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| 03/02/2009 |
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| 29/12/2008 |
Buon anno ai bambini e alle maestre di Arturo Ghinelli, maestro elementare Bambini, per il nuovo anno vi auguro tante mitiche sorprese.
A lle maestre auguro invece di restare nel cuore dei propri ragazzi, così che, una volta diventati grandi, non avranno dubbi sulla necessità di scendere in piazza in difesa delle maestre.
Infine faccio mio l'augurio che fece Gianni Rodari tanti anni fa: Le maestre lo sanno e ci provano ogni giorno. *Speciale Gianni Rodari, "Il Giornale dei genitori", pag. 58-59, 1980
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| 22/12/2008 |
Carissimi!
Anno nuovo, scuola nuova?
Ho i miei dubbi!
Una superfetazione di
norme sta rendendo impraticabile un cammino che invece dovrebbe
essere reso più agevole!
Ma è proprio l'abbondanza
delle norme che insospettisce, anzi denuncia la dappochezza di chi
ci amministra! Che non sa bene né quello che vuole né quello che fa!
Una legge chiara è sempre
breve!
Si apre così un anno
difficile! Comunque, se aiutiamo le scuole a capire e gli
incompetenti ad imparare qualcosa, ce la potremo fare!
Maurizio Tiriticco
vi augura Buone Feste!
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| 05/10/2008 |
Spero che sia un
bluff
Guardo questi miei bambini di 3,
4, 5 anni che arrivano a scuola fra le 8 e le 9 e se ne vanno alle 12,
per consentire un graduale inserimento. Questo tempo scuola ridotto a un
piccolo gioco libero, una merenda, un racconto mordi e fuggi, quando
resta il tempo per farlo e poi, sono già andati via.
Di tutto quello che nel tempo è
stato costruito non resta niente. Senza i tempi lunghi e distesi
dell'insegnamento apprendimento non resta che aprire la porta, far
entrare i bambini in sezione, riapriere la porta, mandarli a casa.
Dov'è la speranza che ciascun
bambino possa acquisire sapere e competenza? Dov'è il tempo per
ragionare, stimolare riflessioni, incoraggiare i più incerti,
organizzare gruppi flessibili di lavoro, costruire percorsi
individualizzati per quei bambini che a volte stentano a seguire il volo
di una farfalla...?
Che dire del tempo scuola che si
prospetta per la Scuola dell'Infanzia ridotto a 24 ore settimanali:
neppure 25 !?
Spero che sia un bluff.
Palmira Caschili
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| 05/07/2008 |
Lettera MCE al Dirigente scolastico
Ho
ricevuto la lettera degli insegnanti MCE. Beatrice Mezzina
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| 27/06/2008 |
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| 22/05/2008 |
Da Evelyn Canu un pensiero attuale:
"Prima di tutto vennero a
prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
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| 7/05/2008 |
“Così è se vi pare” Il paradosso della
formazione in servizio Nel Bel Paese ogni "scuola dell'autonomia" dà una
propria interpretazione delle norme, comunque con la tendenza dominante
a fare prevalere il diritto corporativo sul dovere professionale e ad
escludere qualsiasi obbligo di servizio in materia. E tutto ciò accade
mentre gli esiti delle indagini PISA collocano la scuola italiana agli
ultimi posti per prodotto formativo nella classifica internazionale. un moscerino
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| 1/12/2007 |
Ci scusiamo con Mrs. Hippy della mancata pubblicazione del presente contributo, fino ad ora non pervenuto alla redazione
A proposito di "Orgoglio docente"
