
  • Un mondo che in ogni suo angolo, anche il più remoto, offra gli insegnanti necessari ad aprire le scuole per tutti i bambini senza distinzione di sesso, razza o religione.

Infine faccio mio l'augurio che fece Gianni Rodari tanti anni fa:
"È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco.
Bambini imparate a fare le cose difficili: regalare una rosa al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi."*

Le maestre lo sanno e ci provano ogni giorno.

*Speciale Gianni Rodari, "Il Giornale dei genitori", pag. 58-59, 1980

 

 
22/12/2008
Carissimi!
Anno nuovo, scuola nuova?
Ho i miei dubbi!
Una superfetazione di norme sta rendendo impraticabile un cammino che invece dovrebbe essere reso più agevole!
Ma è proprio l'abbondanza delle norme che insospettisce, anzi denuncia la dappochezza di chi ci amministra! Che non sa bene né quello che vuole né quello che fa!
Una legge chiara è sempre breve!
Si apre così un anno difficile! Comunque, se aiutiamo le scuole a capire e gli incompetenti ad imparare qualcosa, ce la potremo fare!
Maurizio Tiriticco
vi augura Buone Feste!

 

   
05/10/2008
Spero che sia un bluff
 
Guardo questi miei bambini di 3, 4, 5 anni che arrivano a scuola fra le 8 e le 9 e se ne vanno alle 12, per consentire un graduale inserimento. Questo tempo scuola ridotto a un piccolo gioco libero, una merenda, un racconto mordi e fuggi, quando resta il tempo per farlo e poi, sono già andati via.
Di tutto quello che nel tempo è stato costruito non resta niente. Senza i tempi lunghi e distesi dell'insegnamento apprendimento non resta che aprire la porta, far entrare i bambini in sezione, riapriere la porta, mandarli a casa.
Dov'è la speranza che ciascun bambino possa acquisire sapere e competenza? Dov'è il tempo per ragionare, stimolare riflessioni, incoraggiare i più incerti, organizzare gruppi flessibili di lavoro, costruire percorsi individualizzati per quei bambini che a volte stentano a seguire il volo di una farfalla...?
Che dire del tempo scuola che si prospetta per la Scuola dell'Infanzia ridotto a 24 ore settimanali: neppure 25 !?
Spero che sia un bluff.
Palmira Caschili

 

 
05/07/2008

Lettera MCE al Dirigente scolastico

 Ho ricevuto la lettera degli insegnanti MCE.
In breve la mia opinione: torno oggi da una esperienza tristissima: esamo di Stato in un Istituto
Professionale. So bene le difficoltà dei docenti, il clima scolastico senza regole di cui mi hanno parlato. tuttavia mi chiedo: perchè lo Stato paga ben 10 docenti in una V classe di 16 persone e nessuno degli studenti è in grado di svolgere un semplice esercizio di matematica? perchè nessuno ha mai letto una novella di Pirandello e agli Esami ripetono la vita scaricata da Internet? perchè nessuno dei 16 è stato mai costretto a leggere un libro nel triennio? Perchè in geografia non sanno dove è l'equatore? perchè nessuno degli insegnanti li ha aiutati almeno prima degli esami di Stato, allenandoli, consentendo che da metà maggio si assentassero?
Ho insegnato anch'io in classsi e scuole dficili e so che dove vi siano inseganti responsabili e attenti, bravi "allenatori", tutti gli studenti rispondono.
Dobbiamo veramente fare un'indagine impietosa sugli insegnanti che non lavorano e sui presidi che consentano un clima scolastico di lassismo.
 

Beatrice Mezzina

 

 
27/06/2008
Il vuoto dentro i gavettoni

Ultimo giorno di Scuola. Succursale di un Liceo qualunque. Clima di vacua, selvatica festosità. Di passaggio, intravedi banchi uniti a formare buffet; patatine e coca cola.
La maggior parte dei docenti simpatizza: "So' ragazzi!".
Certo, qualche sfigato deve ancora "dare l'interrogazione"; ma, nel caso, per queste "cose" c'è sempre la sala professori. Insomma è l'ultimo giorno! Ma che pretendiamo ancora! Finiamola con il moralismo. Come disse una volta il massimo esponente della mezza dozzina di "rivoluzioni copernicane" fatte vivere alla scuola in un fatale quinquennio, "bisogna stare non davanti ma a fianco degli alunni".
La scuola è cambiata. Come tutto del resto. Oggi imparano in mille impensabili maniere. Sono i ragazzi del Web. Loro scaricano. Bizzarra metamorfosi di una parola: tanti anni fa, si associava al mestiere più distante possibile dal mondo degli studi; anzi, qualche grintoso prof vecchia maniera, arrivava pure a dire, "Ma vai a fare lo scaricatore!". Secoli fa.
Ore 10: cominciano i primi lanci. Gavettoni, bombette, schizzi. La tribù elettronica, tutta internet, cellulari, ipod, celebra i Riti del Nulla. Hanno scannato pagnotte tutto l'anno. Fatto il viaggio di istruzione (patrimonio indisponibile dell'umanità). Guadagnato tra indicibili sofferenze un 5. Ora finalmente si rifanno.

Evviva il casino demente! Evviva il giocaccio! Lo fanno dappertutto. Perché noi nulla? A Roma uova e farina! Che vi frega di un po' d'acqua? Forza raga! Che stasera carichiamo tutto su Youtube e domani ci guardiamo!

