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| 29/05/2010 |
Uno sciopero della fame per scuotere le coscienze Sono un maestro elementare e mi sento mortificato da quello che sta succedendo nelle scuole e dal fatto che troppe poche sono le voci che si alzano per difendere il diritto di tutti i bambini ad avere una buona scuola. Chiunque è nella scuola, dai docenti ai dirigenti scolastici, dai rappresentanti dei genitori nei consigli di Circolo e d’Istituto al personale amministrativo e ai bidelli sa perfettamente della quantità dei tagli di personale e di finanziamenti che si sono abbattuti sugli istituti scolastici. Sono perfettamente consapevole che oggi ci sono tante persone che hanno perso il lavoro e che la crisi sta mettendo in ginocchio il nostro stato sociale, ma qui si tratta di impedire che la scuola vada allo sfascio. Penso che l’attenzione sulla scuola vada tenuta alta sempre. Una buona scuola è tale se si evolve sempre e se la società è vigile verso l’operato di qualsiasi governo in carica. Ma con la situazione attuale sono a rischio, tanto per fare un esempio, le uscite didattiche, i viaggi e i corsi proposti dal Comune e da altri (da quello di nuoto a tutti gli altri). Insomma qualcuno sembra ci voglia dire che si può tranquillamente tornare alla scuola di una volta. Non è allarmismo quello che vado dicendo, basta parlare con qualsiasi Dirigente Scolastico o docente e confermerà queste cose. Forse a scuola ci spegneranno anche il riscaldamento e i bambini dovranno ritornare come un tempo a portare il carbone o la legna da casa ( questa invece spero che sia solo facile ironia da parte mia). In questi giorni è stata diffusa una lettera, scritta dal responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale, in cui si invitano i Dirigenti Scolastici e tutto il personale della scuola a stare molto attenti a rilasciare dichiarazioni e a non fare commenti sui pesanti tagli a cui le scuole sono sottoposte. Io dichiaro pubblicamente di aver partecipato ad un’ assemblea di docenti e di avere espresso critiche su quello che sta avvenendo nella scuola e di avere anche proposto un presidio in piazza e uno sciopero della fame per bucare la cortina di silenzio che sta accompagnando i provvedimenti sulle scuole. Faccio questo per dignità e per amore nei confronti della mia professione. Se mi devo addebitare qualcosa penso sia nei confronti dei genitori e dei bambini poiché non sono riuscito ad informare sufficientemente l’opinione pubblica e in primis i genitori del fatto che non riusciamo più a fare tutte le attività che facevamo prima, per esempio laboratori a classi aperte o con piccoli gruppi di bambini. Probabilmente dopo che avrete letto queste riflessioni, accendendo la televisione e sentendo il TG, sicuramente vi diranno che non sono previsti tagli significativi per le scuole e qualcuno ci crederà. Oppure vi capiterà d’imbattervi in giornalisti che correranno a destra e a manca per intervistare i genitori sulla nuova proposta di posticipare l’inizio della scuola al primo ottobre: tutto va bene per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica e discutere di aria fritta. Niente da dire: chi governa ha imparato molto bene le tecniche della comunicazione. Ho scelto di fare il maestro perché pensavo che aiutare i bambini a diventare cittadini consapevoli e istruiti fosse una professione importante e che la scuola fosse un’istituzione privilegiata per favorire la costruzione di una società migliore, a vedere il trattamento che viene riservato all’istruzione c’è da pensare che non si vogliano insegnanti appassionati e motivati, ma solo esecutori fedeli e che la scuola sia considerata solo una spesa eccessiva. Nonostante ciò, io non mi arrendo e spero di non essere l’unico.
Roberto Lovattini, insegnante
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| 20/05/2010 |
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ancora sull'INVALSI
Ho letto il pezzo. Dice tante cose giuste. Ma mi fa sorgere anche qualche perplessità.
Il rifiuto alla verifica è un atteggiamento che pervade tanta
parte della classe docente, abituata troppo spesso a rifiutare ogni
possibile verifica e aggiornamento così come qualsiasi ipotesi di
vera collegialità e di cooperazione operativi. Sussiste quindi il
vero pericolo di una collusione fra un atteggiamento che parte da
una analisi corretta, accompagnata e motivata da un chiaro impegno
professionale, e una massa dolente (maggioritaria) di chi
l'autonomia la coniuga con il proseguire in pratiche stantie e in
atteggiamenti corporativi.
Nei corsi di formazione deliberati dal Collegio e finanziati
dall'Istituto che si fanno come MCE in Sardegna molte volte accade
che a parteciparvi vi sia 1/3 se non anche meno dei componenti il
Collegio. E quando affrontiamo il problema della programmazione e
della valutazione emerge chiaro il problema dell'assenza di una
collegialità vincolante e di documenti puramente cartacei rispetto
alle pratiche didattiche e organizzative effettive.
L'Autonomia si è ridotta molto, troppo spesso in isolamento e
solitudine. Certo ci sono alla base primarie responsabilità
politiche di Governo ma manca una risposta anche relativamente
minoritaria da parte dei docenti. C'è, come nel sociale, molta
accettazione supina, prevalere dell'individualismo, diffusa
indifferenza culturale alla dimensione sociale del fare scuola.
La scuola nei fatti sta procedendo a ritroso. Anche la
protesta (vedi i precari) è solo di tipo assistenzialista e non
propositiva, critica e d'ispirazione riformatrice.