Leggendo l’intervento di “Mistero” in risposta a “Magamagò”, sono rimasta colpita in un primo momento dalla durezza e dall’aspetto distruttivo nei confronti di Magamagò e del suo entusiasmo verso la scuola, magari eccessivo, ma comunque ammirevole. Poi, in effetti, mettendo da parte le emozioni, mi sono ritrovata a riflettere su ciò che ogni fine anno (e non solo!) ci riserva, ma soprattutto sul come sia giusto affrontarlo. Ho passato più di 20 anni di vita scolastica convinta che questo fosse il modo migliore di fare scuola. Fare sembrava essere lo slogan giusto, senza aspettarci niente da nessuno, senza perder tempo e forse senza riflettere troppo, perché fare era sempre meglio del non fare. Ora invece ho imparato a non lasciarmi trascinare istintivamente da ogni cosa e a riflettere con un po’più di distacco: è così che poi scelgo ciò che è più o meno giusto fare con i bambini, senza correre il rischio di esagerare. Forse non sono più convinta che il fare a tutti i costi sia sempre meglio del non fare. Quando si accavallano troppe cose per noi e per loro, bisogna avere il coraggio di fermarsi e valutare obiettivamente l’utilità di ciò che si propone, senza avere la fretta ansiogena del “tutto e subito”e la paura di perdere l’occasione. Il fare è importante, ma a patto che si segua un certo percorso: il comunicare ai colleghi cosa voler fare; il condividere quel desiderio del fare con chi poi dovrebbe fare insieme a noi; discuterlo, verificarne la fattibilità e l’utilità per poi realmente farlo, in cooperazione. Altrimenti, scavalcando tutto questo, si rischia di far perdere il significato a ogni cosa. Ammetto che a tutto ciò si aggiunge un certo sconforto che deriva dal messaggio di svalorizzazione del nostro lavoro che i mass media divulgano; dal fatto che gli anni avanzano e le forze fisiche diminuiscono; dallo stipendio ingrato che certo non ci consola e dalla frustrazione che da tutto ciò ne consegue. Considerato poi che il fare di cui stiamo parlando è sempre basato sul volontariato e sulla spesa personale di tempo, di soldi e di energia, a maggior ragione penso valga la pena rifletterci sù. Ho contribuito anch’io alla scuola delle “monache”, in accordo con la natura femminile e la sua eccessiva disponibilità al “sacrifico materno”? Se nelle scuole manca anche la carta igienica e i gessetti per la lavagna, sono, e siamo, responsabili anche noi insegnanti? Abbiamo fatto bene a tamponare le inefficienze e le carenze della scuola con questa nostra inesauribile disponibilità, con il volontariato monastico, con la riluttanza alla protesta? Oppure abbiamo la responsabilità – magari anche solo parzialmente - della sua staticità ottocentesca? Scusate lo sfogo…forse è solo il frutto della depressione estiva di chi non è abituata a stare senza far niente… Buon fine vacanze a tutti.
Mrs. Hippy
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| 2/07/2007 |
Tu chiamali
se vuoi...di istruzione
Qualche anno fa, a metà
Dicembre, una 5a Liceo scomparve dalla mia vista. Gita a Praga.
Viaggio d'istruzione. Servirà pure a qualcosa la scuola. Bisogna avere 18
anni e buona salute, per capire sino in fondo cosa l'immaginazione associ ad
un viaggio con le compagne di classe. Siccome erano canaglieschi e
simpatici, e ci parlavo, al rientro, nei pochi giorni che mancavano a
Natale, li intervistai. Ecco una sintesi di quell'umana vicenda: |
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| 24/06/2006 |
Il nostro teacher pride ovvero "orgoglio docente"
La lettera siglata con lo pseudonimo “magamagò” pubblicata nella rubrica “la scuola silenziosa” con il titolo “una scuola normale” offre diversi spunti di riflessione. Tra questi vorrei sottolinearne uno relativo ad una “normale fase conclusiva di un anno scolastico” comune a molte scuole elementari. Prendo dalla lettera: “...Nella nostra scuola si sta approntando una mostra sui vari aspetti cultura della Sardegna, a cui ogni classe dà un suo apporto( cioè significa lavoro didattico su un argomento), si sta preparando una giornata dedicata allo sport, ogni classe ha un saggio teatrale, musicale o espressivo, si concludono tanti laboratori. Non pensiamo neanche lontanamente di racchiudere tutto nei giorni indicati dal Ministro per “La scuola siamo noi”, altrimenti la scuola scoppierebbe, per l'accavallarsi di tutte le iniziative, che si vanno concludendo e a cui i genitori sono presenti. I “bidelli”, cioè i collaboratori scolastici, mentre vigilano gli alunni negli anditi coadiuvano nelle varie attività per montare tendoni, approntare impianti voci, realizzare elementi scenici, fare tante fotocopie in più. E all'ingresso accolgono con amorevole professionalità i bambini disabili e non....”