Già, youtube; non c'avevamo fatto abbastanza caso: in fondo realizza il sogno universale di andare in televisione. Nulla è ormai impossibile con youtube.
Il docente con delega del Preside è chiuso in classe. Un collega lo informa. Risponde gelido: "non posso farci nulla". La maggioranza dei prof tollera che molti abbandonino l'aula per andare in cortile. La festa in onore del dio Nulla prende quota. Carnevale generale; tutti in visita da tutti. Solo qualche porta resta sinistramente chiusa. Zitti! sono i "quasi bocciati", quelli con le ultime interrogazioni!
Corrono allegre innaffiature. Abiti zuppi. Poco male: splende un caldo sole. Schiamazzi, rincorse, piccoli agguati. I maschi più fradici gonfiano il petto, hanno la camminata spavalda, ostentano come un trofeo l'esser più bagnati. Cercano gli sguardi delle compagne. Un'attempata ed energica prof sbotta, cerca di reagire, sequestra qualche bottiglia, sbraita, minaccia. Ma è sola, nessuno la segue: la festa continua. Per ore ripetono gli stessi gesti, fanno le stesse cose. Per ore, un liceo come un arenile. E per ore, in tremila altri Licei, staranno succedendo le stesse piccole scene. Tutte uguali. Tutte insulse. Viene in mente il "solido nulla".
Gli adulti non intervengono. Eclisse totale. Ci sono ma non si vedono.
Eppure è ancora un giorno di Scuola. Gli scrutini sono ancora da fare. Gli esami pure.
Dicono i savi che spesso gli adolescenti trasgrediscono anche per mettere "i grandi" alla prova; vedere i loro bluff; capire sino a che punto credono veramente nelle cose che dicono. Dicono i savi che in certi casi è meglio resistergli.
Li guardo ancora. Entreranno nel mondo con l'idea che qui oggi ricevono da noi: una facile festa, dove basta il minimo, i debiti non si pagano, gli esami si superano, il successo è garantito, la furbizia tollerata, la selvatichezza anche.
Mi torna in mente il suggerimento del massimo artefice di rivoluzioni cartacee; "a fianco, non davanti".
Suggerimento impagabile. Oggi vuol dire salvezza.

Gigi Monello

 

 

22/05/2008
Da Evelyn Canu un pensiero attuale:
 

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare".


Bertold Brecht
 

 

 
7/05/2008
 

“Così è se vi pare”

Il paradosso della formazione in servizio
La formazione, attività fondante della funzione docente, è un diritto-dovere? “Così è se vi pare”.

Nel Bel Paese ogni "scuola dell'autonomia" dà una propria interpretazione delle norme, comunque con la tendenza dominante a fare prevalere il diritto corporativo sul dovere professionale e ad escludere qualsiasi obbligo di servizio in materia. E tutto ciò accade mentre gli esiti delle indagini PISA collocano la scuola italiana agli ultimi posti per prodotto formativo nella classifica internazionale.
Perché la formazione è così poco praticata nelle nostre scuole e, quando lo è, rimane il più delle volte un optional per i docenti ?
Una spiegazione va ricercata in 34 anni di norme pasticciate, culminate nel Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) per la Formazione del 18 marzo 2008. Un testo che genialmente traduce il diritto-dovere in diritto per il docente e dovere solo per l’Amministrazione.
Ciò significa che la scuola deve organizzare e finanziare i corsi di formazione, ma poi li frequenta chi vuole.
Eppure il Testo Unico all’art. 282, non abrogato, afferma senza ombra di dubbio che l’aggiornamento è un diritto-dovere per i docenti. Siamo di fronte ad uno spreco di risorse e ad un costume crescente di disaffezione e di degrado della deontologia professionale. Ai docenti che frequentano i corsi va riconosciuto il merito di difendere comunque con il diritto alla formazione la ricerca di una scuola più seria e preparata. Purtroppo non sempre costituiscono la maggioranza dei Collegi docenti. Non altrettanto merito va riconosciuto ai Sindacati della Scuola, compresi quelli Confederali, che continuano a rincorrere il consenso corporativo invece che salvaguardare la qualità del servizio di una scuola pubblica di qualità.

                                                                                                                un moscerino

 

 

 

1/12/2007

Ci scusiamo con  Mrs. Hippy della mancata pubblicazione del presente contributo, fino ad ora non pervenuto alla redazione

 

 

A proposito di "Orgoglio docente"

 

Leggendo l’intervento di “Mistero” in risposta a “Magamagò”, sono rimasta colpita in un primo momento dalla durezza e dall’aspetto distruttivo nei confronti di Magamagò e del suo entusiasmo verso la scuola, magari eccessivo, ma comunque ammirevole.

Poi, in effetti, mettendo da parte le emozioni, mi sono ritrovata a riflettere su ciò che ogni fine anno (e non solo!) ci riserva, ma soprattutto sul come sia giusto affrontarlo.

Ho passato più di 20 anni di vita scolastica convinta che questo fosse il modo migliore di fare scuola. Fare sembrava essere lo slogan giusto, senza aspettarci niente da nessuno, senza perder tempo e forse senza riflettere troppo, perché fare era sempre meglio del non fare. Ora invece ho imparato a non lasciarmi trascinare istintivamente da ogni cosa e a riflettere con un po’più di distacco: è così che poi  scelgo ciò che è più o meno giusto fare con i bambini, senza correre il rischio di esagerare.

Forse non sono più convinta che il fare a tutti i costi sia sempre meglio del non fare. Quando si accavallano troppe cose per noi e per loro, bisogna avere il coraggio di fermarsi e valutare obiettivamente l’utilità di ciò che si propone, senza avere la fretta ansiogena del “tutto e subito”e la paura di perdere l’occasione.