Vale comunque il detto di Gramsci: pessimismo della
ragione ottimismo della volontà. Speriamo solo che non
finisca come è finita la storia del suo tempo. Non siamo poi così
molto lontani. Cerchiamo comunque ognuno nel proprio piccolo di
agire come cittadini e come aspiranti educatori perchè ciò non
accada.
r.r.
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| 18/05/2010 |
A
proposito di INVALSI 1. la riforma della scuola elementare era necessaria, visto che viene dimostrato che non è la scuola di eccellenza rivendicata dalle opposizioni; 2. gli stranieri sono realmente una emergenza e sono giustificate le campagne di contenimento che, per la scuola di ogni ordine del Lazio, si concretizzano nelle ingiunzioni della Direzione Regionale a mantenere i tetti di iscrizione entro il 30% per cento (circolare del 3 febbraio 2010 prot 2220) . Il costoso carrozzone INVALSI rivela la sua vocazione censoria e per nulla orientata a comprendere la realtà della scuola italiana, la primaria soprattutto, le sue difficoltà oggettive, derivanti dal legame perverso fra il radicamento in territori degradati socialmente e la mancanza di risorse. Ma vengo al merito della proposta dell’Istituto che quest’anno è volta a valutare gli apprendimenti di matematica e di lingua italiana in seconda e in quinta classe della primaria e di prima e terza classe della secondaria di primo grado, anche – precisa la circolare ministeriale di quest’anno (22 ottobre 2009 n 86) – alla luce della prova nazionale dell’esame di stato. Non pare che i redattori dei quesiti abbiano tenuto conto delle numerosissime critiche avanzate dal mondo della scuola e della ricerca universitaria, infatti il quadro concettuale è il medesimo degli anni scorsi, come si evince dalla lettura della circolare di riferimento. Pertanto, le riflessioni che come Collegio Docenti facemmo nel 2004/05 e servirono a giustificare il rifiuto alla somministrazione delle prove nella nostra scuola, rimangono in piedi. Ricordo solo le considerazioni più pregnanti: 1. la volontà di conoscere e di armonizzare il sistema fa difetto della nozione stessa di sistema- scuola: le sue caratteristiche a macchia di leopardo non hanno nulla della interazione reciproca e virtuosa fra le parti, della qualità emergente visibile ad un osservatore, che connotano qualsiasi sistema. La scuola è cresciuta in modo difforme, su un territorio nazionale segnato da profondissime differenze, con carriere professionali così diverse da compromettere ogni tentativo di curricula disciplinari lunghi;
2. le
prove non tengono conto dei progetti di intervento reali, costruiti dai
docenti sulla base dei continui aggiustamenti di contesto ( legati almeno a
due aspetti: convinzioni personali ed epistemologiche degli insegnanti e
abilità espresse dagli alunni in entrata e in itinere). Appare davvero ipocrita chiedere ai docenti collaborazione per la buona riuscita dell’impresa (somministrazione, correzione, invio dati), millantandola come un’occasione per la riflessione e il confronto. Riflessione e confronto sui processi di valutazione sono stati esperiti molte volte, ma sono rimasti senza ascolto, soprattutto da parte del Ministro attualmente in carica. Dunque, l’INVALSI diventa, attraverso le prove standardizzate che anche quest’anno le scuole dovranno obbligatoriamente somministrare, un ulteriore strumento di attacco al lavoro degli insegnanti. Un lavoro – ripeto - molto diverso da quello a cui le prove fanno riferimento, un lavoro volto proprio a favorire i processi di integrazione attraverso i curricula sulla Lingua Materna (quella nazionale e quella degli Altri) e sulle discipline, messi continuamente in discussione proprio dal dialogo interculturale e dalla presenza efficacemente problematica dei soggetti diversamente abili (locuzione che appare oggi ancor più ipocrita). Credo ci siano sufficienti motivi per giustificare un’iniziativa di rigetto di tutto il pacchetto INVALSI. Penso ad una sorta di obiezione di coscienza che contrasti gli effetti nefasti di una politica governativa che non fa che avvilire la scuola pubblica. Un’obiezione che faccia riferimento ai compiti e alla libertà - come ricerca responsabile di strategie - che la Costituzione assegna ai docenti.