La descrizione è intensa e molto “colorata” e ci fa rivivere situazioni che molti di noi hanno sperimentato in altre realtà scolastiche. È la naturale maturazione di quel progettificio che ancora chiamiamo scuola. Leggi nel periodo riportato l’enfasi e l’impegno che in molti casi assorbe tempi di lavoro supplementari dedicati alle spettacolazioni finali. Ti pare quasi di vedere androni pieni di genitori armati di macchine digitali, telefonini fotografici ultimomodello, pronti a raccogliere l’estremo slancio canoro dei loro pargoli (quasi star) accompagnato da gracchianti sottofondi sonori, maestre affannate dietro balletti raccogliticci su musiche sardo-improvvisate, dirigenti predisposti al sorriso in prima fila pronti a srotolare congratulazioni ad insegnanti e scolaresche, bidelli in attesa che la festa finisca. Il tutto tra ghirlande, sfondi kitsch, striscioni e cotillons fotocopiati e pazientemente colorati da scolaresche festanti. La scuola delle monache ha vinto ancora una volta. Non si vede l’altra scuola, non si legge l’entusiasmo e l’impegno per le attività didattiche, diciamo così, tradizionali. Recentemente sul mensile di Tuttoscuola è apparso il "rapporto sulla qualità" che posiziona la scuola sarda al primo posto per le bocciature ed all’ultimo posto per gli apprendimenti (vedi l’articolo di Mauro Capiello sulla “Nuova Sardegna” del 13 giugno scorso). Non vorrei si esaurisca qui il nostro “orgoglio docente”. Mistero
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| 12/06/2007 |
Che bello finalmente sono arrivate la vacanze! Qualcuno lo pensa davvero, ma non sa che a scuola ancora si lavora. Infatti nella scuola di via caboni a cagliari è iniziato un corso di matematica operativa che durerà cinque giorni. Pensate un po' cinque giorni! ...non potrò andare al mare e godermi da subito le mie vacanze. L'unica cosa che mi consola e che questi ragazzi del Movimento di Cooperazione Educativa sono simpatici e ci fanno imparare divertendoci. E se facessimo tesoro delle loro "buone pratiche" e ci provassimo anche noi? che ne dite ? Forse si divertirebbero anche i nostri allievi e forse imparerebbero di più. Dico forse, perché bi-sognerà sperimentare Lorenza che crede ancora ai sogni
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| 11/05/2007 |
PensieriDALLA MIA ESPERIENZA RIGUARDANTI L'UNIVERSITà, ED IN PARTICOLARE IL “CORSO IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA” DI CAGLIARI Comincio dalla strutturazione del corso di laurea. Innanzitutto mi preme sottolineare come, in apparenza, il corso è "in potenza" formativo. Non mancano, infatti, a livello di struttura, le occasioni per ricevere un'adeguata preparazione in ogni campo: dalla storia alla geografia, alla psicologia, alla fisica, alla matematica, alle scienze, alle materie riguardanti il gioco, fino ai laboratori ed alla didattica. Dunque in apparenza il corso si presenta bene, ha un bel vestito, ricco di forma. Purtroppo, però, nella sostanza solo alcuni aspetti sono meritevoli di essere salvati. - Primo fra tutti, e che accomuna praticamente quasi tutte le materie (ed in genere le Facoltà), la questione dei voti: ovvero si danno con troppa facilità voti troppo alti. Ma se si danno voti così alti a tutti, quelli che faticano e quelli che imbrogliano (o che studiano di meno), tutti prenderanno 110 come voto di laurea, o 110 e lode...ma allora che differenza c'è tra uno studente e l'altro? Dov'è la meritocrazia? Perché non viene premiato l'impegno? - Altro aspetto che rientra nella questione dei voti è la scarsezza di materiale da studio spesso data agli studenti. Per certi esami bastano 20 pagine di riassunti, con sempre le stesse domande, per prendere un 28 o un 30, e magari ci sono