Il fare è importante, ma a patto che si segua un certo percorso: il comunicare ai colleghi cosa voler fare; il condividere quel desiderio del fare con chi poi dovrebbe fare insieme a noi; discuterlo, verificarne la fattibilità e l’utilità per poi realmente farlo, in cooperazione. Altrimenti,  scavalcando tutto questo, si  rischia di far perdere il significato a ogni cosa.

Ammetto che a tutto ciò si aggiunge un certo sconforto che deriva dal messaggio di svalorizzazione del nostro lavoro che i mass media divulgano; dal fatto che gli anni avanzano e le forze fisiche diminuiscono; dallo stipendio ingrato che certo non ci consola e dalla frustrazione che da tutto ciò ne consegue. Considerato poi che il fare di cui stiamo parlando è sempre basato sul volontariato e sulla spesa personale di tempo, di soldi e di energia, a maggior ragione penso valga la pena rifletterci sù.

Ho contribuito anch’io alla scuola delle “monache”, in accordo con la natura femminile e la sua  eccessiva disponibilità al “sacrifico materno”? Se nelle scuole manca anche la carta igienica e i gessetti per la lavagna, sono, e siamo, responsabili anche noi insegnanti? Abbiamo fatto bene a tamponare le inefficienze e le carenze della scuola con questa nostra inesauribile disponibilità, con il volontariato monastico, con la riluttanza alla protesta? Oppure abbiamo la responsabilità – magari anche solo parzialmente - della sua staticità ottocentesca?

Scusate lo sfogo…forse è solo il frutto della depressione estiva di chi non è abituata a stare senza far niente…

Buon fine vacanze a tutti.

 

                                                                                              Mrs. Hippy

 

 
2/07/2007 Tu chiamali se vuoi...di istruzione

Qualche anno fa, a metà Dicembre, una 5a Liceo scomparve dalla mia vista. Gita a Praga. Viaggio d'istruzione. Servirà pure a qualcosa la scuola. Bisogna avere 18 anni e buona salute, per capire sino in fondo cosa l'immaginazione associ ad un viaggio con le compagne di classe. Siccome erano canaglieschi e simpatici, e ci parlavo, al rientro, nei pochi giorni che mancavano a Natale, li intervistai. Ecco una sintesi di quell'umana vicenda:

I professori? Li vedevamo solo al mattino e per la cena, in albergo; ci credo...era pagata. Pomeriggio? Per conto nostro. Sera? Per conto nostro. I professori? Per conto loro. Verso le 23 andavamo in discoteca...ce ne sono un sacco a Praga...Sì, sì, ogni notte. Rientro? Verso le 5...a volte le 6. L'indomani ci alzavamo un po' stressati...Le visite guidate? Mah, non è che fosse sempre un obbligo...una volta c'era da scegliere: o quella "palla" del Cimitero Ebraico, o un giro libero per la città, con la guida. La guida ci ha mollato presto, e allora siamo andati al Museo del sesso. Sapesse professore! Un filmino porno...del 1926...(risate). Poi ci sono i Pub, vedesse...la birra è buona e costa poco...Si è ubriacato persino XY (risate)...era talmente "fatto" che, mentre ballava, non faceva altro che mettere le mani sul sedere delle ragazze. Erano locali "speciali"...al primo piano si beveva e si ballava; al secondo si vedeva lo streep (delle bambole professore!). Indovini al terzo...(risate). Bastavano 2000 corone, cioè circa 40 euro...no, no, non ci è andato nessuno, sta scherzando!?. Per strada ci seguivano dei negri...in continuazione, un tormento...Cosa volevano? Offrivano sesso, donne...prestazioni...prezzi modici (risate). Il viaggio?...bah, tutto compreso 360 euri...Si, abbiamo visto piazza San Venceslao dove quel tizio si è dato fuoco...e il Palazzo Reale...bello...Una sera, prima della discoteca, siamo usciti un po' coi professori: siamo entrati in un locale dove facevano la lap dance...Don XY se ne è uscito di corsa...era scandalizzato, sembrava avesse visto il diavolo! (risate)...
Non ho mai fatto un viaggio di istruzione e penso proprio che continuerò a privarmene. Al loro, ripetuto, "Ci porta in gita?", ho sempre risposto, "Mi spiace ragazzi, voglio morire illibato". Uomo di corte vedute. In compenso ho, sul tema, un discreto repertorio di aneddoti: si va dalla bancarella di souvenirs depredata ad Assisi da gentili cavallette, al water divelto da baldi giovani e poi lanciato nel cortile di un alberghetto in provincia di Cagliari; dall'ovazione sul pullman, alla notizia che il Palazzo dei Papi, ad Avignone, è chiuso per lavori ("ce la siamo scampata bella!"), al sacerdote accompagnatore che, a Barcellona, rientrando in Hotel, trova in un corridoio un'alunna abbracciata ad una compagna; per un attimo teme sia lesbismo; e subito si calma scoprendo che la compagna è "solo" un cameriere dalla lunga chioma. Lussuria sì; ma secondo natura. C'è, poi, la storia di un disperato Prof che, a notte fonda, per ricacciare l'orda nelle stanze, deve menare colpi di asciugamano bagnato. E l'elenco potrebbe continuare. Naturalmente, qualche serio collega potrebbe qui adontarsi, e osservare che non sta bene generalizzare; e che lui, di viaggi, ne ha fatti e visto fare di ben diversi. E io non mancherò di credergli sulla parola; solo che, come sempre, è tutta questione di denominatore. Seri? Quanti sul totale di quelli effettuati? Ecco un bel programma di ricerca per i ministeriali indagatori della "qualità". E per i Teoreti che ogni quattro anni provano a ristuccare il mondo; e ai quali non passa mai per la testa l'unica cosa importante da capire: e cioè che nella Scuola Italiana, tra viaggi siffatti e mille consimili scempiaggini, praticamente non si studia più. Verità luminosamente presente, invece, a quella accompagnatrice che, in piena sala professori, con tono deliziosamente svagato, ebbe pure il coraggio di dire, "Mi sento già in vacanza...sarà per il viaggio di istruzione...".