So che c’è
molta stanchezza, so che anche le scuole più combattive sono divise al loro
interno e fra loro. Molti considerano le prove un male minore, altri ancora,
presi dal senso di colpa che spesso avvilisce gli sconfitti, credono che le
prove INVALSI serviranno davvero ad avviare un confronto che possa mettere a
punto il loro lavoro con i bambini e i ragazzi. Forse, l’INVALSI è solo un pretesto per riflettere davvero sull’arte politica di non farsi eccessivamente governare. Renata Puleo
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| 11/05/2010 |
Indignarsi è necessario! Tanti bambini, nel prossimo anno scolastico, non potranno usufruire del Tempo Pieno, altri usufruiranno del tempo scuola a 40 ore, ma senza compresenza, senza la possibilità di fare uscite, senza che siano nominati supplenti quando gli insegnanti sono malati. Dov’è finita la promessa che il Tempo Pieno non sarebbe stato toccato, ma addirittura aumentato in base alle richieste e alle esigenze dei genitori? Anche nella nostra provincia, dalla scuola dell’infanzia alle superiori il risultato è: meno ore di scuola, meno insegnanti, meno attività! Ci vengono promesse tante lavagne interattive: la realtà è che mancano le cose essenziali! Quello che ci sorprende è che non vediamo alcun segno di protesta da parte di tutti coloro che hanno a che fare con i bambini e che pure sono consapevoli che si sta distruggendo la Scuola Pubblica! Il primo risultato i Governi l’hanno raggiunto: togliere la capacità di critica e di indignarsi di fronte a cose palesemente e profondamente ingiuste. In questi giorni nelle scuole elementari si stanno predisponendo i progetti per le future classi prime. Sarebbe interessante che fosse reso pubblico lo sforzo e la frustrazione dei docenti che devono organizzare il funzionamento delle classi, sapendo che comunque quello che si realizzerà sarà molto al di sotto di quello che si è garantito fino ad oggi. Sarebbe interessante anche capire quanti resteranno fuori dalla scuola dell’infanzia e quanti e chi non potranno usufruire del Tempo Pieno. Ai tanti genitori e ai tanti insegnanti che ci chiedono come sarà la scuola in futuro diciamo chiaramente che sarà sempre più difficile poter realizzare una “buona scuola”, nonostante l’impegno e la volontà degli insegnanti che credono ancora nella necessità di una scuola educante e formativa. Non crediamo giusto che le scuole siano lasciate in solitudine a risolvere problemi che non dipendono da loro. Rivolgiamo un appello ai docenti, ai genitori e ai dirigenti scolastici, ai pedagogisti e agli educatori, affinché facciano sentire la loro voce in difesa dei diritti dei bambini per una scuola di qualità. Ricordiamoci che la scuola è uno dei momenti più significativi e formativi nella vita di ognuno di noi. Movimento di Cooperazione Educativa, Gruppo Territoriale di Piacenza Piacenza, 11 maggio 2010
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| 11/05/2010 |
Cagliari, 11 maggio 2010
Lettera aperta ai genitori delle classi 5a e 5b di via del Sole sulla questione “Test INVALSI”
Cari genitori
Scusatemi se rubo dieci minuti del vostro tempo, ma ritengo doveroso, visto il rapporto di fiducia che esiste con voi da molti anni, darvi qualche spiegazione. Recentemente si sono svolte, nelle classi seconde e quinte, le cosiddette “prove di valutazione nazionale INVALSI”. Personalmente ho scritto una lettera al dirigente e alle colleghe, dichiarando la mia indisponibilità a svolgere tali prove nelle mie classi. Ho, naturalmente, argomentato la mia posizione, spiegando che (a quanto mi consta) le prove suddette non sono affatto obbligatorie e non sono state deliberate dal Collegio dei docenti. Per i più curiosi, resto disponibile per fornire qualche riferimento normativo.
Tengo a sottolineare che non sono contrario alla valutazione del lavoro in genere, alle indagini, alle statistiche. E, mi preme sottolinearlo, credo che i vostri figli siano adeguatamente preparati ed in grado di superare agevolmente anche tali test.
Ritengo però che questo tipo di test sia stato (perdonatemi l’espressione) una vera buffonata. Ma questa buffonata rischia di diventare pericolosa per noi insegnanti e per la qualità della scuola. Ci sarebbe moltissimo da dire sulla valutazione e sui test in generale… Valutare è, in genere, difficile. Valutare i risultati di una azione educativa è, certamente, difficilissimo. Mille variabili entrano in gioco.
Non si tratta solo di valutare l’apprendimento di regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria. Tutte cose importantissime, per carità, ma che costituiscono solo una minima parte del processo educativo. Pensate solo ad attività come quelle volte a formare il senso civico, il giardinaggio, le recite, le conversazioni ordinate in cerchio, i giochi di gruppo, la danza, le attività manuali (così importanti soprattutto nei primi anni di scuola), le attività espressive in genere, … Pensate che sia possibile misurare l’esito di tutto ciò con dei banali quiz a risposta multipla? Non scherziamo… Una delle grandi soddisfazioni che ho avuto dai vostri figli è stata quella di leggere delle bellissime poesie inventate da loro stessi. Si tratta, indubbiamente, del frutto di un lungo lavoro. Ma come potrà mai, uno stupido quiz a risposta multipla (simile a quelli che vengono fatti durante certe trasmissioni televisive) valutare una simile capacità? Pensate a quanto è “denso” e ricco di significati un solo minuto di lezione, un solo minuto di interazione tra un insegnante ed i bambini: quale strumento sofisticato servirà per osservare l’intrecciarsi degli sguardi, coglierne l’intensità, rilevare i comportamenti non verbali? E poi l’intonazione, il ritmo, le pause nei discorsi… Eppure tutto ciò è fondamentale, non accessorio, nell’azione educativa.
Il rischio enorme di questo tipo di prove (INVALSI e simili) è che esse si propongono come “oggettive” e “scientificamente strutturate”, quando sono in realtà dogmatiche, parziali, lacunose. Lontane mille miglia dal lavoro quotidiano degli insegnanti e degli alunni. Studiate a tavolino, senza ascolto delle osservazioni degli insegnanti. Senza feedback. Hanno la pretesa di misurare un “tutto”, ma misurano (con molte imperfezioni) solo una parte.
Queste valutazioni dell’INVALSI vengono fatte oggi a campione; domani saranno estese a tutti e presto diventeranno valutazioni sugli insegnanti: con uno strumento rozzo e semplificato si tenterà di valutare una realtà delicata e complessa. Con segaccio e martello si tenterà di eseguire una delicata operazione chirurgica.