studenti che fanno finta di farsela sotto per quelle misere 20 pagine! Ma questo è uno scandalo! Ci sono esami dove vengono chieste cose diverse rispetto al programma, o professori che si accaniscono con gli studenti perché devono scaricare le proprie frustrazioni, o esami dove è possibile imbrogliare palesemente [il ragionamento che fanno molti studenti è il seguente "chi me lo fa fare di studiare se posso imbrogliare, anche palesemente], oppure docenti che ti interrogano per 3 minuti fino ad arrivare ad esagerazioni di altri che interrogano per due ore, oppure programmi che non hanno niente a che fare con un minimo di didattica, oppure libri troppo astrusi, pieni di terminologie complicatissime che vorrei proprio sapere a cosa servono, oppure, in ultima analisi, docenti che propongono agli studenti propri riassunti nei quali non si capisce nulla, perché un bambino sarebbe capace di farli meglio). Insomma, se andiamo ad analizzare gli esami, uno per uno, qual'è la vera valenza formativa di ciascun esame? Potremmo dire, alla fine del corso di studi, "ho aumentato la mia cultura"? Un futuro insegnante non dovrebbe forse sapere molte più cose? Ed invece io mi ritrovo ad aver scoperto una passione (grazie ad un professore eccezionale), ad aver affrontato alcune difficoltà, ma non ad aver aumentato di moltissimo la mia cultura, per via del fatto che molte materie le ho affrontate con disinteresse proprio per il fatto che o i programmi erano ridicoli oppure per altre ragioni (comprese il menefreghismo di molti insegnanti). - In secondo luogo devo sottolineare l'inutilità di certi laboratori, anzi, della maggior parte che, se non integrati con il tirocinio, non hanno senso, per me. Un esempio scandaloso è rappresentato dal laboratorio di musica, o da quello di logica e matematica. - IL TIROCINIO: questa dev'essere la materia fondamentale, a cui si devono ricondurre tutte le materie. Tutti i professori dell'università dovrebbero abbassare le proprie pretese di insegnanti superiori, perché è nel tirocinio che si cala l'anima vera di questo corso di laurea. Ogni esame dovrebbe essere in perfetto raccordo con le attività di tirocinio, e nessun esame dovrebbe essere staccato da esso, gli insegnanti dovrebbero essere più aggiornati sulle didattiche ed ogni esame dovrebbe presentare attività di laboratorio all'interno dell'esame stesso, o comunque l'obbligo di presentare delle attività in collaborazione con insegnanti della scuola primaria. - ultimo problema: troppi esami. Meno esami e più concentrati. Per esempio: il ramo delle scienze è troppo diviso, tra ecologia, fisica, didattica delle scienze naturali fisiche e ambientali...insomma, bisognerebbe trovare il modo di accorpare di più le materie (per esempio anche unire, perché no, Geografia e Storia, visto che non si possono capire gli eventi storici se non si rapportano anche a problematiche geografiche. Daniele
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| 18/04/2007 |
Imparar mangiando Uno
stimato docente universitario confessa in pubblico di aver fatto lezione in
questa specialissima, eterea condizione: lui parlava, una studentessa, lì di
fronte, consumava un congruo pane imbottito. Segno dei tempi. Masticava, sì,
ma “attenta”. Il docente lascia fare. Ennesimo cedimento. Pur se condotto
sul filo dell’ironia, il racconto dà da pensare. E non esattamente bene. No,
proprio non tira buona aria, se – addirittura in un’aula universitaria – si
è arrivati a tanto. E se la studentessa – sempre attenta – avesse stappato
una birra e tirato qualche sorsata? Si può negare a chi ha appena finito di
deglutire pane e salame –e ancora gode dell’onesto amalgama–, il
contrappunto pungente che solo un buon sorso di birra fresca, può dare?