                                          
                                                                                                 Gigi Monello

 
24/06/2006

Il nostro teacher pride ovvero "orgoglio docente"

 

La lettera siglata con lo pseudonimo “magamagò” pubblicata nella rubrica “la scuola silenziosa” con il titolo “una scuola normale” offre diversi spunti di riflessione. Tra questi vorrei sottolinearne uno relativo ad una “normale fase conclusiva di un anno scolastico” comune a molte scuole elementari.

Prendo dalla lettera:

“...Nella nostra scuola si sta approntando una mostra sui vari aspetti cultura della Sardegna, a cui ogni classe dà un suo apporto( cioè significa lavoro didattico su un argomento), si sta preparando una giornata dedicata allo sport, ogni classe ha un saggio teatrale, musicale o espressivo, si concludono tanti laboratori. Non pensiamo neanche lontanamente di racchiudere tutto nei giorni indicati dal Ministro per “La scuola siamo noi”, altrimenti la scuola scoppierebbe, per l'accavallarsi di tutte le iniziative, che si vanno concludendo e a cui i genitori sono presenti.

I “bidelli”, cioè i collaboratori scolastici, mentre vigilano gli alunni negli anditi coadiuvano nelle varie attività per montare tendoni, approntare impianti voci, realizzare elementi scenici,  fare tante fotocopie in più. E all'ingresso accolgono con amorevole professionalità i bambini disabili e non....

 

La descrizione è intensa e molto “colorata” e ci fa rivivere situazioni che molti di noi hanno sperimentato in altre realtà scolastiche.

È la naturale maturazione di quel progettificio che ancora chiamiamo scuola.

Leggi nel periodo riportato l’enfasi e l’impegno che in molti casi assorbe tempi di lavoro supplementari dedicati alle spettacolazioni finali. Ti pare quasi di vedere androni pieni di genitori armati di macchine digitali, telefonini fotografici ultimomodello, pronti a raccogliere l’estremo slancio canoro dei loro pargoli (quasi star) accompagnato da gracchianti sottofondi sonori, maestre affannate dietro balletti raccogliticci su musiche sardo-improvvisate, dirigenti predisposti al sorriso in prima fila pronti a srotolare congratulazioni ad insegnanti e scolaresche, bidelli in attesa che la festa finisca. Il tutto tra ghirlande, sfondi kitsch, striscioni e cotillons fotocopiati e pazientemente colorati da scolaresche festanti.

La scuola delle monache ha vinto ancora una volta.  

Non si vede l’altra scuola, non si legge l’entusiasmo e l’impegno per le attività didattiche, diciamo così, tradizionali.

Recentemente sul mensile di Tuttoscuola è apparso il "rapporto sulla qualità" che posiziona la scuola sarda al primo posto per le bocciature ed all’ultimo posto per gli apprendimenti (vedi l’articolo di Mauro Capiello sulla “Nuova Sardegna” del 13 giugno scorso).

Non vorrei si esaurisca qui il nostro “orgoglio docente”.

Mistero

 

 
12/06/2007

Che bello finalmente sono arrivate la vacanze!

 Qualcuno lo pensa davvero, ma non sa che a scuola ancora si lavora. Infatti nella scuola di via caboni a cagliari è iniziato un corso di matematica operativa che durerà cinque giorni.

Pensate un po' cinque giorni!    ...non potrò andare al mare e godermi da subito le mie vacanze.

L'unica cosa che mi consola e che questi ragazzi del Movimento di Cooperazione Educativa sono simpatici e ci fanno imparare divertendoci. E se facessimo tesoro delle loro "buone pratiche" e ci provassimo anche noi? che ne dite ?

Forse si divertirebbero anche i nostri allievi e forse imparerebbero di più. Dico forse, perché

 bi-sognerà sperimentare

Lorenza che crede ancora ai sogni

 

 
11/05/2007

Pensieri

DALLA MIA ESPERIENZA RIGUARDANTI L'UNIVERSITà, ED IN PARTICOLARE IL “CORSO IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA” DI CAGLIARI  

Comincio dalla strutturazione del corso di laurea. Innanzitutto mi preme sottolineare come, in apparenza, il corso è "in potenza" formativo. Non mancano, infatti, a livello di struttura, le occasioni per ricevere un'adeguata preparazione in ogni campo: dalla storia alla geografia, alla psicologia, alla fisica, alla matematica, alle scienze, alle materie riguardanti il gioco, fino ai laboratori ed alla didattica.

Dunque in apparenza il corso si presenta bene, ha un bel vestito, ricco di forma. Purtroppo, però, nella sostanza solo alcuni aspetti sono meritevoli di essere salvati.

- Primo fra tutti, e che accomuna praticamente quasi tutte le materie (ed in genere le Facoltà), la questione dei voti: ovvero si danno con troppa facilità voti troppo alti. Ma se si danno voti così alti a tutti, quelli che faticano e quelli che imbrogliano (o che studiano di meno), tutti prenderanno 110 come voto di laurea, o 110 e lode...ma allora che differenza c'è tra uno studente e l'altro? Dov'è la meritocrazia? Perché non viene premiato l'impegno?