Ma la cosa più incredibile è che questi test vengono spacciati come uno strumento per migliorare la qualità della scuola, proprio in un periodo in cui alla scuola stessa vengono fatte mancare le cose ESSENZIALI! Facciamo l’esempio delle supplenze: è diventata una cosa normale, in tutti gli ordini di scuola, che, in caso di assenza degli insegnanti, gli alunni vengano divisi tra varie classi (“custoditi” senza svolgere attività didattiche), talvolta mantenuti ore a vedere films, ammassati in qualche aula o, nel migliore dei casi, custoditi da insegnanti tappabuchi i quali, lasciando le loro attività già iniziate con altri gruppi di alunni, vengono dirottati nelle classi da “coprire”. Un mio collega mi raccontò che in questo modo una classe del suo istituto (superiore) perse più di quaranta giorni di lezione in un anno. Più di quaranta! Un numero esorbitante! Non sarebbe stato più semplice e razionale nominare (e subito) dei supplenti esterni, senza creare tutti questi disagi? E’ significativo che, tra tanti “scienziati”, “studiosi”, “esperti” (più o meno ministeriali) che si occuperebbero dei problemi della scuola, non ve n’è neanche uno che si sia degnato di studiare cosa accade concretamente ai ragazzi in tali situazioni di disordine.
Ovviamente, nell’ottica di un risparmio cieco e sordo tutto questo è normale.
Per far camminare bene la macchina – scuola, la prima banale operazione da svolgere sarebbe quella di gonfiare le ruote e mettere un po’ di benzina. Sorge il dubbio che non lo si voglia fare. E che si voglia illudere la gente, nascondendo i problemi veri con qualche operazione di “maquillage” esterno.
Da buon maestro elementare, concludo questa mia lettera raccontandovi una storiella, molto istruttiva, che gira su internet. C’è una gara di canottaggio tra due squadre: una giapponese ed una italiana, composte ognuna da otto atleti. Al traguardo giungono per primi i giapponesi, staccando nettamente l’equipaggio italiano. A fine gara, i dirigenti italiani cercano di capire i motivi di una sconfitta così catastrofica. Scoprono così che l’equipaggio giapponese è composto da un “capo” che dà il ritmo e coordina i sette vogatori, mentre l’equipaggio italiano è composto da sette “capi” che coordinano ed un solo vogatore che rema… I dirigenti italiani, quindi, studiano come risolvere il problema. Decidono di affidare lo studio ad una équipe di consulenti (profumatamente retribuiti), esperti di gestione delle risorse umane i quali, dopo mesi e mesi di ricerche, prospettano la soluzione: i vogatori devono essere meglio motivati con adeguati incentivi. Si provvede ad attuare la nuova strategia, e ci si prepara ad una nuova gara. Alla seconda gara il vogatore italiano si impegna al massimo, dando fondo a tutte le proprie energie. Accade, inaspettatamente, che i giapponesi vincono di nuovo, imponendo un distacco anche superiore a quello della gara precedente. A questo punto, i dirigenti della squadra italiana decidono di prendere una decisione drastica: il licenziamento dell’equipaggio. Per essere più precisi, il licenziamento dell’unico vogatore!!!
Bella storiella, vero?
Vi ringrazio per aver pazientemente letto queste mie opinioni. Vi saluto cordialmente e, se ne avete voglia, conservate questo pezzo di carta tra i ricordi di scuola elementare dei vostri figli: quando diventeranno genitori potranno controllare essi stessi se, nel frattempo, queste “strategie elaborate dagli esperti” saranno servite veramente a migliorare la qualità della scuola italiana.
Un cordiale saluto
Andrea Scano
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| 04/11/2009 |
Europa: ancora di
salvezza
Non solo l'euro ci protegge dalla decadenza
inflazionistica che avrebbero condotto inevitabilmente i
governanti con la lira, come già fecero Craxi e Andreotti.
Non solo la Commissione UE impedisce al nostro
Governo di portare il debito pubblico fuori controllo, come vorrebbe
Berlusconi e la parte a lui più asservita.
Ora anche l'Alta Corte Europea dei Diritti Umani di
Trasburgo ha sentenziato che il crocefisso nelle aule scolastiche viola
in Italia la libertà di confessione e, dunque, quella di educazione al
rispetto delle diversità religiose e alla non credenza.
Purtroppo dobbiamo constatare che giudici e classe
politica italiana nella sua stragrande maggioranza continua a piegare la
testa di fronte alle intemperanze e prepotenze temporali vaticane.
E' tempo di diventare europei.
Antonietta Cossu
Via i crocefissi dalle
scuole!
Finalmente una sentenza che dovrebbe dare dignità
laica alla nostra scuola pubblica. Purtroppo c'è voluto l'intervento di
una Corte di giustizia europea, perchè ai diversi interventi di alcuni
TAR in proposito il Consiglio di Stato aveva poi annullato le sentenze
che dichiaravano impropria l'esposizione del crocefisso nelle aule
scolastiche.
Un analogo provvedimento andrebbe rivolto anche alle
aule dei tribunali. Siamo diventati, piaccia o meno, un paese
multietnico e multireligioso. Oltre al rispetto dei non credenti, atei o
agnostici, che finora sono stati ignorati si pone con crescente
urgenza la necessità di rendere finalmente laici la nostra Repubblica,
il suo Stato e la sua Scuola.
E' nella pari libertà di scelta di tutti che si
difende e si valorizza la libertà di ciascuno nella cultura, nella fede
e nella politica. E' in uno sfondo educativo libero da simboli
aprioristici appesi al muro che una scuola pubblica diventa luogo
formatico non solo di tolleranza ma di pari dignità di ognuno,
di curiosità reciproca e di cura dei propri e altrui valori, cioè di
educazione alla convivenza e alla solidarietà. Solo una società di
questo tipo può garantire l'autenticità dei valori cristiani come
possibile riferimento etico anche per i non credenti oltre che per gli
autentici cattolici, liberandola da ipocrite adesioni e da interessi
temporali.