Certo che no. A patto che non stacchi gli occhi dal Pedagogo di turno.
Ovviamente. Poniamo, ora, che, in quel luogo, non 1, ma 8 su 20 avessero
usato della franchigia masticandi . Tutti, però, impeccabilmente
attenti. Quale argomento per dire, “No, è troppo. Così non va”?
Imbarazzante.
Gigi Monello
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| 24/03/2007 |
Signor Ministro,
sono un’insegnante della scuola elementare. Ho preso atto del suo provvedimento che vieta l’utilizzo del telefonino e di altri dispositivi elettronici durante le ore di lezione. Che dire? A me i telefonini non disturbavano tanto così come non mi disturbavano i videogames, sono sempre riuscita a regolamentarne l’utilizzo in classe e non sono mai stati d’intralcio alla mia attività didattica. Penso, tutto sommato, che essi portassero un po’ di “vita” e di “società”in una scuola sola, stanca e vecchia. Signor Ministro, con il suo provvedimento ho l’impressione che, ancora una volta, si intervenga per vietare, negare e punire comportamenti considerati non scolastici: una scuola che non promuove ed educa atteggiamenti ma che si allontana sempre di più dal sociale. Certamente ora potrò svolgere il mio lavoro con meno disturbo e risparmierò anche le parole per spiegare ai miei alunni i motivi per i quali non si devono utilizzare a scuola dispositivi elettronici “domestici”, eviterò anche di fare la predica a quel “malcapitato” ragazzino sorpreso a giocare con il telefonino o il videogames. La ringrazio signor Ministro di avermi tolto anche questo pensiero! Ma, le chiedo, ciò mi farà sentire maggiormente vicina ai miei bambini, al loro mondo e ai loro interessi?
una che la pensa così
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| 22/03/2007 |
Scuola e famiglia: conflitto permanente?
Si moltiplicano gli esempi del difficile rapporto fra la scuola e certe “famiglie”. Al disagio degli insegnanti e degli studenti dentro la scuola si vanno diffondendo nel paese casi di aggressione da parte di studenti e di genitori verso professori e dirigenti scolastici. Neppure la Sardegna è estranea a questo malessere. Nei giorni scorso il Preside del Liceo Artistico di Cagliari è stato aggredito dalla “mamma” di una studentessa. Pare che il fatto sia addirittura stato videoregistrato da alcuni studenti. Che cosa era successo? Il personale di pulizia aveva denunciato al Preside lo stato di indecorosa sporcizia in cui erano stati ridotti i servizi igienici ad opera di alcuni studenti. Il Dirigente scolastico, di fronte all’omertà della scolaresca nei confronti dei responsabili di tali deprecabili atti, minacciava la sospensione della ricreazione. Alcuni studenti provvedevano quindi alla pulizia dei servizi igienici e la studentessa in questione contribuiva al lavoro cancellando alcune scritte dalle pareti. Che dire? Gli studenti si sono comportati coerentemente con le Direttive del Ministro Fioroni. Se c’è da riflettere sui ritardi dell’impostazione culturale e relazionale della scuola, in particolare della Secondaria Superiore, altrettanto e più vanno rilevate le derive culturali alle quali spingono i mass media che si traducono in vere e proprie devianze diseducative che hanno come protagonisti certi settori più deboli della società e di talune “famiglie”. Stanno emergendo atteggiamenti genitoriale che non vedono il male che fanno ai propri figli attraverso i loro comportamenti iperprotettivi, ciechi verso condotte che tendono a prescindere dalle regole non solo dei diritti ma insieme dei doveri di un vivere civile. Troppo spesso però nei Collegi e nei Consigli d’Istituto questi temi restano estranei, relegati al commento personale e non alla riflessione e azione pedagogica collettiva.