- Altro aspetto che rientra nella questione dei voti è la scarsezza di materiale da studio spesso data agli studenti. Per certi esami bastano 20 pagine di riassunti, con sempre le stesse domande, per prendere un 28 o un 30, e magari ci sono studenti che fanno finta di farsela sotto per quelle misere 20 pagine! Ma questo è uno scandalo! Ci sono esami dove vengono chieste cose diverse rispetto al programma, o professori che si accaniscono con gli studenti perché devono scaricare le proprie frustrazioni, o esami dove è possibile imbrogliare palesemente [il ragionamento che fanno molti studenti è il seguente "chi me lo fa fare di studiare se posso imbrogliare, anche palesemente], oppure docenti che ti interrogano per 3 minuti fino ad arrivare ad esagerazioni di altri che interrogano per due ore, oppure programmi che non hanno niente a che fare con un minimo di didattica, oppure libri troppo astrusi, pieni di terminologie complicatissime che vorrei proprio sapere a cosa servono, oppure, in ultima analisi, docenti che propongono agli studenti propri riassunti nei quali non si capisce nulla, perché un bambino sarebbe capace di farli meglio). Insomma, se andiamo ad analizzare gli esami, uno per uno, qual'è la vera valenza formativa di ciascun esame? Potremmo dire, alla fine del corso di studi, "ho aumentato la mia cultura"? Un futuro insegnante non dovrebbe forse sapere molte più cose? Ed invece io mi ritrovo ad aver scoperto una passione (grazie ad un professore eccezionale), ad aver affrontato alcune difficoltà, ma non ad aver aumentato di moltissimo la mia cultura, per via del fatto che molte materie le ho affrontate con disinteresse proprio per il fatto che o i programmi erano ridicoli oppure per altre ragioni (comprese il menefreghismo di molti insegnanti).

- In secondo luogo devo sottolineare l'inutilità di certi laboratori, anzi, della maggior parte che, se non integrati con il tirocinio, non hanno senso, per me. Un esempio scandaloso è rappresentato dal laboratorio di musica, o da quello di logica e matematica.

- IL TIROCINIO: questa dev'essere la materia fondamentale, a cui si devono ricondurre tutte le materie. Tutti i professori dell'università dovrebbero abbassare le proprie pretese di insegnanti superiori, perché è nel tirocinio che si cala l'anima vera di questo corso di laurea. Ogni esame dovrebbe essere in perfetto raccordo con le attività di tirocinio, e nessun esame dovrebbe essere staccato da esso, gli insegnanti dovrebbero essere più aggiornati sulle didattiche ed ogni esame dovrebbe presentare attività di laboratorio all'interno dell'esame stesso, o comunque l'obbligo di presentare delle attività in collaborazione con insegnanti della scuola primaria.

-        ultimo problema: troppi esami. Meno esami e più concentrati. Per esempio: il ramo delle scienze è troppo diviso, tra ecologia, fisica, didattica delle scienze naturali fisiche e ambientali...insomma, bisognerebbe trovare il modo di accorpare di più le materie (per esempio anche unire, perché no, Geografia e Storia, visto che non si possono capire gli eventi storici se non si rapportano anche a problematiche geografiche.

Daniele

 

 
18/04/2007

Imparar mangiando

 Uno stimato docente universitario confessa in pubblico di aver fatto lezione in questa specialissima, eterea condizione: lui parlava, una studentessa, lì di fronte, consumava un congruo pane imbottito. Segno dei tempi. Masticava, sì, ma “attenta”. Il docente lascia fare. Ennesimo cedimento. Pur se condotto sul filo dell’ironia, il racconto dà da pensare. E non esattamente bene. No, proprio non tira buona aria, se – addirittura in un’aula universitaria – si è arrivati a tanto. E se la studentessa – sempre attenta – avesse stappato una birra e tirato qualche sorsata? Si può negare a chi ha appena finito di deglutire pane e salame –e ancora gode dell’onesto amalgama–, il contrappunto pungente che solo un buon sorso di birra fresca, può dare? Certo che no.  A patto che non stacchi gli occhi dal Pedagogo di turno. Ovviamente. Poniamo, ora, che, in quel luogo, non 1, ma 8 su 20 avessero usato della franchigia masticandi . Tutti, però, impeccabilmente attenti. Quale argomento per dire, “No, è troppo. Così non va”? Imbarazzante.
Ovvio che, se una squisitezza di tal genere è possibile in un’aula universitaria, a maggior ragione lo sarà in un liceo. Forse il male che sta travolgendo la Scuola sta proprio in questa gigantesca, incontenibile, stupefacente confusione, che essa ha accettato di accogliere dentro di sé; e nel restargli imbelli di fronte, timorosi di passare per retrogradi. Sarò gretto e schietto: la si può rigirare come si vuole, ma nella storia della studentessa masticante c’è una sola verità, chiara come il sole: la signorina confondeva le cose. Semplicemente. Metteva stomaco e cervello, visceri e mente, sullo stesso piano. Tutto qua. Inutile arzigogolare.
Direi che, così facendo, la Scuola fa esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare: creare spessore, distacco temporaneo dal mondo degli impulsi più ordinari, indurre a pensare, a ironizzare intorno alla nostra insopprimibile animalità. E invece, no. Tutto l’opposto. La logica dell’emporio tuttofare ha vinto. Puoi trovarci e farci ciò che vuoi: ti annoia la Fisica? Non ci pensare, nell’aula accanto fanno Educazione Sessuale; non stravedi per le Scienze? Poco male, puoi sempre andare a raccontare dei tuoi sfortunati flirts alla Psicologa. La palpebra si appesantisce con quello di Filosofia? Niente paura, puoi sempre tirare fuori uno sfilatino.
Dove e come terminerà questa selvaggia deriva, nessuno può dirlo. Ma prepariamoci. Domani, forse, faremo lezione con un “lui” e una “lei” modestamente strofinanti e bacianti. Ma sempre attenti. Si capisce.