Rinaldo Rizzi
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| 02/11/2009 |
La nostra preside, per confutare la delibera a 0 ore, ci ha mandato due voci normative: uno è la Finanziaria 97 e l'altro il contratto nazionale decentrato del 13/11/97, divenuto D.M. 708 (!!) La cosa paradossale è che queste sono i riferimenti normativi (!!!) che girano fra i Dirigenti un po' dappertutto! Così ho fatto una "confutazione scritta di queste due voci normative e gliela ho data in RSU. La preside ha fatto finta di nulla, così come ha ignorato i colleghi che in Collegio si appellavano alle 110 ore per i progetti previste dallo stesso decreto 708!! Il Collegio mercoledì 21 ottobre ha ribadito la delibera a 0 ore, anche perchè non era possibile fidarsi delle promesse della preside che voleva un compromesso per nominare, ma che invece non ha chiamato la supplente nè per una assenza di 10 giorni, nè per un'altra classe scoperta da due settimane! Così la mattina dopo, giovedì 22, nella mia scuola, visto che da 4 giorni mancava l'insegnante di sostegno di un bambino gravissimo, assenza che coinvolgeva, oltre al bambino, la classe e il plesso tutto, i genitori - informati puntualmente - hanno chiamato la polizia! La polizia è venuta, ha interrogato genitori, insegnanti e preside e ha redatto il verbale. Chiaramente i genitori hanno chiamato anche i giornali, che si sono lanciati sulla notizia. Degli articoli, il migliore è quello della Nazione, che riporta anche la dichiarazione di Rapezzi della CGIL sul fatto che non esiste alcuna normativa che obblighi a non supplire!Diffondiamo informative e notizie e portiamo fuori, dappertutto, il caos, l'illegittimità, la negazione del diritto allo studio e all'educazione in cui le scuole sono costrette a vivere! Sonia |
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| 22/10/2009 |
ORA DI ISLAM,
UNA RISPOSTA SBAGLIATA AD
UN PROBLEMA VERO
La
recente proposta d'introdurre l'insegnamento dell'Islam nelle scuole
italiane ha riportato al centro dell'attenzione il ruolo della scuola
nelle politiche di integrazione culturale. Non c'è dubbio che la scuola
abbia un'importanza cruciale in questo campo, eppure la soluzione
intravista è una risposta sbagliata ad un problema reale.
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| 05/10/2009 |
Ore eccedenti, compresenza, .... FLC-CGIL, CISL SCUOLA; UIL SCUOLA e SNALS affermano che nessuna norma è mutata in riferimento alle sostituzioni dei docenti assenti:
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| 28/09/2009 |
Gentili Dirigenti, Gentili Docenti Ho il piacere di informarvi che le scuole secondarie di secondo grado possono candidarsi per la “Mobilità individuale degli alunni”, una novità assoluta fra le azioni di mobilità del programma Comenius LLP. La scadenza per la presentazione delle candidature è il 1° dicembre 2009. Questa attività permette agli alunni di almeno 14 anni di trascorrere un periodo dai 3 ai 10 mesi presso una scuola e una famiglia all’estero. La mobilità degli alunni è organizzata tra scuole che sono – o sono state – coinvolte nello stesso partenariato Comenius, sia multilaterale che bilaterale. Per il momento possono candidarsi 13 paesi europei: Austria, Belgio (comunità germanofona), Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia, Spagna e Svezia. Lo scopo di questa azione è quello di dare la possibilità agli alunni di effettuare un’esperienza di apprendimento europea, sviluppare la loro comprensione della diversità culturale e linguistica presente in Europa, e acquisire le competenze necessarie al loro sviluppo personale. La partecipazione a questa attività rappresenta inoltre una esperienza pedagogica a livello internazionale per gli insegnanti coinvolti, ed è un’occasione per sviluppare la dimensione europea della scuola e per stabilire una cooperazione sostenibile tra l’istituto di provenienza e quello ospitante. La Commissione Europea ha predisposto il Manuale per la mobilità individuale degli alunni Comenius (1.07 MB), rivolto a tutti gli attori coinvolti: le scuole, gli alunni, i loro genitori e le famiglie ospitanti. È un documento essenziale, che fornisce informazioni fondamentali per la corretta implementazione della mobilità e per il benessere degli alunni. Il Manuale infatti specifica quali sono i ruoli e le responsabilità, le scadenze da rispettare, fornisce consigli relativi alle varie fasi della mobilità e contiene i moduli che devono essere compilati dai partecipanti. Per approfondimenti consultare il sito: http://www.programmallp.it/index.php?id_cnt=120. Si allega inoltre il Manuale. Data la novità e l’interesse del tema si informa che dalla seconda metà di ottobre sarà possibile organizzare incontri informativi presso le scuole della Sardegna per conoscere le modalità di accesso alla mobilità individuale degli alunni ma anche per approfondire le altre opportunità del Programma LLP (assistentato, partenariati, visite di studio, formazione in servizio). Le scuole potranno farsi direttamente promotrici dell’organizzazione degli incontri anche prevedendo una partecipazione del territorio estendendo l’invito alle scuole vicine, nonché a tutti gli attori interessati, come le famiglie e gli enti locali. Per informazioni e contatti: Caterina Carlini Referente regionale Programma LLP
ANSAS Nucleo Territoriale della Sardegna (ex IRRE) Via Galassi, 2 - Cagliari Tel.070522071
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| 20/08/2009 |
Giovedì 20 agosto all'ospedale oncologico di Cagliari ci ha lasciati Titino Mura.