Il Moscerino
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| 16/03/2007 |
Ciao Rinaldo e Franco, vi ringrazio per avere portato un po' di ossigeno "pedagogico" nella stanca scuola di Alghero. Oggi ho preparato un brevissimo report dell'incontro di ieri (che vi allego) ed ho pregato sia la mia dirigente sia la preside della scuola media 1 + 3 di diffonderlo nelle loro scuole. Ora invio copia anche a Natalia e spero che il vostro/nostro desiderio diventi realtà :-) Sono stata a visitare il sito, ma non ho trovato il blog (dove è nascosto?)... ;-) Grazie di tutto, e a risentirci presto! Chissà di poter organizzare un bel corso intercircolo con voi, anzichè con i cialtroni morattiani... :-( Irene
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| 14/03/2007 |
Lorenza |
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| 10/02/2007 |
Valutazione e collegialità
Nelle scuole si è da poco conclusa la fase della valutazione quadrimestrale. La prima sotto il “governo” del Ministro Fioroni. Che dire? Ogni scuola di muove nel “fai da te”. Senza indicazioni. Senza riferimenti. Con uno strumentario vario, specchio di prassi ancor più svariate. Con le contraddizioni di differenze enormi fra scuole che, se rendono complicata la trasparenza e l’equità della valutazione all’interno, la rendono a volte incomprensibile in casi di trasferimento degli alunni. Il dott. Mario Dutto, Direttore Generale per l’Ordinamento scolastico, ha ragione quando afferma che “Non esiste più l’uniformità dei documenti di valutazione (pagelle, schede, fogli informativi …). È finita l’epoca in cui il Ministro imponeva in dettaglio procedure e distribuiva schede”, ma ciò non può significare che il Ministero, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, si disinteressi di come i singoli Istituti scolastici interpretano e traducono la “autonomia scolastica, che la norma stabilisce debba essere “funzionale al successo formativo”. Chi garantisce la funzionalità e la coerenza del sistema? Il momento della valutazione, al pari di quello della programmazione, è fondamentale e significativo rispetto alla funzionalità e all’efficacia del servizio scolastico. Esso non può che essere espressione di regole d’Istituto comuni, frutto di un lavoro condotto e deliberato dal Collegio sotto la attenta coordinazione del Dirigente scolastico che ne deve poi tutelare la corretta applicazione da parte dei singoli docenti e Consigli di classe. Nel Venerdì di Repubblica del 9 febbraio, fra gli altri esempi, si cita una scuola sarda, il Circolo Didattico “Santa Caterina” del centro della città di Cagliari, nella quale sarebbero state “distribuite due pagelle differenti, una morattiana e una più eretica”. Il fatto, se corrispondesse a verità, non ha bisogno di commenti. Sicuramente molti giornalisti, compreso quello che ha scritto l’articolo su Venerdì, non hanno bene inteso il senso profondo della “Scuola dell’Autonomia” e continuano a giudicare la scuola di oggi avendo come paradigma quella dello Stato centralista. Ma sono ormai altrettanto palesi i rischi della scuola dell’autonomia qualora dirigenti e docenti la considerino indipendente da scelte condivise almeno nel proprio istituto, un lasciar fare e un poter fare individuale la regola del “come si vuole”, al di fuori da criteri, da regole chiare e da obiettivi comuni e trasparenti. E con indubbio pregiudizio per la funzionalità del servizio rispetto al successo formativo.