 

Gigi Monello

 

 
24/03/2007

Signor Ministro,

 

sono un’insegnante della scuola elementare.

Ho preso atto del suo provvedimento che vieta l’utilizzo del telefonino e di altri dispositivi elettronici durante le ore di lezione.

Che dire?

A me i telefonini non disturbavano tanto così come non mi disturbavano i videogames, sono sempre riuscita a regolamentarne l’utilizzo in classe e non sono mai stati d’intralcio alla mia attività didattica.

Penso, tutto sommato,  che essi portassero un po’ di “vita” e di “società”in una scuola sola, stanca e vecchia.

Signor Ministro, con il suo provvedimento ho l’impressione che, ancora una volta, si intervenga per vietare, negare e punire comportamenti considerati non scolastici: una scuola che non promuove ed educa atteggiamenti ma che si allontana sempre di più dal sociale.

Certamente ora potrò svolgere il mio lavoro con meno disturbo e risparmierò anche le parole per spiegare  ai miei alunni i motivi per i quali non si devono utilizzare a scuola dispositivi elettronici “domestici”, eviterò anche di fare la predica a quel “malcapitato” ragazzino sorpreso a giocare con il telefonino o il videogames.

La ringrazio signor Ministro di avermi tolto anche questo pensiero!

Ma, le chiedo, ciò mi farà sentire maggiormente vicina ai miei bambini, al loro mondo e ai loro interessi?

 

                                                                                    una che la pensa così

 

 
22/03/2007

Scuola e famiglia: conflitto permanente?

 

 Si moltiplicano gli esempi del difficile rapporto fra la scuola e certe “famiglie”. Al disagio degli insegnanti e degli studenti dentro la scuola si vanno diffondendo nel paese casi di aggressione da parte di studenti e di genitori verso professori e dirigenti scolastici.

Neppure la Sardegna è estranea a questo malessere. Nei giorni scorso il Preside del Liceo Artistico di Cagliari è stato aggredito dalla “mamma” di una studentessa. Pare che il fatto sia addirittura stato videoregistrato da alcuni studenti.

Che cosa era successo?

Il personale di pulizia aveva denunciato al Preside lo stato di indecorosa sporcizia in cui erano stati ridotti i servizi igienici ad opera di alcuni studenti. Il Dirigente scolastico, di fronte all’omertà della scolaresca nei confronti dei responsabili di tali deprecabili atti, minacciava la sospensione della ricreazione. Alcuni studenti provvedevano quindi alla pulizia dei servizi igienici e la studentessa in questione contribuiva al lavoro cancellando alcune scritte dalle pareti.

Che dire?

Gli studenti si sono comportati coerentemente con le Direttive del Ministro Fioroni.

Se c’è da riflettere sui ritardi dell’impostazione culturale e relazionale della scuola, in particolare della Secondaria Superiore, altrettanto e più vanno rilevate le derive culturali alle quali spingono i mass media che si traducono in vere e proprie devianze diseducative che hanno come protagonisti certi settori più deboli della società e di talune “famiglie”. Stanno emergendo  atteggiamenti genitoriale che non vedono il male che fanno ai propri figli attraverso i loro comportamenti iperprotettivi, ciechi verso condotte che tendono a prescindere dalle regole non solo dei diritti ma insieme dei doveri di un vivere civile.

Troppo spesso però nei Collegi e nei Consigli d’Istituto questi temi restano estranei, relegati al commento personale e non alla riflessione e azione pedagogica collettiva.

 

Il Moscerino

 

 
16/03/2007 Ciao Rinaldo e Franco,
vi ringrazio per avere portato un po' di ossigeno "pedagogico" nella stanca scuola di Alghero. Oggi ho preparato un brevissimo report dell'incontro di ieri (che vi allego) ed ho pregato sia la mia dirigente sia la preside della scuola media 1 + 3 di diffonderlo nelle loro scuole.
Ora invio copia anche a Natalia e spero che il vostro/nostro desiderio diventi realtà  :-)
Sono stata a visitare il sito, ma non ho trovato il blog (dove è nascosto?)...  ;-)
Grazie di tutto, e a risentirci presto!
Chissà di poter organizzare un bel corso intercircolo con voi, anzichè con i cialtroni morattiani...  :-(
Irene

Cari colleghi,

       si è svolto ieri nei locali della Scuola Maria Immacolata un incontro con colleghi sardi e continentali del Movimento Cooperazione Educativa (MCE), a cui la Direzione ci ha con lungimiranza concesso di partecipare nonostante l’impegno del Consiglio d’Interclasse.

       Sono intervenuti numerosi colleghi di tutte le scuole di Alghero, dall’infanzia alla media; erano presenti anche i dirigenti dei tre circoli; il dibattito seguito agli interventi è stato molto vivace e ricco di stimoli.

       I relatori hanno ripercorso la storia dell’ MCE in Italia e in Sardegna, sottolineando i valori fondanti del movimento: il bambino e la sua specificità al centro del percorso formativo, una scuola a misura di tutti e ciascuno, la necessità del confronto e della cooperazione tra insegnanti, lo sviluppo cooperativo di metodi e tecniche per gli apprendimenti di base.

       Il dibattito si è focalizzato sul disagio degli insegnanti nella scuola d’oggi, sulla funzione e le potenzialità dell’autonomia, sul rapporto con le famiglie e il territorio, sul benessere di bambini e insegnanti a scuola, sulle emergenze locali e globali.

       La proposta è quella di costituire un gruppo, che sarà ospitato nei locali messi a disposizione da uno dei circoli didattici, che diventi punto di riferimento per tutti i colleghi che sono interessati a sviluppare questi temi, a confrontare le proprie esperienze, a realizzare progetti in modo cooperativo.