Un grande dolore per tutti noi e in particolare per chi lo ha
conosciuto e apprezzato per le sue doti di onestà e coerenza.
Per il suo impegno sociale e professionale e la sua allegria Titino
ci mancherà tanto.
Il Movimento di Cooperazione Educativa perde con lui un amico e una
esemplare testimonianza di impegno importante per la scuola sarda.
Alla sua compagna di vita Franca e ai figli esprimiamo un
collettivo sentimento di partecipazione al suo dolore.
MCE Regionale sardo
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| 28/07/2009 |
Poche idee, povere e distorte C’è capitato di assistere alla conferenza indetta dalla nuova Assessore regionale all’Istruzione, professoressa precaria cinquantenne, rivolta ai dirigenti scolastici. L’iniziativa in sé, tesa a presentarsi e a chiarire ai dirigenti scol. i programmi della nuova Giunta reg. sulla scuola della Sardegna, è da giudicarsi positivamente. Non altrettanto si può dire sul merito della proposta, sulla qualità delle idee esposte. In sintesi si può affermare che le idee evidenziate sono state: poche, povere di obiettivi, distorte e confuse nei contenuti. È totalmente mancata una analisi sullo stato estremamente critico in cui versa la scuola in Sardegna. Sul fatto che dagli esiti delle indagini di OCSE-PISA, dell’INVALSI, dalle selezioni degli studenti sardi negli accessi concorsuali alle Università italiane, dai livelli regionali di dispersione e dalle crescenti percentuali di bocciatura scolastica la Sardegna si colloca in coda alle classifiche delle regioni italiane. Non c’è stata una minima analisi pur critica del programma Soru relativo alla formazione e, dunque, una riflessione e un’indicazione sul perché se ne neghi di fatto la prosecuzione di un impegno prioritario verso la scuola pubblica. A fronte dei positivi esiti della formazione docente avviata a fine legislatura dalla passata Giunta regionale con il concorso diretto delle Associazioni professionali e disciplinari sarde, che ha visto ottocento insegnanti frequentanti e altri milletrecento richiedenti, si è deciso di troncare l’esperienza senza esplicitare alcuna motivazione. Occasione questa che aveva invece offerto agli insegnanti segni di metodologie didattiche nuove, laboratoriali e non trasmissive, e che è ha dato l’opportunità di porre a contatto docenti con desideri, volontà ed esperienze innovative nonché di stimolarli ad associarsi sul merito, concreto e non accademico, del cercare e fare scuola attiva. L’unica attenzione è stata rivolta dall’Assessore reg. ai precari della scuola. Esigenza in sé giusta. Ma essa non può delimitarsi all’indubbio problema del comprensibile bisogno d’occupazione. Né sostituirsi ad un compito precipuo dello Stato, che l’Esecutivo regionale deve invece rivendicare. Se isolato l’obiettivo dell’occupazione si ridurrebbe ad assistenzialismo o peggio a clientelismo. Non è così che si investono le risorse della Regione nel presente per il futuro. La scuola non può esser ridotta ad una agenzia di sottooccupazione, di pura assistenza al precariato. Non sono questi i suoi fini costituzionali. E’ necessario un progetto formativo, un programma definito che - investendo le ragioni dell’inadeguatezza della scuola sarda, il bisogno urgente di un miglioramento della qualità del servizio scolastico – offra nuove opportunità d’impiego docente, secondo parametri qualificati, precisi criteri nell’organizzazione e nella definizione degli obiettivi formativi (qualità degli esiti/livelli culturali, contrazione della dispersione e della selezione sociale). Tutto ciò purtroppo non si è intravisto nelle parole dell’Assessore regionale. Povertà d’esperienza, mancanza di idee, miopia politica? Forse un po’ di tutto questo. C’era d’aspettarsi qualcosa di meglio, di più fattivo e risolutivo. Oggi più di ieri forse c’è bisogno di una scuola “militante” che sappia affrontare e rivendicare quello che troppa parte della politica mostra di non saper e voler affrontare.