Il Moscerino
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| 05/02/2007 |
Cari tutti
ho letto con interesse le considerazioni del M.C.E. in merito alla direttiva ministeriale sul bullismo in cui colgo con piacere lo sforzo di considerare la problematica non più come il "problema "di un settore "extrascolastico" da indagare solo ed esclusivamente in termini psicologici, ma il chiaro segno di una volontà di "buon senso" educativo ( di deweina memoria) che finalmente pone al centro la persona e non più il problema. Il termine usato di "cura" ben risponde all'esigenza di questo nostro contradditorio secolo nel campo della formazione : ci curiamo di formare e non di educare, ci curiamo di valutare ma non di cambiare.......Noi ben sappiamo che prendersi cura dell'altro implica un cambiamento forte nelle epistemologice individuali e collettive senza rinnegarne alcuna. Ecco perchè la proposta esplicitata nel documento del fare scuola anche attraverso il riconoscimento delle emozioni espresse nella molteplicità dei linguaggi, mi sembra necessaria sempre , ma soprattutto in questo momento storico. Grazie per aver letto fin qui saluti Laura Pinna |
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| 27/01/2007 |
Povera scuola! Tutte le indagini, nazionali e internazionali, sulla nostra scuola registrano la sua inadeguatezza rispetto agli esiti dei Paesi europei ed OCSE. Dunque ci si aspettava dal Governo di centro-sinistra una netta svolta rispetto alla gestione Moratti. Il problema non riguardava e riguarda solo l’entità degli investimenti (contratti), la rivalutazione della scuola statale rispetto a quella privata, ma insieme i segni di una volontà riformatrice che stenta invece ad intravedersi almeno per la scuola di base, visto che non la si intende unificare come invece a suo tempo aveva prospettato il Ministro Berlinguer. Ma c’è di peggio. Recentemente il Ministro Fioroni ha provveduto a nominare una serie di “ispettori scolastici”. Ci si attendeva che tale incarico avvenisse per pubblico concorso, come stabilisce la Carta Costituzionale della Repubblica (“Agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni si accede mediante concorso” - Sezione II, art. 97). Ed invece sull’orma del Governo Berlusconi, che disattendendo la normativa costituzionale aveva provveduto a nominare parenti dei Ministri e clienti della CDL, anche il Ministro attuale ha ritenuto di seguire quell’esecrabile esempio. Mai nella Prima Repubblica si era seguito tale metodo clientelare e di invasione partitica nel settore della Amministrazione statale. Certo i componenti delle Commissioni esaminatrici nazionali sotto i Governi democristiani erano ideologicamente selezionati ma se veramente valevi era un po’ difficile che ti escludessero. Insomma allora valeva il dettato costituzionale che “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” (art. 98) e non di questo o quel Partito e deputato di maggioranza (siano di destra, di centro o di sinistra non fa differenza sul piano del costume e della correttezza istituzionale). Dove va il senso dello Stato cari Fioroni e Bastico? E alla Sinistra radicale interessa solo il consenso dei precari e non in primo luogo una tutela del posto di lavoro strettamente connessa alla qualità del servizio della scuola pubblica? Forse un concorso richiedeva tanto tempo, ammettiamo questa difficoltà. Non si capisce però che, per avere la scelta dei migliori, si sia evitato di chiedere un curricolo a tutti i dirigenti e le dirigenti scolastiche in servizio. Sottolineiamo dirigenti, al femminile, dato che in Sardegna i meritevoli sono soltanto maschi a fronte di una base di dirigenti scolastiche che non sono seconde a nessuno dei colleghi nominati. Nomina solo nomina e per di più maschilista! Si pensa davvero che la scuola italiana possa uscire dalla crisi nella quale versa nominando i Dirigenti Tecnici - cioè coloro che dovrebbero non solo vigilare e tutelare il corretto funzionamento di un “Scuola dell’Autonomia funzionale al successo formativo” (come stabilisce il DPR 275 del ’99), ma anche dare il supporto tecnico-culturale - solo per militanza di partito o per clientela e non invece promuovendo con rigorosa e trasparente metodologia concorsuale le energie professionali più preparate e vitali per il sistema scuola? Quale ascendente e ruolo professionale sul mondo della scuola possono vantare tali tecnici “promossi” per meriti di partito, al di là del giudizio che si può esprimere sui singoli? Per quanti credono nei valori dello Stato di diritto e del ruolo formativo al “diritto di cittadinanza” della Scuola pubblica di fronte ad una tale metodo di devianza partitocratrica non ci resta che esprimere la nostra ferma distanza.
Il solito Moscerino
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