       Sarà mia cura informare delle iniziative chi fosse interessato e non ha posta elettronica, tramite avvisi come il presente. Grazie per l’attenzione.

 

 

 

 
14/03/2007

    Oggi sono
tornata a casa da scuola con un solo e invadente pensiero. Come si fa ad educare i bambini e le bambine al rispetto dell'altro, all'ascolto, alla sospensione del giudizio se noi insegnanti siamo i primi a non praticarli? Il problema è serio. Durante la mia ora di lezione stavo utilizzando un proiettore per vedere un CD, una cosetta semplice, fatta in casa che ricostruiva attraverso immagini e parole un percorso fatto insieme. Sarebbe stato bello poterlo vedere. Ci avrebbe consentito di ripercorrere le tappe importanti del lavoro fatto insieme in questo mese sulle montagne, sull'ambiente montano.  Volevamo vedere solo un piccolo CD, ci sarebbero bastati trenta, forse quaranta minuti. Invece NO! Non lo abbiamo potuto vedere perchè una maestra prepotente, di un'altra classe, è venuta da noi come una furia e ci ha portato via, dico portato via, staccando fili e inveendo verso di me senza alcun rispetto per i bambini e le bambine seduti in cerchio, che gustavano la proiezione appena cominciata. Come è possibile che simili persone possano stare in una scuola? Come è possibile che simili insegnanti siano considerate educatrici? Educatrici? Che valori può insegnare una persona che entra senza bussare, insulta, accusa a sproposito la collega di utilizzare un proiettore della scuola senza autorizzazione perchè il proiettore è suo? SUO? Sì è vero, è stato comprato con i soldi di un progetto per un bambino diversamente abile che frequenta la sua classe, infatti io non lo avrei preso se lo avesse dovuto usare con lui. Ho chiesto il permesso, la collega prendeva sevizio alle dieci e trenta, avevo tutto il tempo di usarlo anche io con la mia classe. Tutto in regola...mi sembrava. Invece non avevo fatto i conti con l'ego tronfio e disgustoso che riempiva la bocca di chi avevo di fronte che non si è minimamente curata di chiedermi almeno di uscire dall'aula e dirmi ciò che pensava, lo ha fatto incurante della presenza dei bambini e delle bambine. Eppure l'acquisto di quel proiettore ricordo bene di averlo votato anche io in collegio, anzi ricordo bene che "ho passato" alla collega, il progetto scritto da me per l'acquisto di un PC  portatile che sarebbe servito per un alunno della mia classe, affinché lei comodamente lo copiasse e facesse acquistare in breve tempo tutto quanto le serviva, ma con quali soldi? quelli della scuola mi pare. E allora il materiale è di tutti, non è ad uso esclusivo della maestra, prioritariamente è del bambino ma se il bambino non lo sta usando lo possono usare anche gli altri bambini. O forse mi sbaglio non abbiamo tutti gli stessi diritti?
Certo che a scuola accadono cose strane, lingue tagliate, percosse, insulti, cos'altro ci dobbiamo aspettare? Io non voglio proprio aspettare e voglio denunciare il fatto. Perchè sono proprio stufa di essere messa nel mazzo delle maestre che tagliano lingue, insultano, picchiano, io faccio da venticinque anni solo il mio lavoro, con passione che rinnovo quotidianamente perchè ho la convinzione profonda che si possa coniugare il pensiero con le emozioni per la strutturazione di conoscenze utili a essere al mondo. Infatti ho evitato l'ipocrisia con i miei alunni che hanno visto bene il mio volto triste e i miei occhi umidi, ma ho  anche evitato di rispondere agli insulti accompagnando con fermezza la mia collega alla porta affinché non si andasse oltre quel limite  (che purtroppo per lei era già stato superato) e le ho reso il proiettore. Una lezione di civiltà? Un esempio di resa? I prepotenti vincono sempre? No, non è passato questo messaggio, semmai quello che in democrazia c'è la strada del dialogo e della parola, non ci si fa giustizia da soli, mai. Scriverò una lettera e informerò il mio dirigente.
 

Lorenza

 
 
10/02/2007

Valutazione e collegialità

 

Nelle scuole si è da poco conclusa la fase della valutazione quadrimestrale. La prima sotto il “governo” del Ministro Fioroni. Che dire?

Ogni scuola di muove nel “fai da te”. Senza indicazioni. Senza riferimenti. Con uno strumentario vario, specchio di prassi ancor più svariate. Con le contraddizioni di differenze enormi fra scuole che, se rendono complicata la trasparenza e l’equità della valutazione all’interno, la  rendono a volte incomprensibile in casi di trasferimento degli alunni.

Il dott. Mario Dutto, Direttore Generale per l’Ordinamento scolastico, ha ragione quando afferma che “Non esiste più l’uniformità dei documenti di valutazione (pagelle, schede, fogli informativi …). È finita l’epoca in cui il Ministro imponeva in dettaglio procedure e distribuiva schede”, ma ciò non può significare che il Ministero, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, si disinteressi di come i singoli Istituti scolastici interpretano e traducono la “autonomia scolastica, che la norma stabilisce debba essere “funzionale al successo formativo”. Chi garantisce la funzionalità e la coerenza del sistema?

Il momento della valutazione, al pari di quello della programmazione, è fondamentale e significativo rispetto alla funzionalità e all’efficacia del servizio scolastico. Esso non può che essere espressione di regole d’Istituto comuni, frutto di un lavoro condotto e deliberato dal Collegio sotto la attenta coordinazione del Dirigente scolastico che ne deve poi tutelare la corretta applicazione da parte dei singoli docenti e Consigli di classe.