Un Moscerino
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| 02/07/2009 |
Disoccupata e quasi disperata
Sono una di quelle insegnanti che a partire dal prossimo anno entrerà quasi certamente nell’elenco dei disoccupati permanenti. Infatti, dopo 16 anni di insegnamento precario nella scuola, alternato da diverse limitate esperienze lavorative brevi e sottopagate, a causa della contrazione dei posti seguita alla controriforma Gelmini, lo Stato mi darà il ben servito e mi lascerà a casa. Ciò che particolarmente mi allarma è la diffusa indifferenza con la quale, non solo la stampa le diverse organizzazioni sindacali e gli uffici politici dei partiti, ma la categoria dei colleghi a tempo indeterminato accoglie questa situazione. Sento dire spesso …..non è andata male …….considerando i pensionamenti si perde poco. Ho sentito spesso queste frasi da colleghi e da sindacalisti in questi ultimi mesi. Non molte riflessioni ho trovato sul taglio di 1700 docenti e di 500 tra tecnici ed ausiliari per il prossimo anno nella nostra regione (fino a 4000 nel triennio), che significano notevoli entrate finanziarie in meno in un territorio già povero con buona pace di un presidente del consiglio dei ministri che, tra un festino e l’altro, ostenta ottimismo e caldeggia i consumi. Se si pensa che i tagli Alitalia e Fiat rappresentano cifre modeste rispetto a quanto avverrà nella scuola e si paragona l’attenzione generale dei media al fenomeno si intuisce facilmente che si usano misure diverse. Ancora mi capita di incontrare colleghi/e, la maggior parte non laureate o con titoli di studio confezionati artigianalmente, che, in barba a qualsiasi graduatoria o principio, trovano annualmente la loro cattedra di religione cattolica e quindi il loro stipendio. Cosa questa che, se pur sopportabile in un regime di lavoro garantito a tutti, diventa oltremodo offensiva oggi. Insegnanti questi ultimi che, ho scoperto recentemente, godono anche di uno stipendio più alto degli altri in quanto maturano scatti stipendiali e di anzianità che conservano anche dopo l’eventuale passaggio nei ruoli della scuola. Situazione diversa da quella degli altri insegnanti che da precari, non maturano ne scatti stipendiali ne di anzianità e quindi non conservano nulla al momento del loro eventuale passaggio nei ruoli della scuola. Tutto questo mentre la parte politica a cui facevamo riferimento, intenta a dibattere se Caio, Tizio o il giovane Sempronio impersonino meglio un’alternativa, si allontana sempre di più dalla sua gente. Quella parte politica che voleva cambiare il sistema e che ora lo accetta più o meno come è. Forse l’unica nostra colpa è quella di essere nati in un posto sbagliato in un momento sbagliato? O forse quella di non essere figli di nessuno, di non conoscere nessuno o … di non aver trovato un partner ricco come dice ancora una volta il Presidente? Ma la nostra Repubblica non si fonda sul lavoro? Luisa 73
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| 26/06/2009 |
Stanno per iniziare le vacanze estive dopo un anno scolastico tormentato da riforme attuate male e a metà, dopo decreti-legge diventati legge a forza di voti di fiducia, dopo regolamenti attuativi incoerenti e privi di una normativa condivisa, dopo l'introduzione del "sei politico" checchè se ne dica della scuola meritocratica, dopo le assurde prove "crocette-Invalsi".
E sono certo che ognuno di voi saprebbe ancora
continuare questo l'elenco di nefandezze che ha dovuto sopportare.
Se non bastasse tutto questo, amaramente vi
ricordo che purtroppo il peggio deve ancora arrivare con l'avvio del
nuovo anno scolastico quando le disposizioni della legge, per la
prima volta, verranno applicate.
Non consideratemi pessimista ma ho la sensazione
che, come l'esperienza insegna, ci dovremo aspettare anche la "genialata"
di fine agosto da parte del nostro ministro Gelmini & co.
A quando la rivoluzione?
Ditemi una data e sarò presente.
Colgo l'occasione per augurare a voi tutti,
nonostante tutto, buone meritate vacanze estive.
Luca
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| 21/06/2009 |
L’OCSE (ri)boccia la scuola
italiana
Da quando l’OCSE si occupa di istruzione in chiave comparativa la scuola italiana non ha dato buona prova di sé. Anzi, si può dire che è stata bocciata sistematicamente, e che la sua situazione di classifica è andata addirittura negli anni peggiorando, come mostrano i risultati delle tre edizioni del PISA finora espletate (2000, 2003, 2006), quella del 2009 è in corso di svolgimento. Non ha perciò sorpreso il giudizio negativo sulla scuola italiana contenuto nell’ultimo rapporto OCSE sull’Italia, dedicato in gran parte ai problemi economici ma attento anche ad individuare i nodi strutturali che bloccano lo stesso sviluppo economico. Tra questi nodi l’OCSE inserisce il nostro sistema educativo, che è tra i più costosi (università esclusa) e nello stesso tempo tra i più scadenti per quanto riguarda i risultati se si eccettua la Scuola Elementare dei "moduli" e del "tempo pieno" che invece risulta ai primi posti nelle classifiche internazionali e che la Gelmini sta demolendo.
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| 20/06/2009 |
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| 11/06/2009 |
“Non uno di meno”
“La finalità della scuola primaria è la promozione del pieno sviluppo della persona. Per realizzarla la scuola concorre, con altre istituzioni alla rimozione di ogni ostacolo alla frequenza; cura l’accesso facilitato per gli alunni con disabilità” .Tale finalità si fonda sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona sanciti dalla Costituzione italiana (art.2, 3, 34). La scuola, quindi, dovrebbe partire dalla persona-bambino, ponendola al centro dell’azione educativa, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. “Particolare cura è necessario dedicare alla formazione della classe come gruppo, alla promozione dei legami cooperativi fra i suoi componenti, alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla socializzazione”. Nessun bambino può, quindi, essere escluso dal diritto di avere una scuola inclusiva, che garantisca a tutti il raggiungimento del successo formativo, e la possibilità di essere riconosciuti come persone uniche, irripetibili, con una propria storia e non come numeri astratti o ipotetici. Tali principi non sono stati presi in considerazione dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Cagliari, che ha unilateralmente modificato le assegnazioni dei bambini dell’attuale 1b e 1c del Circolo Didattico di Quartucciu, alle classi seconde per l’a.s. 2009-2010 facendo una “semplice” operazione matematica: sommare i bambini del tempo modulare (14+14) a quelli del tempo pieno (18) e dividere per due ( come se le persone fossero esclusivamente unità numeriche) con il risultato di creare due classi seconde di cui una a tempo pieno di 20 e una con tempo antimeridiano di 26, con “avanzo” di 2 bambini, che dovrebbero passare dal tempo scuola di 30 ore a quello di 40 ore. Ciò non tiene assolutamente conto della: 1. scelta educativa delle famiglie (ribadita anche nel nella C.M. n 4 del 15-01-2009, in cui si legge: le classi successive alla prima continuano a funzionare nell’a.s. 2009-2010, secondo gli orari in atto a suo tempo, scelti dalle famiglie), 2. garanzia del pieno sviluppo e integrazione della persona diversamente abile (sono presenti 2 bambini con bisogni educativi speciali). Inoltre, non si sono valorizzati vissuti significativi, delle esperienze fatte, delle relazioni co-costruite con quel gruppo di compagni e con quelle (e non altre!!) docenti, spezzando una continuità (orizzontale e verticale) che è il presupposto fondamentale per uno sviluppo armonico e integrale dei nostri figli. Quindi, non uno di meno: bambini, docenti e famiglie!!!