Nel Venerdì di Repubblica del 9 febbraio, fra gli altri esempi, si cita una scuola sarda, il Circolo Didattico “Santa Caterina” del centro della città di Cagliari, nella quale sarebbero state “distribuite due pagelle differenti, una morattiana e una più eretica”.

Il fatto, se corrispondesse a verità, non ha bisogno di commenti.

Sicuramente molti giornalisti, compreso quello che ha scritto l’articolo su Venerdì, non hanno bene inteso il senso profondo della “Scuola dell’Autonomia” e continuano a giudicare la scuola di oggi avendo come paradigma quella dello Stato centralista. Ma sono ormai altrettanto palesi i rischi della scuola dell’autonomia qualora dirigenti e  docenti la considerino indipendente da scelte condivise almeno nel proprio istituto, un lasciar fare e un poter fare individuale la regola del “come si vuole”, al di fuori da criteri, da regole chiare e da obiettivi comuni e trasparenti. E con indubbio pregiudizio per la funzionalità del servizio rispetto al successo formativo.

 

Il Moscerino

 

 
05/02/2007
Cari tutti

ho letto con interesse le considerazioni del M.C.E. in merito alla direttiva ministeriale sul bullismo in  cui    colgo     con piacere lo sforzo  di considerare la problematica non più come il  "problema "di un settore "extrascolastico"  da indagare solo ed esclusivamente in termini psicologici, ma il chiaro segno di una volontà di "buon senso" educativo ( di deweina memoria) che finalmente pone al centro la persona e non più il problema. Il termine usato di "cura" ben risponde all'esigenza di questo nostro contradditorio secolo nel campo della formazione : ci curiamo di formare e non di educare, ci curiamo di valutare ma non di cambiare.......Noi ben sappiamo che prendersi cura dell'altro implica un cambiamento forte nelle epistemologice individuali e collettive senza rinnegarne alcuna. Ecco perchè la proposta esplicitata nel documento del fare scuola anche attraverso il riconoscimento delle emozioni espresse nella molteplicità dei linguaggi, mi sembra necessaria sempre , ma soprattutto in questo momento storico.

Grazie per aver letto fin qui

saluti Laura Pinna

 
27/01/2007

Povera scuola!

Tutte le indagini, nazionali e internazionali, sulla nostra scuola registrano la sua inadeguatezza rispetto agli esiti dei Paesi europei ed OCSE. Dunque ci si aspettava dal Governo di centro-sinistra una netta svolta rispetto alla gestione Moratti. Il problema non riguardava e riguarda solo l’entità degli investimenti (contratti), la rivalutazione della scuola statale rispetto a quella privata, ma insieme i segni di una volontà riformatrice che stenta invece ad intravedersi almeno per la scuola di base, visto che non la si intende unificare come invece a suo tempo aveva prospettato il Ministro Berlinguer.

Ma c’è di peggio.

Recentemente il Ministro Fioroni ha provveduto a nominare una serie di “ispettori scolastici”. Ci si attendeva che tale incarico avvenisse per pubblico concorso, come stabilisce la Carta Costituzionale della Repubblica (“Agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso” - Sezione II, art. 97). Ed invece sull’orma del Governo Berlusconi, che disattendendo la normativa costituzionale aveva provveduto a nominare parenti dei Ministri e clienti della CDL, anche il Ministro attuale ha ritenuto di seguire quell’esecrabile esempio. Mai nella Prima Repubblica si era seguito tale metodo clientelare e di invasione partitica nel settore della Amministrazione statale. Certo i componenti delle Commissioni esaminatrici nazionali sotto i Governi democristiani erano ideologicamente selezionati ma se veramente valevi era un po’ difficile che ti escludessero. Insomma allora valeva il dettato costituzionale che “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” (art. 98) e non di questo o quel Partito e deputato di maggioranza (siano di destra, di centro o di sinistra non fa differenza sul piano del costume e della correttezza istituzionale).

Dove va il senso dello Stato cari Fioroni e Bastico? E alla Sinistra radicale interessa solo il consenso dei precari e non in primo luogo una tutela del posto di lavoro strettamente connessa alla qualità del servizio della scuola pubblica?

Forse un concorso richiedeva tanto tempo, ammettiamo questa difficoltà. Non si capisce però che, per avere la scelta dei migliori,  si sia evitato di chiedere un curricolo a tutti i dirigenti e le dirigenti scolastiche in servizio. Sottolineiamo dirigenti, al femminile, dato che in Sardegna i meritevoli sono soltanto maschi a fronte di una base di dirigenti scolastiche che non sono seconde a nessuno dei colleghi nominati. Nomina solo nomina e per di più maschilista!

Si pensa davvero che la scuola italiana possa uscire dalla crisi nella quale versa nominando i Dirigenti Tecnici - cioè coloro che dovrebbero non solo vigilare e tutelare il corretto funzionamento di un “Scuola dell’Autonomia funzionale al successo formativo” (come stabilisce il DPR 275 del ’99), ma anche dare il supporto tecnico-culturale - solo per militanza di partito o per clientela e non invece promuovendo con rigorosa e trasparente metodologia concorsuale le energie professionali più preparate e vitali per il sistema scuola?

Quale ascendente e ruolo professionale sul mondo della scuola possono vantare tali tecnici “promossi” per meriti di partito, al di là del giudizio che si può esprimere sui singoli? 

Per quanti credono nei valori dello Stato di diritto e del ruolo formativo al “diritto di cittadinanza” della Scuola pubblica di fronte ad una tale metodo di devianza partitocratrica non ci resta che esprimere la nostra ferma distanza.

 

Il solito Moscerino

 

 
 

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