Myriam Perseo per i genitori della 1be 1c
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| 3/06/2009 |
Carissimi colleghi,
leggendo qua e là su Internet mi sono imbattuto nel Regolamento Formazione dei docenti: http://www.orizzontescuola.it/articoli3/Regolamento_formazione_DEF.pdf
Ecco cosa
riporta riguardo la formazione dei docenti dell'infanzia e di scuola
primaria.
TABELLA 1
In particolare devono:
In coerenza con gli
obiettivi indicati il corso di laurea magistrale prevede accanto alla
maggioranza delle discipline uno o più laboratori pedagogico-didattici volti
a far sperimentare agli studenti in prima persona la trasposizione pratica
di quanto appreso in aula e, a iniziare dal secondo
Il profilo dei laureati dovrà comprendere
la conoscenza di:
Si precisa che:
E lo Stato, poi, per una persona così qualificata spenderebbe solamente lo stipendio di un insegnante "normale".
Geniale!!
Ma allora perchè non riesco a capacitarmi che la cosa dovrebbe funzionare e che la scuola, con questi maestri unici che usciranno così ben preparati dalle nostre università, sarà in grado finalmente di adempiere alle normative previste nel Trattato di Lisbona?
Forse
perchè, stringi, stringi, poi all'esame finale chiederanno il colore del
cavallo bianco di Napoleone.
Data per scontata la predisposizione naturale del laureando all'insegnamento, dovrà preparare cinque argomenti dei 25 in elenco ( esami? Nozioni interdisciplinari? ) all'anno; uno circa ogni due mesi con in mezzo 600 ore di tirocinio pratico presso le scuole statali a partire dal secondo anno.
Sono
curioso di vedere tra cinque anni la nuova generazione di
Maestri Unici Avessi avuto io un insegnante così, ora forse non sarei insegnante ( ^ __ ^ )
Ma come suggerisce il nostro Primo Ministro: non uccidiamo l'ottimismo.
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| 8/05/2009 |
Lettera di una maestra non unica a dei bambini unici
Cari bambini,
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| 27/04/2009 |
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| 24/04/2009 |
Carissimi!
Temo che il ritorno al voto rischi di vanificare ogni
prospettiva di seria innovazione del nostro Sistema di
istruzione! Parliamone, anche perché oggi disponiamo di un
nuovo strumento, la rivista on line diretta da Luigi Berlinguer.
Sarà un importante amplificatore delle nostre
discussioni! Leggetela ed inviate i vostri contributi. Il link è
il seguente:
www.educationduepuntozero.it
Maurizio Tiriticco
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| 23/04/2009 |
Cari
colleghi e amici,
per chi non avesse avuto
l'occasione di vedere domenica il programma di Report riguardo
la scuola italiana, vi posto il link per visionare e/o scaricare
il video sulla scuola e, per chi non avesse tempo, il testo del
filmato.
Come sempre, si rimane sbigottiti delle situazioni che puntualmente Report propone ai telespettatori e vien da chiedersi come l'Italia sia considerata un Paese sviluppato degno di appartenere al G20 e non piuttosto uno Stato marcio e corrotto a partire da certi suoi governanti a scendere fino non si sa dove. Come puo sperare l'Italia di educare i suoi futuri cittadini se il mal-esempio viene già dato in molti luoghi preposti per la formazione del cittadino? Come puo sperare l'Italia di educare i suoi futuri cittadini se si è indotti a credere che furbo è il cittadino che imbroglia, truffa, fa i propri interessi a danno degli altri sapendo per certo che al giorno d'oggi è facile farla franca dal momento che non vi è speranza di ragionevole giustizia per gli onesti? Guardate il filmato e ditemi se non si vien colti da un senso di nausea e di schifo che vien dal profondo.
Luca
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| 18/04/2009 |
L’articolo
29 alla lettera d) sottolinea:
preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona. La Costituzione italiana e la “Convenzione sui diritti dell’infanzia”, a quaranta anni di distanza, usano lo stesso linguaggio e sono sostenute dalla stessa etica, rispetto ai diritti dei minori e ai doveri dello stato. Oggi, al contrario, nel nostro Paese il governo Berlusconi si appresta a esigere che docenti e dirigenti scolastici ignorino il Dettato costituzionale e I diritti sull’infanzia! Infatti il Disegno di legge sulla sicurezza, approvato in questi giorni al Senato e in discussione alla Camera dei deputati, istituendo il reato di soggiorno illegale per i migranti irregolari, implica che tutti i pubblici ufficiali, e perciò, in quanto tali, anche i docenti e i dirigenti scolastici, se a conoscenza del reato, sono tenuti a denunciarlo. La CGIL e la FLC Cgil chiedono a tutti i docenti e dirigenti scolastici e alle loro associazioni professionali di non subire questa iniqua imposizione, che li costringerebbero a tradire la Costituzione italiana e il proprio ruolo di garanti dei diritti dei minori che vivono nel nostro paese, di qualsiasi colore, popolo o religione essi siano.
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| 10/04/2009 |
FINISCE IL TEMPO PIENO, RESTANO LE 40 ORE?
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